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Da: La regione 1.10.08 pag 6

Il Tf annulla la legge ginevrina
Losanna - Nel canton Ginevra sarà nuovamente possibile fuma­re nei locali pubblici: il Tribunale federale (Tf) ha infatti annulla­to il regolamento del Consiglio di Stato entrato in vigore lo scor­so primo luglio. Secondo i giudici di Mon Repos mancano le basi legali. Il Gran consiglio avrebbe dovuto adottare una legge ad hoc. In casi eccezionali il Consiglio di Stato è sì competente per prendere misure di polizia, ma ciò presuppone che vi sia un peri­colo grave ed imminente non risolvibile con mezzi legali ordina­ri, spiega il Tf. La normativa era stata approvata con quasi l'80% di voti favorevoli in votazione popolare. Si tratta di una delle più restrittive in Svizzera: il fumo è permesso infatti soltanto nelle camere d'albergo, nelle celle delle prigioni e nei negozi che realiz­zano la totalità del fatturato con la vendita di tabacchi. Secondo il Tf, il regolamento genera inoltre un gran numero di nuovi obbli­ghi, come quello imposto ai gestori dei locali pubblici di far ri­spettare il divieto e di tollerare i controlli.
Il dicastero ginevrino della salute sottolinea in una nota che il go­verno ha varato il regolamento transitorio «per concretizzare ra­pidamente la volontà popolare» . La decisione della Corte suprema - aggiunge - «avrà quale conseguenza di ritardare di svariati mesi un provvedimento volto a salvaguardare la salute pubblica». 

Da: La regione 30.09.08 pag 1 e 34

L'ospite
Bisogno di senso dello Stato

di Argante Righetti

La causa principale delle diffi­coltà delle finanze del Cantone è la politica degli sgravi fiscali pra­ticata dopo il 1995. Essa ha sot­tratto al Cantone e ai Comuni centinaia di milioni di franchi. Correttamente l’ha riconosciuto il Consiglio di Stato nel suo rappor­to sulle linee direttive e sul piano finanziario 2008-2011. Gli sgravi fiscali sono stati negativi anche dal profilo dei contenuti, poiché hanno manifestamente favorito i contribuenti con alti redditi. Scarsi o nulli sono stati i benefici per contribuenti con redditi medi o bassi.
Il pericolo che questa politica continuasse è stato scongiurato, almeno a breve scadenza, con il chiaro rifiuto nella votazione po­polare del 1o giugno dell’iniziati­va fiscale della Lega, che avrebbe ulteriormente indebolito il Canto­ne e i Comuni.
segue a pag. 34

DALLA PRIMA
In queste condizioni l'operazione di risana­mento delle finanze è difficile. Il Consiglio di Stato sta lavorando con senso di responsabi­lità. Il contenimento della spesa pubblica è ne­cessario, ma certamente non nella misura e nei modi proposti da chi mira a un ridimensiona­mento massiccio del ruolo dello Stato e più an­cora mira a paralizzare l'azione politica nel Cantone e a delegittimare il governo eletto il 1 ° aprile 2007.
C'è poi chi mira direttamente a indebolire le istituzioni con polemiche e con proposte indegne contro le autorità e contro l'amministrazione. Sono polemiche e proposte che offendono grave­mente i valori morali, ma sulle quali purtroppo tacciono non pochi esponenti della politica, dei media e della cultura, alcuni per paura, altri perché queste polemiche e queste proposte servo­no ai loro scopi.
Recenti esperienze hanno abbondantemente provato che dure misure di taglio della spesa
pubblica finiscono, per i loro effetti negativi sot­to forma di soppressione o di riduzione di servi­zi e di prestazioni dello Stato, in un disastro po­litico.
La protesta popolare ha portato al rigetto di due dei quattro decreti legislativi contestati nel­la votazione del 16 maggio 2004 e al rigetto del decreto sulla limitazione dei sussidi sociali nella votazione del 12 marzo 2006, addirittura con il 65% di no.
L'azione per il contenimento della spesa pub­blica
ha quindi i suoi limiti nel rispetto del biso­gno di uno Stato forte, non sussidiario, di uno Stato particolarmente impegnato nei settori del­la sanità, della socialità, dell'educazione, della formazione, della protezione dell'ambiente, del­la sicurezza. E occorre anche rispetto del biso­gno di un forte impegno dello Stato per garanti­re l'equilibrio fra le regioni, manifesto essendo il rischio della crescita delle disparità nella loro condizione economica e finanziaria.
È forte il bisogno di senso dello Stato.

 

 

Da: La regione 30.09.08 pag 15

Rüedi ha scelto: si farà processare
Minusio, l'imprenditore ricorre contro una proposta di condanna per disobbedienza ad ordine di autorità

Per la reiterata non osservanza di sentenze, diffide e ordini dall'al­to, l'imprenditore minusiense Pe­ter Rüedi andrà a processo. La scelta di affrontare un dibattimen­to pubblico è sua, ed è stata presa ricorrendo contro un decreto d'ac­cusa con cui la Magistratura tici­nese proponeva una condanna a una pena pecuniaria per disobbe­dienza ad ordine di autorità.
La " vicenda Rüedi" affonda le sue radici negli anni '70 ed è una delle ico­ne - assieme a Happy Days e al Barba­papà - con cui i minusiensi hanno do­vuto convivere crescendo. In buona sostanza Peter Rüedi difende da anni, a suon di ricorsi, la provvisorietà di un cantiere (il "Parco Girasole" lungo via Navegna, fra via Simen e via San Gottardo) da lui fatto montare oltre 30 anni fa ma mai completato. Sulla stes­sa superficie - protetta da una barrie­ra perimetrale gialla affacciata su via Simen - convivono sia infrastrutture del tutto inutili (fra cui una gru inuti­lizzata da decenni), sia l'ormai cele­berrimo " attico abusivo" per cui il Tribunale federale ha già ordinato la demolizione (nel 1993!) ma che invece rimane imperterrito al suo posto.
Dopo reiterati - ma del tutto inuti­li - tentativi di far rispettare la lega­lità, il Municipio ha negli ultimi tem­pi alzato i toni. Dapprima ( gennaio 2007) inoltrando a Rüedi e a tutti i con­domini degli stabili del "Parco Gira­sole" una diffida inappellabile di de­molizione dell'attico, già giunta a sca­denza il 30 aprile 2007. E poi, conse­guentemente, sporgendo una denun­cia penale per disobbedienza a ordine di autorità.
Con la diffida inappellabile l'Esecu­tivo si era rivolto ai 21 condomini del­la proprietà per piani (Ppp) obbligan­doli a demolire spontaneamente l'atti­co su uno dei tre blocchi d'apparta­menti. Se entro il 30 aprile dell'anno scorso nulla fosse successo, aveva co­municato il Municipio a suo tempo, l'autorità sarebbe intervenuta rifa­cendosi poi finanziariamente sulla Ppp che a sua volta avrebbe potuto battere cassa con l'amministratore e promotore immobiliare Rüedi. Ma naturalmente, trascorsa infruttuosa la scadenza, l'intervento delle ruspe "d'ufficio" non c'era stato, e all'azione di forza l'Esecutivo aveva preferito anteporre un nuovo episodio della già intricatissima novela fatta di carte bollate: un episodio chiamato denun­cia penale. Denuncia che ora ha pro­dotto una proposta di condanna per disobbedienza ad ordine di autorità sia in relazione alla mancata demoli­zione dell'attico, sia ( ma su questo aspetto non v'è conferma) in merito al mancato sgombero delle infrastruttu­re di cantiere. Rüedi, com'era prevedi­bile, ha però impugnato il decreto chiedendo il beneficio di un processo pubblico. Appuntamento dunque in Pretura penale. d.mar.

 

Da: La regione 25.09.08 pag 22

Nomina contestata nelle scuole chiassesi
Secondo la Sinistra il Municipio avrebbe agito scorrettamente


Con una interrogazione trasmessa ieri al Municipio il gruppo Unità socialista-I Verdi (prima firmataria Bruna Bernasconi conte­sta il modo con il quale il locale esecutivo ha proceduto alla nomina di un docente di so­stegno pedagogico. Tra i concorrenti (diver­se decine) figurava infatti accanto ad altri candidati qualificati una insegnante già at­tiva da quindici anni, ma a metà tempo, nel­l'istituto scolastico locale e che ha parteci­pato al concorso per poter essere designata a tempo pieno. Nonostante che la sua candi­datura avesse ricevuto il preavviso favore­vole dell'Ispettorato scolastico e della dire­zione dell'istituto il Municipio ha deciso di­versamente scegliendo, tra i molti concor­renti, un docente che non sarebbe in posses­so dell'abilitazione all'insegnamento.
Perché le valutazioni dell'Ispettorato e della direzione della scuola sono state disat­tese? È questa la prima delle due domande che la Sinistra pone ora al Municipio al qua­le Bruna Bernasconi chiede pure di dar ra­gione «delle motivazioni che hanno portato alla scelta del candidato nominato» dall'ese­cutivo. La docente esclusa e che continua co­munque ad operare a metà tempo sempre nel campo del sostegno pedagogico alle scuole elementari di Chiasso ha interposto ricorso al Consiglio di Stato che, fino a ieri, non si era ancora espresso sulla vicenda. L'interrogazione richiama altresì la delica­tezza del sostegno pedagogico ciò che giusti­fica, a maggior ragione, la scelta di candida­ti non solo in possesso di titoli adeguati ma che hanno dato prova delle loro capacità e che conoscono la realtà scolastica locale. La legale della docente esclusa, l'avvocato Lui­sa Keller-De Palatis confermando il ricorso, ci ha detto di «aspettare con fiducia la deci­sione. Non aggiungo altro nell'interesse della scuola e della materia insegnata»

Da: CdT 30.09.08 pag 16

Chiasso: va annullata la decisione del Municipio per il nuovo docente

Il Governo ha accolto il ricorso di una candidata al posto d'insegnante di sostegno pedagogico a cui è stato prefe­rito un altro concorrente: la scelta dell'esecutivo «non rispetta i requisiti di legge». Occorre una nuova nomina
  La nomina da parte del Munici­pio di Chiasso del nuovo docente di sostegno pedagogico alle scuo­le comunali va annullata. La scel­ta dell'esecutivo «non rispetta i re­quisiti di legge» si legge nella sen­tenza del Consiglio di Stato dopo il ricorso inoltrato da un'altra candi­data che ambiva al posto: il prescel­to non ha conseguito l'abilitazione all'insegnamento, necessaria per un posto di nomina come quello bandito a Chiasso. A questo punto il Municipio ha davanti a sé due possibilità:o aprire un nuovo con­corso o procedere ad una nuova nomina sulla base delle candida­ture valide inoltrate.
  Il Consiglio di Stato ha invece boc­ciato la richiesta della ricorrente di essere direttamente nominata in sostituzione del prescelto dal­l'esecutivo.
  La necessità di una nomina di un docente di sostegno pedagogicoa metà tempo all' Istituto scolastico di Chiasso si è resa necessaria a causa del pensionamento della in­segnante titolare. Il Municipio ha così indetto una gara alla quale hanno partecipato diversi candi­dati fra cui la persona poi designa­ta, abitante a Ligornetto e senza precedenti esperienze, e la ricor­rente, che vive a Chiasso e già la­vora da anni come docente di so­stegno pedagogico a metà tempo a Chiasso ed a Coldrerio. La can­dida­tura di quest'ultima era soste­nuta dall'ispettrice scolastica, dal­la direzione della scuola e dal ca­podicastero educazione; quella del prescelto dalla Commissione scolastica. Ed è proprio sul candi­dato di Ligornetto che è caduta la decisione del Municipio.
  Ne è seguito il ricorso al Consiglio di Stato inoltrato dall'avvocato Luisa De Palatis Keller a nome del­la sua cliente, con successive os­servazioni del docente nomina­to, patrocinato dall'avvocato Ren­zo Galfetti, del Municipio e della Sezione amministrativa del Di­partimento dell'educazione, del­la cultura e dello sport che sotto­lineava la mancanza dell'abilita­zio­ne all'insegnamento per il do­cente nominato.
  È stato proprio questo elemento a far decidere al Consiglio di Sta­to per l'annullamento della deci­sione municipale: «Il superamen­to della prova di assunzione, che egli ha conseguito con la qualifi­ca " buono", non è sufficiente ai fi­ni di una nomina, ma permette unicamente di partecipare ai con­corsi per incarichi fino al 2010­2011» si legge nella sentenza.
  La questione è peraltro oggetto di un'interrogazione inoltrata al Mu­nicipio dal gruppo Unità sociali­sta- I Verdi.
 

  

Da: La regione 1.10.08 pag 18

‘Una decisione discutibile'
Docente di Chiasso, probabile ricorso al Tf


L'avvocato Renzo Galfetti, legale del docente di sostegno pedagogico la cui no­mina decisa dal Municipio di Chiasso è stata annullata a seguito di un ricorso dal Consiglio di Stato, ha preso posizione ieri preannunciando che contro la deci­sione governativa «verrà verosimilmente interposto ricorso al Tribunale federale».
Nel suo dettagliato comunicato Galfet­ti passa in rassegna i punti evocati nella sua decisione dal Consiglio di Stato. Così la richiesta dell'abilitazione all'insegna­mento per un docente di sostegno peda­gogico «appare inutile e priva di senso» tanto che si starebbe valutando di elimi­nare questa condizione dai regolamenti riguardanti la designazione di insegnan­ti che si occupano di questa particolare materia. Il legale dell'insegnante nomi­nato dal Municipio, nomina censurata dal governo cantonale, rileva poi che il suo patrocinato aveva ricevuto dal dipar­timento la conferma che avrebbe potuto partecipare ai concorsi per l'insegna­mento. Galfetti si appella anche ai preav­visi di diverse istanze che nella fase di esame del concorso «non hanno escluso il docente poi nominato». E ciò sarebbe la prova che è solo sulla base di ragioni for­mali che la nomina è stata annullata dal governo cantonale anche perché l'assi­stito dell'avvocato Galfetti non sarebbe l'unico, tra i docenti di sostegno pedago­gico, a non disporre dell'abilitazione al­l'insegnamento.
Il Municipio di Chiasso, in una nota diffusa ieri in serata, « stigmatizza le pre­se di posizione apparse sulla stampa » e ri­badisce di aver deciso « conformemente a quanto previsto nel bando di concorso, in piena coscienza e autonomia, supportato dalle indicazioni ricevute dal Cantone e dall'Ispettorato scolastico, secondo cui il candidato prescelto adempie a tutti i re­quisiti richiesti ». L'Esecutivo non ricor­rerà contro la decisione del CdS. 

 

Il commento
Deficit di trasparenza
di Edy Bernasconi
Quella che sin dall'inizio è appar­sa come una vicenda di natura so­prattutto politica si sta trasforman­do in una battaglia tra avvocati. È legittimo che i legali dell'una e del­l'altra parte ( il docente la cui nomi­na a Chiasso è stata annullata dal Consiglio di Stato e la legale della ricorrente che ha contestato quella nomina) prendano posizione a colpi di argomenti tecnico- giuridici. Si tratta, a ben guardare, di un tema di interesse pubblico perché in gioco vi è la scelta di un dipendente della scuola chiamato quindi a svolgere le proprie funzioni per conto della comunità ( che provvede pure a cor­rispondergli lo stipendio). Non può quindi il Municipio di Chiasso ( A maggioranza? Con voto unanime?) stigmatizzare come ha fatto nella serata di ieri le prese di posizione apparse nei giorni scorsi sulla stampa tutta ( non solo sulle colonne della solita
Regione) quasi che la questione possa essere ridotta a fat­to privato. Ci si consentano due do­mande: tra le prese di posizione che vengono stigmatizzate figura pure quella diffusa ieri dall'avvocato Renzo Galfetti della quale riferia­mo a lato? Secondo: a dover essere stigmatizzata vi è anche l'interro­gazione presentata la scorsa setti­mana dall'Unità socialista- I Verdi diffusa come da prassi abituale dal­la cancelleria comunale a tutti i giornali? A questa seconda doman­da la risposta può già essere data: gli atti parlamentari sono oggetto di risposta e non di censura. Alla prima rispondano o il Municipio o il sindaco.
Torniamo al fatto. Al concorso per la nomina di un docente di so­stegno pedagogico che sta facendo discutere molto ( troppo se si pensa all'interesse superiore della scuola) hanno partecipato quasi trenta con­correnti. Non più di cinque tra di
loro hanno ottenuto la qualifica « molto buono » dall'ispettore scola­stico. Altri, tra i quali colui che sa­rebbe stato nominato, il giudizio « buono » . I rimanenti, infine, la qualifica « discreto » .
Il Municipio nella sua scelta ha escluso a maggioranza ( lo attesta il verbale della seduta) tutti i candi­dati con le migliori qualifiche per sceglierne uno della fascia interme­dia. La commissione scolastica, a sua volta, aveva indicato due candi­dati ( tra i cui nomi non figura colui che sarebbe stato nominato) e di questa indicazione il Municipio o la sua maggioranza non ha tenuto conto. Come mai? Il sospetto di tro­varsi di fronte ad una nomina clien­telare sta in piedi. Per fare la dovu­ta chiarezza sarebbe opportuno, in­vece di sparare contro i giornali, che il Municipio ammettesse di aver sbagliato. In omaggio ai principi della trasparenza.
 


Da: CdT 6.10.08 pag 16

Improponibile l'interrogazione sulla nomina di un docente
 Il Municipio di Chiasso ri­spedisce subito al mittente l'atto della consigliera co­munale Bruna Bernasconi

  «Con riferimento allo scritto summenzionato, osserviamo che secondo l' ABC del consigliere co­munale, dall'interrogazione sono esclusi oggetti che toccano la sfe­ra personale dei cittadini o che so­no di esclusiva competenza o per­tinenza del Municipio e di altre istanze»: così il Municipio di Chiasso replica alla consigliera co­munale socialista Bruna Berna­sconi, che a fine settembre aveva presentato un'interrogazione sul­la recente nomina di un docente di sostegno pedagogico alle scuo­le comunali. Nomina poi annul­lata su ricorso dal Consiglio di Sta­to. Tuttavia, l'atto consiliare di Ber­nasconi, spiega l'esecutivo, «è im­proponibile a causa dell'oggetto, di esclusiva competenza» muni­cipale. Questo parere è peraltro confermato dagli Enti locali. Il Mu­nicipio fa sapere che le sue scelte si fondano sui requisiti dei candi­dati, dei quali si valutano pure le situazioni personali, e vanno nel pieno interesse delle scuole.

 

Da: La regione 6.10.08 pag 13

Nomina problematica a Chiasso, l'interrogazione della Sinistra giudicata ‘improponibile'

L'interrogazione è improponibile. Il Municipio di Chiasso non risponderà all'interrogazione di Bruna Bernasconi (Us-I Verdi) che ha sollevato dubbi - poi confermati dal Consiglio di Stato - sulla nomina al 50 per cento del docente di sostegno pedagogico all'Istituto scolastico. Il motivo? Come indicato dall'Abc del Con­sigliere comunale, dalle interrogazioni sono esclusi oggetti che toccano la sfera personale dei cittadini o che sono di esclusiva competenza o pertinenza del Municipio e di altre istanze. La deci­sione dell'Esecutivo è stata confermata anche dalla Sezione Enti Locali, sollecitata dallo stesso Municipio. « Considerati gli artico­li della Legge sulla scuola dell'infanzia e sulla scuola elementare, la nomina di un dipendente comunale/docente è di competenza del Municipio, dopo valutazione dell'adempimento dei requisiti, da parte dei concorrenti, posti dal bando di concorso » , recitano gli Enti Locali. Per questo motivo, « l'interrogazione volta a conoscere i motivi alla base della scelta presa dal Municipio risulta impropo­nibile, in quanto tocca la sfera privata di un cittadino ».
Tornando alla nomina, il Municipio sottolinea che « le scelte del­l'Esecutivo si fondano sui requisiti di ogni candidato, consideran­do pure le relative situazioni personali e famigliari, e attuate nel pieno interesse dell'Istituto scolastico e degli allievi che lo frequen­tano » . A livello ricorsuale, dopo il Municipio, anche l'avvocato Luisa De Palatis Keller, legale della docente che per prima aveva inoltrato ricorso contro la nomina, non inoltrerà ricorso al Tri­bunale federale. Con ogni probabilità il docente scelto dall'Esecu­tivo inoltrerà ricorso al Tf di Losanna.

 

Da: La regione 7.10.08 pag 22

Nomine tra la forma e la trasparenza

A Chiasso il Municipio non risponde e Bruna Bernasconi insorge. Gli Enti locali precisano. Il parere di Ratti
«Qualsiasi politico trova il modo di rispondere delle sue de­cisioni anche se le stesse sono sta­te sconfessate, come nel nostro caso, da una istanza superiore»
dice la consigliera comunale dell'Unità socialista-I Verdi di Chiasso Bruna Bernasconi, prima firmataria dell'interro­gazione risalente allo scorso 24 settembre con la quale, a nome del suo gruppo, chiedeva lumi circa la procedura seguita per la nomina di un docente di so­stegno pedagogico presso le scuole comunali chiassesi ri­mettendosi, comunque, per un commento più ampio «alle va­lutazioni che darà il gruppo dei consiglieri comunali della Sini­stra nel corso della riunione pre­vista nei prossimi giorni» . No­mina che il Consiglio di Stato, è bene ricordarlo, ha nel frattem­po annullato. Contro questa de­cisione il docente in questione sta valutando di inoltrare un ri­corso al Tribunale federale. A sua volta, il Municipio, appog­giandosi ad un parere espresso dalla Sezione enti locali ha rin­viato al mittente l'interrogazio­ne (cfr. laRegione Ticino di ieri)
siccome «dall'interrogazione sono esclusi oggetti che toccano la sfera privata dei cittadini o che sono di esclusiva competen­za o del Municipio o di altre istanze» . Il Municipio nel moti­vare il suo rifiuto a fornire una risposta all'atto consiliare pre­cisa anche che «possiamo affer­mare che le scelte dell'esecutivo si fondano sui requisiti di ogni candidato, considerando pure le relative situazioni personali e familiari, e attuate nel pieno in­teresse dell'Istituto scolastico e degli allievi che lo frequentano».
La Sezione enti locali conferma la sua presa di posizione. Preci­sa tuttavia la giurista che ha elaborato il parere indirizzato al Comune di Chiasso Carla Biasca che «quanto da noi espresso non riguarda il merito della vicenda e la decisione pre­sa a tale proposito dal Consiglio di Stato il quale ha accolto il ri­corso che annulla la nomina del docente. Ne possiamo parlare, a questo punto, siccome l'affare è finito su tutti i giornali. In parti­colare il passaggio che lei cita della risposta del Municipio non concerne in nessun modo quanto espresso dalla nostra Sezione che si è limitata a precisare i li­miti di competenza del Consiglio comunale e quelli che sono inve­ce di spettanza del Municipio».
Si dice sconcertata Bruna Ber­nasconi: « Non è mai stata mia intenzione toccare la sfera priva­ta delle persone. Più semplice­mente ho voluto porre il proble­ma sulla procedura di scelta di un candidato. In secondo luogo mi domando come mai i consi­glieri comunali non hanno rice­vuto il testo integrale della posi­zione espressa dalla Sezione enti locali, ma solo uno stralcio della stessa. Il testo completo permet­terebbe, in ogni caso, un altro tipo di valutazione». E aggiun­ge: «Il modo di informare del Municipio non favorisce la sere­nità del clima all'interno della scuola. Si finisce per creare solo confusione. Questo Municipio ha fatto della trasparenza la propria bandiera. Il vecchio ese­cutivo la praticava rispondendo anche alle domande riguardanti le nomine» conclude. Abbiamo chiesto un parere non nel meri­to, ma sulla forma ad Eros Rat­ti, già responsabile degli Enti locali ed autore dell'opera Il Co­mune: «Vi sono dei limiti precisi allo strumento dell'interroga­zione. Essa deve toccare quei temi sui quali il Municipio è chiamato a dare scarico al legi­slativo e qui ha ragione il Comu­ne di Chiasso. Vi sono tuttavia dei margini di apprezzamento soprattutto quando un fatto di­venta di dominio pubblico come nel nostro caso. Qui dovrebbe prevalere il buonsenso» . Come dire che si potrebbe anche ri­spondere.
E.B.




Continua il confronto politico dopo la decisione del CdS di annullare la nomina di un docente
TI- PRESS ARCHIVIO

 

Da: La regione 24.09.08 pag 6

La Svizzera fra i paesi meno corrotti al mondo

Berlino - La Danimarca, la Svezia e la Nuova Zelanda rimangono i paesi meno colpiti dal feno­meno della corruzione.
La Svizzera sale di due posizioni e si piazza al quinto posto. Lo indica l'associazione non gover­nativa Transparency International (Ti) che pro­prio ieri ha pubblicato l'Indice di percezione della corruzione (Ipc). Danimarca (9,3), Svezia (9,3) e Nuova Zelanda (9,3) hanno ottenuto lo stesso pun­teggio. Al quarto rango segue Singapore (9,2). Quindi, a parimerito, ecco la Finlandia (9,0), che ha perso una posizione, e la Svizzera (9,0, come nel 2007). In seguito figurano l'Islanda (8,9), l'Olanda (8,9), l'Australia (8,7) e il Canada (8,7).
Tra i paesi europei, l'Italia (4,8; 55esimo rango) è in penultima posizione nella lotta alle... mazzette, davanti alla Grecia. Fra i paesi con l'Ipc più basso - ossia il grado di corruzione che secondo i cittadi­ni regna nell'amministrazione pubblica e nella vita politica nazionale, misurato secondo appositi sondaggi - si trovano Haiti, Iraq, Birmania e So­malia. Assieme all'Afghanistan formano il fanali­no di coda della classifica. La situazione si è dete­riorata a livello di punteggio in modo significativo per la Bulgaria, la Gran Bretagna, la Norvegia, il Burundi e le Maldive. La corruzione è aumentata anche in Albania, la Georgia, il Qatar, le Isole Mau­rizie, la Nigeria, l'Oman, la Corea del Sud, l'arcipe­lago di Tonga, la Turchia e Cipro.
In una nota diramata sempre ieri, la sezione svizzera di Transparency International rileva che la situazione nel nostro paese non è migliorata e con questo la notevole distanza con i paesi più vir­tuosi. Per cambiare - avvisa la sezione svizzera di Ti - occorrono misure. Bisogna vietare i regali a funzionari federali e il finanziamento dei partiti e delle campagne in vista di votazioni devono essere resi trasparenti. L'organizzazione auspica anche la creazione di un centro di competenza per la lot­ta alla corruzione.
ATS

 

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