|
Importante sentenza del Tribunale penale federale nell'ambito
di una denuncia per violazione del segreto d'ufficio presentata dal
finanziere italiano di origini egiziane. Al giudice viene intimato di
decidere immediatamente
Il Tribunale penale federale (TPF) ha ritenuto «inaccettabili » le
lungaggini di un giudice istruttore straordinario nell'ambito di una
denuncia penale per violazione del segreto d'ufficio inoltrata da
Youssef Nada, il finanziere italiano di origini egiziane residente a
Campione d' Italia. La corte suprema bellinzonese intima al giudice in
questione di decidere immediatamente in merito alle richieste del
fondatore della società finanziaria di Lugano al-Taqwa, indagato dal
Ministero pubblico della Confederazione (MPC) per presunti legami con
organizzazioni terroristiche e poi prosciolto dopo anni di indagini.
Dopo il non luogo a procedere per insufficienza di prove decretato dal
Ministero pubblico della Confederazione nel maggio del 2005, Youssef
Nada aveva depositato una querela penale contro ignoti per violazione
del segreto d'ufficio: egli, infatti, sospetta che alcune informazioni
riguardanti il procedimento nei suoi confronti siano state divulgate
tramite fughe di notizie interne all'inchiesta. Nada, nel corso di
questi anni, ha più volte chiesto informazioni sullo stato di
avanzamento della sua querela. Non ricevendo alcuna risposta, il suo
legale bernese, Jürg Wernli, ha poi inoltrato denuncia al TPF.
Nella sentenza pubblicata ieri, la corte federale di Bellinzona
rammenta che l'11 settembre del 2007 il dossier era stato trasmesso al
giudice istruttore straordinario. Youssef Nada, viene ricordato, non
ha mai ricevuto alcuna risposta malgrado abbia inviato due lettere,
rispettivamente il 20 settembre del 2007 e il 10 marzo del 2008. «A
prescindere dalla complessità del caso, il giudice istruttore
federale straordinario ha avuto un comportamento inammissibile, che
vìola gravemente il diritto di essere ascoltato», sottolinea il
Tribunale penale federale, secondo cui c'è stato «rifiuto formale di
giustizia». Considerato il ritardo inaccettabile nell'esame della
querela penale, la corte suprema bellinzonese invita dunque il giudice
in questione
a rimediare alla situazione «senza soprassedere» e, inoltre, a
decidere mmediatamente sul diritto di Nada di consultare le carte che
lo riguardano.
L'ingegnere italo-egiziano e uno dei suoi soci in affari erano
sospettati dal Ministero pubblico della Confederazione di aver
finanziato i gruppi islamici autori degli attentati dell'11
settembre 2001 a New York. Le indagini della Procura federale su
Youssef Nada, avviate già nell'ottobre del 2001, avevano comportato
il blocco dei conti bancari dell'uomo d'affari e la liquidazione
delle sue società (situazione che permane). Nella primavera del 2005,
dopo circa quattro anni di indagini, intercettazioni telefoniche e
diverse perquisizioni, il TPF aveva decretato un non luogo a
procedere. In seguito a ciò, l'uomo d'affari aveva chiesto un
risarcimento di 27 milioni di franchi per i danni subiti a causa
dell'inchiesta avviata contro di lui dal MPC. Alla fine però ha
dovuto accontentarsi di un indennizzo di 5000 franchi.
Nada,
ricordiamo, si sta battendo da anni affinché il suo nome venga tolto
dalle liste nere dell' ONU, soprattutto alla luce della decisione del
Ministero pubblico della Confederazione. Dopo aver ricevuto una
risposta negativa da Berna al proposito, si è rivolto ai Tribunali di
Strasburgo e di Lussemburgo che si dovranno pronunciare sulle
richieste.
ats/red
|