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Da: CdT 11.05.2010 pag 19

Finisce in tribunale per una permanente. Coiffeuse prosciolta


 
Ogni professione ha i suoi ri­schi. Difficile però immaginare che quella di parrucchiera possa portare fino in tribunale. È acca­duto ad una coiffeuse del Locar­nese, accusata di lesioni colpose per aver applicato, nel marzo 2009, una permanente in modo negligente e ora scagionata dal giudice Damiano Stefani. La don­na era stata condannata ad una multa, sospesa, nell'agosto dello scorso anno e si era poi opposta al decreto. Del 15 aprile l'udienza in Pretura penale, alla quale non avevano partecipato né il pp (che aveva chiesto la conferma dell'ac­cusa) né la parte civile. Il difen­sore della donna aveva invece so­stenuto la tesi secondo cui non erano provati né la negligenza né il nesso di causalità la permanen­te e le presunte lesioni (queste ul­time, secondo l'avvocato, nem­meno dimostrate). Una tesi spo­sata dal giudice, che ha quindi prosciolto la parrucchiera.

Da: www.tio.ch 4.5.10 (link all'articolo)

TICINO
"La giustizia non ha bisogno solo di macchine"

La procuratrice pubblica Clarissa Torricelli ha reso pubblica la sua intenzione di non mettersi a disposizione per un nuovo mandato di dieci anni quale procuratore pubblico. A noi spiega il perché

Clarissa Torricelli non si ricandida

LUGANO - "Porto a termine il mio mandato e non intendo sollecitarne un altro", una prima risposta che contiene in se tutta la riservatezza che ha caratterizzato l'operato in seno alla Magistratura della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli. "Ho riflettuto a lungo su quello che potrebbe essere il mio futuro professionale e ho accettato l'idea di scoprire nuove sfide professionali" prosegue la pp Torricelli.

Cosa è cambiato rispetto al momento in cui aveva deciso di entrare in magistratura?
"Può sembrare un cliché, ma in un certo senso non è cambiato nulla e sono cambiate tante cose. Il lavoro è sicuramente impegnativo e sono in molti ad averlo sottolineato. Io aggiungerei che è molto impegnativo, ma sostanzialmente, come ho spiegato al consiglio della magistratura quando li ho informati della mia decisione,  non me la sentivo di prendere un impegno della durata di altri dieci anni. Il mio modo d'essere fa sì che se prendo un impegno faccio di tutto, nel limite del possibile, per portarlo a termine".

Ha già deciso, o magari anche solo pensato, a cosa fare in seguito?
"Desidero affrontare nuove sfide professionali ".

Nella sua decisione hanno pesato le recenti analoghe decisioni maturate da alcuni suoi colleghi e addirittura del procuratore generale Bruno Balestra?
"Assolutamente no. È una decisione che ho già preso e comunicato settimane fa. La concomitanza con la decisione di lasciare del procuratore generale Balestra è puramente casuale e, a scanso d'equivoci, le dico subito che anche la probabile candidatura dell'avvocato Noseda non ha nulla a che vedere con la mia decisione".

Osservando la Magistratura dall'esterno sembra quasi di assistere ad un "fuggi fuggi".
"Ma no. Le dico invece che siamo in molti, più del passato rispetto al quale non credo ci sia una sostanziale differenza. Io sono in Magistratura da quasi dieci anni, ho cominciato quale segretaria giudiziaria, poi  sostituto  procuratore e, infine, come procuratore e posso dire che come me sono molti coloro che hanno trascorso tanti anni in Magistratura. Piuttosto che una fuga direi che c’è una fase di ricambio. È normale che sia così anche in funzione del grande impegno e sforzo che questo lavoro richiede".

Oltre agli orari di picchetto è un lavoro che non concede momenti di pausa.
"È un lavoro che va fatto bene, che richiede riservatezza sia nella sfera privata che in quella pubblica".

Un clima creato in parte anche dalla stampa, magari più attenta e critica nei confronti del lavoro della Magistratura, o si tratta di una pressione che è sempre esistita e che deve venire presa in considerazione al momento di una candidatura?
"Sinceramente non le so rispondere. Una maggiore visibilità è senza dubbio da prendere in considerazione".

Lei personalmente come affronta l'attenzione della stampa?
"Sono sempre rimasta molto discreta e per quanto mi concerne, potessi scegliere, preferirei che non si intromettesse nell'attività del magistrato. È però una valutazione assolutamente soggettiva".

Ad intervista ormai conclusa la procuratrice pubblica ha fatto una considerazione in linea con la riservatezza di cui parlava inizialmente. "La giustizia non ha bisogno solo di macchine, ma anche di esseri umani che siano in grado di cogliere le fragilità di ognuno di noi". Una considerazione che forse si può leggere come una sorta di appello.

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Foto apertura: Tipress

 

Da: Mattino della domenica, 2.5.10, pag 7

Giustizia di palta e tariffe fuori di testa di una curatrice educativa. La Magistratura ticinese ricorre al TF, e perde, per 300 Fr! Alla faccia del presunto sovraccarico di lavoro, il Ministero pubblico trova il tempo di ricorrere al Tribunale federale, venendo trombato, contro una multa di 300 Fr decretata da una sost PP e già annullata  in Cassazione. La serie “giustizia di palta” prosegue alla grande! Questa settimana, vi segnaliamo il caso di un padre separato, membro del Movimento Papageno (www.miopapageno.ch).

Da: Cdt DEL 21.4.2010 PAG 19

Pozzo inquinato da benzina: Morbio Inferiore critica il magistrato

Il Municipio guidato da Angelo Albisetti lamenta manca­ti approfondimenti richiesti sulla perizia giudiziaria per potere perseguire i responsabili - No comment dal Mi­nistero pubblico e dalla procuratrice Clarissa Torricelli


 
«Perplessità di fronte alla len­tezza della giustizia penale». Le esprime il Municipio di Morbio Inferiore che denuncia i ritardi accumulati dall'inchiesta sull'in­quinamento da benzina del poz­zo Polenta scoperto nel luglio di due anni fa. L'esecutivo comuna­le critica pubblicamente il Mini­stero pubblico, essendo l'ipotesi di reato di inquinamento colpo­so delle acque potabili ancora a carico di ignoti un anno dopo la consegna agli inquirenti della pe­rizia stesa dall'ingegner Michel Agassiz, già direttore del servizio di geologia del canton Ginevra. Le prime indagini erano state co­ordinate dall'allora procuratore pubblico Luca Maghetti, che la­sciò la magistratura a fine 2008. Ne ereditò l'incarto la procura­trice Clarissa Torricelli , che og­gi si trova nel mirino delle autori­tà di Morbio. Il Municipio spiega di avere «chiesto ripetutamente al Ministero pubblico di effettua­re nuovi e puntuali accertamen­ti» per consentire di completare il rapporto rassegnato da Agassiz il 23 aprile 2009. Il documento «evidenziava precise cause e re­lative responsabilità» ma sottoli­neava anche «diversi punti da ap­profondire». Tuttavia, «malgrado reiterate sollecitatorie, il Ministe­ro pubblico si è limitato a dele­gare alla SPAAS (Sezione canto­nale della protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo, ndr.) l'ese­cuzione di alcuni sopralluoghi e alcuni accertamenti tecnici, per altro contestati da alcuni dei pos­sibili responsabili dell'inquina­mento». Parti in causa sono, ol­tre al Comune, i gestori della sta­zione di servizio annessa al cen­tro acquisti Breggia di Balerna e i proprietari del terreno su cui questa si trova.
L'esecutivo di Morbio lamenta il fatto che la magistratura «non ha invece proceduto a raccogliere le prove richieste e a far comple­tare la perizia giudiziaria, diser­tando addirittura l'ultimo sopral­
luogo indetto per definire la con­tinuazione dell'inchiesta e l'ese­cuzione di importanti verifiche tecniche, al quale erano presen­ti l'autorità cantonale (ovvero funzionari della SPAAS, ndr.), quella comunale e tutte le parti con i rispettivi patrocinatori». Perciò il collegio guidato dal sin­daco Angelo Albisetti ha incari­cato l'avvocato John Noseda di «impugnare le omissioni del Mi­nistero pubblico in caso di man­cata tempestiva evasione delle istanze ancora recentemente presentate». No comment dal Ministero, per il tramite della portavoce Cinzia Luzzi : «La par­ti - dice laconica - hanno facoltà di presentare le istanze che riten­gono opportune». Impossibile raggiungere la procuratrice Tor­ricelli che, aggiunge Luzzi, condi­vide questa posizione.
Esattamente un anno fa, l'avvo­cato Noseda aveva scritto al sin­daco Albisetti riassumendogli per sommi capi l'esito delle verifiche peritali, secondo le quali «tra il gennaio 2001 e il marzo 2004 le condotte per l'alimentazione del­la pompa di benzina provenien­ti dalle cisterne della stazione di servizio erano prive della neces­saria doppia protezione e di un sistema di allarme in caso di per­dite. Tali condotte vennero sosti­tuite solo nel 2004». Inoltre «il se­paratore di idrocarburi e i pozzet­ti dei cavi elettrici non erano a te­nuta stagna». In quel periodo, stando alle conclusioni dell'inge­gnere ginevrino, nella falda del pozzo finirono fra i tremila e i set­temila litri di benzina. Noseda ri­corda che però servivano appro­fondimenti per determinare la causa precisa dell'inquinamen­
to fra quelle possibili identifica­te e, di conseguenza, i responsa­bili perseguibili. «Formalmente - dice il legale del Comune - di persone indagate non ve ne so­no: sarebbe ora che qualcuno lo fosse». In gioco vi sono anche questioni di prescrizione del rea­to che, se intervenisse, rendereb­be vana l'inchiesta e pregiudiche­rebbe l'azione civile del Comune per rivalersi sui colpevoli. Dalla scoperta dell'inquinamento, Morbio Inferiore non può più at­tingere al pozzo Polenta e si de­ve approvvigionare di acqua po­tabile acquistandone da Chiasso 1.350 metri cubi al giorno. In me­no di due anni, il Comune ha già investito 700.000 franchi per fare fronte all'emergenza idrica. I de­stini della falda restano incerti. Risanarla costerebbe attorno ai 2 milioni; e non sarebbe affatto un'operazione semplice. Il 21 lu­glio 2008, nell'acqua potabile di Morbio furono rilevate tracce consistenti di MTBE (metil-ter­butil etere, ETBE (etilter-butil ete­re) e benzene. Secondo le auto­rità sanitarie, tale contaminazio­ne non ha mai messo in concre­to pericolo la salute di chi bevve acqua inquinata, quand'anche in grandi quantità. Fr.S.

Da: Mattino della domenica, 25.4.10 pag 7

Caso Sogevalor e giustizia nullafacente

 

Ministero pubblico ammonito anche dalla Finma!

 

Ma naturalmente, l’allora PP Galliani ha fatto orecchie da mercante: come mai? Bisognava forse dare il tempo a qualcuno di nascondere qualcosa?!

 

Ma guarda un po’! Sullo scandaloso caso Sogevalor, ossia l’inchiesta del valore di 130 milioni di Fr (!) che da anni giace imboscata nei cassetti del Ministero pubblico senza che i baldi procuratori (quelli che hanno sempre “altre priorità”) si degnino di svolgere un atto istruttorio che sia uno, ne abbiamo sentita un’altra bella!

Il nostro amico piccione che è solito appollaiarsi sul tetto di palazzo di Giustizia, ci ha infatti raccontato che la famosa Finma, l’autorità di sorveglianza sulle banche, già anni fa ha sollecitato l’allora titolare dell’inchiesta Sogevalor, ossia l’allora PP Maria Galliani, a finalmente degnarsi di occuparsene almeno un po’. L’immobilismo della PP è stato segnalato, sempre dalla Finma, anche al sempre più bollito Procuratore generale Balestra (che ormai pensa solo a fare il santone in un gruppo new age).

Ma forse che si è mossa paglia?! Macché! Gli ammonimenti della Finma sono caduti nel vuoto. La PP Galliani ha fatto orecchie da mercante e, dopo sei anni di inattività, ha passato il dossier, intatto, alla PP Bergomi che notoriamente non è un fulmine di guerra (ed infatti si è anche candidata come pretora di Mendrisio, per poi ritirare la candidatura, probabilmente presentendo la trombatura in Gran Consiglio). 

Ohibò, come mai questa ostentata inattività? Come mai questo menefreghismo nei confronti di ogni e qualsiasi sollecitazione, comprese quelle della Finma? Facile, tuba il nostro amico piccione impiccione: dietro Sogevalor si nascondevano numerosi esponenti della Lugano bene, i quali dovevano avere il tempo necessario di far sparire una serie di beni immobili, in particolare a St Moritz, onde evitare che finissero sequestrati. Hai capito la nostra giustizia di palta?!

MDD

 

 

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