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Da: CdT, 9.9.09 pag 7

Noi fuori dai CdA? Inaccettabile
Il Governo non ci sta e scrive a Berna dopo le nomine alla Posta

La Svizzera italiana non è rappresentata in nessuno dei gremi decisionali delle ex regie federali: oltre alla Posta non figurano ticinesi nei CdA di Swisscom, FFS e RUAG

Il Consiglio di Stato non ci sta. L'esclusione di rappresentanti del nostro Cantone, o di italofoni, nei consigli di amministrazione delle ex regie federali viene definita una «situazione inaccettabile». Il Governo ha deciso di manifestare il suo dissenso con una lettera trasmessa al Consiglio federale dopo che l'esecutivo federare ha nuovamente disatteso l'auspicio del Cantone ancora di recente, in occasione del completamento del CdA della Posta. Una volta ancora «le promesse» non hanno trovato riscontro pratico. Il CdS ritiene che «il rispetto sul piano istituzionale di uno Stato federale come il nostro imponga l'adeguata considerazione delle minoranze culturali ed economiche nelle attività dello Stato e delle sue aziende proprio per garantirne l'integrazione politica ed economica». È quindi ora, puntualizza il Governo, «di porre rimedio», e lancia anche un suggerimento. Interpellare lo stesso CdS in caso di rinnovi e sostituzioni ai vertici delle ex regie federali.

Da: CdT 25.8.09 pag 17

Incidente mortale Assolto in Pretura ma sarà ricorso

La prima istanza di giudizio ha assolto ieri mattina l’automobilista oggi 53.enne che, nell’ottobre del 2004 su via Vallemaggia a Solduno, aveva investito e causato la morte di una 85.enne. La giudice supplente della Pretura penale Sonia Giamboni Tommasini non ha infatti accolto le tesi contenute nel decreto d’accusa firmato il 2 giugno 2008 dalla sostituta procuratrice pubblica Marisa Alfier. Secondo la giudice, non sarebbe possibile ravvisare nel comportamento del conducente – rappresentato dall’avv. Patrick Untersee – alcuna imprevidenza colpevole, né dunque una violazione della legge sulla circolazione. L’incidente era avvenuto attorno alle 7.20, quando sulla cantonale Locarno-Ponte Brolla il traffico è assai intenso. La sentenza ora dovrà comunque passare al vaglio dell’istanza superiore, poiché il magistrato ha annunciato l’intenzione di ricorrere.

Da: CdT 12.8.09 pag 1 e 2

GIANCARLO DILLENA

Automobilista solitamente prudente, rientrando una sera tardi dalla Svizzera interna, il signor M. è incappato in un controllo radar. Era una bella notte estiva, con ottime condizioni stradali e pochissimo traffico e lui filava un po’ troppo. Si è quindi preso le sanzioni del caso: una multa a più zeri e ritiro della patente per tre mesi. Abitando in una zona periferica ed essendo obbligato a circolare sovente per lavoro, le conseguenze saranno per lui particolarmente pesanti, sia sul piano economico che su quello pratico.

Una disavventura, la sua, comune a molti altri. Accettata, tutto sommato, dopo qualche comprensibile mugugno. Se non che nelle settimane seguenti il signor M. è incappato in un paio di fatti che l’hanno fatto parecchio pensare. E anche irritato.

Un suo vicino, fornitore di esercizi pubblici, è stato gabbato da un tale che non gli ha pagato fatture per diverse migliaia di franchi. Ha in corso una procedura che va avanti da mesi e gli sta costando tempo, soldi e amarezze. Intanto l’altro ha chiuso il precedente locale e ne ha riaperto tranquillamente un altro di lì a poco, grazie ad un’astuzia giuridica. Ad un altro suo amico è successo di peggio: il figlio è stato picchiato selvaggiamente, all’uscita di una discoteca, da due energumeni. I quali se la sono cavata, alla fine, con una lieve condanna e senza fare un giorno al fresco. Il malcapitato, ancora oggi in cura per le botte ricevute, li ha incontrati per caso dopo mesi e i due lo hanno ancora sfottuto e minacciato. La segnalazione del fatto alla polizia è valsa solo un consiglio: «per evitare guai, stia alla larga da quel posto».

A questo punto il signor M. si chiede con che tipo di regole abbia a che fare. La sua impressione è che i famosi piatti della bilancia, che ha visto tante volte nelle rappresentazioni simboliche della giustizia, siano a dir poco asimmetrici. Lui, cittadino onesto che non ha fatto male a una mosca ma ha infranto una norma amministrativa, è stato bastonato nel nome «del pericolo che avrebbe potuto rappresentare nel caso in cui...». Mentre altri, che di danni ne hanno fatti eccome ma sono molto più disinvolti o spregiudicati di lui, riescono a sfuggire per la tagente alle sanzioni o se la cavano con poco.

Un avvocato, ad una cena con amici, gli ha spiegato a lungo le ragioni giuridiche alla base dell’uno e dell’altro caso, con tanto di norme, dottrina, giurisprudenza. Ma non è riuscito a convincere né lui né gli altri presenti, fra i quali ha constatato invece un diffuso malessere nei confronti di un sistema che tende a colpire sempre più duramente certi «comportamenti trasgressivi» minori, anche se privi di effetti pratici; e sempre meno severamente abusi vistosi e gravidi di conseguenze per gli altri.

L’avvocato, messo alle strette, ha ribattuto che l’equilibrio della bilancia è sempre in evoluzione ed è percepito diversamente a seconda dei tempi, delle sensibilità e delle situazioni. Ma ha dovuto riconoscere che pure le sanzioni hanno una valenza diversa a seconda di chi colpiscono e che quando i cittadini cominciano ad avvertire un senso di ingiustizia, è un campanello d’allarme che politici, legislatori e specialisti di ingegneria giuridica dovrebbero prendere maggiormente sul serio. Poiché la bilancia è a sua volta legata ad un pendolo che, se spinto troppo in una direzione, rischia di portare a reazioni che lo ributtano di colpo dall’altra parte. E, in queste turbolenze, la bilancia fatica ancora di più a ritrovare l’equilibrio necessario.

Il signor M. stavolta pagherà la sua multa e subirà il ritiro della patente. Ma non se ne dimenticherà. E troverà il modo, prima o poi, di far sentire le sue ragioni. Anche e soprattutto a chi oggi non sembra dar loro molto peso.

 

Da: La regione, 4.8.09, pag 3

Successione Muschietti: fino a ieri nessuna candidatura

Ministero pubblico, il concorso (scaduto il 30 luglio) per il nuovo pp rischia di andare deserto

A.MA.
Giuseppe Muschietti TI-PRESS

Fino a ieri nessuna candidatura. Scaduto giovedì 30 luglio, il concorso per la designazione del subentrante o della subentrante in Procura di Giuseppe Muschietti, eletto un paio di mesi fa magistrato del Tribunale penale federale, potrebbe andare deserto.

Usiamo il condizionale, visto che non sono da escludere ritardi da parte della Posta. Se però nelle prossime ore la situazione non dovesse mutare sarebbe la prima volta, ricordano i bene informati, che la messa a concorso di un posto di procuratore pubblico non registra candidati/e.

E sarebbe preoccupante. Non solo perché in tempi recenti c’è stato un numero di partenze dal Ministero pubblico importante (importante pure per il profilo di alcuni magistrati che hanno lasciato) ma anche perché adesso, a quanto pare, diventa assai difficile reperire subentranti. Il campanello d’allarme lo aveva suonato il capo del Dipartimento istituzioni intervenendo agli inizi di giugno a Lugano all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. “Le condizioni di lavoro non sempre inducono giuristi esperti e affermati, attivi nell’economia privata, a optare in età matura per la professione di magistrato”, aveva detto Luigi Pedrazzini con riferimento alla carica di pp aggiungendo che “l’esito di recenti concorsi, senza togliere nulla alle qualità delle persone che sono state poi elette dal Gran Consiglio, rende visibile qualche problema di reclutamento”. E ancora: “Ritengo che per alcuni ambiti, segnatamente per il Ministero pubblico, il carico di impegni, il clima che si è creato in questi anni e l’oggettivo logoramento rappresentino fattori importanti, benché non determinanti, nella decisione del singolo magistrato”. La decisione cioè di mollare. Ora c’è un problema in più: l’assenza di aspiranti procuratori, come dimostra il concorso per il dopo Muschietti. Che fare? Occorre, aveva dichiarato il ministro, “riflettere attentamente sulle condizioni di lavoro e sui limiti di quanto possiamo oggettivamente chiedere ai nostri magistrati”.

Tornando alla successione di Muschietti, la decisione di indire un nuovo concorso spetta all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, dato che il parlamento è l’autorità di nomina delle toghe. «Se anche domani (oggi, ndr) non giungeranno candidature, il concorso verrà ripubblicato sul ‘Foglio ufficiale’ di venerdì», afferma il presidente del Gran Consiglio Riccardo Calastri: «Questa mancanza di candidati è sicuramente preoccupante. Da un lato certi movimenti e certi organi di stampa dovrebbero riflettere prima di attaccare sul piano personale questo o quel magistrato; dall’altro bisogna rivedere al più presto le condizioni di lavoro del Ministero pubblico».

Meglio è andata per la successione del giudice Lorenzo Anastasi, che a fine settembre lascerà il Tribunale d’appello in seno al quale presiede il Tribunale amministrativo. Anche questo concorso si è chiuso il 30 luglio. Ma qui i candidati ci sono. E fra le candidature sarebbe interessante sapere quante sono quelle inoltrate da pp, intenzionati ad abbandonare il Ministero pubblico.

 

Da: www.tio.ch

Notizia del 04/08/2009 - 19:38  

TICINO
Procuratore pubblico, quel lavoro che nessun vuol più fare

BELLINZONA - Il fascino della toga sembra ormai tramontato. Il concorso indetto per eleggere un procuratore pubblico in sostituzione di Giuseppe Muschietti, apparso nella pubblicazione del Foglio Ufficiale del 10 luglio, non ha avuto nessun partecipante. Escludendo quello indetto due anni fa per eleggere un supplente del giudice dell'applicazione della pena a tempo parziale, è la prima volta che a un concorso riguardante la nomina di un procuratore pubblico nessun candidato presenti una candidatura.

Archivio Tipress / Francesca Agosta
Archivio Tipress / Francesca Agosta
   

Zero candidature - È vero, Muschietti si occupava del settore finanziario, ancora più specialistico, ma la quota di zero candidature fa un certo scalpore. La diserzione a questo concorso contribuisce a risollevare la questione riguardante l'interesse nei confronti di una carica, quella del procuratore pubblico, che sembra essersi spento. Tra i fattori scatenanti, già per altro denunciati in passato dagli addetti ai lavori, si possono individuare cause di tipo sociale e organizzativo.

Stress e pressioni - Ma c'è di più. Innanzitutto, quello del procuratore pubblico è un lavoro stressante e di grande responsabilità. I turni domenicali, le inchieste, le ore straordinarie, gli attacchi di un certo tipo di stampa. Essere procuratore pubblico, come detto, non affascina più. Troppi sacrifici. Meglio scegliere la carriera nel settore privato, in studi di avvocatura dove si è spesso meglio remunerati. E poi sono finiti i tempi delle ideologie, quando il procuratore pubblico rappresentava nell'immaginario collettivo il paladino della giustizia e incarnava lo slancio ideale di una società che si voleva migliore e più giusta.

I tempi sono cambiati - Nonostante le logiche politiche e partitiche sembrino non costituire più un elemento importante in seno al Ministero pubblico, la pressione che questi subiscono tramite i media e il mondo politico, a volte strettamente connessi, risulta essere in costante crescita. Il boom di candidature nel Ministero Pubblico risalente ormai a qualche anno fa, quando furono nominati 6 procuratori, è ormai un ricordo.

Il nuovo codice di procedura penale - Una riflessione sul funzionamento del Ministero pubblico, oggi è ritenuta ancora più necessaria, in vista anche dell'entrata in vigore il primo gennaio del 2011 del nuovo Codice di procedura di penale svizzero. Un codice che unificherà le procedure penali di tutti i cantoni svizzeri: l'abolizione del giudice istruttore, la scomparsa dei sostituti procuratori, un procuratore generale con più poteri le novità più importanti.

Nuovo concorso - Fallito il primo, a giorni partirà un nuovo concorso. Anche perché bisogna far presto. Muschietti ha lasciato il 1° agosto e i sospesi rischiano di accumularsi.

Il procuratore pubblico, quel lavoro che nessuno vuol più fare. L'isolamento linguistico del nostro cantone rischia di risultare particolarmente penalizzante. Se, ad esempio, ad un concorso analogo nel canton Zurigo partecipano anche candidati provenienti dal resto della Svizzera tedesca, per quanto riguarda il Ticino questa possibilità risulta essere particolarmente difficile. Chissà se un giorno si ricorrera ad un'importazione "di manodopera" anche in procura?

red

Foto d'apertura: Tipress / Francesca Agosta



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