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Da: La regione 2.3.09 pag 32

Ciao mammaaaaaaa...

  Vaduz - Un automobilista te­desco giovedì della scorsa setti­mana è sfrecciato ad alta velo­cità attraverso il Liechtenstein con l'evidente intenzione di es­sere fotografato dal maggior nu­mero possibile di radar del Prin­cipato. L'uomo ha anche pubbli­cato su internet alcuni filmati della sua impresa, ma la polizia non può nemmeno multarlo. Infatti, fra il Principato e la Germania non c'è alcun accordo che preveda l'assistenza giuridi­ca in caso di violazione del codi­ce stradale. I pirati della strada con targhe tedesche possono quindi essere chiamati alla resa dei conti solo se la polizia li fer­ma subito entro i confini del Lie­chtenstein, ha confermato al­l'Ats la portavoce della polizia del Principato, Tina Enz, in me­rito ad una notizia del Liechten­steiner
 Vaterlands.

  Dalla Germania, ma anche da altri Paesi, la polizia di Vaduz non può ottenere alcuna infor­mazione sui loro conducenti. Un accordo di assistenza per infra­zioni alla circolazione esiste in­fatti solo con Svizzera e Austria, ha aggiunto la portavoce. Nel fil­mato finito su Youtube si vede l'automobilista tedesco accele­rare decisamente al passaggio di ogni radar del principato. «E pensare che non possono nemme­no incassare una multa» , com­menta soddisfatto dell'impoten­za della polizia locale.

 

Da: La regione 28.2.09 pag 3

Zoppi, il Tf dà ragione al governo
 Secondo i giudici di Mon-Repos il licenziamento dell'ex giurista era giustificato dalle ‘gravi violazioni dei doveri'

  Il licenziamento del giurista del Dipartimento educazione e cultura Alberto Zoppi, alias il Corvo, deciso otto anni or sono dal Consiglio di Stato « si giustifi­cava già sulla base delle gravi violazioni dei doveri di servizio legate sia alle modalità con cui aveva svolto le consulenze giuri­diche (prestate quale occupazio­ne "accessoria" senza "necessa­ria autorizzazione", ndr.) sia al fatto di avere denunciato median­te lettere anonime persone e colle­ghi che sapeva innocenti ». Il Tri­bunale federale respinge così il ricorso inoltrato da Zoppi contro la decisione del Tribunale am­ministrativo cantonale (Tram) che lo scorso luglio aveva confer­mato la legittimità del suo licen­ziamento in tronco.
  Nel febbraio 2008 l'ex funzio­nario era stato riconosciuto col­pevole di ripetuta violazione del segreto d'ufficio e di denuncia mendace in relazione alle lettere anonime spedite nell'estate del 2000, quando imperversava il "Ticinogate". Nelle missive Zop­pi faceva il nome di alcuni fun­zionari colpevoli, a suo dire, di vari reati collegati alla conces­sione di permessi di dimora a stranieri.
  Dopo l'apertura del procedi­mento penale nell'agosto del 2000, il governo aveva deciso di sospendere il giurista e iniziare un procedimento disciplinare a suo carico. Procedimento con­clusosi nel settembre del 2001 con la destituzione del funziona­rio. Misura questa contro cui l'interessato aveva inoltrato ri­corso al Tram, che - a metà dello scorso anno - gli aveva però dato torto. Zoppi si è così rivolto ai giudici federali di Losanna, contestando il fatto che la sen­tenza fosse fondata essenzial­mente sui verbali degli interro­gatori trasmessi dal Procuratore generale all'autorità ammini­strativa nel 2001, e su cui il gover­no aveva basato (dopo tre udien­ze) la decisione di licenziamento. Tuttavia, rilevano i giudici di Mon-Repos, l'ex funzionario « non ha mai messo seriamente in dubbio le inequivocabili dichia­razioni rilasciate al magistrato inquirente, ma ha piuttosto cerca­to di minimizzarle, spiegando le ragioni alla base del suo compor­tamento: la sua situazione finan­ziaria precaria e le circostanze della sua carcerazione preventi­va. L'esercizio sull'arco di quasi un decennio di un'occupazione accessoria senza la necessaria au­torizzazione e in particolare le modalità riprovevoli con cui è sta­ta prestata la consulenza giuridi­ca da parte del ricorrente (...) sono quindi stati accertati dalla prece­dente istanza in modo conforme agli atti e non sono seriamente smentiti dal ricorrente nemmeno in questa sede ». Per il Tf non è inoltre giustificata la richiesta di indennità avanzata da Zoppi Nella decisione di terminare il rapporto di lavoro con l'ex colla­boratore, il governo, secondo il Tribunale federale, non avrebbe nemmeno agito in maniera arbi­traria. A questo proposito i giu­dici federali fanno notare che « la semplice circostanza che i com­portamenti rimproverati al ricor­rente non abbiano in parte assun­to una rilevanza di carattere pe­nale non significa ch'essi siano trascurabili sotto il profilo del di­ritto disciplinare ».
  La disparità di trattamento la­mentata da Zoppi rispetto ad al­tri funzionari indagati e condan­nati ma, come sostenuto nel ri­corso, mandati in pensionamen­to anticipato invece che licenzia­ti, per il Tf non sarebbe una scu­sante.
  Innanzitutto perché nel ricor­so l'ex giurista « non dimostra che i casi evocati riguarderebbero comportamenti analoghi ai pro­pri o violazioni dei doveri di ser­vizio paragonabili ». E poi perché « la circostanza secondo cui la leg­ge non sia stata applicata o non sia stata applicata correttamente in pochi singoli casi non conferi­sce infatti, di massima, all'inte­ressato che si trova nella medesi­ma situazione un diritto di essere anch'egli trattato diversamente da quanto previsto dalla legge ». Ricorso dunque respinto, spe­se giudiziarie « ridotte » (500 fran­chi) a carico di Zoppi e un punto finale alla vicenda. L.B./MA.MO.

 

Da: La regione 27.2.09 pag 11

Indoor, ultimi scampoli in Tribunale: condannato un bellinzonese per 55 kg di canapa coltivata e venduta

  Un bellinzonese di 35 anni, commerciante di prodotti agro-alimen­tari, è stato condannato ieri a Lugano dalla giudice Agnese Balestra­Bianchi, presidente del Tribunale penale cantonale, a una pena pecu­niaria di 18'000 franchi, corrispondente a 360 aliquote di 50 franchi l'una, per infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. La pena, sospesa condizionalmente per due anni di prova, è stata de­cisa sulla base dell'atto d'accusa stilato dal procuratore pubblico An­tonio Perugini che propendeva per una condanna a 14 mesi di deten­zione. La vicenda è uno degli ultimi capitoli dell'inchiesta Indoor che alcuni anni fa ha permesso di smantellare in Ticino la coltivazione e la messa sul mercato di canapa ad alto contenuto di Thc. Patrocinato dall'avvocato Nicola Delmuè, l'imputato aveva iniziato con delle colti­vazioni all'aperto, per poi convertirsi al più proficuo indoor. Il tutto fra Iragna e Leggia. A suo carico, dal 2000 al 2003, l'inchiesta ha per­messo di accertare una coltivazione e vendita a negozi-canapai di 11'000 talee, pari a 55 chilogrammi di canapa per un valore complessi­vo di 222'000 franchi. I fatti subito ammessi dall'imputato, nonché il lungo tempo trascorso e il buon comportamento da lui avuto negli anni a seguire, hanno giocato a suo favore. Le attenuanti riconosciu­te gli hanno permesso di tramutare la pena detentiva in pecuniaria.

 

 

Da: La regione 25.2.09 pag 3

Rapporto Aet: non luogo a procedere
 Il Ministero pubblico esclude che ci siano elementi di rilevanza penale contro Rossi e Dell'Ambrogio


  Non luogo a procedere. Nulla di pe­nalmente rilevante. Così si è espresso ieri il Ministero pubblico sulle verifi­che effettuate in seguito alla pubblica­zione di alcune valutazioni concer­nenti la conduzione dell'Azienda elet­trica ticinese ( Aet). In pratica gli ex vertici di Aet non hanno "sgarrato". Le indagini effettuate dal Procura­tore pubblico Bruno Balestra hanno permesso di chiarire i sospetti sugli episodi segnalati - in maniera intem­pestiva e irregolare secondo l'Azienda elettrica ticinese - escludendo l'esi­stenza di elementi di rilevanza penale a carico dell'ex direttore Paolo Rossi, dell'ex presidente del consiglio di am­ministrazione Mauro Dell'Ambro­gio e degli altri membri della prece­dente gestione dell'Aet.
  « Provo un sentimento contrastante - ha commentato ieri a caldo Paolo Ros­si a Ticinonews -. Da una parte sono sollevato. Dall'altra potrei dire che mi sento un po' come quando una batta­glia è finita: ti viene addosso tutto il do­lore e il dispiacere per tutto quanto hai subito. Bisognerebbe riflettere prima di sbattere il mostro in prima pagina - prosegue Rossi -. Dietro a questa ma­niera di fare c'è il dolore di una persona
 e di una famiglia. E oggi sono riabilita­ti anche i miei ex colleghi dell'Aet
».
  L'ex direttore Rossi non ha poi escluso di adire le vie legali nei con­fronti dei suoi diffamatori.
  L'Azienda elettrica ticinese, in una nota stampa, ha comunicato di aver preso atto « con soddisfazione » che il Mi­nistero pubblico ha potuto chiarire i sospetti relativi alle situazioni segnala­tegli ed escludere così eventuali ele­menti dalla rilevanza penale connessi alla conduzione aziendale.
  Nonostante l'Aet attenda che il de­creto divenga definitivo, gli accerta­menti giudiziari appena conclusi ver­ranno presi in considerazione nel rap­porto finale sulle situazioni oggetto di verifica da parte di Kpmg.
  Un rapporto, quello datato agosto 2008 sulle operazioni delle società par­tecipate di Aet, che « verrà completato con i risultati dell'istruttoria penale conclusasi oggi ( ieri per chi legge, ndr), e consegnato già nei prossimi giorni all'azienda » ha detto da noi sol­lecitato il portavoce di Kpmg. Questa analisi non è però attinente al rappor­to - fanno notare dalla Kpmg -, ha in­fatti approfondito alcune « specifiche problematiche di gestione d'impresa ». Dopo oltre sette mesi, tra pochi giorni il rapporto conclusivo di Kpmg arriverà dunque all'Aet e poi, forse, al governo. BO.P

 

 

Da: La regione 23.2.09 pag 6

La Fmh chiede le dimissioni di Couchepin
 Per la federazione dei medici il ministro della Sanità è ‘un incompetente'

  Berna - Il conflitto sulle nuove tariffe delle analisi di laboratorio rende sempre più teso il clima tra medici e consigliere federale Pascal Couchepin. Mentre il capo del Dipartimento federale dell'inter­no accusa i sanitari di rifiutare il dialogo annunciando uno sciopero, la Fmh (Fe­derazione dei medici svizzeri) suggerisce al ministro di lasciare il suo posto. Il con­sigliere federale e l'Ufficio federale della sanità pubblica prendono «sempre più spesso decisioni arbitrarie che rivelano in­competenza » , denuncia la Fmh in un co­municato. L'organizzazione ritiene che le decisioni arbitrarie adottate nel campo della politica tariffaria da Couchepin «il­lustrano con chiarezza fino a che punto la
 sua azione è irrealistica»
.
  Sulle nove tariffe di analisi più corren­ti, sette contengono errori, rileva la Fmh in un comunicato. Inoltre, non è stata an­cora trovata una soluzione convincente per sostituire la clausola del bisogno che limita l'apertura di studi medici in sca­denza alla fine del 2009. Per i medici, Cou­chepin si accanisce su questa o quella ta­riffa e perde il quadro generale. Per que­sto l'Fmh gli suggerisce di «cedere il posto a forze fresche» . In un'intervista accorda­ta alla Nzz am Sonntag, il presidente del­la Fmh Jacques de Haller si chiede se non sia «forse stanco». Le tariffe delle analisi mediche devono coprire i costi che provo­cano: de Haller rileva che «i medici non si battono per i soldi, ma in gioco vi è l'avve­nire della professione: la metà dei medici di famiglia hanno oltre 55 anni e non ci sono sostituti» .
  La nuova struttura tariffaria è com­plessa ed è probabile che ci siano errori, risponde Pascal Couchepin. «Se è così li correggeremo immediatamente» , dichiara il ministro. A Le Matin Dimanche, Pascal Couchepin afferma di capire la sconten­tezza dei generalisti, il cui statuto si de­grada rispetto a quello degli specialisti. Ritiene però che non si curerà il malesse­re generale della professione rinuncian­do a questa riforma né prendendosela con il ministro della Sanità. Per rivaloriz­zare la professione bisognerebbe prima di tutto dialogare, ma i medici lo rifiuta­no visto che annunciano uno sciopero (per il primo di aprile) e non partecipano ad una prevista tavola rotonda, rileva Couchepin. C'è anche una contraddizio­ne tra quello che de Haller dice nel suo uf­ficio e le dichiarazioni ai media, aggiun­ge il ministro.
  I medici protestano contro la decisione di ridurre le tariffe delle analisi di labo­ratorio imposta dalla Confederazione. La nuova struttura tariffaria che dovrebbe entrare in vigore in luglio permetterebbe di risparmiare 200 milioni di franchi l'anno. I medici temono la chiusura di la­boratori degli studi medici e la riduzione della qualità delle prestazioni.

 

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