Finisce in tribunale per una permanente.
Coiffeuse prosciolta
Ogni professione ha i suoi rischi. Difficile però
immaginare che quella di parrucchiera possa portare fino in tribunale. È
accaduto ad una coiffeuse del Locarnese, accusata di lesioni colpose
per aver applicato, nel marzo 2009, una permanente in modo negligente e
ora scagionata dal giudice Damiano Stefani. La donna era stata
condannata ad una multa, sospesa, nell'agosto dello scorso anno e si era
poi opposta al decreto. Del 15 aprile l'udienza in Pretura penale, alla
quale non avevano partecipato né il pp (che aveva chiesto la conferma
dell'accusa)
né la parte civile. Il difensore della donna aveva
invece sostenuto
la tesi secondo cui non erano provati né la
negligenza né il nesso di causalità la permanente e le presunte lesioni
(queste ultime, secondo l'avvocato, nemmeno
dimostrate). Una tesi
sposata dal giudice, che ha quindi prosciolto la parrucchiera.
TICINO "La giustizia non ha bisogno solo di macchine"
La procuratrice pubblica Clarissa Torricelli ha
reso pubblica la sua intenzione di non mettersi a disposizione per un
nuovo mandato di dieci anni quale procuratore pubblico. A noi spiega il
perché
LUGANO - "Porto a termine il mio mandato e non intendo
sollecitarne un altro", una prima risposta che contiene in se tutta la
riservatezza che ha caratterizzato l'operato in seno alla Magistratura
della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli. "Ho riflettuto a lungo
su quello che potrebbe essere il mio futuro professionale e ho accettato
l'idea di scoprire nuove sfide professionali" prosegue la pp
Torricelli.
Cosa è cambiato rispetto
al momento in cui aveva deciso di entrare in magistratura?
"Può sembrare un cliché, ma in un certo senso non è cambiato nulla e
sono cambiate tante cose. Il lavoro è sicuramente impegnativo e sono in
molti ad averlo sottolineato. Io aggiungerei che è molto impegnativo, ma
sostanzialmente, come ho spiegato al consiglio della magistratura
quando li ho informati della mia decisione, non me la sentivo di
prendere un impegno della durata di altri dieci anni. Il mio modo
d'essere fa sì che se prendo un impegno faccio di tutto, nel limite del
possibile, per portarlo a termine".
Ha già deciso, o magari
anche solo pensato, a cosa fare in seguito?
"Desidero affrontare nuove sfide professionali ".
Nella sua decisione hanno
pesato le recenti analoghe decisioni maturate da alcuni suoi colleghi e
addirittura del procuratore generale Bruno Balestra? "Assolutamente no. È una decisione che ho già preso e
comunicato settimane fa. La concomitanza con la decisione di lasciare
del procuratore generale Balestra è puramente casuale e, a scanso
d'equivoci, le dico subito che anche la probabile candidatura
dell'avvocato Noseda non ha nulla a che vedere con la mia decisione".
Osservando la Magistratura
dall'esterno sembra quasi di assistere ad un "fuggi fuggi".
"Ma no. Le dico invece che siamo in molti, più del passato rispetto al
quale non credo ci sia una sostanziale differenza. Io sono in
Magistratura da quasi dieci anni, ho cominciato quale segretaria
giudiziaria, poi sostituto procuratore e, infine, come procuratore e
posso dire che come me sono molti coloro che hanno trascorso tanti anni
in Magistratura. Piuttosto che una fuga direi che c’è una fase di
ricambio. È normale che sia così anche in funzione del grande impegno e
sforzo che questo lavoro richiede".
Oltre agli orari di
picchetto è un lavoro che non concede momenti di pausa.
"È un lavoro che va fatto bene, che richiede riservatezza sia nella
sfera privata che in quella pubblica".
Un clima creato in parte
anche dalla stampa, magari più attenta e critica nei confronti del
lavoro della Magistratura, o si tratta di una pressione che è sempre
esistita e che deve venire presa in considerazione al momento di una
candidatura?
"Sinceramente non le so rispondere. Una maggiore visibilità è senza
dubbio da prendere in considerazione".
Lei personalmente come
affronta l'attenzione della stampa?
"Sono sempre rimasta molto discreta e per quanto mi concerne, potessi
scegliere, preferirei che non si intromettesse nell'attività del
magistrato. È però una valutazione assolutamente soggettiva".
Ad intervista ormai conclusa la procuratrice pubblica ha fatto una
considerazione in linea con la riservatezza di cui parlava inizialmente.
"La giustizia non ha bisogno solo di macchine, ma anche di esseri umani
che siano in grado di cogliere le fragilità di ognuno di noi". Una
considerazione che forse si può leggere come una sorta di appello.
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Giustizia di palta e tariffe fuori di testa di una curatrice educativa. La Magistratura ticinese ricorre al TF, e perde, per 300 Fr!Alla faccia del presunto sovraccarico di lavoro, il Ministero pubblico trova il tempo di ricorrere al Tribunale federale, venendo trombato, contro una multa di 300 Fr decretata da una sost PP e già annullata in Cassazione.La serie “giustizia di palta” prosegue alla grande! Questa settimana, vi segnaliamo il caso di un padre separato, membro del Movimento Papageno (www.miopapageno.ch).
Pozzo inquinato da benzina: Morbio Inferiore critica il
magistrato Il Municipio
guidato da Angelo Albisetti lamenta mancati approfondimenti richiesti
sulla perizia giudiziaria per potere perseguire i responsabili - No
comment dal Ministero pubblico e dalla procuratrice Clarissa Torricelli
«Perplessità di fronte alla lentezza della giustizia
penale». Le esprime il Municipio di Morbio Inferiore che denuncia i
ritardi accumulati dall'inchiesta sull'inquinamento da benzina del
pozzo Polenta scoperto nel luglio di due anni fa. L'esecutivo comunale
critica pubblicamente il Ministero pubblico, essendo l'ipotesi di
reato di inquinamento colposo delle acque potabili ancora a carico di
ignoti un anno dopo la consegna agli inquirenti della perizia stesa
dall'ingegner Michel Agassiz, già direttore del servizio di geologia del
canton Ginevra. Le prime indagini erano state coordinate dall'allora
procuratore pubblico Luca Maghetti, che lasciò la magistratura a fine
2008. Ne ereditò l'incarto la procuratrice
Clarissa Torricelli , che oggi si
trova nel mirino delle autorità di Morbio. Il Municipio spiega di avere
«chiesto ripetutamente al Ministero pubblico di effettuare nuovi e
puntuali accertamenti» per consentire di
completare il rapporto rassegnato da Agassiz il 23 aprile 2009. Il
documento «evidenziava precise cause e relative responsabilità» ma
sottolineava anche «diversi punti da approfondire». Tuttavia,
«malgrado reiterate sollecitatorie, il Ministero pubblico si è limitato
a delegare alla SPAAS (Sezione cantonale della protezione dell'aria,
dell'acqua e del suolo, ndr.) l'esecuzione di alcuni sopralluoghi e
alcuni accertamenti tecnici, per altro contestati da alcuni dei
possibili responsabili dell'inquinamento». Parti in causa sono, oltre
al Comune, i gestori della stazione di servizio annessa al centro
acquisti Breggia di Balerna e i proprietari del terreno su cui questa si
trova.
L'esecutivo di Morbio lamenta il fatto che la magistratura
«non ha invece proceduto a raccogliere le prove richieste e a far
completare la perizia giudiziaria, disertando addirittura l'ultimo
sopralluogo indetto per definire la
continuazione dell'inchiesta e l'esecuzione di importanti verifiche
tecniche, al quale erano presenti l'autorità cantonale (ovvero
funzionari della SPAAS, ndr.), quella comunale e tutte le parti con i
rispettivi patrocinatori». Perciò il collegio guidato dal sindaco Angelo Albisetti
ha incaricato l'avvocato John Noseda di «impugnare le omissioni del Ministero pubblico in
caso di mancata tempestiva evasione
delle istanze ancora recentemente presentate». No comment dal Ministero,
per il tramite della portavoce Cinzia
Luzzi : «La parti - dice laconica -
hanno facoltà di presentare le istanze che ritengono opportune».
Impossibile raggiungere la procuratrice Torricelli che, aggiunge Luzzi,
condivide questa posizione.
Esattamente un anno fa, l'avvocato
Noseda aveva scritto al sindaco Albisetti riassumendogli per sommi capi
l'esito delle verifiche peritali, secondo le quali «tra il gennaio 2001
e il marzo 2004 le condotte per l'alimentazione della pompa di benzina
provenienti dalle cisterne della stazione di servizio erano prive
della necessaria doppia protezione e di un sistema di allarme in caso
di perdite. Tali condotte vennero sostituite solo nel 2004». Inoltre
«il separatore di idrocarburi e i pozzetti dei cavi elettrici non
erano a tenuta stagna». In quel periodo, stando alle conclusioni
dell'ingegnere ginevrino, nella falda del pozzo finirono fra i tremila e
i settemila litri di benzina. Noseda ricorda che però servivano
approfondimenti per determinare la causa precisa dell'inquinamento fra quelle possibili identificate e, di
conseguenza, i responsabili perseguibili. «Formalmente - dice il legale
del Comune - di persone indagate non ve ne sono: sarebbe ora che
qualcuno lo fosse». In gioco vi sono anche questioni di prescrizione del
reato che, se intervenisse, renderebbe vana l'inchiesta e
pregiudicherebbe l'azione civile del Comune per rivalersi sui
colpevoli. Dalla scoperta dell'inquinamento, Morbio Inferiore non può
più attingere al pozzo Polenta e si deve approvvigionare di acqua
potabile acquistandone da Chiasso 1.350 metri cubi al giorno. In meno
di due anni, il Comune ha già investito 700.000 franchi per fare fronte
all'emergenza idrica. I destini della falda restano incerti. Risanarla
costerebbe attorno ai 2 milioni; e non sarebbe affatto un'operazione
semplice. Il 21 luglio 2008, nell'acqua potabile di Morbio furono
rilevate tracce consistenti di MTBE (metil-terbutil etere, ETBE
(etilter-butil etere) e benzene. Secondo le autorità sanitarie, tale
contaminazione non ha mai messo in concreto pericolo la salute di chi
bevve acqua inquinata, quand'anche in grandi quantità. Fr.S.
Ma naturalmente, l’allora PP Galliani ha fatto orecchie da
mercante: come mai? Bisognava forse dare il tempo a qualcuno di nascondere
qualcosa?!
Ma guarda un po’! Sullo scandaloso caso Sogevalor, ossia
l’inchiesta del valore di 130 milioni di Fr (!) che da anni giace imboscata nei
cassetti del Ministero pubblico senza che i baldi procuratori (quelli che hanno
sempre “altre priorità”) si degnino di svolgere un atto istruttorio che sia
uno, ne abbiamo sentita un’altra bella!
Il nostro amico piccione che è solito appollaiarsi sul tetto
di palazzo di Giustizia, ci ha infatti raccontato che la famosa Finma,
l’autorità di sorveglianza sulle banche, già anni fa ha sollecitato l’allora
titolare dell’inchiesta Sogevalor, ossia l’allora PP Maria Galliani, a
finalmente degnarsi di occuparsene almeno un po’. L’immobilismo della PP è
stato segnalato, sempre dalla Finma, anche al sempre più bollito Procuratore
generale Balestra (che ormai pensa solo a fare il santone in un gruppo new
age).
Ma forse che si è mossa paglia?! Macché! Gli ammonimenti
della Finma sono caduti nel vuoto. La PP Galliani ha fatto orecchie da mercante e, dopo
sei anni di inattività, ha passato il dossier, intatto, alla PP Bergomi che
notoriamente non è un fulmine di guerra (ed infatti si è anche candidata come
pretora di Mendrisio, per poi ritirare la candidatura, probabilmente
presentendo la trombatura in Gran Consiglio).
Ohibò, come mai questa ostentata inattività? Come mai questo
menefreghismo nei confronti di ogni e qualsiasi sollecitazione, comprese quelle
della Finma? Facile, tuba il nostro amico piccione impiccione: dietro Sogevalor
si nascondevano numerosi esponenti della Lugano bene, i quali dovevano avere il
tempo necessario di far sparire una serie di beni immobili, in particolare a St
Moritz, onde evitare che finissero sequestrati. Hai capito la nostra giustizia
di palta?!
Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.
Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.