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Da: CdT, 24.9.09 pag 9

Ministero pubblico, bastano ritocchi

Non magistrati, ma più segretari – Partenze: fissare chiari termini di disdetta

PAGINA A CURA DI GIANNI RIGHINETTI

Dal rapporto del Consiglio della magistratura non emergono particolari problemi – Buona parte delle decisioni cresce incontestata in giudicato – Ma il carico di lavoro non pesa in parti uguali sulle spalle di tutti gli inquirenti


Roggero-Will Il 7% degli arresti non viene confermato e l’85% delle proroghe del carcere preventivo viene accolto

Lo scorso mese di dicembre il Consiglio di Stato, visto l’emergere di alcuni casi eclatanti, come quello che aveva coinvolto il giudice Claudio Zali e il procuratore generale Bruno Balestra (con la ricusa di quest’ultimo e l’assoluzione del primo), aveva interpellato la presidente del Consiglio della magistratura Giovanna Roggero-Will sollecitando una verifica sul Ministero pubblico. La valutazione ha preso in considerazione un lustro (il periodo 2004-2008) «sufficientemente lungo per fare una valutazione» ha detto ieri Roggero-Will nel corso di una conferenza stampa. Ma, attenzione, ha fatto presente, si tratta di una valutazione non del lavoro dei singoli magistrati, ma dell’intera macchina della giustizia e dei suoi team specifici. La prima «e rassicurante» constatazione è che «dai dati esaminati non emergono elementi di preoccupazione: la maggioranza delle decisioni del Ministero pubblico cresce incontestata in giudicato, i decreti d’accusa contestati dalle parti vengono, per la maggior parte, confermati dai giudici della pretura penale».

Cosa va potenziato subito Allo stato attuale non si impone un aumento del numero dei PP. Con questa valutazione il Consiglio della magistratura boccia la principale richiesta da anni reiterata da Palazzo di giustizia. Per contro suggerisce di attribuire «ad ogni PP un segretario giudiziario giurista» oltre ad «alcune unità di funzionari amministrativi» da assegnare «in particolare al gruppo dei 5 sostituti procuratori» e a riattivare «l’unità di sostituto PP congelata dal Gran Consiglio nel 2005» (dettagli a lato).

Il ruolo del PG Nel documento il procuratore generale (PG) Bruno Balestra viene sollecitato a fare in modo che la sua attività «non si focalizzi unicamente sugli aspetti amministrativi e gestionali, ma torni a comprendere in modo significativo l’attività inquirente».

Il carico di lavoro Si è poi provveduto ad una verifica del carico di lavoro dei singoli magistrati, facendo le somme e giungendo al reale fabbisogno per i singoli gruppi attivi al Ministero pubblico: «È emerso che il criterio di ripartizione del lavoro garantisce una equa distribuzione per i PP del team finanziario, mentre c’è meno equilibrio per il gruppo polizia e per i sostituti procuratori pubblici. Per questo abbiamo suggerito al PG di procedere a una valutazione del reale carico dei magistrati e, se si confermerà necessario, di procedere agli opportuni aggiustamenti nell’ottica di garantire le condizioni per una celere evasione delle inchieste».

La verifica della qualità I dati dell’Ufficio del giudice dell’istruzione e dell’arresto «dimostrano che in materia di carcerazione preventiva al Ministero pubblico non possono essere formulati rimproveri. In media solo il 7% degli arresti decisi in un anno non viene confermato. L’85% delle istanze di proroga del carcere preventivo viene accolto. Solo il 21% di quelle di libertà personale inoltrate dagli arrestati trova accoglienza».

Chi va e chi viene Tra i problemi emersi c’è il ricambio che negli ultimi anni si è manifestato nella forma di un continuo viavai. E le lungaggini su certi incarti sono anche dovute alla difficoltà di chi subentra nel prendere in mano le inchieste del predecessore. Oggi nel rapporto di lavoro dei magistrati non vi sono norme che disciplinano i termini di disdetta. È un problema al quale il Governo è stato incaricato di porre rimedio in tempi brevi. Ma servono regole anche per il trapasso degli incarti.

Reclami su decisioni dei PP Sull’arco dei cinque anni è stato accolto il 47% dei reclami inoltrati. Ma i dati dei singoli anni fanno testo di un miglioramento: nel periodo 2006-2008 la media è scesa al 36% ed è «pure interessante notare che il volume dei reclami in corso d’inchiesta è drasticamente diminuito dal 2006 del 56%». Un dato di fatto «che smentisce il luogo comune secondo cui è l’accresciuta litigiosità delle parti processuali e dei loro patrocinatori, unita al cosiddetto garantismo, ad appesantire ed allungare i tempi delle inchieste».

La durata delle inchieste A livello generale il sistema funziona, ma Roggero-Will ha precisato che «non si può non notare che il 5% dei procedimenti è rimasto aperto per 6 fino ad oltre 20 anni. La percentuale è modesta, ma occorrerebbe una motivazione puntuale e non la semplice giustificazione con il numero complessivo delle inchieste. Il Consiglio della magistratura ha ritenuto di ricordare ai responsabili del Ministero che loro compito prioritario è quello di verificare con regolarità le ragioni del perdurare delle inchieste ed «intervenire per rimediare nelle situazioni di stallo». Le inchieste del gruppo polizia si sono chiuse in tempi solleciti, quelle del gruppo finanziario sono state più lunghe. Insomma, «è vero che il lavoro è più laborioso, ma uno sforzo va fatto, in maniera che il presunto autore non venga portato in aula a troppi anni di distanza dai fatti».

Da: www.mattino.ch, 20.9.09

Scritto da MDD

Quando si tratta di dare seguito alle denuncie di cittadini contro funzionari, stranamente tutto si insabbia... quando si tratta invece di colpire l’avversario politico, specie se leghista, ecco che le cose cambiano!


Di fronte alla giustizia siamo teoricamente tutti uguali, ma alla luce dei fatti sembra che alcuni siano più uguali di altri. Si pensi ad esempio a Nano Bignasca e alla sua “taglia sui radar”,  o alla scarica di FASS 90  (a salve), sparata in occasione delle votazioni cantonali. Il fucile fumava ancora e il solerte procuratore generale della nostra ridente Repubblica bananiera già aveva emesso la sua condanna. Una giustizia col turbo in questo caso. Ma non è sempre così. Purtroppo la giustizia rallenta, fino ad innestare la marcia funebre, allorquando ad essere denunciati al ministero pubblico ticinese sono dei funzionari querelati da semplici cittadini.
Ne sa qualcosa la famiglia Larini, che in margine alla nota vicenda “Ristorante Castelgrande”, ha denunciato per violazione del segreto d'ufficio, abuso di autorità e reati contro l'onore, l’avvocato Loris Bianchi, responsabile della Sezione Amministrativa Immobiliare del Cantone. Denuncia che da gennaio dorme – sono passati quasi 9 mesi - nei profondi cassetti della scrivania dell’inclito Procuratore generale Bruno Balestra.
Dal canto suo Alexandra Tizzano ha aspettato sei mesi per avere una risposta da via Bossi. Il 25 gennaio 2008 la logopedista di Gravesano ha denunciato Giorgio Merzaghi, capo dell’Ufficio dell’Educazione Speciale del DECS, nonché Presidente della Commissione di vigilanza per la Logopedia, per falsa testimonianza, falsità in atti, falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari,  abuso di autorità e, eventualmente, tentata coazione.  La risposta è arrivata in luglio. Non luogo a procedere…,  contro cui la signora Tizzano ha subito inoltrato un’istanza di promozione dell’accusa alla CRP, la quale ha risposto picche alla fine di dicembre. Oggi la signora è in attesa dell’esito del ricorso inoltrato contro questa decisione nel gennaio scorso al Tribunale federale.
Quello che fa specie è che entrambi i casi citati – Larini e Tizzano - sono stati oggetto di diversi atti parlamentari come pure di numerosi articoli di stampa.  Malgrado ciò la nostra giustizia, o meglio: i suoi rappresentanti (ognuno di noi ha quelli che si merita: noi abbiamo questi!), sembrano dormire sonni tranquilli anche se il loro agire svuota la parola “giustizia” del suo significato. Un comportamento che rischia di incitare il cittadino a farsela da sé, la giustizia. Forse anche per questo, nell’ultimo decennio nel nostro cantone, le minacce contro i funzionari sono aumentate vertiginosamente.

Da: La regione, 10.9.09, pag 4

‘Niente convenzioni, si cambi la legge'
Il Ps contrario rilancia: corsi ed esami per i candidati Tutti d'accordo sulla necessità di approfondire i giudizi
di Paolo Bobbià

«Il Ps ritiene che il sistema di elezione dei magistrati sia perfettibile, ma questo va fatto non tramite convenzioni di tipo privatistico, bensì modificando la Legge sull'organizzazione giudiziaria (Log), secondo un processo democratico e trasparente». Il metodo per l'elezione dei magistrati va migliorato, ma non come proposto da Plr, Ppd, Lega e Udc e dalla Commissione di esperti. È questa in soldoni la presa di posizione inoltrata nei giorni scorsi all'Ufficio presidenziale del parlamento dal gruppo socialista in Gran Consiglio sulla ‘Convenzione per l'elezione dei magistrati dell'ordine giudiziario', di cui riferiamo sopra.

Si tratta di una bozza di gentlemen's agreement, di linee guida, stilata in seguito all'incontro dello scorso febbraio fra una delegazione dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio - c'erano i parlamentari Christian Vitta (Plr), Carlo Luigi Caimi (Ppd), Attilio Bignasca (Lega) e Marco Chiesa (Udc), assente scusato Raoul Ghisletta (Ps) - e una rappresentanza della Commissione di esperti indipendenti per l'elezione dei magistrati composta dal giudice federale Aldo Borella e dagli avvocati Spartaco Chiesa e John Noseda.

Lo scopo dell'incontro era "individuare modalità che potessero essere utili a che alle cariche della magistratura giudiziaria vengano elette le persone maggiormente adatte in funzione del criterio di competenza, senza prescindere, nella misura del possibile, dall'opportunità che nei vari consessi giudiziari siano adeguatamente rappresentate le sensibilità politiche, ideologiche o filosofiche presenti nella società ticinese". Il risultato «è tuttora una bozza e va ancora discussa anche con il Ps - dice il capogruppo Plr Christian Vitta alla ‘RegioneTicino' -, trattandosi di un gentlemen's agreement, non avrebbe senso se non ci fosse l'unanimità».

Il sistema attuale

In Ticino il processo di selezione dei nuovi magistrati viaggia su due binari paralleli fino in Gran Consiglio. Su una rotaia la Commissione di esperti indipendenti che valuta l'idoneità dei candidati, sull'altra i partiti rappresentati in governo con il compito di assicurare una rappresentanza equilibrata delle aree di pensiero politico nella magistratura. E infine in parlamento si vota e si nominano i magistrati. «Il sistema duale ha la sua logica: coniugare qualità dei candidati ed equilibrio politico tra i membri dell'ordine giudiziario» scrivono i granconsiglieri socialisti nella presa di posizione. Ma non sono solo questioni di forma, legate alla scelta tra convenzione e modifica di legge, a non piacere alla sinistra.

‘Solo se si modifica la legge'

La convenzione proposta trova infatti discorde il gruppo Ps pure perché gli elementi di miglioramento introdotti sono minimi e si discostano dall'attuale ordinamento «in maniera assolutamente vaga e ambigua»: si tratta del punto dell'accordo in cui si chiede l'impegno dell'Ufficio presidenziale nel proporre al plenum i candidati idonei più adatti alla carica. «Se prendiamo sul serio questo impegno - rilevano i parlamentari Ps -, dobbiamo chiaramente affermare che si tratta di un potere che l'Ufficio presidenziale non ha e non può arrogarsi con una convenzione», semmai con una modifica della legge. Il gruppo Ps ricorda infatti che è in vigore l'articolo 7 Log, «che prevede l'obbligo per l'Ufficio presidenziale di trasmettere al Gran Consiglio l'elenco di tutti i candidati e il preavviso della Commissione di esperti su tutti i candidati». Lo stesso articolo non prevede neppure che nel rapporto dell'Ufficio presidenziale venga formulato un parere, «cosa che potrebbe condurre ad avere rapporti di maggioranza e minoranza, come avviene in qualsiasi commissione», aggiunge il Ps.

Il capogruppo socialista in parlamento Raoul Ghisletta mette poi altra carne al fuoco: «A proposito delle nomine dei nuovi magistrati c'è pure la proposta di spostare le competenze dall'Ufficio presidenziale alla Commissione giustizia. Per noi è meglio quindi seguire l'iter democratico e discutere di tutto in Commissione della legislazione prima e in parlamento poi. Anche per non firmare una convenzione che entro breve potrebbe diventare inutile», vista la possibile migrazione delle competenze.

Corsi, esami e approfondimenti

Il Ps avanza alcune proposte puntuali di modifica della Log. Anzitutto ne riprende una di Carlo Luigi Caimi: l'organizzazione di un corso e un esame generale per le persone interessate a candidarsi a posti di magistrato. Proposta ritenuta interessante, ma impegnativa dal punto di vista burocratico da Christian Vitta, il quale rende attenti «sulle possibili ripercussioni professionali della partecipazione a un simile corso o dell'esito dell'esame per gli avvocati già attivi nel privato».

Altre due proposte mirano invece a un giudizio più approfondito da parte della Commissione di esperti indipendenti, la quale per il Ps «deve raccogliere presso i datori di lavoro del candidato e eventuali altri enti le informazioni necessarie a valutare la sua candidatura, premesso che il candidato la autorizzi a farlo». Tutto per avere un parere più dettagliato e motivato, con un giudizio finale scelto tra molto idoneo, idoneo e inidoneo. «I candidati inidonei sono esclusi dal concorso - precisa Ghisletta - per evitare che vengano ‘ripescati' dai partiti». «Le ultime nomine hanno già seguito un percorso simile, più approfondito», rileva Vitta.

Considerazioni e proposte del Ps verranno discusse in una delle prossime riunioni dell'Ufficio presidenziale.

Da: La regione, 3.9.09, pag 20

Riazzino, assolta... la non-prostituta

Il suo arresto in un ‘blitz' al Motel Lago Maggiore aveva aperto una falla nelle modalità del Teseu

D.MAR.

Assolta dai reati di soggiorno illegale ed esercizio abusivo della prostituzione per i quali era stata condannata (a una pena pecuniaria) con decreto d'accusa dalla pp Rosa Item. Questa la sentenza emessa ieri mattina a Bellinzona dal giudice della Pretura penale Siro Quadri nei confronti di una ragazza rumena rimasta impigliata nel novembre scorso al Motel Lago Maggiore di Riazzino in un "blitz" antiprostituzione condotto dal distaccamento Teseu della polcantonale. Il giudice ha potuto stabilire che 1: la giovane non aveva soggiornato illegalmente perchè si era notificata; e 2: che pur avendo soggiornato sia al Motel al Bosco di Cadenazzo (noto postribolo) sia al Lago Maggiore (idem), non aveva mai esercitato la prostituzione perchè subito dopo il suo arrivo dalla Romania aveva conosciuto un uomo con il quale aveva stretto un legame sentimentale.

Al di là dell'assoluzione - che ripulisce la ragazza e la mette in condizione di ottenere un permesso di lavoro che altrimenti le sarebbe stato precluso - va ricordato che questo caso aveva dato avvio ad una discussione in merito alle modalità d'azione di Teseu. Dopo il "blitz", tramite il suo avvocato Ignazio Maria Clemente (che ieri l'ha anche difesa in aula), la giovane aveva inoltrato un reclamo al Giar. Motivo del reclamo: il ritiro del passaporto "quale misura sostitutiva dell'arresto" (secondo il verbale di polizia di allora) pur non risultando nessun ordine di arresto scritto da parte del procuratore; e il sequestro di 200 franchi "come deposito cauzionale". A stretto giro di posta era poi arrivato il decreto d'accusa con la proposta di condanna.

Ebbene, nella sua decisione inerente al reclamo, il giudice dell'istruzione e dell'arresto Ursula Züblin aveva constatato che un ordine scritto da parte del Ministero pubblico in effetti non c'era, e questo quando «la promozione dell'accusa, l'arresto e l'eventuale adozione di misure sostitutive devono essere ordinate per iscritto dal procuratore pubblico, cui compete la conduzione dell'inchiesta». Züblin aggiungeva che «costituisce un diritto elementare dell'accusato conoscere le ragioni e le accuse nei suoi confronti che hanno determinato l'adozione di una misura restrittiva». In caso contrario «si incorre in una violazione dei diritti dell'accusato stesso». E aveva quindi annullato la decisione adottata da Teseu.

L'appuntamento processuale era occasione, secondo l'avvocato Clemente, per confrontarsi su questi aspetti con il capo del distaccamento Teseu, Alfredo Bazzocco, il quale a suo tempo aveva sostanzialmente sorvolato sulle considerazioni del Giar e dichiarato (proprio a laRegione Ticino) l'intenzione di continuare con le stesse modalità. Per questo il legale aveva citato Bazzocco come testimone. Il giudice, tuttavia, non aveva ammesso la presenza dell'ufficiale perchè considerata non rilevante ai fini del processo. «Anche se poi in effetti l'assenza di Bazzocco non ha avuto nessuna incidenza - ha dichiarato Clemente dopo il dibattimento - è stato un peccato non poter affrontare apertamente, con il diretto interessato, l'argomento delle modalità di intervento di Teseu. Partendo proprio dalla mancata selezione dei controlli che sfociano poi in decisioni che non hanno, come sottolineato dal Giar ,alcuna base legale. Si potevano insomma chiarire alcuni malintesi che purtroppo sono destinati a rimanere tali».

Da: La regione, 3.9.09 pag 5

Commissione giustizia,c'è chi dice sì

Luce verde dalla maggioranza della Legislazione al rapporto Gianoni. Le obiezioni di Ducry

L.B./A.MA.
Parola ora al parlamento TI-PRESS

Sarà «un ponte» fra potere legislativo e potere giudiziario. Ieri, dopo due anni e mezzo di gestazione, la "Commissione giustizia" ha ottenuto luce verde dalla maggioranza della Commissione granconsigliare della legislazione. Undici dei sedici commissari presenti alla seduta hanno infatti sottoscritto il rapporto del relatore Filippo Gianoni (Ppd), in cui si delinea l'ossatura del previsto organo: un membro per ogni gruppo parlamentare (quindi cinque per la corrente legislatura), scelto - si legge nel rapporto - fra i componenti della Legislazione.

Il principio di istituire una commissione del Gran Consiglio che si dedicasse ai temi della giustizia era stato approvato dal parlamento nel febbraio 2007, dando seguito alla richiesta contenuta in un'iniziativa generica formalizzata, a nome della Legislazione, dal granconsigliere Plr Felice Dafond. Dopo il via libera del Gran Consiglio sono però emerse in Legislazione, come si ricorda nel rapporto, «divergenze» sul numero dei membri e sulle competenze da assegnare alla nuova commissione. La struttura ristretta, ossia un componente per gruppo parlamentare, «ha finito per prevalere» su quella a 17 deputati e ciò «per motivi di efficacia e soprattutto di rispetto del principio di confidenzialità». Una composizione numerica simile a quella delle commissioni di controllo su Aet e BancaStato.

Tra le competenze del nuovo organo vi sono, elenca il rapporto, la preparazione dell'elezione dei magistrati (pubblicazione del bando di concorso, «ricezione ed esame» dei preavvisi sulle candidature elaborati dal Consiglio della magistratura e dalla Commissione d'esperti e conseguente stesura di un rapporto per il parlamento), l'esame del rendiconto annuale del governo concernente il capitolo giustizia, l'allestimento di preavvisi all'indirizzo della Legislazione sulle petizioni riguardanti sempre la giustizia e la formulazione di proposte per migliorarne il funzionamento.

«È stato un parto lungo e difficile - sottolinea da noi contattato Gianoni -. Spero che ora il plenum accolga questa proposta. È chiaro: si tratta di una soluzione frutto di una lunga discussione e di un compromesso. Ma è una buona soluzione e finalmente ci sarà una commissione parlamentare specializzata che si occuperà dei temi legati alla giustizia. E che fungerà così da ponte, da interfaccia tra il potere legislativo e quello giudiziario». Sempre che il parlamento approvi la proposta. I commissari che non hanno sottoscritto il rapporto, hanno tempo fino a mercoledì per presentarne uno (o più) di minoranza.

La proposta uscita ieri dalla Legislazione non soddisfa «per niente» uno dei suoi membri, il deputato Plr ed ex pp Jacques Ducry. È uno dei commissari che non hanno firmato il rapporto Gianoni. «Resto dell'idea - afferma Ducry - che in materia di giustizia occorra dar vita a una commissione parlamentare autonoma. Non a un organo, come in questo caso, che è un'emanazione della Legislazione visto che da quest'ultima proverrebbero i componenti della commissione di cui si propone l'istituzione. No quindi a una sottocommissione della Legislazione, io chiedo una commissione parlamentare indipendente. Abbiamo commissioni speciali sulla scuola, sulle questioni fiscali, sulla sanità e sull'energia, non vedo perché non si possa creare una commissione speciale anche sulla giustizia. Magari formata non da diciassette membri ma in ogni caso non limitata a un membro per gruppo parlamentare. La commissione dovrebbe poi esaminare anche i messaggi governativi, tutti i messaggi, che riguardano giustizia e magistratura». Ducry accenna inoltre alle modalità di nomina dei magistrati. «Argomento del quale si parla da tempo», ora il rapporto Gianoni «propone una soluzione che secondo me non porterà da nessuna parte. Si sarebbe dovuto fare una riflessione più ampia su questo tema». Redigerà un rapporto di minoranza? «Non lo so. Non lo escludo», risponde il parlamentare Plr.

 

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