Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Da: Mattino della domenica, pag 22, 28.09.08

Il prossimo 14 Ottobre ( ore 14.00 ) sono convocato presso la Pretura Penale di Bellinzona per un dibattito pubblico tra il sottoscritto e un notaio del Locarnese. Si tratta, in questo caso, delle conseguenze secondarie di una falsa testimonianza, iniziata e originata alcuni anni fa in uno studio notarile. Poiché la Procuratrice Borelli si astiene dall'intervenire, ma nello stesso tempo conferma l'accusa, la prego gentilmente, On. Procuratore Generale, di partecipare, in sua vece.  Avrà così l'occasione pratica di vedermi e di spiegarmi direttamente davanti a un altro suo collega di legge, per quale motivo non ha accettato delle prove che lei ha considerato di serie B, mentre ha tenuto conto di prove, a mio modo di vedere e per il fatto " storico " chiaramente false, ma che lei ha considerato di serie A.

Un altro motivo per cui la sua presenza si rende necessaria è quella che dovrà spiegarci fino a quando le è permesso di dare informazioni a un politico, tuttora attivo, avvocato e datore di lavoro della segretaria che ci fece entrare nello studio notarile, causa di tanti guai, tanto piu' che questo signore difende un soggetto che io considero niente affatto collaboratore della Giustizia.

Sono un semplice cittadino ma ho tanti dubbi circa un atto, tentato od effettuato, di mancato rispetto del segreto professionale e d'ufficio ai danni, per giunta, della vittima di una falsa testimonianza.

L'invito al processo è rivolto, inoltre, ai Pretori di Locarno e ai Presidenti degli Ordini Professionali degli Avvocati e dei Notai e in modo speciale al Capo del Dipartimento di Giustizia, per rendersi conto personalmente se ci sono anche pecore nere nell'ambito di alcune Istituzioni, sottoposte alla sua giurisdizione.

Un cittadino

deluso

dalla Giustizia

 

Da: Mattino della domenica, pag. 17, 28.09.08

E' questo il succo dell'interrogazione presentata nei giorni scorsi al
Consiglio di Stato dai deputati Silvano Bergonzoli (Lega) e Armando
Boneff (PPD). Gli interroganti si chiedono e chiedono al governo come
mai alla dottoressa Laura Armani sia stata negata l'autorizzazione ad
esercitare la professione medica con una scusa davvero magra: barriere
architettoniche nel suo studio medico che ne impedirebbero l'accesso ai
disabili. Per contro, proseguono i due deputati, nel caso del dr Arnaldo
Catti, condannato dal Tribunale federale per abuso su persone incapaci di
resistere, l'apposita Commissione sanitaria non ha ritenuto che sussistessero
gli estremi per negare l'autorizzazione ad esercitare.
Ritenendo che questa situazione sia tutt'altro che chiara, Bergonzoli e
Boneff chiedono lumi al Consiglio di Stato. 

 

Da: La regione, pag 13, 25.10.2008

Falsa invalida, la perizia lo conferma
‘Ferite autoinferte per mantenere la rendita': così le analisi dermatologiche ordinate dal Ministero pubblico


La perizia dermatologica esperita sulla donna serba residente nel Locarnese, presunta falsa invalida, che per anni avrebbe truffato l'Ai e la compagnia assicu­rativa Lloyd's UnderWriter di Londra, ha confermato i sospetti della Magistratura. La donna, per far credere alla persistenza di piaghe da soda caustica, si sarebbe autoinferta delle ferite.
Meno netto, ma comunque pure piuttosto significativo, il responso di una seconda peri­zia giudiziaria, di carattere or­topedico, ordinata dal Ministe­ro pubblico. La conclusione di questa seconda perizia è che la simulazione non può essere esclusa, ma per esserne certi sarebbe meglio indagare an­che a livello psichiatrico. È ve­rosimile che il Ministero pub­blico, tramite la titolare del­l'inchiesta, procuratrice pub­blica Fiorenza Bergomi, de­cida di andare in questa dire­zione.
I fatti hanno origine nel ‘ 93 quando la donna, oggi 55enne, di nazionalità serba, si ustiona alle braccia con della soda cau­stica mentre è al lavoro in un albergo di Ascona. Vista la gravità delle ferite riportate, alla donna venne riconosciuta dai medici una rendita di inva­lidità pari all' 80 per cento. Rendita coperta in buona par­te dai Lloyd's di Londra, che però fecero precauzionalmen­te pedinare la donna mentre essa si trovava in Serbia, e rac­colsero, anche tramite filmati, indicazioni tali da indurli a credere che la perdurante in­validità fosse in realtà "soste­nuta" da simulazioni messe in atto ad arte. La donna condu­ceva insomma, in Serbia, una vita normale, ma quando si trattava di recarsi in Ticino per farsi visitare dai medici dell'Ai, riapparivano le anti­che ferite.
Così, costituitasi parte civi­le e tutelata in Ticino dall'av­vocato Emanuele Verda, nel 2006 la compagnia assicurati­va londinese decise di far scat­tare una denuncia per truffa aggravata e tentata. Le cifre relative alle due imputazioni orbitano oggi sul mezzo milio­ne di franchi, rispettivamente sui 900 mila franchi (per un as­segno grandi invalidi richie­sto nel 2003). Ma la denuncia sfociò in prima istanza in un non luogo a procedere da parte del procuratore pubblico Ar­turo Garzoni. Non luogo che i Lloyd's hanno impugnato di fronte alla Camera dei ricorsi penali, ottenendo la promozio­ne dell'accusa di truffa e il tra­sferimento del caso a un nuovo procuratore pubblico, Fioren­za Bergomi appunto. Che nel luglio scorso aveva fatto incar­cerare la donna e suo marito al loro rientro in Svizzera dalla Serbia.
Mentre ad agosto veniva re­spinta dal Giar una prima istanza di libertà provvisoria (anche per la sussistenza di un pericolo di fuga), il Ministero pubblico aveva incaricato due professori universitari di espe­rire altrettante perizie: una dermatologica e l'altra ortope­dica. I cui risultati le parti hanno ora appunto potuto prendere visione.
Nel frattempo le indennità versate per la presunta invali­dità sono state interrotte e l'Ai si è costituita parte civile come in precedenza avevano fatto i Lloyd's. Contro il blocco delle indennità i due coniugi, tutelati dagli avvocati Carlo Steiger e Carlo Borradori, avrebbero ricorso al Tram.
D.MAR.
 

Da: La regione, pag 21, 22.10.08

Derubato di 15 franchi e un cappellino
Il giudice: ‘È rapina'. Giovane condannato a 14 mesi sospesi

Una rapina o una bravata?
Un ragazzo, grande e forte, assieme un altro già maggiorenne che gli dà manforte (o anzi, come è emerso più tardi, lo istiga), deruba un terzo ra­gazzo, più piccolo. È capitato sul tre­no, tra Rivera e Giubisco, una sera d'i­nizio estate 2007. Perché questa rapi­na? Per racimolare i soldi che servono a entrare in discoteca. Il ragazzo com­parso ieri davanti alla Corte delle As­sise correzionali di Lugano dapprima chiede un franchetto alla vittima, che gli risponde che non ha soldi, mo­strandogli i suoi pochi spiccioli; l'allo­ra diciannovenne gli ruba il cappelli­no e se lo mette in testa, insiste per avere il borsellino, alza la voce, gli molla due schiaffi e poi una testata. L'altro, il 21enne, minaccia e intimori­sce ulteriormente la vittima, che a Giubiasco scende derubata, oltre che del cappellino, di 15 franchi e 10 euro. Malgrado le minacce (‘guai a te se vai in Polizia'), la vittima denuncia l'ac­caduto e la sera stessa il giovane giu­dicato ieri viene arrestato in una di­scoteca a Castione.
Il Giudice Mauro Ermani l'ha ri­conosciuto colpevole di rapina e con­dannato a 14 mesi sospesi. A nulla sono valse le «inconsistenti» argomen­tazioni della difesa ( Alessia Angeli­netta), la quale ha chiesto che il reato venisse derubricato in furto semplice di lieve entità e vie di fatto in base al principio di proporzionalità. Subordi­natamente il difensore ha fatto valere diverse attenuanti, tra le quali il Giu­dice ha tenuto in considerazione solo l'ultima, la prognosi, che, se non pro­prio favorevole, l'ha tuttavia definita paragonabile a «un lumino di speran­za ». Un lumino che è valsa al condan­nato la sospensione condizionale del­la pena per un periodo di 4 anni.
Sì, perché il giovane, accusato in aula dal procuratore pubblico An­drea Maria Balerna, sembra che si sia ravveduto, tuttavia solo negli ulti­mi mesi. Nel 2007, rilasciato in libertà provvisoria dopo 3 settimane di carce­re, ha infatti nuovamente commesso un reato. Ha rubato 450 franchi dalla cassa di un esercizio pubblico; il gior­no dopo, messo con le spalle al muro, ha confessato e restituito il maltolto. Nel 2008, nuova ‘bravata': sottrae not­tetempo al padre l'auto, circola senza patente e la danneggia.
La serie di reati rivela nel ragazzo un certo « smarrimento » , come l'ha definito la sua patrocinatrice. Diffi­coltà della tarda adolescenza che han­no origine nella prima infanzia. Il ra­gazzo, oggi ventenne, è stato infatti adottato all'età di 10 anni e, malgrado l'aiuto che il clima sereno della nuova famiglia ha saputo offrirgli, ha incon­trato ancora qualche difficoltà di cre­scita. Ma questa, da parte della giusti­zia, è l'ultima indulgenza: «Basta an­cora una minima infrazione» ha sen­tenziato il Giudice «e i 14 mesi saranno da scontare » . Una spada di Damocle, virtuale ma esemplare. SPEL




TI- PRESS
Mauro Ermani

 

Da: La regione, pag 17, 18.10.08

Atto d'accusa o abbandono entro novembre
Sul caso Baby Paradise il Giar accoglie il reclamo della difesa e invita il magistrato a decidere


Emanare l'atto d'accusa o l'ab­bandono del procedimento entro la fine di novembre 2008 e proce­dere immediatamente alla chiu­sura dell'istruttoria formale. L'invito a rispettare questi ter­mini arriva dal giudice dell'i­struzione e dell'arresto Edy Meli che ha così accolto il reclamo dell'avvocato Massimiliano Schiavi, patrocinatore della ex direttrice sessantenne dell'asilo nido Baby Paradise di Lugano. Destinatario: il titolare dell'in­chiesta penale, il procuratore pubblico Luca Maghetti, il quale è fra l'altro prossimo a lasciare la Magistratura (a fine anno). Un'indagine aperta tre anni e mezzo fa, il 5 aprile 2005, quando l'ex responsabile della struttura privata per l'infanzia, su segna­lazione degli uffici statali, venne arrestata con diverse accuse sul­la dei bambini. Un'indagine sulla quale l'av­vocato di difesa ha più volte sol­lecitato invano che si giungesse finalmente al processo. Finché nei giorni scorsi il legale si è ri­volto al Giar, prospettando un caso di ritardata-denegata giu­stizia. Un reclamo che il giudice Mely ha accolto e che viene defi­nito fondato. Il Giar ritiene ma­terialmente data la ritardata giustizia su un aspetto: il fatto che il magistrato non ha ancora notificato la chiusura dell'istrut­toria formale a quasi cinque mesi dal termine del deposito degli atti (scaduto il 19 maggio 2008 e senza che vi siano state ri­chieste di complemento istrutto­rio).
Da qui l'invito rivolto dal giu­dice Mely al procuratore Ma­ghetti di procedere e di giungere a una conclusione entro il pros­simo novembre, termine, que­sto, indicato dallo stesso magi­strato.
La difesa nello stesso esposto ha chiesto pure che, in caso di rinvio a giudizio della ex diret­trice del Baby Paradise, sia lo stesso procuratore Maghetti a sostenere l'accusa in aula. Una richiesta, questa, ritenuta tutta­via altamente improbabile, visto che, in caso venga firmato l' atto d'accusa, difficilmente il tribu­nale penale potrà aggiornare il dibattimento pubblico entro fine 2008, quando cioè Maghetti la­scerà l'incarico.
A questo punto se il caso pas­serà di mano a un altro magi­strato vi è da prevedere una suc­cessiva e ulteriore battuta d'ar­resto.

G. G.







SSIl p.p. Luca Maghetti
TI- PRESS
I sigilli posti dalla polizia nell'aprile 2005
TI- PRESS
gestione dell'asilo nido e sul­l'accudimento

 

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli