Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Da: www.mattino.ch

Scritto da Giuliano Bignasca - MDD   
domenica 28 settembre 2008
L’ultima da Segretopoli: il Procuratore generale Bruno Balestra, unico uomo al mondo (oltre al direttore dell’AET Reto Brunett e agli esperti della KPMG che l’hanno redatto), a possedere una copia del prezioso rapporto finale, completo e definitivo sui rischi a cui l’Azienda elettrica ticinese è stata sottoposta durante la gestione Rasputin Rossi-Do Nascimento Dell’Ambrogio, ha emanato un divieto assoluto di distribuire il citato rapporto a chicchessia!!!
Uella, Balestra! Va che quel rapporto lo hanno pagato i cittadini ticinesi e lo ha commissionato il Consiglio di amministrazione dell’AET e non il Ministero pubblico! Te lo diamo noi il divieto! Fuori subito il rapporto, e püssèe scvelt che in presa! Di fronte al diktat del Procuratore generale ci immaginiamo infatti scenari di insabbiamento lunghi come la fame, considerati i tempi decisionali della Magistratura quando non si tratta di inquisire o condannare il sottoscritto!
Se la Procura ha dormito in questi anni non le permetteremo di svegliarsi adesso! Faccia quel che deve fare a chiarisca al più presto se nei confronti del duo di Gandria Paolo Rossi-Mauro Dell’Ambrogio sono eventualmente ipotizzabili reati penali, ma lasci che la politica e gli amministratori procedano nelle verifiche di loro competenza!
Di bavagli in questo Cantone di bambela ce ne sono già troppi! Sono mesi che quel rapporto, prima in forma di estratto riassuntivo e poi in forma integrale, gira tra un ufficio e l’altro coperto dal segreto senza che i cittadini, proprietari dell’AET, siano stati informati sul suo contenuto!
Se non ci fosse stato il Mattino a violare il presunto segreto d’ufficio, l’opinione pubblica non sarebbe nemmeno venuta a conoscenza delle principali contestazioni mosse dalla KPMG alla gestione Rasputin Rossi- Do Nascimento Dell’Ambrogio!
Nel frattempo il direttor Brunett ha trovato il tempo per andare a caccia d’orsi sulle montagne grigionesi! Ma adesso è ora e tempo che si dicano esattamente le cose come stanno e che si dia, tra l’altro, a chi viene sospettato di aver fatto cose non conformi alle leggi, di spiegarsi e di giustificarsi! Lo abbiamo già scritto: noi non vogliamo l’impiccagione di Paolo Rasputin Rossi in pubblica piazza! E nemmeno la sua fustigazione! Vogliamo solo sapere cosa ha accertato una società di revisione che è stata incaricata di verificare eventuali irregolarità! In una parola, vogliamo chiarezza sull’AET!!!

 

Da: La regione 4.10.08 pag 17

Decesso Tamagni, ‘il governo risponda'

Cosa è successo a Gordola con i "manifesti" che indicavano una presunta morte per overdose (invece che per le botte ricevute nella notte di Carnevale a Locarno) di Damiano Tamagni? E si sa, o si pre­sume chi possa essere l'autore di « una tale bassezza »?
Lo chiedono i deputati Michele Barra e Donatello Poggi al Consi­glio di Stato, riprendendo una loro interrogazione datata 20 maggio. In primavera i due granconsiglieri si erano rivolti al governo chie­dendo se risultasse che a Gordola qualcuno aveva affisso dei mani­festi insinuando che il giovane Tamagni non fosse morto per le per­cosse subite, ma appunto a causa dell'assunzione di droghe. Ora, a 4 mesi di distanza, Barra e Poggi tornano sull'argomento chiedendo spiegazioni sulla mancata risposta all'interrogazione. I due ricorda­no che il loro atto parlamentare « suscitò la reazione di alcune perso­ne che, visibilmente in imbarazzo per quanto successo, cercarono di strumentalizzare l'interrogazione facendola passare per un atto in­sensato e provocatorio ». Poi però era « calato il silenzio » quando emerse che la famiglia di Damiano era al corrente della questione. « Da nostre informazioni - si legge nel richiamo - risulta che l'autore o l'autrice dell'ignobile gesto sia stato identificato ». Ieri laRegione Ti­cino
ha verficato e né agli organi di Polizia, né in Magistratura, ri­sulta che l'autore di tali messaggi tendenziosi sia stato individuato.

 

Da: La regione 2.10.08 pag 21

Inchiesta all'Ufficio esecuzioni

Presunte attività non conformi alla sua funzione. Si basa su questi sospetti l'inchiesta avviata nei giorni scorsi dalla Divisione della giustizia nei confronti di un funzionario di un ufficio esecuzioni di Lugano.
Il funzionario, ha detto il direttore della Divisione della giusti­zia Giorgio Battaglioni ai microfoni di Radio Fiume Ticino, avrebbe svolto attività al di fuori dei compiti previsti dalla sua funzione, perciò sono in corso gli accertamenti. Sempre secondo l'emittente di Locarno, il funzionario avrebbe fornito indicazioni a un servizio, senza scopo di lucro, di consulenza per persone in­debitate, presieduto dalla moglie. Violando in questo modo la leg­ge federale.

 

Da: La regione 1.10.08 pag 18

Acqua: Morbio si interroga
Una lunga storia di ‘leggerezze' all'esame del Consiglio comunale

Se un processo doveva esser­ci nei confronti del Municipio di Morbio e dei servizi comu­nali non c'è stato. È questo il commento che si può fare della seduta straordinaria del Consi­glio comunale riunito, su ri­chiesta di dieci consiglieri (pri­mo firmatario l'esponente del­la Lista civica Mario Saldarini) per parlare del caso di inquina­mento scoperto il 21 luglio scorso al Pozzo Polenta, caso che ha messo in ginocchio tut­to il sistema di approvvigiona­mento idrico del Comune il quale, del resto, continua or­mai a mesi di distanza a rifor­nirsi presso l'Age di Chiasso per assicurare il fabbisogno di acqua potabile alla popolazio­ne. Né si sa quando il Pozzo Po­lenta potrà essere risanato, sempre che l'operazione sia possibile. Saldarini l'altra sera ha confermato critiche ed ac­cuse nei confronti dell'autorità comunale e dei suoi servizi, ca­potecnico in testa. Municipio e servizi tecnici avrebbero, se­condo Saldarini, reagito tar­divamente alla situazione di emergenza sia sul piano delle misure adottate sia su quello dell'informazione ai cittadini. Alle critiche ha replicato il sin­daco Angelo Albisetti attraver­so la lettura di un lungo memo­riale che ricostruisce tutte le fasi della vicenda fornendo le informazioni compatibili con i limiti imposti dall'inchiesta giudiziaria in corso (il Munici­pio di Morbio si è costituito parte civile ed è assistito dal­l'avvocato John Noseda, pure presente alla seduta e chiama­to in causa a più riprese nel corso della discussione). A se­guito delle segnalazioni di un cittadino ( la prima risale al 7 luglio e la seconda al giorno 18 dello stesso mese) l'Ufficio tec­nico non solo ha effettuato dei controlli, ma ha pure chiesto ulteriori verifiche alla ditta Ecorisana che si occupa dello stato della falda e del Pozzo Po­lenta da quando, a partire dal 2000, venne scoperta la presen­za di nafta nel sottosuolo del Centro commerciale Breggia dove si trova pure un distribu­tore di benzina (finirono allora nel terreno tra i 50 e gli 80 mila litri di gasolio ‘fuggiti' dall'im­pianto di riscaldamento che non hanno però nulla a che ve­dere con il caso di inquinamen­to più recente e che ha portato all'emergenza a seguito della comparsa nell'acqua di tracce di Mtbe, materia presente nella benzina verde). Fu sempre in quel periodo che la zona venne dotata di pozzi scudo per argi­nare la presenza di nafta nel sottosuolo. È l'11 luglio, dopo la prima segnalazione del cittadi­no che aveva avvertito un odo­re da idrocarburi nell'acqua di casa sua, che la già citata Eco­risana avverte di aver trovato tracce di benzina verde presso uno dei piezometri posati at­torno al Pozzo Polenta, ma non nei pozzi scudo attivi ormai da anni. Di fronte a queste infor­mazioni si può semmai rinfac­ciare al Comune, come ha fatto puntualmente Saldarini, di aver ordinato unicamente ana­lisi di tipo microbiologico del­l'acqua e non di altro tipo. È pur vero, peraltro, che i dati forniti fino a quel momento dalla ditta incaricata dei con­trolli escludevano una situa­zione di inquinamento ( sem­mai la minaccia che ciò potesse verificarsi). Del resto, ancora il 21 luglio (vero fulmine a ciel se­reno) la Sezione protezione aria e acqua e il Laboratorio cantonale comunicano di aver constatato la presenza di benzi­na verde nella falda, ma non nel pozzo di captazione al pun­to da dichiarare non potabile l'acqua di Morbio. Il resto è cronaca nota con le reazioni del Municipio che sappiamo, reazioni maturate sotto la pres­sione degli eventi e comunque in buona fede. Sia quel che sia l'inquinamento c'è stato ed a pagarne le conseguenze è tutta la comunità, anche in termini monetari. Il dibattito in Consi­glio comunale, da questo profi­lo è stato piuttosto carente fat­ta eccezione per pochi inter­venti. Quella del Polenta, tanto per cominciare, è una zona a ri­schio non da oggi ma da quan­do venne favorito lo sviluppo incontrollato di centri com­merciali ( non solo del Centro Breggia) senza preoccuparsi più di tanto delle possibili con­seguenze ambientali, prima di tutto su un «bene comune» pre­zioso come l'acqua. L'unico ad utilizzare quel termine, quello di bene comune appunto (qual­cuno a Morbio parla anche di ‘ oro blu'), in Consiglio comu­nale è stato il verde Ermanno Canova. Il problema acqua è stato gestito per decenni con leggerezza a Morbio Inferiore ha ribadito la socialista Anna Biscossa (una mozione della Si­nistra che chiede controlli più regolari sulla rete e non solo sulle fonti è all'esame delle spe­ciali commissioni). A monte di tutto e delle singole responsa­bilità vi sarebbero insomma scelte pianificatorie discutibili e che rischiano di compromet­tere per anni la situazione an­che perché, come ha fatto nota­re il liberale Francesco Tetta­manti, l'acquedotto a lago è per ora solo nei programmi. Non si sa quando verrà, insom­ma. Non si può dunque colpe­volizzare l'attuale compagine municipale ed i suoi servizi per la scabrosa vicenda, ha fat­to notare il popolare democra­tico Cristiano Canova. Quella dell'acqua è una storia che vie­ne da lontano. E.B.




Acqua potabile a Morbio, in attesa della fine dell'inchiesta non si vede via d'uscita
TI- PRESS ARCHIVIO

 

Da: La regione 1.10.08 pag 14

Violazione segnalata alla magistratura
Per l'articolo su Cassa Pensioni Giuliano Bignasca sotto inchiesta


Quell'articolo non solo gli è costato il posto in seno al Consi­glio di amministrazione della Cassa Pensioni (CP) di Lugano, ma anche una segnalazione al Ministero pubblico per violazio­ne del segreto d'ufficio.
Giuliano Bignasca, come si ricorderà, nell'edizione dello scorso 20 luglio del Mattino del­la domenica, sotto il titolo ‘ I trucchetti del trio di Gandria' aveva firmato uno dei suoi fe­roci attacchi ai vertici dell'isti­tuto previdenziale cittadino ( meglio: alla sua presidente, alla sua direttrice e alla terza componente femminile del gruppo dirigenziale), accusan­dole di agire per privilegiare altri concorrenti nella designa­zione di quella che l'articolo definisce « la banca con cui col­laborare
». In verità il concorso indetto dalla CP mirava a scegliere l'i­stituto cui affidare il mandato di ‘custode globale'. In sostanza, la banca che avrebbe dovuto te­nere le fila ‘conoscitive' tra i di­versi gestori cui è stato affidato l'ingente patrimonio ‘liquido' della Cassa Pensioni.
Nel suo assalto frontale, Giu­liano Bignasca non si è però li­mitato ad attaccare le tre donne. Ha anche fatto i nomi dei vari concorrenti, indicando come tanto Ubs che Cs non apparisse­ro in cima alla graduatoria (cosa che egli non ha gradito). Da qui la reazione dei vertici della Cassa: la violazione del se­greto d'ufficio è apparsa ai loro occhi così crassa da giustificare non solamente l'avvio della pro­cedura disciplinare (peraltro già prospettata a Bignasca in oc­casione di un precedente am­monimento), ma anche una se­gnalazione alla magistratura. Magistratura che, nella persona della sost pp Clarissa Torricelli, ha nel frattempo già proceduto ad alcune audizioni. La fattispe­cie mostra comunque sostan­ziali diversità rispetto alla pre­cedente ‘fuga di notizie' deter­minata da Bignasca. Allora ven­nero diffuse informazioni circa ‘presunte perdite' della Cassa Pensioni che di fatto erano fal­se, frutto di un errore comuni­cato peraltro come tale a tutti i membri del Cda.
Questa volta i responsabili della Cassa rivolgono al medesi­mo Bignasca l'accusa di aver agito nell'intento di destabiliz­zare il processo decisionale cer­cando così di pilotare, sì, lui stesso la scelta in atto. 

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli