Losanna - Sconfessando
l'Ufficio federale della migrazione (Ufm), il Tribunale federale ha ordinato
oggi la scarcerazione di due nordafricani che rifiutano di tornare in patria di
propria volontà e che non possono essere rimpatriati con la forza.
Renitenti al rimpatrio, entrambi hanno trascorso 20 mesi in detenzione
amministrativa in vista della loro espulsione. Difficoltà supplementare: né
l'Algeria né il Marocco, di cui i due detenuti sono cittadini, accettano i
rimpatri forzati.
Mentre le autorità di Basilea- campagna hanno optato per
la scarcerazione dei due individui, l'Ufm avrebbe voluto prolungare la loro
detenzione per ulteriori 4 mesi, fino alla scadenza della durata massima della
detenzione amministrativa.
Siena - Un quattordicenne ha
rubato l'auto alla madre ed è partito da Siena per tentare di raggiungere il
padre che vive in un paese dell'ex Unione Sovietica. La fuga del ragazzino si è
però conclusa a Monaco di Baviera (Germania), dove è stato fermato dalla
polizia perché ha attraversato un incrocio con il semaforo rosso.
Era stata
la madre del quattordicenne, nei giorni scorsi, a dare l'allarme e avvisare i
carabinieri di Siena della scomparsa del figlio. Il bambino non c'era più ed
erano spariti anche l'auto della donna e oltre duemila euro di risparmi che la
signora custodiva in casa.
Gli ucraini insistono: vogliono i soldi per la casa
Per la famiglia salvata al Lema già raccolte promesse per 20'000 franchi
Nonostante il disappunto di fra Martino Dotta, colui che sin dall'inizio si è preso a cuore la vicenda umanitaria, la famiglia ucraina - madre e cinque figli - salvata dalla Rega sulle pendici del Monte Lema il 20 gennaio 2008 dopo essere entrata illegalmente in Svizzera, si sta battendo per ottenere i soldi per l'acquisto di una casa in Ucraina, prima di lasciare (a giorni) la Svizzera.
L'appello lanciato la scorsa settimana dalle colonne de Le Matin (cfr. laRegioneTicino del 13 febbraio scorso) per raccogliere i soldi necessari per l'acquisto di una casa in Ucraina lanciato dalla Chiesa Evangelica del Risveglio di Martigny - nonostante i disappunti espressi da fra Martino Dotta e da più parti (la notizia aveva ottenuto l'indomani ampio eco anche sul Blick) - ha avuto comunque successo. A oggi, infatti, si contano già promesse di versamento per complessivi 20' 000 franchi. La famiglia ucraina ha però nel frattempo ridotto le pretese: dagli iniziali 60'000 franchi, intende ora darsi l'obiettivo di raccoglierne la metà, 30'000 franchi, comprensivi pure dell'apertura di un negozio. « Io rimango contrario alla scelta della famiglia di battersi per l'acquisto di una casa» - spiega fra Martino Dotta, che aggiunge: «Ritengo che la priorità dei soldi versati in loro solidarietà, compresi i 30 mila franchi versati generosamente l'anno scorso da privati e di cui, dopo spese per il vestiario, ne rimangono 19'000, vadano spesi per la famiglia con parsimonia e progettualità».
La Chiesa del Risveglio - ha spiegato all'agenzia telegrafica svizzera il pastore
Philippe Rothenbühler - ha intenzione di mantenere il contatto con la famiglia anche una volta tornata in patria e non ha escluso di continuare ad assisterla in futuro. « Un pastore missionario di Martigny, che conosce bene l'Ucraina, potrebbe vedersi affidato questo compito » - ha precisato Rothenbühler all'Ats.
Il rientro in Ucraina della famiglia, che risiede attualmente a St- Gingolph ( Vs) è imminente. Come noto, infatti, la domanda d'asilo è stata respinta dall'Ufficio federale delle migrazioni in giugno, decisione confermata dal Tribunale amministrativo federale, secondo cui il conflitto fra la madre e l'ex marito, nonché le divergenze con la sua comunità religiosa, non costituiscono motivi sufficienti per ottenere l'asilo. «Il loro rientro in patria è deciso da tempo ed è imminente, visto che ora la famiglia ha pure ottenuto i documenti di viaggio » - fa sapere fra Martino Dotta, il quale rimane in costante contatto con la donna e i cinque figli. ATS/G.G.
Da: La regione 13.2.09 pag 21
La famiglia ucraina gela gli svizzeri
Appello per comprare una casa in Ucraina. Il disappunto di fra Martino, che però esclude versamenti pubblici
È prossima al rimpatrio la famiglia ucraina salvata il 20 gennaio 2008 sul Monte Lema. Ma se questo sofferto ‘viaggio della speranza' ha tanto commosso e generato da più parti della Svizzera spontanee manifestazioni di solidarietà - sfociate pure con una colletta promossa dal SonntagsBlick che ha raccolto ben 30'000 franchi - la vicenda sta ora assumendo considerazioni di segno opposto. La famiglia in un'intervista pubblicata martedì da Le Matin e ampiamente ripresa ieri dal Blick, ha lanciato un appello per ottenere il versamento di altri soldi per raggiungere complessivi 60' 000 franchi allo scopo di acquistare una casa in Ucraina. «Ho espresso alla famiglia il mio totale disappunto e mi sono distanziato da questa loro decisione. Ma si sono intestarditi e ogni mio suggerimento è rimasto inascoltato» - ci spiega fra
Martino Dotta, che sin dall'inizio s'è preso a cuore a titolo personale questa storia di aiuto umanitario. Aggiunge il direttore di Soccorso Operaio: « Nell'ambito dell'asilo, in casi particolari l'Ufficio federale della migrazione s'impegna ad aiutare i richiedenti a trovare un alloggio nella loro patria. A me spiace, e analogo parere me lo ha espresso oggi l'avvocato Marco Garbani (il legale che s'è occupato degli aspetti legali della vicenda, ndr) che questa storia abbia assunto questi contorni e che stia passando il segno ». Anche molti lettori de Le Matin, nello spazio riservato al blog, hanno espresso perplessità. Qualcuno servendosi pure del sarcasmo e chiedendo ‘ A quando la piscina e la jacuzzi?'. E ieri sull'argomento il granconsigliere della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, ha inviato un'interrogazione all'indirizzo del governo, dal titolo ‘ La famiglia ucraina entrata illegalmente dal Lema chiede 60' 000 franchi per lasciare la Svizzera?'. Ma fra Martino Dotta esclude che la donna, Lilia Boldyreva e i suoi cinque figli, abbiano avanzato la richiesta di ulteriore denaro come condizione del loro rientro in patria.
«Attualmente la famiglia si trova a Martigny e a giorni farà rientro in Ucraina. Questo dopo aver sbrigato le pratiche per l'ottenimento dei documenti per il viaggio: nessuno dei componenti della famiglia, in contatto con il Consolato di Ucraina a Berna, possiede infatti un passaporto valido». Fra Martino Dotta, rispondendo indirettamente ai quesiti posti dal parlamentare Lorenzo Quadri, sottolinea come i soldi raccolti a favore della famiglia ucraina (30 mila franchi, divenuti dopo un anno di permanenza in Svizzera 19 mila per l'acquisto di vestiario) provengano unicamente da attestazioni di solidarietà private e nessun versamento è stato elargito dall'Ente pubblico.
Personalmente il direttore di Soccorso Operaio dubita che l'appello della famiglia ucraina per nuovi soldi finalizzati all'acquisto di una casa troverà riscontri. « In questo caso - osserva fra Martino - dovranno forzatamente optare per un appartamento in affitto. Il sogno della donna e della figlia maggiorenne è quello di riuscire ad aprire un negozio di alimentari in Ucraina e per questo hanno già ottenuto le promesse di aiuto da parte di una fondazione svizzera di Servizio sociale internazionale » . Intanto, a giorni, la famiglia, che poco più di un anno fa entrò illegalmente in Svizzera sfidando la neve e il freddo e rimanendo diverse ore all'addiaccio sulle pendici del Monte Lema, dovrà fare rientro in Ucraina. La loro domanda d'asilo, dopo diversi ricorsi e richieste di rinvio, è stata respinta in modo definitivo, essenzialmente perché l'Ucraina è un Paese ritenuto sicuro.
G.G.
Omicidio Tamagni: per quelli che "10 anni
sono troppi"
Ci vuole proprio tutta
Intanto nel Canton Vaud - che
non ci risulta essere una dittatura fascista - danno l'ergastolo
Le esternazioni sul processo
Tamagni di Franco Cavalli, ex Consigliere nazionale tramutatosi poi, dopo che
aveva dichiarato di essere stufo della politica, in aspirante Consigliere agli
Stati, esimio oncologo ma decisamente meno esimio politico, hanno fatto
infuriare praticamente tutti.
Non vogliamo entrare nel
merito delle asserzioni dell'ex politico perché finiremmo col ripetere quanto è
già stato detto da molti - anche su questo giornale.
Non si sa con quale
cognizione di causa e in base a quali approfondimenti, il prof Cavalli ritenga
che 10 anni di carcere - che poi in realtà si tradurranno in un periodo
decisamente più limitato, sicché tra 5 anni male che vada chi ha ricevuto una
pena decennale potrà comunque beneficiare della semilibertà - siano "troppi".
Fa specie una simile asserzione da parte di un oncologo, che il valore dellavita umana dovrebbe conscerlo.
E' chiaro che ad infastidire
certa $inistra internazionalista, secondo la quale i cittadini stranieri che
arrivano in Svizzera sono tutti brava gente, senza nessun problema di
integrazione, è il fatto che la cronaca, purtroppo in modo sempre più tragico,
dia ragione a chi invece sostiene che la criminalità d'importazione, giovanile
e non, è un problema reale.
Il che non significa, è
ovvio, che tutti i cittadini stranieri siano delinquenti o disonesti: sappiamo
benissimo che tra loro ci sono persone degnissime, ed è bene ribadirlo,
malgrado si tratti di una banalità, perché a $inistra sono un po' duri di
comprendonio.
Premio allo squallore
Assolutamente squallidi i
recenti tentativi del giornale di servizio dei radical-$ocialisti, ovvero la Regione, di giocare con le
cifre sostenendo che tra i giovani violenti ci sono più svizzeri che stranieri.
E' vero, lo abbiamo scritto più volte, che le percentuali sono 60 a 40. Quello che il foglio
bellinzonese non dice (chissà perché) è che in Ticino la percentuale di
popolazione straniera non è del 40% ma attorno al 25%.
Da ciò ne consegue - è
matematica, e non un'opinione - che, in proporzione, i giovani stranieri
violenti sono quasi il doppio di quelli svizzeri.
Una realtà che non può che
provocare travasi di bile ad internazionalisti ad oltranza quali il prof.
Cavalli. Ecco quindi che l'omicidio di Damiano Tamagni viene trasformato una
ragazzata e comunque un caso isolato. Ecco dunque che si viene a dire che 10
anni sono troppi. Che si tratta di una condanna figlia del "razzismo": eh sì,
perché non volersi portare in casa la criminalità straniera è "razzismo".
Razzismo che si estenderebbe, secondo la visione distorta della $inistra
ammiratrice di Cuba (nota culla di democrazia e fulgido esempio di Stato di
diritto, ma questo è un altro discorso...) anche alla giustizia ticinese.
Il problema è chi denuncia
Un po' come il caso del
Mattino - in realtà si trattava del Mattinonline - segnalato al Ministero
pubblico per aver pubblicato il nome di un cittadino straniero che pretendeva
di farsi naturalizzare malgrado i pesanti precedenti penali in qualità di
passatore (!), nonché il più che verosimile abuso di prestazioni sociali,
lavoro nero e quant'altro.
Il problema, secondo certa
gente, non sono i fatti reali: il problema è chi li denuncia. Il problema non è
la criminalità d'importazione: il problema sono quei razzisti, fascisti,
populisti, ecc, che osano costatarne l'esistenza e - orrore! - hanno perfino la
faccia tosta di dirlo a gran voce infrangendo il sacro tabù del politicamente
corretto secondo cui certe cose al massimo le si possono pensare, ma mai e poi
mai scrivere!
Stesso discorso vale per gli
asilanti in via Nassa. Il problema non è l'invasione di asilanti, il problema è
il Sindaco di Lugano che osa alzare la voce a difesa della sua Città. Così di
riflesso assistiamo allo spassoso spettacolo dei kompagni che lanciano strali
ai funzionari cantonali aderenti al loro partito e di certa fede $ocialista
accusati di aver "calato le braghe".
L'esempio vodese
Ma a mettere a tacere una
volta per tutte l'ex politico Cavalli e tutti quanti la pensano come lui, ci
pensa il Canton Vaud, che non ci risulta essere una dittatura fascista.
Ebbene, nel Canton Vaud a due
giovani delinquenti che avevano assassinato un uomo senza motivo, è stato dato
l'ergastolo. Capito kompagni? L'ergastolo (che in Svizzera significa 20 anni).
Ovvero il doppio di quanto hanno beccato gli assassini di Damiano Tamagni.
Altro che venire a dire che 10 anni sono troppi! Dieci anni, l'abbiamo già
detto in tempi non sospetti, sono semmai troppo pochi. Non si tratta certo di
una condanna esemplare.
A proposito, una cosa ci
sembra pacifica: dal momento che - come amano sottolineare i $inistrorsi - i
delinquenti ci sono anche tra gli svizzeri, a maggior ragione non abbiamo
nessun bisogno di tenerci quelli d'importazione: ci bastano, appunto, i nostri.
Morale, ai tre criminali di
origine balcanica che hanno barbaramente ucciso Damiano Tamagni, va ritirata (a
chi ce l'ha) la nazionalità svizzera, e il trio va espulso definitivamente dal
nostro Paese.
Al proposito, sensogiovane.ch
sul suo omonimo sito ha lanciato una petizione: firmatela tutti!
Il giudice del tribunale
penale e presidente della Commissione di vigilanza sanitaria, avvocato Mauro
Ermani, si può considerare (anche in questa vicenda) tutto fuorché "un avvocato
indipendente". Più volte in passato lo stesso Ermani ha dovuto decidere la
vertenza tra un paziente, di cui è stato anche per un certo tempo
rappresentante legale, ed il suo medico. Fioravera, questo il nome del
paziente, ha poi denunciato Ermani (prima come avvocato e poi come pretore) a
varie autorità giudiziarie e l'ha pure segnalato all'Ordine degli avvocati.
Contro lo stesso Ermani,
sempre Fioravera, ha spiccato persino un precetto esecutivo di centomila
franchi. Tutto - inutile dirlo - è terminato con un nulla di fatto.
Ma la questione è un'altra.
Ci si chiede come sia possibile che, in uno Stato che si definisce di
"diritto", uno di questi magistrati, avvocato, presidente di una Commissione
amministrativa, già pretore, addirittura giudice del tribunale penale,
partecipi ad una decisione che origina da una denuncia o segnalazione in cui il
denunciante ha avuto con lui in passato gravi conflitti quali quelli enunciati?
Quale può essere il valore di
tale atto? Dov'è il famoso giudice imparziale? Com'è possibile e fino a che punto
tollerabile, l'agire di un Magistrato che partecipa a decisioni che non può
oggettivamente ponderare e prendere con la dovuta serenità e distanza perché ha
tutti i motivi per avere delle preclusioni nei confronti di una delle parti in
causa?
Se l'amministrazione della
giustizia è in mano a simili personaggi, c'è daessere veramente e seriamente preoccupati...
Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.
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