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L'uomo, un quarantottenne del distretto, era stato denunciato
dall'istituto di credito in cui lavorava e che gli rimproverò di avere
operato senza autorizzazione sui conti di 3 clienti ma l'ipotesi non fu
suffragata da prove
La Camera dei ricorsi penali (CRP)del Tribunale d'appello ha concesso
un risarcimento pecuniario, ancorché molto contenuto, all'ex
funzionario di banca del distretto prosciolto tre anni e mezzo fa
dall'accusa di amministrazione infedele ai danni di tre clienti
dell'istituto di credito in cui aveva lavorato a Mendrisio fino al
2000. All'uomo sono stati riconosciuti sia un'indennità per ingiusta
carcerazione sia il principio della rifusione di almeno una parte dei
danni subiti:in particolare le spese legali e il torto morale patito
dall'intero nucleo famigliare.
Nel complesso, comunque, la somma stabilita dalla CRP raggiunge sì e
no l'ammontare dei costi sostenuti dal quarantottenne per l'impegno
del proprio avvocato. Non compensa minimamente il danno materiale
derivato dal mancato guadagno degli ultimi otto anni, visto lo
stipendio sensibilmente inferiore percepito
dall'ex funzionario grazie al
suo nuovo lavoro.
Le traversie giudiziarie vissute dall'uomo ebbero inizio quando i
vertici della banca denunciarono l'ex dipendente per il sospetto che
avesse prelevato indebitamente denaro dai conti di una decina di
clienti per finanziare il progetto di una bucalettere elettronica; un
apparecchio in grado di velocizzare le operazioni per imbucare la
corrispondenza. Il quarantottenne fu arrestato nell'ambito delle
indagini del Ministero pubblico e rimase in detenzione preventiva per
circa un mese. Evidentemente perdette il lavoro. E iniziò un calvario
giudiziario che si concluse soltanto nel marzo del 2007, quando la
sentenza d'assoluzione, emessa nel 2005, fu confermata dalla Corte di
cassazione e di revisione penale.
L'inchiesta aveva condotto la Procura a intimare, nel 2002, al consulente finanziario un decreto
d'accusa per amministrazione infedele ai danni di tre clienti con una
proposta di pena pari a 90 giorni di detenzione sospesi con la
condizionale per 2 anni. Il loro patrimonio sarebbe stato intaccato
per circa 100.000 franchi, per altro integralmente risarciti. L'ex
bancario, patrocinato dall'avvocato luganese Jean-Maurice Jordi, si
oppose al decreto d'accusa. Il caso approdò così nell'aula della
Pretura penale a Bellinzona.
Il giudice di merito sentenziò che risultava impossibile appurare se
i bonifici contestati fossero stati vistati dai superiori del
quarantottenne, come ha sempre sostenuto l'ex consulente, o se
esistesse una delega interna alla banca che gli conferiva autonomia
operativa, come asseriva l'istituto di credito. Quest'ultima
eventualità, per altro credibile quanto la prima, concluse il giudice,
sarebbe stata comunque frutto di «carenze nel sistema di controllo
della banca». In ogni caso, l'impossibilità di sciogliere il dubbio
indusse il pretore a lasciare cadere l'accusa. L'istituto di credito,
costituitosi parte civile, impugnò la sentenza davanti alla Corte di
cassazione che però dichiarò il ricorso inammissibile.
L'intera vicenda, come si può facilmente immaginare, ha cagionato ai
protagonisti disagi considerevoli. In primo luogo per l'ex bancario,
rimasto in stato di arresto per circa un mese, otto anni fa, ma anche
per i suoi famigliari. Tra le altre cose, la moglie era stata
incarcerata col marito, ancorché solo per 24 ore, per poi vedersi
recapitare un decreto di
non luogo a procedere.
Francesco Somaini
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