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Da: La regione 11.4.09 pag 15

Nuova inchiesta per pedofilia nel Luganese. Il Ministero pubblico sta indagando su una vicenda di sospetti abusi sessuali compiuti da un padre sulla trentina che avrebbe compiuto atti di pedofilia tra le mura domestiche. L'uomo è stato arrestato agli inizi di aprile - il provvedimento restrittivo è già stato confermato dal giudice dell'istruzione e dell'arresto - e si trova in carcere in detenzione preventiva. Titolare delle indagini, il procuratore pubblico Nicola Respini che, da noi interpellato, si limita a confermare la notizia dell'arresto anticipata nell'edizione di ieri dal Corriere del Ticino.

L'intervento degli inquirenti è avvenuto alla fine di marzo e all'inizio del corrente mese, dopo i primi interrogatori, il trentenne padre di famiglia è stato incarcerato. L'accusa nei suoi confronti è di atti sessuali con fanciulli. L'indagato avrebbe già compiuto alcune ammissioni sulle accuse che gli vengono mosse dagli inquirenti. L'inchiesta prosegue ora per ricostruire nel dettaglio le presunte responsabilità penali del trentenne.

 

Da: www.mattinonline.ch, 19.4.09

Scritto da Giuliano Bignasca - MDD  

A seguito del solito inciucio, i partiti $torici si preparano a promuovere a superpagato Procuratore pubblico l'ennesima mezza calzetta! Poi ci si lamenta che la giustizia ticinese è roba da terzo mondo! Ma per forza!! Basta con gli intrallazzi parlamentari! Torniamo all'elezione popolare dei Magistrati!!


Adesso ne abbiamo proprio pieni gli zebedej di procedere a nomine di mezze calzette nel Ministero pubblico per correre dietro agli inciuci dei partiti $torici!
Gli è che nella tornata che avrà inizio domani il Gran Konsiglio sarà (o sarebbe) chiamato  nominare un nuovo Procuratore pubblico (PP) ed un nuovo Sostituto procuratore pubblico! Ebbene, sulla nomina del nuovo PP c'è già stato un inciucio alla cantonticinese tra i partiti $torici!
Ma il primo campanello d'allarme è che i candidati sono solo tre! Questo deve già far riflettere: come mai solo tre candidati per un posto pubblico sicuro, pagato 180mila Fr all'anno o giù di lì, e questo, come se non bastasse, in tempo di crisi?? Vuoi dire che la reputazione del Ministero pubblico è scaduta così in basso che nessuno ci vuole entrare?!  Oppure la colpa è degli evidenti problemi a livello di conduzione??
Ovviamente e come al solito, la sedicente Kommissione di esperti chiamata a giudicare i candidati PP (dove a menare il torrone c'è ancora il kompagno milionario John Noseda) non è di alcun aiuto e dimostra di essere al servizio degli inciuci partitici!
Sta di fatto che i tre aspiranti PP sono:
1)    Tale Zaccaria Akbas  (PPDog), che come si intuirà non è patrizio di Malvaglia!
2)    La sost. PP Marisa Alfier (P$)
3)    La sost. PP Chiara Borelli (PLR).
Ebbene l'inciucio partitico ha già designato alla carica di PP la candidata Borelli! Ciò che ha provocato delle mezze rivolte all'interno di Palazzo di Giustizia, dove le non esaltanti (eufemismo) prestazioni professionali della candidata sono universalmente conosciute!
Come se non bastasse, la signora Borelli è nota per le sentenze deliranti ed oltretutto in caso di elezione intende lanciarsi in campagne moralistiche anti-donnine in stile Maria Goretti, naturalmente con i soldi del contribuente, alla faccia dei troppi ticinesi che attendono giustizia ma che non la ottengono a seguito della vergognosa politicizzazione della Magistratura! L'ultima cosa di cui la sfigatissima Procura pubblica ticinese ha bisogno è una talebana moralista esaltata!
Allora, per tanto così, chiediamo che sui giudici torni a votare il popolo! L'elezione sarebbe comunque politicizzata, ma almeno il cittadino potrebbe dire la sua e lasciare a casa gli incompetenti allo scadere del mandato, cosa che adesso non succede! Infatti con lo sciagurato sistema di nomine parlamentari attualmente in vigore, scattano i veti incrociati; per cui il partito che non sostiene il candidato dell'altro partito, si vede poi silurare i propri candidati per ripicca! Per non parlare del teatrino dei candidati che si ritirano all'ultimo momento prima della decisione parlamentare in quanto già informati che "les jeux sont faits" e che quindi, se non  facessero un passo indietro, andrebbero incontro ad una sonora trombatura!
In ogni caso, il risultato di questo sistema d'elezione è che vengono eletti - dietro inciucio partitico -  magistrati non all'altezza del ruolo, che ciononostante restano in carica finché non decidono da soli di fare fagotto! E gli esempi si sprecano!! Se ne è appena andato, grazie al Cielo, quell'incapace di Luca Maghetti, vogliamo nominarne una ancora peggio??
Tanto per chiarire in modo inequivocabile la posizione della Lega: in Gran Consiglio il nostro gruppo parlamentare non voterà neanche con un mitra puntato alla schiena la signora Chiara Borelli, persona che non riteniamo idonea alla carica!!
Poiché col concorso si sono trovati solo tre candidati sulle cui doti professionali ci permettiamo di dubitare, il concorso va annullato e rifatto!! E se il Gran Consiglio deciderà a maggioranza di votare comunque, si assumerà la piena responsabilità dell'ennesima cappellata! La Lega non voterà proprio nessuno!

Da: La regione 7.4.09 pag 23

 

‘Non so perché ho bevuto così tanto'

A processo l'ex caporale della cantonale che, ubriaco al volante, causò la morte di un uomo a Pedrinate

P.COL.
REGUZZI TI-PRESS/C. FOTO Il Pp Mario Branda e il legale di parte civile Marco Frigerio

«Ero consapevole di non essere in grado di guidare. Mi sono messo al volante senza riflettere e senza pensare a soluzioni alternative». Lo ha ammesso ieri in aula l'ex caporale della Polizia cantonale riferendosi al tragico schianto del 3 agosto di due anni fa dove, a Pedrinate, morì un 38enne di Caneggio. L'imputato è a processo da ieri davanti alla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio. Nell'aula del Pretorio - decisamente troppo piccola per ospitare parenti e amici della vittima, costretti a seguire il dibattimento in piedi - è stata ricostruita la vita del 45enne di Pedrinate, che a seguito dei fatti, ha rassegnato le dimissioni dalla Polizia e ora si occupa dell'azienda vinicola di famiglia. Il Procuratore pubblico Mario Branda lo accusa di omicidio colposo e guida in stato di inattitudine.

E proprio i capi di imputazione sono stati oggetto di un'istanza presentata dall'avvocato Marco Frigerio, legale della famiglia della vittima. Frigerio ha chiesto al giudice Claudio Zali di qualificare il reato come omicidio intenzionale per dolo eventuale e di rimandare l'incarto davanti ad una corte delle Assise criminali: l'ex caporale della mobile di Noranco non poteva non conoscere i rischi che il suo gesto avrebbero potuto causare. Il Presidente della Corte, respingendo l'istanza, ha affermato che pur grave che sia, nell'incidente di Pedrinate c'è stata negligenza e non intenzionalità di uccidere. Il processo, il giudice lo ha precisato, servirà a stabilire la colpa dell'imputato: non si tratta di un procedimento contro la polizia e non ha nulla a che vedere con l'inchiesta amministrativa in corso.

La prima parte del dibattimento è servita a ricostruire la giornata dell'incidente e i rapporti dell'imputato con l'alcool. Quella del 3 agosto, per il 45enne era una giornata di libero, trascorsa tra bar, spese personali e la sua passione per la fotografia. Nel pomeriggio, proprio dopo essere stato in un negozio specializzato di Balerna, il 45enne si è intrattenuto con delle persone di cui non conosceva nemmeno il nome in un vicino bar. «Sono rimasto nel locale un paio d'ore - ha ricordato incalzato dalle domande del giudice - ho bevuto alcuni bicchieri di vino bianco. Forse anche qualche amaro, anche se non è mia abitudine». Il tasso alcolemico riscontrato nel sangue al momento dell'incidente superava il 2 per mille. Per raggiungerlo, ha fatto notare Zali, i bicchieri di bianco consumati dovevano essere almeno 15. «Non posso dichiarare con certezza quanti ne ho bevuti - ha ribadito l'imputato, lasciando trasparire una forte tensione e esprimendosi a bassa voce -, so che era qualcuno più del solito. Non sono mai stato astemio, ma eccedere non è mai stata una regola». Il ricordo del caporale è ancora oggi piuttosto annebbiato. Perché, gli ha chiesto Zali, ha bevuto così tanto? C'era qualcosa da festeggiare? «Il suo - ha aggiunto il giudice - è un comportamento indiziante di un rapporto sbagliato con la bevanda alcolica. Si è trattato di un gesto quasi temerario, bevendo due bottiglie di vino il rischio di stare male è elevato». «Non so perché ho bevuto così tanto. Mi sono lasciato tirare dentro dalla compagnia senza un motivo», è stata la risposta dell'imputato.

Lasciato il ritrovo pubblico, il 45enne si è comunque messo al volante. «Mi rendo conto di aver agito in modo negligente ed irresponsabile prendendo l'auto e causando questo incidente. Mentre salivo verso Pedrinate non mi sentivo lucido». Lungo la strada, all'uscita di una curva a destra presa male il tragico impatto con la Golf di Enrico Codoni, che come ogni giorno stava rientrando dopo una visita al cimitero. La perizia ha stabilito che la curva è stata affrontata a 65-70 km/h, mentre l'impatto è avvenuto a 78 km/h. «Non ho visto l'auto che procedeva in senso inverso», ha ammesso l'imputato, che nell'incidente ha riportato una commozione cerebrale e una botta alla gamba.

Nel pomeriggio la Corte ha voluto ascoltare una dozzina di testimoni per accertare se l'imputato utilizzasse con frequenza l'automobile dopo aver consumato bevande alcoliche. In aula sono apparsi soprattutto esercenti o gerenti di locali pubblici del Mendrisiotto - uno di loro, dopo aver annunciato di non volere testimoniare, è stato prelevato dalla Polizia - chiamati a confermare dichiarazioni rilasciate in fase di istruttoria, a seguito dell'appello lanciato dalla parte civile la scorsa estate. Il 45enne è stato visto bere in diverse occasioni ed avere reazioni definite pesanti. Tutte le persone ascoltate hanno comunque affermato di non averlo più visto in locali pubblici dopo l'incidente.

Le testimonianze continueranno stamattina. La parola passerà poi alle parti: dopo la richiesta di pena del Pp Branda, seguiranno le richieste di parte civile dell'avvocato Marco Frigerio e l'arringa del difensore, avvocato Mario Postizzi. La sentenza in serata.

 

Da: CdT 4.4.09 pag 6

Assicuratori condannati

Colpevoli per il fallimento della cassa malati Accorda

Amministrazione infedele e cattiva gestione i reati - Le pene ai due ex direttori, al fondatore dell'assicurazione e a un revisore dei conti, sospese però con la condizionale

Si è concluso con quattro pene con la condizionale e un proscioglimento il processo per il fallimento della cassa malati Accorda, nel 2006. Ai due principali accusati, i due ex direttori, il Tribunale penale economico di Friburgo ha inflitto 10 e 9 mesi di detenzione con la condizionale di due anni per amministrazione infedele e cattiva gestione.

Per la stessa accusa sono stati inflitti sei mesi al fondatore della cassa malati, prosciolto però dall'imputazione di falsità in documenti per aver «abbellito» parecchio il bilancio del 2002 nel tentativo di differire il fallimento. La corte ha prosciolto anche il perito contabile che lo aveva consigliato, mentre ha condannato a 7 mesi con la condizionale per due anni un altro revisore dei conti. Gli ex direttori sono stati riconosciuti colpevoli di aver «gonfiato» le spese professionali, fino ad ottenere in questo modo un reddito supplementare di circa 2500 franchi mensili. L'avvocato di un ex direttore ha già annunciato ricorso perché ritiene che il caso sia di competenza civile e non penale.

Il fondatore, due direttori e due revisori dei conti di Accorda dovevano rispondere, a seconda dei casi, di falsità in documenti, amministrazione infedele e cattiva gestione; uno di loro anche di tentata truffa.

Il Tribunale penale economico di Friburgo non ha tenuto conto del maggior elemento a carico: un contratto «finanziariamente catastrofico» stipulato con l'Ospizio generale (assistenza pubblica) del canton Ginevra, che riguardava l'assicurazione obbligatoria per le cure di circa 5000 richiedenti l'asilo. Per questo motivo nel solo 2002 Accorda ha registrato una perdita di oltre 5 milioni. Secondo il giudice istruttore i due dirigenti avrebbero dovuto rendersi conto che il contratto era sproporzionato rispetto alla taglia della cassa malati.

Accorda, che aveva sede a Givisiez (FR), ha fatto molto parlare di sé a causa di difficoltà economiche e delle malversazioni commesse da ex direttori. La cassa era finita sulle prime pagine dei giornali quando, nel settembre del 2003, il Dipartimento federale dell'interno (DFI) le aveva intimato di cessare le attività entro fine anno, giudicando «catastrofica» la sua situazione finanziaria: alla fine di giugno l'assicuratore malattia aveva un indebitamento di 1,2 milioni. I 20 dipendenti e i 12'000 affiliati dell'Accorda sono poi stati rilevati dalla Cristiano sociale svizzera (CSS).

 

Da: CdT 3.4.09 pag 19

Un favore pagato a carissimo prezzo

Diem

39.enne italiano condannato a versare oltre 13 mila franchi per essere stato trovato ubriaco alla guida dopo aver portato a casa un amico - Permesso di domicilio in forse

L'aver guidato l'auto per accompagnare a casa un conoscente al termine di una serata abbondantemente annaffiata costerà carissimo a 39.enne italiano residente da circa 15 anni nelle valli che ieri è comparso di fronte alla Pretura penale. Non solo dovrà versare al Cantone 13 mila e rotti franchi tra pena pecuniaria, multa e spese essendo stato riconosciuto colpevole di guida in stato di inattitudine avendo alle spalle due precedenti analoghi. Rischia anche di perdere il permesso di domicilio in Svizzera e di conseguenza la possibilità di mantenere il lavoro che svolge da diversi anni con piena soddisfazione sua e del datore di lavoro. Un aspetto che - di fronte alla gravità del reato commesso dal 39enne (la polizia lo aveva fermato al rientro sulla cantonale con un tasso alcolemico del 2,38 per mille) e i suoi precedenti (due incidenti avvenuti nel 1998 e nel 2001 sempre sotto l'influsso dell'alcol) - ieri non ha comunque indotto la giudice supplente Sonia Giamboni Tommasini ad accogliere la richiesta di una pena sospesa condizionalmente presentata dalla patrocinatrice dell'uomo Sara Lavizzari. La giudice ha quasi integralmente confermato il decreto d'accusa del procuratore pubblico Antonio Perugini al quale l'imputato si era opposto chiedendo il dibattimento. In aula non ha cercato di ridimensionare le sue colpe, ma tentato di non veder pregiudicata la sua situazione di fronte all'amministrazione degli stranieri che lo aveva già ammonito per i suoi precedenti.

 

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