Da: La regione 7.4.09 pag 23
‘Non so perché ho bevuto così tanto'
A processo l'ex caporale della cantonale che, ubriaco al volante, causò la morte di un uomo a Pedrinate
P.COL.
REGUZZI TI-PRESS/C. FOTO Il Pp Mario Branda e il legale di parte civile Marco Frigerio
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«Ero consapevole
di non essere in grado di guidare. Mi sono messo al volante senza
riflettere e senza pensare a soluzioni alternative». Lo ha ammesso
ieri in aula l'ex caporale della Polizia cantonale riferendosi al
tragico schianto del 3 agosto di due anni fa dove, a Pedrinate, morì un
38enne di Caneggio. L'imputato è a processo da ieri davanti alla Corte
delle Assise correzionali di Mendrisio. Nell'aula del Pretorio -
decisamente troppo piccola per ospitare parenti e amici della vittima,
costretti a seguire il dibattimento in piedi - è stata ricostruita la
vita del 45enne di Pedrinate, che a seguito dei fatti, ha rassegnato le
dimissioni dalla Polizia e ora si occupa dell'azienda vinicola di
famiglia. Il Procuratore pubblico Mario Branda lo accusa di omicidio colposo e guida in stato di inattitudine.
E proprio i capi di imputazione sono stati oggetto di un'istanza presentata dall'avvocato Marco Frigerio, legale della famiglia della vittima. Frigerio ha chiesto al giudice Claudio Zali
di qualificare il reato come omicidio intenzionale per dolo eventuale e
di rimandare l'incarto davanti ad una corte delle Assise criminali:
l'ex caporale della mobile di Noranco non poteva non conoscere i rischi
che il suo gesto avrebbero potuto causare. Il Presidente della Corte,
respingendo l'istanza, ha affermato che pur grave che sia,
nell'incidente di Pedrinate c'è stata negligenza e non intenzionalità
di uccidere. Il processo, il giudice lo ha precisato, servirà a
stabilire la colpa dell'imputato: non si tratta di un procedimento
contro la polizia e non ha nulla a che vedere con l'inchiesta
amministrativa in corso.
La prima parte del dibattimento è
servita a ricostruire la giornata dell'incidente e i rapporti
dell'imputato con l'alcool. Quella del 3 agosto, per il 45enne era una
giornata di libero, trascorsa tra bar, spese personali e la sua
passione per la fotografia. Nel pomeriggio, proprio dopo essere stato
in un negozio specializzato di Balerna, il 45enne si è intrattenuto con
delle persone di cui non conosceva nemmeno il nome in un vicino bar.
«Sono rimasto nel locale un paio d'ore - ha ricordato incalzato dalle domande del giudice - ho bevuto alcuni bicchieri di vino bianco. Forse anche qualche amaro, anche se non è mia abitudine».
Il tasso alcolemico riscontrato nel sangue al momento dell'incidente
superava il 2 per mille. Per raggiungerlo, ha fatto notare Zali, i
bicchieri di bianco consumati dovevano essere almeno 15. «Non posso dichiarare con certezza quanti ne ho bevuti - ha ribadito l'imputato, lasciando trasparire una forte tensione e esprimendosi a bassa voce -, so che era qualcuno più del solito. Non sono mai stato astemio, ma eccedere non è mai stata una regola».
Il ricordo del caporale è ancora oggi piuttosto annebbiato. Perché, gli
ha chiesto Zali, ha bevuto così tanto? C'era qualcosa da festeggiare?
«Il suo - ha aggiunto il giudice - è un comportamento
indiziante di un rapporto sbagliato con la bevanda alcolica. Si è
trattato di un gesto quasi temerario, bevendo due bottiglie di vino il
rischio di stare male è elevato». «Non so perché ho bevuto così tanto. Mi sono lasciato tirare dentro dalla compagnia senza un motivo», è stata la risposta dell'imputato.
Lasciato il ritrovo pubblico, il 45enne si è comunque messo al volante. «Mi rendo
conto di aver agito in modo negligente ed irresponsabile prendendo
l'auto e causando questo incidente. Mentre salivo verso Pedrinate non
mi sentivo lucido». Lungo la strada, all'uscita di una curva a
destra presa male il tragico impatto con la Golf di Enrico Codoni, che
come ogni giorno stava rientrando dopo una visita al cimitero. La
perizia ha stabilito che la curva è stata affrontata a 65-70 km/h,
mentre l'impatto è avvenuto a 78 km/h. «Non ho visto l'auto che procedeva in senso inverso», ha ammesso l'imputato, che nell'incidente ha riportato una commozione cerebrale e una botta alla gamba.
Nel
pomeriggio la Corte ha voluto ascoltare una dozzina di testimoni per
accertare se l'imputato utilizzasse con frequenza l'automobile dopo
aver consumato bevande alcoliche. In aula sono apparsi soprattutto
esercenti o gerenti di locali pubblici del Mendrisiotto - uno di loro,
dopo aver annunciato di non volere testimoniare, è stato prelevato
dalla Polizia - chiamati a confermare dichiarazioni rilasciate in fase
di istruttoria, a seguito dell'appello lanciato dalla parte civile la
scorsa estate. Il 45enne è stato visto bere in diverse occasioni ed
avere reazioni definite pesanti. Tutte le persone ascoltate hanno
comunque affermato di non averlo più visto in locali pubblici dopo
l'incidente.
Le testimonianze continueranno stamattina. La
parola passerà poi alle parti: dopo la richiesta di pena del Pp Branda,
seguiranno le richieste di parte civile dell'avvocato Marco Frigerio e
l'arringa del difensore, avvocato Mario Postizzi. La sentenza in serata.