Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Da: La regione 23.09.08 pag 3

Consiglio della magistratura
Verifica su Balestra e Zali? Valutazioni seguiranno

"Un ragionamento contorto ed estraneo all'ambito penale". Con que­ste parole il procuratore pubblico Antonio Perugini ha abbandonato l'ipotesi prima di lui sostenuta, nei confronti del giudice Claudio Zali, dal procuratore generale Bruno Balestra, poi ricusato. La posi­zione di Zali sarà ora nuovamente valutata dal Consiglio della magi­stratura, organo che vigila sull'operato di procuratori e giudici e che può adottare sanzioni disciplinari per salvaguardare il buon funzio­namento e l'immagine della giustizia. Sanzione che presuppone un'i­nadempienza nell'esercizio della funzione o un comportamento of­fensivo della dignità della magistratura.
La decisione del pp Perugini - spiega da noi contattata Giovanna Roggero- Will, presidente del Consiglio della magistratura - sarà si­curamente considerata nell'ambito del procedimento disciplinare che la scorsa primavera era stato aperto nei confronti del giudice Zali a seguito della promozione dell'accusa. Parallelamente - chie­diamo - a questo punto la questione potrebbe porsi anche nei con­fronti del Pg Balestra, dal momento che è stato prima ricusato dalla Camera dei ricorsi penali e poi seccamente smentito da un suo colle­ga procuratore? La risposta richiede tempo. L'intervento del Cdm - spiega Roggero-Will - s'impone solitamente qualora emerga dagli atti che un magistrato abbia violato i suoi obblighi deontologici, spinto da un sentimento che non è quello di realizzare la giustizia: ora, il semplice abbandono del procedimento da parte del pp Perugi­ni non comporta di per sé la necessità di un intervento del Cdm; que­sto s'imporrebbe, come detto, se dovesse emergere una violazione dei principi deontologici da parte del procuratore generale.
Abbiamo provato a raggiungere per una reazione il Pg Balestra, sen­za riuscirvi.  

Da: La regione 23.09.08 pag 3

 

Bignasca: tenuto otto mesi sulla graticola
Noseda: ristabilita la credibilità della giustizia

Zali ha sempre respinto gli addebiti mossigli dal Ministero pubblico. "Non ho mai inteso aiutare nessuno a commettere reato di sorta né, a maggior ragione, ho inteso io stesso commettere reato", scriveva il giudice in un memoriale trasmesso ai media lo scorso 1° febbraio, quando si era ancora a livello di indagini preliminari. "Ho agito in assoluta buona fede, avendo dato credito alla versione dei fatti data­mi da una mia amica, al solo scopo di aiutarla in una situazione di bisogno", aggiungeva Zali precisando di aver operato in quella circo­stanza "a titolo assolutamente privato e del tutto gratuito". Poi la promozione dell'accusa e infine l'abbandono del procedimento.
Ieri da noi contattato il giudice non ha voluto rilasciare dichiarazio­ni rimandando per ogni commento al suo legale. La decisione del pp Perugini « conclude definitivamente il procedimento ristabilendo final­mente la verità e, con essa, la credibilità della giustizia penale », si leg­ge nella nota diramata ieri alla stampa dall'avvocato John Noseda.
« Oltre ovviamente all'abbandono decretato per il mio assistito, è assai positivo anche il fatto che il nuovo procuratore pubblico abbia termina­to l'inchiesta in tempi brevi e tempestivamente emanato la decisione, motivandola in modo dettagliato: è infatti importante - dice Noseda alla ‘RegioneTicino' - che non ci siano dubbi sull'operato di un magi­strato, in questo caso di un giudice d'Appello ». Zali, 47 anni, è stato de­signato giudice del Tribunale d'Appello nel 1992 su proposta della Lega. « Siamo felicissimi per Zali, della cui bravura e correttezza non abbiamo mai dubitato. La vera vergogna - sostiene il presidente le­ghista
Giuliano Bignasca
- è che la Procura ha tenuto sulla gratico­la un giudice per otto mesi ». Otto mesi nei quali però ci sono state an­che due istanze di ricusa presentate dall'accusato, cosa che ha rallen­tato di fatto i tempi dell'inchiesta.

Da: La regione 23.09.08 pag 3

Scagionato il giudice Zali: non commise reati
Inventario di un ristorante, abbandonato il procedimento a carico del magistrato del Tribunale d'appello Quell'accusa derivava da ‘un ragionamento contorto ed estraneo al penale', scrive il pp Perugini riferendosi al Pg

Scagionato su tutta la linea. Decreto d'abbandono per il giu­dice del Tribunale penale canto­nale Claudio Zali: il magistrato non ha commesso alcun reato nella vicenda dell'inventario del ristorante luganese per la quale il Pg Bruno Balestra gli aveva promosso l'accusa di appropria­zione semplice. La decisione che proscioglie il giudice - resa nota ieri pomeriggio dal suo difenso­re, l'avvocato John Noseda, con un comunicato stampa - è stata firmata la scorsa settimana, ve­nerdì 19, dal procuratore pubbli­co Antonio Perugini, subentra­to un mese fa nella conduzione dell'inchiesta a Balestra dopo che la Camera dei ricorsi penali (Crp) aveva ricusato il Pg acco­gliendo l'istanza formulata in tal senso da Zali.
Nel decreto di venti pagine Pe­rugini ricostruisce i fatti al cen­tro dell'indagine, ricorda i mo­menti salienti dell'inchiesta e motiva l'abbandono del procedi­mento. Ma la pagina più signifi­cativa è la 19 per il tenore delle considerazioni che Perugini fa. Considerazioni che il legale di Zali cita nella nota indirizzata ai media. Scrive il pp: « Non si può che concludere per un abbandono del procedimento non essendosi realizzati, in concreto, gli elementi oggettivi e soggettivi del reato ipo­tizzato nella promozione dell'ac­cusa, né di qualsiasi altro reato eventualmente ipotizzabile in re­lazione alla presente fattispecie ». Perugini va però oltre. Secondo il pp i sospetti di intenzione dolosa, per usare le parole di Noseda, mossi a Zali sono frutto di « un ragionamento contorto ed estra­neo all'ambito penale ». Una frase quest'ultima riferita al prece­dente titolare dell'inchiesta, ov­vero al Pg Balestra.
Zali è giudice del Tribunale d'appello da sedici anni, dal 2001 è al Tribunale penale. Le indagi­ni a suo carico erano partite nel gennaio di quest'anno. Il mese prima una sua conoscente era stata raggiunta da un decreto d'accusa, stilato dal pp Arturo Garzoni, per appropriazione in­debita. Era stata denunciata nel settembre 2006 da un'altra don­na la quale rivendicava la pro­prietà di alcuni oggetti dell'in­ventario di un piccolo ristorante luganese che l'amica del magi­strato aveva acquistato dalla pre­cedente gerente. Sentita dagli in­quirenti, la denunciata aveva fat­to il nome del giudice: le aveva prestato consulenza nella ver­tenza sull'inventario sfociata in seguito nella querela. Nel dicem­bre 2007 il decreto d'accusa ema­nato da Garzoni nei riguardi della conoscente di Zali, con la proposta di una pena pecuniaria sospesa con la condizionale. La donna ha fatto opposizione, tut­tora pendente. Il dibattimento in Pretura penale infatti non si è ancora svolto. Si aspettava del resto che venisse chiarita la po­sizione di Zali in questa storia. E la posizione del giudice è stata di recente chiarita: non ha commesso alcun reato, ha stabi­lito il Ministero pubblico. Zali ha respinto gli addebiti sin dalle prime battute dell'inchiesta. Il 27 febbraio, al termine delle indagi­ni preliminari, il Pg Balestra gli aveva promosso l'accusa per ap­propriazione semplice.
"Gli indizi di rilevanza penale - spiegava la Procura - si riferi­scono alla consulenza fornita e all'allestimento di contratti me­diante i quali è stata disposta, nell'estate del 2006, la cessione di un inventario di un esercizio pubblico del Luganese". Zali ave­va quindi affidato la propria di­fesa all'avvocato Noseda. "Ho ac­cettato il mandato dopo aver pre­so conoscenza degli atti e aver raggiunto il convincimento as­soluto dell'innocenza del giudice Zali e dell'infondatezza dell'ac­cusa che viene ipotizzata", aveva dichiarato alla ‘RegioneTicino' il legale confidando in un rapido chiarimento della posizione del magistrato.
Zali aveva chiesto a due ripre­se la ricusa di Balestra dubitan­do dell'imparzialità del Pg: la Crp aveva bocciato la prima istanza e accolto la seconda. Il 20 agosto l'incartamento è così pas­sato al pp Perugini, che ha inter­rogato Zali una sola volta. Il 19 settembre la decisione di abban­donare e dunque di archiviare il procedimento.
Il magistrato, si legge fra l'al­tro nel decreto stilato dal procu­ratore Perugini, « mai ha avuto concretamente possesso dei beni facenti parte dell'inventario del ristorante. Basterebbe l'accertata assenza dell'elemento oggettivo del reato per decretare la manca­ta realizzazione del reato ipotiz­zato nella promozione dell'accu­sa (appropriazione semplice, ndr). Tuttavia, va aggiunto che nemmeno l'elemento soggettivo risulta essersi concretizzato, e ciò sulla base degli elementi probato­ri emersi nell'istruttoria i quali risultano piuttosto "vestire" la tesi sempre propugnata dall'ac­cusato secondo cui l'immutato suo convincimento circa la buona fede della sua assistita (l'amica, ndr) si è fondato su una serie di elementi concreti ».
Riconoscere a Zali, scrive an­cora Perugini, « la diabolica ca­pacità di consigliare e di agire con diligenza e sagacia giuridica (...) per mascherare l'ipotizzato reale intento doloso, è certamente un ragionamento contorto ed estraneo all'ambito penale che invece si deve basare sui fatti, sul­le evidenze probatorie certe e/o sulle logiche deduzioni che se ne debbono trarre in funzione del processo di induzione logica ba­sato sul corso normale delle cose e dell'esperienza usuale della vita ». A.MA./MA.MO.




Claudio Zali
TI- PRESS



Antonio Perugini


 


Da: CdT 23.09.08 pag 15

Caso Zali: decreto d'abbandono
 Per il pp Perugini «non sono realizzati gli elementi del reato»

  Il procuratore Antonio Perugini ha deciso di abbando­nare il procedimento penale per appropriazione sem­plice promosso in febbraio dal PG Bruno Balestra nei confronti del giudice del Tribunale penale Claudio Zali
  «Non sono realizzati gli ele­menti oggettivi e soggettivi del reato ipotizzato nella promozio­ne d'accusa, né di qualsiasi altro reato ipotizzabile». Così il procu­ratore pubblico Antonio Perugi­ni nell'archiviare l'inchiesta per appropriazione semplice che ave­va visto coinvolto il giudice del Tribunale penale Claudio Zali.
  Una vicenda di diritto penale mi­nore che negli ultimi tempi aveva creato non poco imbarazzo all'in­terno di Palazzo di Giustizia e che sembra ora destinata a chiudersi definitivamente. Il decreto, una ventina di pagine datate 19 set­tembre, è stato adottato anche dopo che nei giorni scorsi era sta­ta ritirata la costituzione di parte civile, facendo cadere la necessi­tà di procedere al deposito atti (15 giorni durante i quali gli interes­sati avrebbero potuto chiedere eventuali complementi istruttori ndr.), permettendo in questo mo­do al magistrato di decidere di­rettamente.
 Il ruolo del giudice
 Come si ricorderà, la vicenda ri­sale all'inizio del 2006 quando il giudice Zali fu interpellato da una conoscente proprietaria di un pic­colo esercizio pubblico. Quest'ul­tima gli aveva chiesto consiglio nell'ambito di una vertenza con la precedente gerente. La donna riteneva di aver acquistato oltre al cosiddetto avviamento anche l'inventario del ristorante e solo in un secondo tempo avrebbe ap­preso che una parte degli oggetti apparteneva a terzi. Da quanto emerge nell'istruttoria - osserva in merito Perugini - si può ogget­tivamente dedurre che di fatto il ruolo di Zali in questa vicenda «è stato quello di consulente ammi­­nistrativo e giuridico». Ruolo - vie­ne precisato - che non può venir frainteso con la sua funzione pub­blica che non è stata né «coinvol­ta », né «esercitata».
  «È in questo preciso e specifico ruolo - si legge ancora nel decre­to - che va quindi esaminata la prospettata rilevanza penale del suo agire e non per rapporto a quello istituzionale di persona su­per partes».
 Il peso dei fatti
 Riconoscere al giudice Zali, os­serva Perugini, «la diabolica ca­pacità di consigliare e di agire con diligenza e sagacia giuridica, co­me ha dimostrato concretamen­te di saper fare, per mascherare l'ipotizzato reale intento doloso, è certamente un ragionamento contorto ed estraneo all'ambito penale che invece si deve basare sui fatti, su evidenze probatorie certe e/o su logiche deduzioni (...)». Tutti elementi, viene rileva­to, che nel caso in questione non si realizzano. E in merito, Perugi­ni parla tra le altre cose di «dili­genti e trasparenti precauzioni nel non sottacere alle parti l'esistenza del contenzioso»; «della mancan­za di un valido, credibile e docu­mentabile movente a partecipa­re ad un piano delittuoso (...)»; «dell'assenza di un tornaconto personale nell'intera vicenda». Da qui l'abbandono di un procedi­mento che ha impegnato addirit­tura tre procuratori: un primo troncone era stato trattato dal pp Arturo Garzoni, l'altro aveva visto in campo prima il procuratore ge­nerale Bruno Balestra (poi uscito di scena poiché ricusato dal giudi­ce Zali) e successivamente Peru­gini in quanto magistrato con più anzianità di servizio in Procura.
  La promozione d'accusa per ap­propriazione semplice nei con­fronti del magistrato (che ha sem­pre respinto ogni addebito) era scattata in febbraio. Per ben due volte era stata interpellata la Ca­mera dei ricorsi penali (CRP)pre­sieduta dal giudice Mauro Mini. In ambedue le occasioni Zali, as­sistito dal difensore, avvocato John Noseda, chiedeva tra l'altro la ri­cusa del PG. Richiesta accolta nel­la seconda occasione:i giudici del­la CRP, leggendo il secondo ricor­so, avevano ravvisato nell'agire del PG almeno la parvenza della pre­venzione. L'ultima puntata della vertenza aveva visto l'incarto pas­sare, come detto, al procuratore Perugini. gi.m/e.ga




INCHIESTA CHIUSA La promozione d'accusa nei confronti di Zali per appropriazione semplice era scattata in febbraio. (foto Archivio Cd T)

 

Da: GdP 23.09.08 pag 2

PER DECISIONE DI PERUGINI
Claudio Zali prosciolto dalle accuse

Il procuratore pubblico Antonio Perugini, con decreto datato 19 settembre, ha abbandona­to il procedimento penale promosso lo scor­so 27 febbraio dal procuratore generale Bru­no Balestra, contro il giudice Claudio Zali. Lo fa sapere, con una nota stampa, l'avvocato di Zali John Noseda. Il decreto di abbandono ha stabilito che "non sono realizzati gli elementi oggettivi e soggettivi del reato ipotizzato nel­la promozione d'accusa, né di qualsiasi altro reato eventualmente ipotizzabile". E anzi, si è ritenuto che i sospetti di intenzione dolosa mossi al giudice Zali sono «frutto di un ragio­namento contorto ed estraneo all'ambito pe­nale ». Questa decisione pone fine al procedi­mento giudiziario. Ricordiamo che nei con­fronti di Zali era stata promossa l'accusa per appropriazione semplice in relazione a una vertenza sulla compra-vendita di un ristoran­te. In quell'ambito Zali diede a titolo persona­le consigli a un'amica.



 

Da: La regione 23.09.08 pag 1

L'editoriale
Il caso è chiuso, gli strascichi restano


di Matteo Caratti

Caso Zali: a sette mesi dalla promozione dell'ac­cusa per appropriazione semplice nei confronti del giudice penale è giunto il decreto di abbandono. Buon segno dirà qualcuno. Sì, poiché la giustizia di­mostra di non guardare in faccia a nessuno: primo perché anche un giudice, a maggior regione se penale e d'Appello, può finire come tutti sotto inchiesta e, due, perché ad una promozione dell'accusa firmata da un procuratore generale, può seguire un decreto d'abban­dono di un semplice procu­ratore di campagna.
Ma se guardiamo da vici­no questi sette mesi i segni buoni finiscono qui. Fra il giudice finito sott'inchie­sta e la pubblica accusa ( il procuratore generale Bru­no Balestra) non sono in­fatti mancate le ricuse e le contro denunce che, a detta dei ben informati, contene­vano a tratti anche affer­mazioni assai pesanti.
Giunti a questo punto non può non preoccupare il fatto che a fine agosto il passaggio dell'incarto dal procuratore generale al col­lega più anziano, il procu­ratore Antonio Perugini, è stato dettato dall'esistenza di elementi tali ( anche se non è dato di sapere quali) da compromettere un sere­no giudizio del procuratore generale sulla vicenda. Un aspetto che merita d'essere chiarito, tanto più che nel­la motivazione dell'abban­dono si fa riferimento ad un «
ragionamento contor­to ed estraneo all'ambito penale che invece si deve basare sui fatti » .
Ce n'è dunque abbastan­za per chiedersi: sono anco­ra in grado quelle due alte cariche della nostra magi­stratura, quella inquirente e quella giudicante, di la­vorare ripristinando la ne­cessaria serenità? Allo sta­to attuale è lecito dubitare se, come detto, la ricusa di cui sopra è effettivamente da ricondurre all'assenza di sufficiente serenità.
Aspetti questi che potreb­bero chiamare anche in causa il Consiglio della Magistratura.
Su un altro fronte poi, quello interno al Tribunale di Appello, questa vicenda deve ulteriormente interro­gare. Come mai il giudice Zali, una volta promossa l'accusa, decise lo scorso mese di marzo ( fu lui a chiederlo) di non più anda­re in aula, e venne sostitui­to da un collega, salvo poi tornare a celebrare proces­si qualche mese dopo una volta riconfermato dal par­lamento cantonale senza che però la sua posizione nell'inchiesta penale fosse mutata? Sarebbe opportu­no che il Tribunale di Ap­pello avesse una prassi e la applicasse. Per tener alta l'immagine della magistra­tura e non farla apparire come una casta disciplina­ta da sue regole. Regole a geometria variabile.
 

Da: La regione 20.09.08 pag 15

Decesso post-parto, l'autopsia è al perito
Dopo un reclamo al Giar, per i ritardi, dall'avvocato di parte civile


Il perito giudiziario dottor Antonio Osculati è finalmente in grado di effettua­re le sue valutazioni medico-legali sul re­ferto autoptico che l'Istituto cantonale di patologia anatomica di Locarno aveva realizzato sul corpo della 39enne di Arce­gno che il 25 marzo scorso, al Cardiocen­tro di Lugano, era spirata a causa di com­plicazioni emerse dopo un parto gemella­re (con taglio cesareo) alla Clinica Santa Chiara di Locarno. Osculati può agire perchè l'autopsia gli è stata consegnata in seguito ad un reclamo - al Giudice dell'i­struzione e dell'arresto - da parte dell'av­vocato della famiglia della donna, avvoca­to Brenno Canevascini.
Il legale di parte civile si era visto costretto al... rimedio estremo del reclamo dopo reite­rate lungaggini palesate in Magistratura pro­prio nel concretizzare il trasferimento dei do­cumenti richiesti. La 39enne, ricordiamo, mise alla luce a Locarno, con parto cesareo programmato, due gemelline, ma poco tempo dopo, a causa di un'emorragia interna e di un arresto cardiaco, dovette venire rioperata d'urgenza. Durante l'intervento si produsse però un'embolia polmonare, o in termini più precisi una coagulazione intravasale disse­minata. Ragion per cui si rese necessario un ricovero al Cardiocentro, dove purtroppo, in serata, la donna morì.
In seguito a quel dramma, preso atto del fatto che la direzione della Clinica aveva già tempestivamente segnalato l'accaduto alla Magistratura, la famiglia si è costituita parte civile e ha chiesto alla Magistratura stessa, tramite l'avvocato Canevascini, un accerta­mento più approfondito per stabilire se vi fos­sero responsabilità a livello di struttura e/o di intervento medico. Questo accertamento era stato richiesto principalmente per un aspetto morale.
Nei mesi seguenti l'indagine ha fatto il suo corso, con la raccolta delle cartelle mediche e il rapporto della clinica locarnese sull'acca­duto. L'unico neo - dal punto di vista della parte civile - era costituito dal fatto che il Mi­nistero pubblico accumulava ritardi nella trasmissione dell'autopsia al perito giudizia­rio. Ritardi che avevano appunto spinto Ca­nevascini a insistere a più riprese, fino alla presentazione, una quindicina di giorni fa, di un reclamo ufficiale al Giar. Che quantomeno ha sortito l'effetto sperato. d.mar. 

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli