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Da: La regione, 1.4.09 pag 22

 

Tram: ‘È edificabile'

Arzo, ribaltata decisione del CdS E sanata la situazione a Lör

Sulle mappe, sino a poco tempo fa, quei tre terreni non erano edificabili. Oggi quelle stesse superfici in località Lör, ad Arzo, lo sono diventate. A inserirle, d'ufficio, in zona residenziale estensiva è stato il Tribunale amministrativo cantonale (Tram) che, in una sentenza del gennaio scorso, ha di fatto ribaltato quanto deciso dal Cantone. La vicenda in effetti è annosa. Al centro, fra licenze, risoluzioni e ricorsi, una proprietà del sindaco Carlo Valsecchi. Proprietà su parte della quale è stata costruita un'abitazione. Un progetto avallato, alla fine del 2002, prima dalla licenza edilizia del Comune, poi da quella staccata dal Consiglio di Stato, ma che, sino al verdetto del Tram, non aveva fondamenta pianificatorie. Pur votato, nel 2003, il Piano regolatore, mancava la variante utile a inserire i terreni a Lör in area edificabile. Variante bocciata, per un voto, dal Legislativo nel febbraio del 2006. Un voto imposto da Bellinzona ma che non aveva, allora, sanato la situazione. Ci ha pensato il Tram. «La decisione - commenta l'Esecutivo in una nota - evidenzia e stabilisce in modo indiscutibile il corretto agire del Municipio, sempre improntato alla massima legalità».

 

Da: La regione 7.4.09 pag 7

‘Basta con la fuga di notizie'

Berna - La Commissione della gestione (Cdg) del Consiglio nazionale è stufa delle continue fughe di notizie. Per questo motivo ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti per violazione del segreto d'ufficio dopo le ultime indiscrezioni apparse ieri sulla stampa domenicale.

La Nzz am Sonntag ha pubblicato un estratto del verbale della commissione nel quale la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf criticava il procuratore generale della Confederazione Erwin Beyeler. Per scongiurare nuove fughe, la Cdg ha deciso di rivedere la sua organizzazione interna, si legge in una nota. La riorganizzazione concerne in particolare la sottocommissione Dfgp: in futuro i verbali delle sedute non verranno più consegnati ai suoi membri, ha detto all'Ats la vicepresidente della Cdg, la socialista Maria Roth-Bernasconi (Ge).

 

Da: CdT 3.4.09 pag 11

Le eccezioni rinviano il processo

Il dibattimento di Bellinzona interrotto in attesa delle risposte

e.ga

Il programma prevede la ripresa dei lavori il 4 maggio ma la tempistica potrebbe subire cambiamenti

INTERROTTO Quando riprenderà il maxi-dibattimento? Ci vorrà tempo per saperlo. (foto Crinari)

Il primo round nel processo per il presunto più grande caso di criminalità organizzata sino ad ora giudicato in Svizzera davanti a un Tribunale, nella fattispecie quello penale federale di Bellinzona, è andato alle difese che, come annunciato e da programma, hanno letteralmente rovesciato davanti ai giudici una valanga di eccezioni: ed alla fine, ieri mattina, il presidente della Corte, Walter Wütrich, ha deciso di sospendere l'udienza e interrompere il dibattimento, che rischiava di arenarsi in un mare di eccezioni procedurali.

Se ne saprà di più nei prossimi giorni, quando verrà data una risposta scritta alle numerose eccezioni sollevate dai banchi delle difese, decise ad ottenere risposta alle loro domande: quesiti ripetuti ormai da mesi e ripresentati per tutta la giornata di mercoledì e ieri mattina.

Nella giornata di ieri hanno preso la parola ancora gli avvocati difensori. L'avvocato Renzo Galfetti ha motivato, nel dettaglio, la sua richiesta di rinvio del dibattimento.

Alla Corte sono state poste domande riguardanti alcune intercettazioni telefoniche che fanno parte della inchiesta terminata con il rinvio a giudizio: tutto ciò per poterne valutare l'eventuale utilizzazione, la validità e la regolarità. I legali vogliono sapere quale autorità ha concesso il permesso di effettuare le registrazioni ed in quale Paese queste ultime sono scattate.

Su precisa domanda, sempre delle difese, è stato chiarito dalla Corte che per motivi di sicurezza non arriveranno a Bellinzona i testimoni che si trovano in Italia (diversi tra essi sono in carcere, condannati a lunghe pene detentive). Un problema, quello dei testi, tra essi alcuni pentiti, che avrebbe potuto creare serie questioni di sicurezza anche alle autorità svizzere incaricate di gestirli una volta varcato il confine durante il loro soggiorno in Ticino. Se vi sarà la necessità di interrogarli, probabilmente si farà capo ad una video conferenza.

Sempre nella mattinata di ieri, il Tribunale ha distribuito alle parti un foglio che riportava una serie di ipotesi concernenti l'interpretazione dell'atto di accusa. A questo punto, ha chiesto la parola l'avvocato Daniele Timbal: il legale ha sottolineato il fatto che, a suo modo di vedere, l'atto d'accusa non va interpretato: deve poter essere letto e compreso, ha spiegato, soprattutto dagli imputati, i quali hanno il diritto di sapere di che cosa sono accusati. La presa di posizione del Tribunale, ha continuato ancora l'avvocato ticinese, non è da considerare a suo modo di vedere come una possibilità di sanare l'atto di accusa: documento per lui non sufficientemente chiaro da permettere ai prevenuti di comprendere quali sono i ruoli attribuiti ad essi dall'accusa. Per la Procura federale ricordiamo, gli imputati avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette fra il 1994 ed il 2001.

Il dibattimento dovrebbe riprendere il prossimo 4 maggio e durare sino al mese di giugno.

Adesso, però, tutto diventa più difficile per quanto concerne la tempistica. Perché a seconda delle decisioni che arriveranno dalla Corte di Bellinzona e dal Tribunale federale di Losanna (che pure deve esprimersi su alcuni ricorsi inoltrati dalle difese) saranno decisi modalità e date per quanto concerne la celebrazione e la prosecuzione del maxi-processo. Le eccezioni sollevate dalla difesa, ricordiamo, riguardano la lingua in cui si svolge il dibattimento, che è quella tedesca. Gli imputati presenti sono nove (un altro, nel frattempo, è deceduto): tre sono italiani, due ticinesi, due del canton Giura, un francese ed uno spagnolo. Da mesi le difese chiedono che il processo si svolga in italiano: richiesta, per ora rimasta inascoltata. Critiche, poi, sono state sollevate anche per quanto concerne l'atto d'accusa che a detta dei difensori dovrebbe tornare nelle mani del procuratore per essere emendato: per i legali sarebbe, infatti, illecitamente motivato.

 

Da: La regione 4.4.09 pag 22

Italiano condannato per truffa pretendeva permesso per confinanti. Il Tf: ‘No, rappresenta una minaccia'

Pretendeva di riottenere dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni di Bellinzona il permesso per confinanti per poter lavorare in Ticino, ma il Tribunale federale - presso il quale ha ricorso - non solo glielo ha negato, bocciandogli il ricorso, ma ha pure sentenziato senza mezzi termini che egli «rappresenta un pericolo per l'ordine pubblico».

L'uomo, patrocinato dall'avvocato Fulvio Pezzati, nella sua istanza inoltrata ai giudici di Losanna chiedeva che il no decretato con sentenza 30 aprile 2008 da parte del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino fosse annullato, adducendo principalmente a una violazione del princìpio della proporzionalità. Ma il Tribunale federale ha respinto il ricorso, alla luce in particolare dei reati compiuti dal cittadino italiano che, con sentenza emessa da una Corte delle assise criminali di Lugano lo scorso 26 aprile 2007, è stato condannato a una pena di due anni e mezzo per truffa aggravata commessa per mestiere dell'ammontare di poco meno di 4 milioni di franchi (di cui 1,4 milioni recuperati). L'uomo potrà fare ingresso in Svizzera ma non, come pretendeva, continuare a lavorare in Ticino, dove intendeva svolgere un impiego di collaboratore di vendita in una società di Mendrisio.

 

Da: La regione 4.4.09 pag 7

Caso Khammas

Critiche internazionali alla Svizzera


Berna - L'Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct) ha protestato per l'espulsione verso la Svezia di Fahad Khammas.

Questo richiedente l'asilo iracheno si era fatto conoscere al pubblico svizzero perché figura fra i protagonisti del film «La forteresse», un documentario sulla vita nel centro di accoglienza vodese di Vallorbe.

La Svizzera si assume «pesanti responsabilità» per «quella che potrebbe diventare una nuova prassi», afferma l'Omct in una nota. L'organizzazione si rivolge ora alla Svezia «con il più grande vigore» affinché non consegni Khammas alle autorità di Baghdad.

In Iraq la sua integrità fisica e mentale sarebbe in pericolo, sostiene l'Omct. Khammas aveva già presentato richiesta di asilo nello stato scandinavo: in base all'accordo di Dublino la Svezia rimane quindi competente sul caso, si è giustificato il Dipartimento federale di giustizia e polizia.

L'Ufficio federale della migrazione ha pertanto emanato una decisione di non entrata nel merito e disposto l'espulsione, un provvedimento confermato anche dal Tribunale amministrativo federale. Lo scorso 2 marzo Khammas aveva rifiutato di lasciare la Svizzera a bordo di un volo di linea, opponendo resistenza. Per questo è stato organizzato un volo speciale verso Stoccolma.

 

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