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Da: CdT 26.8.10 pag 11

Non fu cattiva gestione
Prosciolto in Pretura un programmatore 56.enne


I fatti riguardavano l'atti­vità di una società di Para­diso tra il 1997 e il 2001


 
Un 56.enne programmatore in­formatico è stato prosciolto ieri in Pretura penale a Bellinzona dal reato di cattiva gestione poiché nel suo agire non sono stati ravvisati elementi di grave negligenza nel­l'ambito della conduzione di una società di Paradiso di cui risultava amministratore unico e membro del CdA. I fatti risalgono al perio­do 1997-2001. L'uomo, patrocina­to dall'avvocato Elio Brunetti , ave­va fatto opposizione a un decreto d'accusa del procuratore Giovan Maria Tattarletti in cui veniva proposta una sanzione pecunia­ria sospesa di 4.800 franchi (60 ali­quote giornaliere da 80 franchi). In sostanza all'uomo veniva im­putato di aver «cagionato o aggra­vato l'eccessivo indebitamento della società» (poi dichiarata falli­ta nel settembre 2001) ometten­do di dotarla di sufficiente capita­le e procedendo tramite rogito «al cambio della ragione sociale ed all'aumento di capitale da 50 a 100 mila franchi senza ricostituire il capitale sociale» né procedere al­la prevista ulteriore liberazione dei fondi da lui sottoscritti. Dopo aver esaminato la vicenda, il giu­dice Siro Quadri ha deciso per il proscioglimento in assenza di ele­menti che accertassero un utiliz­zo scriteriato delle finanze in que­stione o non conforme agli scopi della società. Società che aveva d'altro canto ricevuto da una ban­ca un credito in bianco senza ga­ranzie nell'ambito di un program­ma «venture capital»: segno che l'istituto (che non si è costituito parte civile) era comunque al cor­rente del rischio insito nell'attivi­tà. In base a quanto emerso, i cre­diti concessi (circa 300 mila fran­chi) non sarebero poi stati utilizza­ti con leggerezza e non è quindi stata ravvisata alcuna negligenza nell'attività di conduzione. Red.

 

Da: www.tio.ch del 13.8.10 (link all'articolo e al documento di espulsione del Cantone Ticino)

Estratto dell'articolo - La curatrice del bambino: "... mi sono convinta che fosse in grado di essere una buona madre per il bambino. L'ho segnalato più volte alle Autorità e non lo penso solo io: c'è anche una nuova perizia che lo dimostra. Il bambino ha una madre e non dovrebbe stare in istituto. La nuova perizia non è stata presa in considerazione e ora la donna deve anche lasciare il paese. Sono sicura che, con gli aiuti del caso, avrebbe trovato stabilità e ce l'avrebbe fatta".

Un aereo la riporterà a casa lunedì. Eliane S. ha perso la sua battaglia. Dovrà andarsene dalla Svizzera: "Mio figlio non sa ancora che dovrò andarmene via senza di lui".

LUGANO - Ha dieci giorni di tempo per andarsene. Nessuno sconto per Eliane S. la donna arrivata dal Brasile nel 2000. "Mio figlio non sa ancora che dovrò andarmene senza di lui. Gli avevo promesso di portarlo via dall'orfanotrofio. Gli ho detto che avrei fatto di tutto, ma non ci sono riuscita".

Da: www.tio.ch del 30.7.10
 
LUGANO Mamma disperata si incatena in piazza. Dovrà lasciare in Svizzera suo figlio affidato a un istituto, e lei dovrà abbandonare il nostro Paese perchè non ha trovato un lavoro. Si è legata mani e piedi. Berretto e divisa da carcerata, la bocca imbavagliata, la disperazione di una mamma scende in piazza. Teatro della protesta è piazza Dante, nel pieno centro di una Lugano che brulica nell'ora di pranzo. Un gesto che non è passato affatto inosservato e ha attirato un gran numero di curiosi.
 
Da: La Regione, 27.7.10 pag 10

.Vestita da carcerata «in onore di mio figlio che è prigioniero della Svizzera». E. S., 48enne brasiliana con permesso B e residente a Lugano, ieri sul mezzogiorno ha protestato contro le autorità in viale Franscini a Bellinzona. Per decisione del governo, entro sabato dovrà lasciare il nostro paese. Senza il figlio di otto anni (svizzero) che è collocato in un istituto per minorenni. DOCTOR

Da: La regione 16.7.10 pag 15

Rapina alla Coop, due condanne

Morbio Inferiore, sono stati i due uomini a tentare il colpo. Prosciolta la donna

P.COL.

Il giudice Claudio Zali ha ‘bacchettato’ l’accusa

 
Hanno un volto e un nome gli autori della tentata rapina alla Coop di Morbio Inferiore. Dopo due giorni di processo, la corte delle assise correzionali di Mendrisio ha stabilito che, la sera dell’8 ottobre scorso, sono stati il 23enne di Tavernola e il 53enne di origini sarde a tentare di svaligiare, pistola alla mano, la cassa del negozio situato nel nucleo del paese. Il giudice Claudio Zali li ha condannati a 30 e 34 mesi di detenzione (di cui 19 sospesi). Prosciolta – dovrà pagare una multa di 200 franchi – la 43enne domiciliata nella regione chiamata in causa dal più giovane dei rapinatori.
«La vostra potrebbe essere una tentata rapina da balordi – ha affermato Zali motivando la sentenza – ma poteva finire in tragedia: se non è successo non è di certo per la vostra volontà, ma per la buona sorte». Durante le due ore di camera di consiglio, la corte ha stabilito che la versione dei fatti più attendibile è stata quella fornita dalla fidanzata del 23enne – «l’unica persona che non aveva interesse a mentire» – alla quale il compagno ha confessato di essere stato l’autore, unitamente al 53enne, della tentata rapina.
Un reato grave, quindi, che unito all’elenco di reati minori, avrebbe potuto essere giudicato anche da una corte criminale. «Alla pubblica accusa manifesto il mio dissenso su molte considerazioni esposte – ha continuato Zali –, errate dopo avere ben condotto l’inchiesta». Durante la sua requisitoria, la Procuratrice pubblica Clarissa Torricelli ha cercato di evidenziare bugie e contraddizioni raccontate dagli imputati. A partire dal 53enne sardo – 34 mesi di detenzione la pena richiesta – «che mente per difendersi dall’accusa di correità in rapina e che il giorno della stessa era in Ticino e non oltre confine come ha sempre voluto far credere». La sua è stata una colpa «particolarmente grave». Le azioni sono state generate dal bisogno di denaro. «Con la sua scaltrezza ha dimostrato un’importante pericolosità: non si è fatto scrupoli ad utilizzare un’arma carica per andare a commettere un reato».
Il più giovane del gruppo era l’unico reo confesso. «La colpa è comunque grave: non aveva una situazione che lo obbligasse a commettere questo reato, ma solo un capriccio da soddisfare». Per lui la richiesta di pena è stata di 30 mesi da espiare. Le dichiarazioni del 23enne, che ha indicato la donna come sua correa, sono state ritenute vere dall’accusa. «La signora non è credibile – ha spiegato la Pp chiedendo 28 mesi di carcere – ha mentito su tutto: è colei che ha impugnato la pistola e ha esploso un colpo. Aveva bisogno di denaro e aveva tutto l'interesse a partecipare alla rapina». Una tesi, come visto in apertura, che non ha trovato il consenso della corte. «Il filo giusto non possono essere le parole del giovane – ha concluso Zali –. È un bugiardo spudorato che non è credibile su nulla, fatta eccezione sull’utilizzo della pistola da parte del complice».
Sul tema è tornato anche l’avvocato Marco Frigerio – legale della donna, per la quale ha chiesto il proscioglimento – nella sua arringa. «La chiamata di correo non è attendibile: il 23enne ha scaricato le responsabilità per proteggere la persona che l’ha aiutato e sulla quale avrebbe potuto contare anche in futuro». Secondo Carlo Steiger, legale del giovane, quella commessa a Morbio è invece stata «una rapina last minute effettuata da grandi dilettanti e con un sopralluogo all’acqua di rose».
La difesa del sardo, rappresentata da Véronique Droz Gianoli ha invece sostenuto la tesi che «nulla dimostra la sua partecipazione alla rapina, né alla fase preparatoria né dal profilo materiale». La corte ha riconosciuto anche una parte delle richieste di parte civile presentate dall’avvocato Gianluca Molina, patrocinatore di un ragazzo aggredito dai due uomini.
 

Nessuna truffa e nessun omicidio commissionato

Non c’è stata truffa. Almeno non nella forma in cui è stata prospettata. Il 53enne di origini sarde è stato prosciolto da questa accusa. Quanto da lui raccontato in aula «è assurdo». Così ha affermato il giudice Claudio Zali in merito al reato che ha visto coinvolta anche la vedova, rappresentata dall’avvocato Rossano Bervini, di un noto commerciante di articoli sportivi del Luganese. La donna avrebbe chiesto al 53enne, pagandolo 17 mila franchi, di uccidere il cognato e l’avvocato che tutela gli interessi del negozio. «Processualmente non è possibile credergli nemmeno se quello che racconta fosse vero: è assurdo credere alla commissione di due omicidi per 7 mila franchi con sicari che compaiono e scompaiono». L’incarto sulla vicenda resta comunque ancora pendente. «Seppur con luci e ombre, la versione raccontata dalla signora è più credibile: non ha commissionato nessun omicidio». Il presidente della Corte si è detto anche «rammaricato» per la lunga carcerazione preventiva della donna, arrestata a inizio dicembre e rilasciata il 24 giugno.

Da: CdT 7.7.10 pag 3

GINEVRA
Ammonito il procuratore generale Zappelli

Il procuratore generale di Gi­nevra è stato ammonito: il Con­siglio superiore della Magistra­tura rimprovera a Daniel Zappel­li di aver gestito in modo inade­guato un caso di riciclaggio di denaro con l'Angola, nel quale è coinvolto un avvocato ginevri­no. Il CSM punta pure il dito sul «pessimo ambiente di lavoro» che regna a Ginevra fra la Pro­cura e i giudici istruttori.

Newspaper

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