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Da: www.mattino.ch 12.9.10

Ferrini e Di Pietro assolti. Presto nuove richieste di risarcimento?

E’ ora di piantarla di far pagare ai contribuenti per le cappellate dei magistrati!!

Ma guarda un po’! Gli avvocati Aldo Ferrini e Marino di Pietro sono stati assolti dai reati di complicità in amministrazione infedele e riciclaggio. I due furono condannati nel febbraio 2008 a, rispettivamente, due anni e a 18 mesi di detenzione. La condanna venne pronunciata dalla giudice Agnese “muretto di Alassio” Balestra Bianchi in relazione al buco da 28 milioni della STM di Manno.
Ma venerdì la Corte di cassazione e revisione penale ha ribaltato la condanna del 2008 sicché i due imputati, che si sono sempre proclamati innocenti, sono stati assolti! Uella!!
Adesso vedremo se ci saranno ulteriori ricorsi, ma una cosa è certa: se la sentenza di assoluzione diventasse definitiva, gli imputati potranno chiedere, come è loro giusto diritto, un congruo indennizzo allo Stato!! Sicché il Cantone potrebbe ritrovarsi a pagare l’ennesimo risarcimento, magari a sei zeri, per le cantonate prese dalla “giustizia” ticinese!!
Questi risarcimenti stanno ormai diventando la regola, per cui è ora di dire basta!! L’ente pubblico non deve più pagare nemmeno un centesimo per le cappellate commesse da magistrati – in particolare i procuratori pubblici - che si trovano a Palazzo di Giustizia solo perché puntati dal partito giusto!! E che, sapendo di avere le spalle coperte dal Cantone, ne combinano di tutti i colori, cumulando svarioni su svarioni!! Sbattiamo in galera innocenti? E che problema c’è?! Nel caso l’innocenza venisse riconosciuta, l’imputato assolto viene indennizzato, e con i soldi di pantalone! O, per essere precisi, con i soldi dell’assicurazione RC del Cantone la quale però più paga, più aumenta i premi a carico del Cantone e quindi del contribuente! Eh no!! E’ ora che la pacchia finisca ed è ora che anche i magistrati vengano richiamati alle proprie responsabilità!!! Quindi, come nel settore privato, chi sbaglia paga di persona!! Procuratori pubblici, giudici, eccetera, si stipulano la propria Responsabilità civile individuale, e sarà poi quest’ultima a versare gli indennizzi!! E i premi assicurativi, i magistrati se li pagano di tasca propria! Chiaro il messaggio, o dobbiamo fare un disegno??
Giuliano Bignasca

 

Da: www.cdt.ch 10.9.10

STM: prosciolti Ferrini e Di Pietro

La Cassazione ha accolto i ricorsi delle difese

LUGANO - La Corte di Cassazione e revisione penale ha deciso sui ricorsi presentati contro la sentenza di primo grado pronunciata nel febbraio 2008 alle Criminali di Lugano sul "buco" da 28,7 mi­lioni di franchi ai danni della STMicroe­lectronics (STM). Accolti i ricorsi dell'avvocato Aldo Ferrini e dell'avvocato Marino Di Pietro che sono stati prosciolti dal reato di complicità in amministrazione infedele e ripetuto riciclaggio di denaro. Resipinto per contro il ricorso dell'accusa e giudicato irricevibile quello della parte civile.

Da: www.cdt.ch 6.9.10

Caso STM in Cassazione
Secondo atto per il buco da 28,7 milioni
LUGANO - Caso STM, si torna in aula: questa volta davanti alla Cassazione, per ridi­scutere una vicenda giudiziaria tra le più complesse degli ultimi anni e su cui si era pronunciata nel febbraio del 2008, dopo un processo durato poco meno di un mese, la Corte delle Assise crimi­nali di Lugano (presidente Agnese Ba­lestra-Bianchi).

Il dibattimento si svolgerà domani, 7 settembre, a palazzo di giustizia.
La vi­cenda, relativa a un «buco» da 28,7 mi­lioni di franchi ai danni della STMicroe­lectronics (STM), si era conclusa in pri­ma grado con quattro condanne: tre an­ni e mezzo di detenzione per l'ex teso­riere della multinazionale Pietro Paolo Mosconi (amministrazione infedele qualificata); due anni sospesi per l'av­vocato Aldo Ferrini e 18 mesi sospesi per l'avvocato Marino di Pietro (per en­trambi: complicità in amministrazione infedele e riciclaggio); nonché una pe­na pecuniaria di 27 mila franchi an­ch'essa posta al beneficio della condi­zionale per il fiduciario Francesco Do­ninelli (falsità in documenti).

gi.m

 

Da: www.ticinonews.ch 10.9.10

Cassazione: assolti Aldo Ferrini e Marino Di Pietro

Nel 2008 sono stati condannati per il buco di oltre 28 milioni ai danni della multinazionale STM di Manno

Foto CdT Fotogonnella
Aldo Ferrini e Marino Di Pietro sono stati assolti dai reati di correità in amministrazione infedele e riciclaggio. Lo ha deciso oggi la Corte di cassazione e revisione penale presieduta dalla giudice Giovanna Roggero Will.

Di Pietro, all’epoca direttore del Credit Suisse Trust, e l’avvocato Ferrini, furono condannati per il buco di oltre 28 milioni ai danni della multinazionale STM di Manno. Era il 12 febbraio del 2008, quando la giudice Agnese Balestra Bianchi pronunciò la sentenza di condanna dopo tre settimane di dibattimento: due anni per Ferrini e un anno e mezzo per Di Pietro.

Pietro Mosconi, il tesoriere della STM, che si appropriò illecitamente di gran parte della somma, fu invece condannato a tre anni e mezzo per amministrazione infedele qualificata. Al fiduciario Francesco Doninelli toccò infine una pena pecuniaria di 27mila franchi. La tesi del procuratore pubblico Moreno Capella, che ereditò il caso da Maria Galliani, convinse la corte: secondo Agnese Balestra Bianchi, Mosconi, accusato di aver fatto la cresta su operazioni di cambio ai danni della multinazionale, agì in correità con gli altri tre imputati.

Non la pensa così la Corte di Cassazione. Anche se ancora non vi sono le motivazioni della sentenza odierna, è da presumere che proprio sul punto della consapevolezza si sia giocata l’assoluzione per Ferrini e Di Pietro. Non sapevano, insomma, che la cresta sui cambi finiva nella tasche di Mosconi. Pensavano invece che il denaro andasse in un fondo nero creato dalla società.

Al secondo grado di giudizio si è giunti in virtù di quattro ricorsi: quelli dei legali degli imputati, Michele Rusca e Filippo Ferrari, dall’altra quelli del procuratore Capella e del legale della STM, Elio Brunetti. Tutti erano, per motivi diversi, insoddisfatti della sentenza di primo grado, ribaltata oggi dalla Cassazione. Ora per accusa e parte civile resta aperta la via del Tribunale federale.

EMMEBI

 

Da: La regione 6.9.10 pag 7

Maxi Taxi, processo bis per tentato assassinio. Si torna in aula undici mesi dopo la prima sentenza: attese pene più severe

SIBER
La Cassazione ha dato ragione al pp

La vicenda Maxi Taxi poteva ‘concludersi’ il 13 ottobre dello scorso anno poco dopo le 15, quando il giudice Claudio Zali pronunciò la sentenza che vedeva i due imputati condannati a un totale di 6 anni di carcere. Quasi un anno dopo, invece, il caso non è per nulla chiuso e oggi alle 9.30 si torna in aula a Lugano. I tassisti del Bellinzonese Nicola Fumiano (55 anni) e Francesco Spenillo (54) saranno nuovamente giudicati per aver escogitato e parzialmente messo in pratica il piano dettagliato, fallito per una serie di curiose circostanze, che avrebbe dovuto portare all’uccisione di Farooq Ahmed, titolare della Maxi Taxi insieme Fumiano con il quale era in polemica da anni. Le loro pene sono destinate a diventare ancora più pesanti: sarà una nuova Corte, presieduta questa volta dal giudice Marco Villa, a stabilirne l’entità.

Lo scorso mese di marzo la Corte di Cassazione e revisione penale ha infatti accolto il ricorso del titolare dell’inchiesta, il procuratore generale aggiunto Mario Branda, sconfessando la sentenza di prima istanza emessa dalla Corte delle Assise criminali. Non si trattò di tentato omicidio ma, come pretendeva l’accusa, di tentato assassinio: reato più grave, dunque, e sanzionato in maniera maggiormente severa dal Codice penale. Fumiano (patrocinato dal lic. iur. Giuseppe Cotti) si trova in detenzione dal 27 gennaio 2009 giorno dell’arresto, mentre Spenillo (avvocato Roberto Keller) è attualmente in libertà in attesa che il giudizio diventi definitivo. Il primo ha ricevuto 3 anni e 6 mesi, il secondo 2 anni e 6 mesi (di cui un anno da espiare) per complicità nello stesso reato. Contro la sentenza della Cassazione Fumiano si è rivolto al Tribunale federale, che ha respinto il ricorso giudicandolo inammissibile.

La vicenda era emersa alla fine del 2008 in seguito alla finta rapina nella quale Ahmed avrebbe dovuto essere ferito. Il piano faceva seguito a quello del 2007 quando la stessa vittima avrebbe dovuto essere non ‘solo’ intimidita ma addirittura uccisa. Stesso destino per il piano del 2008, al quale hanno partecipato altre tre persone che saranno giudicate alle Correzionali. L’esecutore non riuscì infatti a ferire la vittima designata. Scattarono l’inchiesta e poi anche le manette per Fumiano, Spenillo, altri due mandanti e l’esecutore.

Da: La regione 8.9.10 pag 13

Maxi Taxi, pene meno pesanti del previsto

Tentato assassinio con forti attenuanti. I ricorsi (forse) sono finiti

SIBER

Si è forse chiusa ieri a mezzogiorno la guerra dei ricorsi sulla vicenda Maxi Taxi. Molto probabilmente i due tassisti bellinzonesi condannati per tentato assassinio non contesteranno quanto inflitto loro dalla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Marco Villa: 4 anni e 3 mesi di carcere a Nicola Fumiano e 3 anni (di cui solo uno da scontare e il resto sospeso per 4 anni) al complice Francesco Spenillo. Ad opporsi alla commisurazione della pena potrebbe essere il procuratore pubblico Mario Branda, che tuttavia ha già avuto la sua ‘vittoria’ in Cassazione.

Nel processo-bis tenuto a Lugano le pene sono diventate più pesanti rispetto alla prima sentenza (pronunciata il 13 ottobre 2009 con la condanna per tentato omicidio, poi smentita dalla seconda istanza che, dando ragione al pp come detto, ha optato per il reato più grave di tentato assassinio). Per aver orchestrato il dettagliato disegno che nel 2007 avrebbe dovuto portare all’eliminazione dell’odiato contitolare della Maxi Taxi, Farooq Ahmed, Fumiano dovrà dunque scontare nove mesi in più.

A Spenillo sono invece stati rifilati ulteriori sei mesi, posti però al beneficio della condizionale. Tutto sommato i due se la sono cavata ‘a buon mercato’: lunedì la pubblica accusa aveva chiesto rispettivamente 6 e 4 anni.

‘Bassa struttura criminale’

La Corte ha considerato numerose attenuanti. Per il piano del 2007, le principali sono l’autodenuncia spontanea di Spenillo (senza cui l’idea dell’uccisione non sarebbe mai emersa) e la confessione quasi immediata di Fumiano. C’è poi il fatto che il reato è rimasto nel limite del tentativo: mancavano ancora 10 km di strada prima che si giungesse a Buseno, luogo scelto per l’esecuzione per mano di Fumiano. E non si dimentichi, ha aggiunto il giudice, che la vittima prescelta non è stata nemmeno sfiorata dal mazzotto incriminato. A entrambi è poi stata riconosciuta « una bassa struttura criminale che fa da pendant a una bassa scolarizzazione ». E ancora: gli imputati hanno già una certa età (55 Fumiano, 54 Spenillo) e hanno messo « in seria difficoltà » le loro famiglie.

A Fumiano sono inoltre state riconosciute le angherie perpetrate da Ahmed in nove anni di collaborazione professionale e il lungo carcere preventivo scontato. A ‘favore’ di Spenillo c’è la complicità. Più attivo, invece, il suo ruolo nel piano-B: quello della tentata rapina con la quale nel 2008, « con modalità odiose », Ahmed avrebbe dovuto essere ferito.

Ricorsi improbabili

Il lic. iur. Giuseppe Cotti, legale di Fumiano, esclude un ricorso in Cassazione. La Corte ha infatti deciso una pena meno severa di quanto lui stesso pretendeva (massimo 4 anni e 9 mesi). « Da valutare », invece, l’appello al Tribunale federale sulla qualifica di tentato assassinio. Se però ciò non avvenisse, facendo diventare definitiva la pena, per Fumiano terminerebbe il lunghissimo carcere preventivo del quale, a causa dei ricorsi, sta soffrendo dal 27 gennaio 2009 giorno dell’arresto. L’uomo potrebbe dunque passare a un regime carcerario più mite, beneficiando anche di congedi. C’è da credere che questo lo inciterà a non impugnare la sentenza. Ricorsi esclusi quasi al 100% dal patrocinatore di Spenillo, l’avvocato Roberto Keller che, avendo chiesto una pena massima di 3 anni di cui solo uno da espiare, è stato accontentato: « L’ipotesi è veramente remota, se si considera il calvario vissuto dal mio cliente, rimasto sui carboni ardenti in attesa del giudizio ».

Prossima puntata (si spera l’ultima) della vicenda Maxi Taxi: alle Correzionali verranno giudicati gli altri tre protagonisti della finta-rapina andata in scena nel 2008.

 

Da: www.tio.ch 10.9.10

BASILEA
"Picchiare la moglie è permesso", assolto segretario della comunità islamica

BASILEA - Il tribunale penale di Basilea ha prosciolto oggi dall'accusa di istigazione al crimine e alla violenza un uomo di 34 anni, segretario della locale comunità islamica, che nel corso di un documentario mandato in onda dalla televisione della Svizzera tedesca aveva affermato che picchiare la moglie è un atto giustificabile dal punto di vista religioso.

Il presidente del tribunale è giunto alla conclusione che nel caso in esame prevale il principio della libertà di espressione. La pubblica accusa aveva richiesto una condanna pecuniaria di 600 franchi e non è ancora chiaro se presenterà appello.


ATS

 

Da: www.tio.ch 9.9.10

BELLINZONA - Il Procuratore pubblico Andrea Gianini sta indagando su un falso avvocato che già era stato segnalato al Ministero pubblico ticinese nel 2007. “Eppure le segnalazioni nei confronti del personaggio erano state già avviate tre anni fa”,  è quanto sostengono i Verdi in una interrogazione al Consiglio di Stato.

I Verdi sostengono che “a proposito dell’operatività poco chiara dell’indagato - arrestato nel marzo di quest'anno e rilasciato alla fine di agosto - sembrerebbe che la magistratura fu messa in allerta già nel 2007.  In quell’occasione l’indagato era stato oggetto di un esposto al Ministero pubblico da parte dell’ex-amministratore di una sua società. A questa segnalazione erano allegati anche dei titoli finanziari che il ‘falso avvocato’ di cui riferisce il domenicale aveva utilizzato per pagare l’ex-amministratore".

Secondo l'interrogazione dei Verdi, "I titoli erano poi risultati falsi ma questo, inspiegabilmente, comportò per l’ex amministratore l’ipotesi di accusa di messa in circolazione di moneta falsa, nulla invece contro colui che con quei titoli lo aveva pagato. Lascia ancora più allibiti apprendere che la Procuratrice pubblica che ebbe per le mani l'oggetto della segnalazione - ossia l’attuale indagato - lasciò in sospeso l’inchiesta per ben tre anni, permettendo così al personaggio in questione - che tra l'altro si spacciava ed ha continuato a spacciarsi per avvocato - di continuare nella propria attività criminosa fino all’arrivo in magistratura del Procuratore pubblico Andrea Gianini, che poche settimane dopo la nomina in seno alla procura ticinese si occupò del caso e ordinò l’arresto della persona oggetto della segnalazione avvenuta ben tre anni prima”.
Con queste premesse i Verdi chiedono al CdS per quale motivo “la Procuratrice pubblica interessata non abbia fatto nulla per tutelare la società civile dall’agire del personaggio, oggi oggetto dell’inchiesta di altro Procuratore pubblico?” e se a questo punti si possa parlare di inadempienza.

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