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Da: CdT 6.8.09 pag 17

Se nessuno concorre per la Procura

Carlo Paris, Lugano

Nessun candidato, dunque, alle «primarie» per il posto di procuratore pubblico. Attualmente, in Ticino, i magistrati sono eletti dal Gran Consiglio (Legge sull’organizzazione giudiziaria, art. 2 cpv. 1). Un aspirante magistrato, per partecipare alle elezioni, deve dapprima passare attraverso un concorso pubblico. Le candidature a questo pubblico concorso sono esaminate da una Commissione d’esperti indipendenti (art. 5). Commissione quest’ultima di cinque membri che, paradossalmente per l’indipendenza degli esperti che la compongono, è nominata, per sei anni, sempre dal Gran Consiglio. Dopo valutazione, la Commissione trasmette il suo preavviso scritto sull’eleggibilità del candidato all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio (art. 6).

Quest’ultimo impacchetta i documenti e, con un suo rapporto, invia il tutto al Parlamento, di cui funge da Ufficio presidenziale, per l’elezione vera e propria dei papabili (art. 7). Sembra quasi una partita a scacchi. Su più scacchiere. È difficile capire, dal sistema legale di elezione e preelezione, se il magistrato sia una professione o una carica di forte valenza politica. Non si riesce a comprendere in che misura candidarsi ad un concorso per l’elezione di magistrato implichi uno schieramento politico, volontario o meno, dell’aspirante, al quale potrebbe sembrare di partecipare a delle primarie, magari in attesa che qualche partito lo adotti in vista delle elezioni, ma al quale dovrà, se del caso ed in un certo qual modo, render conto politicamente. Alle «primarie» dell’ultimo concorso per l’elezione di un procuratore pubblico, il cui bando è stato pubblicato nel «Foglio ufficiale» del 10 luglio 2009, non ha partecipato nessuno. Ci si interroga sui motivi. Una cosa è certa: se non cambia la legge, toccherà fare altre «primarie».

 

Da: CdT 23.7.09 pag 11

INTERROGAZIONE

Caso Droz, il Governo risponde dopo 4 anni

A Michele Droz, il cui rapporto d’impiego con lo Stato è terminato il 28b febbraio 2003, è stata riconosciuta una rendita di invalidità. È quanto rammenta il Consiglio di Stato rispondendo all’interrogazione che il deputato dei Verdi Sergio Savoia aveva presentato più di 4 anni fa, cioè il 18 maggio 2005.

Scusandosi per il ritardo, il Governo fa notare come su tema e sui quesiti posti da Savoia ha già avuto modo di esprimersi più volte nel passato. Il particolare il Consiglio di Stato rimanda alla risposta all’interrogazione che lo stesso Savoia aveva presentato nel 2004.

 

Da: CdT 14.7.09 pag 4

Tinner, la difesa protesta

Senza carte impossibile avere una linea difensiva

Per un avvocato anche l’accusa, senza il dossier completo, si trova in difficoltà – La correttezza del processo è quindi fortemente in dubbio – Non tutti sono d’accordo

Condurre un processo corretto nei confronti dei fratelli Tinner è ormai impossibile dal momento che i documenti relativi al caso riapparsi sono solo una parte del dossier di base. Lo sostiene Roman Bögli, l’avvocato di Urs Tinner, secondo il quale a questo punto è quindi irrilevante la questione se distruggerli o no. Non tutti gli esperti in ambito giuridico sono concordi su questo punto.

Secondo Bögli è stato distrutto così tanto materiale che non è più possibile costruire mattone dopo mattone una difesa corretta. La lista di tutti i documenti mancanti stilata dal giudice istruttore Andreas Müller è lunga 21 pagine, ha rilevato Bögli confermando una informazione della NZZ am Sonntag. I documenti che sono scampati all’operazione di distruzione di dischi rigidi effettuata nel novembre 2007 su ordine del Consiglio federale e riapparsi in aprile non rappresentano che un’infima parte della lista.

Impossibilitato a tracciare una linea difensiva del suo cliente in maniera corretta, Bögli non intende ritirare né modificare la denuncia depositata alla Corte europea dei diritti umani per violazione dei diritti di difesa del suo cliente. Questi ha trascorso quattro anni in detenzione preventiva prima di essere liberato alla fine del 2008.

Il parere giuridico di Bögli è condiviso anche dal professore di diritto pubblico sangallese Rainer Schweizer: se al processo è disponibile solo una parte dei documenti, una procedura in accordo con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non è più possibile.

Per ogni capo d’accusa la difesa potrebbe infatti far valere il fatto che materiale a discolpa è stato distrutto, ha sottolineato Schweizer, dicendosi convinto che l’avvocato di Urs Tinner vincerà la causa a Strasburgo.

Di tutt’altra opinione il penalista zurighese Daniel Jositsch: come in ogni processo penale anche in questo caso la domanda fondamentale è se la colpa dell’imputato sia dimostrabile in modo inconfutabile con i documenti esistenti. Che per questo non tutto il possibile materiale di prova sia a disposizione è del tutto normale. Ad esempio nei reati economici i documenti sono regolarmente lacunosi, in quanto gli imputati mettono da parte o distruggono materiali significativi. Inoltre nelle loro dichiarazioni ai processi medici, preti, giornalisti e avvocati sono coperti dal segreto professionale.

 

Da: www.mattino.ch

Scritto da Redazione   
giovedì 09 luglio 2009
giustizia_quater.jpgChi causa un danno grave alla propria azienda sa che il licenziamento è dietro alla porta. Ed un procuratore pubblico (federale, nella fattispecie) che venga clamorosamente smentito? Notula - qui condivisa - per la firma di Gamao.


*****

Ho avuto occasione di vedere qualche atto della pratica riguardante il maxiprocesso celebratosi davanti al Tribunale penale federale in Bellinzona. Ho visto qualche documento, dicevo; ma ho visto anche la sofferenza personale di alcuni tra gli accusati.

Incredibile la tesi unilaterale e colpevolistica dei procuratori federali, in particolare uno. Per anni è stata cercata la colpa, per anni i "colpevoli" si sono trovati nelle seguenti condizioni: i beni personali e conti bancari erano stati posti sotto sequestro (dal 2004), con nomi e cognomi i singoli soggetti sono stati esposti al pubblico, di volta in volta - e ripetutamente - gli inquisiti si sono dovuti recare a Berna per gli interrogatori. Il tutto con avvocati scelti dallo Stato e con una procedura condotta completamente in lingua tedesca, sebbene questa non fosse la lingua madre di alcuno tra coloro che sarebbero poi stati chiamati alla sbarra.

A verdetto pronunciato (e quale verdetto...), il minimo che ci si possa aspettare consta nel licenziamento di coloro che hanno condotto questa inchiesta. Appena sopra il minimo si insinua un'altra pretesa legittima: l'inquirente o gli inquirenti risarciscano lo Stato per la credibilità lesa o persa, oltre che le spese che sulla Confederazione ricadranno per rimborsare gli accusati ora prosciolti.

In un'azienda privata, chi prenda cantonate di questo genere (anzi, anche assai meno significative per quanto riguarda le ripercussioni sul prossimo) viene preso, impacchettato e spedito. Ed uno che cagioni (anzi, uno che abbia cagionato) danni simili dovrebbe continuare ad occupare quel posto? Qualcosa non mi torna.

 

Da: www.mattino.ch

Scritto da Redazione   
giovedì 09 luglio 2009
giustizia01_seconda.jpgSolo qualche ora fa è finito un incubo pluriennale per sette dei nove imputati davanti al Tribunale penale federale in Bellinzona; ed il superprocuratore Adrian Ettwein è stato rispedito a casa con danni permanenti alla carriera ed all’”ego” sino a ieri smisurato (ben gli sta). In attesa delle motivazioni di tale sentenza, che è clamorosa solo per chi aveva abbracciato acriticamente le tesi dell’accusa, alcune modeste ma utili proposte.


Partiamo alla grandissima, menzionando don Lisànder ed il suo principe di Condé, che dicono aver dormito saporitamente la notte avanti una celebre battaglia. Non che il Condé abbia un ruolo strategico in questo racconto, salvo il fatto che ci si domanda come tra ieri ed oggi abbia riposato (e se abbia riposato) tale Adrian Ettwein, procuratore incaricato o incaricatosi di trascinare l’accusa al maxiprocesso davanti al Tribunale penale federale in Bellinzona. Detto fuori dai denti, non si può provare altro che ribrezzo verso un falsario della giurisprudenza o, se preferite l’esplicitazione, verso un ideologo da dogmi autoreferenziali; si spera pertanto che costui si sia rigirato tra le lenzuola, e che per la prima volta nella sua mente si siano formati alcuni concetti. Nel caso ciò non sia avvenuto, lo si aiuta e lo si agevola, ricordandogli nel frattempo che su nove persone imputate ben sette - pesino i nomi di Alfredo “Fredi” Bossert e di Franco Della Torre - sono state assolte.

Lato legale. Ciò che non sta scritto nei libri non è nel mondo; eppure Adrian Ettwein, nel delirio di un atto di accusa che pareva costruito con il solo scopo di ottenere la fucilazione sommaria degli accusati, ha tentato di ottenere condanne per ciò che crimine non è mai stato, in Svizzera. Sarebbe dovuta valere, nella sua interpretazione delle cose, una sorta di proprietà transitoria del reato, e per di più con il criterio dell’extraterritorialità; se A fa questo per mestiere ed A conosce B e B ha comperato un chilogrammo di zucchero da C dopo essersi fatto prestare i soldi da D, automaticamente D è sodale e complice di A per quel che A abbia commesso o possa aver commesso in un imprecisato momento della sua esistenza. Con tali premesse, non c’è una probabilità che sia una dell’innocenza di papa Benedetto XVI, per dire di un personaggio presumibilmente al di sopra di ogni sospetto, fatte salve alcune vicenduole di basso cabotaggio in epoca di Concilio Vaticano II.

Lato mentale. Nel corso della sua formazione, Adrian Ettwein si dev’essere convinto della totale affidabilità di alcuni strumenti di indagine assai cari ad altre magistrature nazionali. Essendo tuttavia che i processi vengono fatti in aula e non sulle pagine dei giornali, si scoprì che le polveri erano bagnate nel momento stesso in cui l’uomo scoprì un arsenale di armi d’anteguerra e lo presentò come risorsa inoppugnabile, a sua valutazione, s’intende. Ed infatti: il “pentito” di camorra, numero imprecisato di ergastoli sul groppone, che parla per enigmi e secondo la regola del “sentito dire”; la collaborazione delle forze dell’ordine italiane, che tuttavia si trasforma in “boomerang” perché dalle dichiarazioni emerge sì un quadro interessante circa alcuni fenomeni della criminalità, ma nulla - ed ancora meno, se la cosa fosse possibile - afferente al processo. Per tanto così, esistono ottime conferenze ed eccellenti conferenzieri che potranno venire in qualunque momento, su semplice invito ed al prezzo del rimborso-spese, a raccontare di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino e del semidimenticato Boris Giuliano.
Lato (in)culturale. È parso a più riprese che, nei propositi dell’accusa, dovesse prevalere una condanna istituzionale di tutto ciò che sta a sud del San Gottardo. Equazioni: Italia uguale scandali e mafia, Ticino uguale Italia. Ticino uguale scandali e mafia. Ma arrivo io, Adrian Ettwein l’ammazzatutti, Adrian Ettwein accusatore implacabile e giudice; e vedrete. Abbiamo visto, infatti.

Conclusioni, e prendano appunti a Berna, a Losanna, a Bellinzona, a Lugano ed in qualunque altro luogo sia amministrata la giustizia in nome del popolo sovrano. Se con tutto l’armamentario sfoderato da Adrian Ettwein questi sono gli esiti, erronee risultano le premesse strutturali con cui vengono impalcati certi processi dall’enorme ridondanza mediatica (a proposito della stampa: quella ticinese, con rarissime e deplorevoli eccezioni, è stata splendida nel riferire con puntualità ma anche nell’evidenziare le falle, e le falle stavano su un solo fronte). A partire da domani, con gentile grazia, si faccia così: rogatorie in arrivo, nel congelatore o respinte d’ufficio alla frontiera; richieste di rogatoria in partenza, al macero prima ancora che l’inchiostro si sia asciugato sul foglio qualora vi sia anche soltanto il sospetto di una “fishing expedition”. Ci sarebbe anche altro; ma queste due calde raccomandazioni, oltre a far risparmiare milionate di franchi in procedure ed a sveltire i ritmi, avranno persino il pregio di salvare qualche carriera. Già: su quella di Adrian Ettwein, degno epigono di Valentin Roschacher, al momento non scommetteremmo un centesimo.

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