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Da: www.mattino.ch 7.6.09, scritto da MDD  

E cosa aspetta il Konsiglio della Magi$tratura a prendere provvedimenti nei confronti del sempre più impresentabile PG Balestra??

Come volevasi dimostrare!! La Camera dei Ricorsi penali ha accolto l'istanza di risarcimento danni presentata dal giudice Zali riconoscendogli 35mila Fr di risarcimento, di cui 5mila per torto morale e i restanti 30mila per le spese legali!!
Si ricorderà che il giudice Zali era stato inquisito come un delinquente dal PG Bruno Balestra con la ridicola accusa di essersi voluto impadronire di due carabattole di un bar!! Il PG Balestra era stato ricusato da Zali perché prevenuto nei suoi confronti, e l'incarto era andato al PP Perugini, il quale ha prontamente assolto Zali, definendo le argomentazioni di Balestra "contorte ed estranee al diritto penale"!!
Da notare che il brillante (si fa per dire) Konsiglio della Magi$tratura ha in tempo di record multato Zali - che come detto è stato riconosciuto innocente di tutte le accuse - mentre non si ha notizia di provvedimenti del medesimo Konsiglio nei confronti del PG Balestra!! Adesso, il risarcimento per spese legali e torto morale costituisce la classica ciliegina sulla torta!! Nonchè l'ennesima patente di incapacità conferita all'ormai impresentabile PG Balestra!! Uella, ma cosa si aspetta a sostituirlo??
Intanto il dubbio che Claudio Zali sia stato messo sotto inchiesta perché proposto dalla Lega si fa sempre più forte, quasi una certezza!! Del resto dalla Magistratura ticinese, politicizzata in modo vergognoso, c'è da aspettarsi questo ed altro!!

Da: CdT 4.6.09 pag 11

Risarcimento per il giudice Claudio Zali

La Camera dei ricorsi penali (CRP) ha sostanzialmente accolto un'istanza di risarcimento danni presentata dal giudice del Tribunale penale cantonale Claudio Zali, indagato per appropriazione semplice dal Ministero pubblico (prima dal PG Bruno Balestra, poi ricusato, ed in seguito dal PP Antonio Perugini che aveva deciso per un decreto di abbandono). La richiesta è stata accolta dalla CRP per quanto concerne le spese legali ed il torto morale, eccezion fatta per quanto riguarda il costo del patrocinio nel procedimento disciplinare (multa decisa nei confronti di Zali dal Consiglio della magistratura).

In pratica, al giudice Claudio Zali, assistito dall'avvocato John Noseda, è stato riconosciuto un risarcimento di quasi 35 mila franchi (di cui 5 mila per torto morale).

Da: CdT 8.6.09 pag 8

Chi bussa oggi in Procura

Balestra: servono qualità, quantità e formazione

Emanuele Gagliardi

Il lavoro al Ministero pubblico è affascinante,ma impegna ed alla fine,inevitabilmente,logora - Luigi Pedrazzini pensa ad una formazione specialistica di base - Oggi ci sono comunque già corsi postuniversitari frequentati

PROCURATORE Balestra: lavoro affascinante, ma che logora.

«A livello svizzero, già da qualche anno, sono iniziati dei corsi di formazione post universitari proprio per magistrati inquirenti, che si tengono a Neuchâtel e a Lucerna. Corsi che si sono via via sviluppati sotto l'egida dell'École romande de la magistrature penale e dell'Università di Lucerna e con la collaborazione e la partecipazione della Conferenza delle autorità inquirenti svizzere. Un'iniziativa che si sta sviluppando sempre di più e che sta diventando una specie di corso post-universitario. Tutti i colleghi del Ministero pubblico che sono stati eletti a partire dal 2003, qualcuno anche da prima, hanno frequentato, tranne qualche eccezione, questi corsi». Il procuratore generale Bruno Balestra interviene su alcune riflessioni che il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Luigi Pedrazzini, ha fatto in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario. «Tenuto conto che la tendenza in atto è quella di entrare in giovane età nella Magistratura - aveva detto infatti Pedrazzini - perché non possiamo immaginare di fornire ai giuristi appena laureati corsi di formazione in modo tale che al momento del concorso per la Magistratura già abbiano potuto ricevere una preparazione specialistica di base? Rivolgo queste domande alla Commissione per la formazione permanente dei giuristi, ma anche all'istituto di diritto dell'USI».

Il procuratore generale ripete che tutti i nuovi procuratori, con una sola eccezione, hanno partecipato a questi corsi. Altri li avevano frequentati prima di essere nominati procuratori pubblici, rispettivamente sostituti procuratori: allora ricoprivano il ruolo di segretari giudiziari. Quanto proposto da Pedrazzini, per il PG Balestra rappresenta una interessante iniziativa, non un doppione. «Con l'arrivo del nuovo codice di procedura penale unificato - precisa - è utile organizzare formazioni e creare sinergie sempre più sviluppate fra il Ticino e i centri di formazione».

Questi percorsi non rappresentano, però, la panacea di tutti i mali per il PG.

«Quanto si sta facendo è comunque utile: stiamo però parlando di formazioni teoriche che poi devono essere implementate nella realtà pratica. Quello che conta è l'inserimento reale della persona sul campo. Queste formazioni, se sono prese a secco, o seguite a livello universitario e basta, danno solo un'infarinatura. Non rappresentano una garanzia che chi le ha seguite sia per forza idoneo. Se una persona è adatta a svolgere una mansione lo si vede sul campo. Più che la teoria serve la pratica, come in tutti i campi». «Ogni persona - osserva ancora il procuratore generale Balestra - è diversa e ognuno interpreta questo lavoro dando il meglio di se stesso. L'importante è cercare di non fare giocare in attacco quelli che dovrebbero stare in difesa».

E coloro che bussano in Procura quali doti dovrebbero avere? «Devono aspettarsi quello che già sanno e probabilmente è per quello che non bussano più tanto. È un lavoro affascinante quello del procuratore, molto bello, ma è un lavoro duro, che alla fine logora, perché si pretendono una formazione permanente, una capacità giuridica abbastanza profonda e nello stesso tempo una qualità e una quantità di lavoro che è superiore alle forze normali. Coniugare qualità, formazione e quantità è difficile».

 

Da: CdT 29.5.09 pag 15

L'uomo l'aveva denunciata dopo l'ennesima lite familiare scoppiata nella loro abitazione di Bellinzona

Fu solo, si fa per dire, una furibonda lite familiare con scambi di insulti e vasellame infranto quella che i due ebbero nel loro appartamento di Bellinzona il pomeriggio dell'8 maggio dell'anno scorso. Lei minacciò sì di morte il marito, ma solo perché esasperata dal fatto di non sapere dove avesse trascorso la notte in compagnia della figlia 15.enne. Durante la lite una biscottiera in ceramica andò effettivamente in frantumi, ma la donna non la scagliò contro il coniuge, ma la gettò sul pavimento in un gesto di stizza. Sostanzialmente con queste motivazioni, il giudice Marco Kraushaar ha prosciolto ieri in Pretura penale a Bellinzona una donna di 41 anni alla quale il procuratore pubblico Moreno Capella contestava i reati di minaccia e vie di fatto, proponendole la condanna ad una pena pecuniaria. Proscioglimento per il quale si è battuta la sua patrocinatrice, avvocato Chiarella Rei-Ferrari.

Da: www.caffe.ch 7.6.09

La tragedia di una mamma da anni in lotta contro lo Stato

“Volevo morire per mia figlia”

Libero D'Agostino

Mezza bottiglia di whisky per stordirsi, un centinaio di pasticche e qualche sorsata d’ammoniaca. Per farla finita. Trentasei anni, Laura, il nome è di fantasia ma lo storia atrocemente vera, per morire se n’era andata sull’argine del fiume Ticino. Sotto un grande albero, dove da bambina si fermava sempre con suo padre e dove da mamma portava spesso sua figlia Antonella,  allora di due anni appena. Antonella non la vedeva ormai da mesi. In un momento di difficoltà l’aveva data in affidamento consensuale ad una famiglia: “E per me - racconta- è cominciata una lotta estenuante contro servizi sociali, commissione tutoria e psicologi, per riavere mia figlia. Mi sono sentita schiacciata in un meccanismo che mi annullava come mamma, da uno Stato che invece di aiutarmi mi lasciava sola. Ero disperata, pensavo che era meglio scomparire per sempre”.

Gennaio 2005. Laura, separata, lavorava come donna delle pulizie, ma non guadagnava abbastanza da potersi permettere una baby sitter. Ripiega sull’affidamento, sino a quando, pensava, non si fosse rimessa in carreggiata con un impiego migliore. I problemi cominciano due mesi dopo. Quando scopre che quella famiglia aveva battezzato Antonella, senza dirle niente. Lei li denuncia e si rivolge anche alla Curia. La situazione precipita pochi mesi dopo quanto perde il lavoro. La famiglia in cui vive Laura abita ad un centinaio di chilometri di distanza, lei non ha i soldi per andarla a trovare ogni fine settimana. “Soffrivo a saperla a casa di gente con cui ormai i rapporti erano tesi- racconta-. Mi ero rivolta all’assistenza sociale per avere un aiuto. Niente da fare”. Comincia la sua lotta per riavere Antonella, il calvario da un ufficio all’altro. “Una macchina infernale - dice -. Tutte quelle persone invece di aiutarmi mi facevano sentire ancora più sola, inutile, persa. Sono caduta in depressione”.

18 dicembre 2005. Natale è vicino. Davanti, la stanza vuota di Antonella non ce la fa più. Apre l’armadietto dei farmaci e se ne va in riva al fiume: “Pensavo che fosse il posto giusto per morire”. Viene soccorsa da una ragazza  mentre alle tre e mezzo del mattino vagava sulla strada in stato d’incoscienza: “Non so come sia arrivata sulla strada. Se  Dio mi ha voluto graziare- dice- un motivo c’è. Credo che il motivo sia mia figlia”. Ma Laura non ha ancora riavuto la sua bambina.

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