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La Regione, 3.09.08, pag 17

Perde i sussidi ma salva lo statuto
Decisione finale del Taf sull'intricata vicenda di Casa Primavera Aspro contenzioso con le autorità federali in materia di sussidi


Mezza vittoria e mezza sconfitta. È finito così il contenzioso che oppo­neva la Città di Lugano all'Ufficio federale di giustizia a proposito di Casa Primavera, istituto pubblico per minori.
Mezza sconfitta perché la Città do­vrà restituire l'integralità dei sussi­di percepiti indebitamente e riferiti agli stipendi di direttore e vice diret­tore ( per un totale di oltre 430 mila franchi). Mezza vittoria perché il Tribunale amministrativo federale, ultima istanza giudicante presso cui è approdata questa complessa vicen­da, ha deciso di restituire a questa importante struttura sociale cittadi­na il proprio statuto di istituto edu­cativo avente diritto ai sussidi, sta­tuto che, a seguito della vicenda, le era stato tolto dalle autorità federali. Tutto prese avvio nei primi mesi del 2006 quando, nell'ambito di una nuova procedura di ispezione da parte dell'Ufficio federale di giusti­zia ( cui compete il capitolo dell'ero­gazione di sussidi per questo genere di istituti), emerse il problema del­l'avvenuto cambiamento di mansio­ni di direttore e vice direttore di Casa Primavera all'interno della struttura dei servizi sociali cittadi­ni. Una mancata segnalazione di questi cambiamenti di fatto aveva portato le autorità federali a conti­nuare nel sussidiamento dei due sti­pendi, considerati entrambi al 100% al servizio solo e unicamente dell'i­stituto di Lugano. Le autorità cittadine riconobbero lo sbaglio, con però una quantifica­zione della somma, percepita in modo errato, inferiore rispetto a quanto calcolato dall'autorità fede­rale. Il 7 aprile del 2006 l'Ufficio fede­rale di giustizia scrisse al sindaco Giorgio Giudici trasmettendogli un progetto di decisione nel quale non solo si sanciva la restituzione inte­grale della somma ricevuta indebita­mente dalla Città, ma anche la revo­ca del riconoscimento di Casa Pri­mavera quale istituto educativo avente diritto alle sovvenzioni.
Sulla vicenda, pochi giorni dopo, si affacciò anche la Divisione sociale del Dss che, sottolineando il ruolo importante e il buon lavoro svolto da Casa Primavera, propose di annulla­re la decisione di revoca del ricono­scimento di istituto avente diritto ai sussidi.
Il contenzioso fece la propria stra­da, sino, come detto, ad approdare al Tribunale amministrativo federale. Con una lunga, articolata decisione, la massima istanza giudiziaria ha ora stabilito che la decisione dell'Uf­ficio federale di giustizia, per quel che concerne l'obbligo di restituzio­ne integrale dei sussidi percepiti in eccesso, era corretta e ora va rispet­tata.
Discorso diverso invece per il se­condo punto contestato. « Appare sproporzionato - scrivono i giudici -
privare
( Casa Primavera) del ricono­scimento come istituto educativo avente diritto ai sussidi. Il ricorrente dovrà tuttavia, in futuro, prestare una particolare attenzione nell'alle­stimento della documentazione da presentare per l'ottenimento dei sus­sidi » .




Direttore e vice sussidiati per un 100% che tale non era
TI- PRESS

 

Da: La Regione, 3.09.08, pag 7

Ritirate le denunce contro Gheddafi jr
Marcia indietro dei domestici che lo avevano accusato con la moglie di maltrattamenti e violenze


Ginevra - I domestici di Hannibal Gheddafi e della mo­glie Aline hanno ritirato la de­nuncia che avevano sporto a Ginevra contro la coppia libi­ca per maltrattamenti. Lo ha annunciato ieri in un comuni­cato l'avvocato della coppia François Membrez. La vicen­da aveva innescato una tensio­ne diplomatica tra la Svizzera e la Libia, per altro non ancora rientrata. Il ritiro della denun­cia era una delle condizioni poste da Tripoli per porre un termine alla crisi con Berna. « I miei assistiti hanno deciso liberamente dopo aver ben ri­flettuto » di ritirare la denuncia penale inoltrata agli inizi di luglio. « I loro interessi sono sta­ti salvaguardati nella misura in cui sono stati correttamente indennizzati. Sono stati ricono­sciuti quali vittime e le loro sof­ferenze sono state prese in con­siderazione » . I due domestici, un marocchino e una tunisina, hanno ottenuto un permesso di soggiorno temporaneo uma­nitario.
La loro decisione è stata an­nunciata al giudice istruttore Michel- Alexandre Graber alla fine della scorsa settimana.
«Li ho convocati nel mio ufficio per assicurarmi che la loro de­cisione fosse stata presa libera­mente. Ed è questo il caso » ha precisato il magistrato, che aveva incriminato la coppia Gheddafi.
Il giudice trasmetterà ora l'incarto al procuratore gene­rale Daniel Zappelli, che deci­derà quale seguito dare alla procedura. Nel corso di una conferenza stampa a metà ago­sto, Zappelli aveva lasciato in­tendere chiaramente che il ri­tiro delle denunce avrebbe estinto le procedure intentate a Ginevra.
Dei tre reati contestati alla coppia Gheddafi, due sono per­seguiti in seguito ad una de­nuncia (lesioni personali sem­plici e minacce), mentre la coa­zione è perseguita d'ufficio. È tuttavia possibile considerare le tre infrazioni nel loro insie­me, precisa il giudice. Secondo il portavoce della magistratu­ra ginevrina, la decisione del procuratore generale sarà resa nota oggi in giornata.
Nel suo comunicato, il legale dei domestici indica che, in merito al fratello del maroc­chino, di cui è senza notizie dal 27 luglio ( quand'era stato arrestato in Libia), una proce­dura per « scomparsa forzata » è stata avviata presso l'Alto Commissariato per i diritti umani a Ginevra.
Nulla trapelerà invece sul­l'indennizzo versato ai dome­stici. Le modalità del risarci­mento e la loro provenienza « rimarranno confidenziali » ,
sottolinea Membrez. La noti­zia « rallegra» peraltro il legale dei libici, Alain Berger, che non era stato ancora informa­to del ritiro della denuncia. Il Dipartimento federale de­gli affari esteri da parte sua prende atto, ma si guarda bene dall'esprimere alcun commen­to sulle conseguenze che la no­tizia potrebbe avere sulle rela­zioni con Tripoli. ATS




Ora la patata bollente passa nelle mani del giudice Zappelli KEYSTONE

Una vicenda che ha incrinato i rapporti fra Svizzera e Libia
Hannibal Gheddafi - uno dei figli del presidente libico Muhammar - e la mo­glie Aline - incinta di nove mesi - erano stati fermati il 15 luglio scorso in un al­bergo a cinque stelle di Ginevra con l'accusa di aver maltrattato due dome­stici al loro sevizio. Hannibal Gheddafi aveva dovuto trascorrere due notti in una cella del Palazzo di Giustizia, men­tre la moglie, colta da malore al mo­mento del fermo, era stata ricoverata all'Ospedale universitario di Ginevra. La coppia era stata in seguito rilascia­ta dietro cauzione di mezzo milione di franchi.
I coniugi Gheddafi erano giunti a Gine­vra il 5 luglio in vista dell'imminente parto e avevano preso alloggio presso l'Hotel Président Wilson. Il giudice istruttore Michel- Alexandre Graber aveva incriminato entrambi per lesio­ni semplici, minacce e coazione ai danni di due inservienti, che si era­no rivolti alla giustizia inoltrando de­nuncia.
Dopo il pagamento della cauzione - 200 mila franchi per Hannibal e 300 mila per la moglie, sulla quale pesavano le accuse più gravi - la coppia aveva la­sciato Ginevra. La vicenda ha creato tensioni tra la Svizzera e la Libia acuite anche dalle accuse di maltrattamento che Hanni­bal Gheddafi avrebbe mosso a sua volta nei confronti delle forze dell'ordine svizzere. La vicenda sembra comun­que destinata a risolversi positivamen­te, anche se i rapporti fra il nostro pae­se e la Libia non si sono ancora del tut­to normalizzati.

Da: CdT, 2.09.08, pag 13

Casa Primavera mantiene statuto e diritto ai sussidi federali


 Ma si dovranno restituire all' Ufficio federale di giu­stizia 159 mila franchi di sussidi percepiti in eccesso

  Casa Primavera a Lugano è sal­va e potrà continuare a godere del riconoscimento quale istituto educativo, con i relativi sussidi fe­derali. Parallelamente dovrà pe­rò restituire all' Ufficio federale di giustizia (UFG)l'importo 159 mi­la franchi per sussidi percepiti in eccesso in relazione all'attività svolta dal direttore e vicediretto­re. Lo ha stabilito il Tribunale am­ministrativo federale (TAF) con sentenza del 7 agosto scorso do­po aver accolto e in parte respin­to un ricorso in materia.
  La decisione pone la parola fine ad un caso burocratico partico­larmente intricato. Nel 1998 l' UFG aveva riconosciuto Casa Pri­mavera, gestita dalla Città di Lu­gano, quale istituto educativo a pieno titolo, avente diritto ai sus­sidi. Ma appena 8 anni dopo Ber­na aveva improvvisamente deci­so di ritirare il riconoscimento, accusando Lugano di aver inde­bitamente percepito dei sussidi. Ad un esame più attento era emerso che tutto ciò era da ricon­durre ad un banale errore di com­pilazione dei moduli per le richie­ste di sussidio, in cui nella colon­na degli stipendi del direttore e del vice-direttore di Casa Prima­vera, per sbaglio era stata indica­ta la somma intera e non quella effettivamente percepita per quell'incarico. Un errore sfuggito ai revisori ma percepito dall'au­torità federale come un tentativo di «imbrogliare» l'amministrazio­ne. Malgrado diverse discussio­ni e prese di posizione, alcune con toni accesi, la questione si era «incancrenita» tra Berna e Luga­no (che, pur riconoscendo di aver percepito indebitamente dei sus­sidi, aveva lamentato un atteggia­mento di chiusura totale al dia­logo) anche se in definitiva Casa Primavera non ci avrebbe guada­gnato nulla, in quanto il suo defi­cit, dopo il calcolo dei sussidi fe­derali, è garantito dal Cantone, evidentemente interessato ad una soluzione del conflitto. Da qui la necessità di rivolgersi al Tribuna­le federale.
 




SALVA C'è futuro per Casa Pri­mavera.
 (fotogonnella)

 

Da: La Regione, 28.08.08, pag 13

<>< mce_serialized="13gcna8re"><>Abuso da parte del Comune
Il governo: il centro raccolta degli scarti vegetali di Monte Carasso creato nel 2000 è illegale


A otto anni dalla sua creazio­ne il Municipio di Monte Caras­so deve procedere allo smantella­mento del centro di raccolta co­munale degli scarti vegetali. L'infrastruttura destinata ad ac­cogliere in deposito i rifiuti ver­di in attesa del loro smaltimento è infatti stata creata abusiva­mente dal Comune su un terre­no patriziale nei pressi del cam­po sportivo non espressamente destinato a tale scopo e senza aver preventivamente ottenuto una licenza edilizia. Lo ha sen­tenziato il Consiglio di Stato ac­cogliendo il ricorso presentato contro la licenza edilizia tramite la quale il Municipio intendeva sanare una situazione che si pro­trae dal 2000. « Trattandosi di un'attività svolta abusivamente (siccome priva di valida licenza edilizia), la stessa non poteva neppure iniziare » rileva il gover­no aggiungendo che « nessun in­teresse pubblico può in effetti giu­stificare l'operato del Municipio ». L'Esecutivo, preso atto della sen­tenza che non ha impugnato, ora - come spiega il municipale Giancarlo Grossi qui a fianco - è alla ricerca di una soluzione al­ternativa.
La sentenza del governo è sta­ta accolta come una vittoria su tutta la linea dai proprietari del condominio con una cinquanti­na di appartamenti che sorge nei pressi delle due parcelle destina­te dal Comune al deposito degli scarti vegetali. Da qualche anno ne contestavano la presenza vici­no alle loro abitazioni. Avevano assistito alla sua creazione su un terreno patriziale senza intrave­dervi alcun inconveniente. Que­sti hanno però cominciato a ma­nifestarsi in breve tempo per i residenti sottoforma di odori sgradevoli prodotti dalla fer­mentazione degli scarti vegetali depositati per più giorni e dal proliferare delle mosche. Ad una prima lamentela ufficiale, nel 2004, il Comune avrebbe risposto che il deposito avrebbe avuto ca­rattere provvisorio. Un provvi­sorio già esistente da alcuni anni e destinato, per il Municipio, a diventare definitivo nel 2006 quando viene presentata la do­manda edilizia per la formazio­ne di una piazza di raccolta per scarti vegetali. Domanda che ot­tiene la licenza edilizia due gior­ni prima delle elezioni comunali dello scorso aprile quando il Mu­nicipio respinge l'opposizione dei proprietari del condominio e dà il via libera alla realizzazione. Ciò anche sulla base del preavvi­so giunto dal Dipartimento del territorio. Da un lato l'ammini­strazione cantonale imponeva al Comune di adottare alcune rego­le per evitare che il centro di rac­colta potesse trasformarsi in un centro di compostaggio e per re­golare gli orari degli apporti da parte dei cittadini. Dall'altro au­torizzava a regolarizzare la si­tuazione.
Il preavviso del Dipartimento del territorio è però stato ribalta­to dal governo che ha accolto le tesi della Comunità dei compro­prietari del condominio Verde­monte. L'amministrazione si era detta favorevole alla realizzazio­ne della discarica vegetale. Ciò che però, rileva il Consiglio di Stato, in realtà non è possibile fare anche se il terreno in que­stione è destinato ad accogliere attrezzature ed edifici pubblici. Ma tale semplice indicazione non basta, sottolinea la sentenza replicando a una delle tesi avan­zate dal Municipio che in sede ri­corsuale si chiedeva (« addirittu­ra » scrive il Consiglio di Stato) il quesito a sapere se fosse stato ne­cessario richiedere la licenza dato il carattere temporaneo del deposito degli scarti. Non solo, spiega il governo, è necessaria la licenza edilizia poiché la piazza di raccolta creata a Monte Ca­rasso non è affatto provvisoria « visto che esiste dal 2000, e ciò in­dipendentemente dal fatto che il deposito vero e proprio duri solo alcuni giorni ». Ma per realizzar­la occorre che il Comune ne defi­nisca l'ubicazione nell'ambito di un ordinato procedimento piani­ficatorio. In caso contrario (se si lasciasse ai Municipi facoltà di colmare le aree destinate alle in­frastrutture pubbliche inseren­dovi qualsiasi costruzione ad uso collettivo) vi sarebbe « un'i­nammissibile elusione dei diritti spettanti ai cittadini ed agli altri interessati nell'ambito dell'ado­zione del Piano regolatore ». Quindi la licenza per il deposito non poteva essere concessa an­che se per il Municipio quella vi­cino alla residenza Verdemonte sarebbe l'unica possibile « lonta­no dall'abitato e in zona pianeg­giante ». DIEM




La piazza di raccolta contestata dai proprietari del condominio Verdemonte
A.
TI- PRESS/ D.

Il municipale Giancarlo Grossi: sarà smantellata, si cerca l'alternativa
« Abbiamo preso atto della sen­tenza e ci stiamo prodigando per garantire a tutti i cittadini del no­stro Comune la possibilità di con­tinuare a depositare i propri scar­ti vegetali. Il nostro obiettivo è di riuscire a trovare una nuova solu­zione al più presto. Transitoria­mente però occorrerà continuare a far capo all'odierna piazza per i rifiuti verdi ». La situazione crea­tasi pesa sulle spalle dell'attuale capodicastero Protezione gene­rale e ambientale di Monte Ca­rasso Giancarlo Grossi al quale ci siamo rivolti per conoscere le intenzioni del Municipio dopo che il governo da un lato ha di­chiarato abusivo il centro opera­tivo dal 2000 e dall'altro ha esclu­so la possibilità di regolarizzare la situazione. Una decisione che i proprietari del condominio Ver­demonte si attendono venga ri­spettata smantellando l'attuale centro. « Purtroppo non disponia­mo di molti spazi adeguati per certe attività che sono soggette a numerose prescrizioni - sottoli­nea -. Ne abbiamo individuati al­cuni che stiamo valutando. Paral­lelamente approfondiamo la pos­sibilità di poter collaborare con Bellinzona alla quale abbiamo ri­chiesto di poter far capo al centro all'ex Birreria ».

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