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Da: Mattino della Domenica, 24.10.10 pag 12 (pagina Mattino in pdf)

Un controllo di polizia

Purtroppo sempre più spesso si vedono degli… errori di percorso da parte di alcuni giudici, errori che ovviamente ci fanno riflettere sull’estrema superficialità nella gestione di certe inchieste.

Ricordiamo, ad esempio, l’ennesimo caso emblematico accaduto ad un uomo (iscritto al Movimento Papageno www.miopapageno.ch) condannato dal PP Perugini perché accusato di essere fuggito dal luogo dell’incidente che avrebbe avuto con un’altra autovettura e di essersi in tal modo sottratto ai test alcolemici e ad altri eventuali esami della polizia per accertarne l’incapacità alla guida (agenti della cantonale lo hanno pure cercato a più riprese per portarlo al comando per l’interrogatorio).

Da: La regione 20.10.10 pag 20

La Cassazione dice: ‘Niente artifizi’

Annullata la sentenza del giudice Quadri che aveva ‘strappato’ alla prescrizione il processo a un chirurgo

RED.

“Dura lex sed lex”. La legge, come scrivevano duemila anni fa, è dura, ma è (sempre) legge. Non ci siamo mossi di molto. Il tentativo del giudice Siro Quadri di strappare un caso di presunta malasanità alla prescrizione è stato bocciato dalla Corte di Cassazione e revisione penale.

Come si ricorderà, lo scorso 4 giugno, la Pretura penale di Bellinzona aveva condannato per lesioni colpose gravi un chirurgo ortopedico di 52 anni di una clinica del Luganese (la paziente aveva subìto un danno permanente a un polpaccio dopo l’impianto di una protesi al ginocchio).

Il giudice aveva aggiornato il processo sul filo della prescrizione, convocando l’imputato con quattro giorni d’anticipo sull’usuale termine di 10 giorni.

Ma ora la Cassazione censura tale modo di agire: « Non spetta al giudice prestarsi ad artifizi procedurali palesemente in urto con le norme di procedura e con le decisioni di un’autorità superiore di ricorso, per porre rimedio all’imminenza della prescrizione, determinata non da ultimo anche dal ritardo (quasi 5 anni) con cui i fatti sono stati denunciati all’autorità inquirente ».

Ergo la sentenza di condanna inflitta da Quadri è annullata. Va ricordato che si trattò di un processo contumaciale. L’imputato infatti non si era presentato in aula: pochi giorni prima la Camera dei ricorsi penali, alla quale si era rivolto il medico, aveva annullato la citazione per direttissima emessa dal giudice. « Ed era comunque irregolare, perché non rispettava i preavvisi di legge », evidenziano i suoi avvocati difensori Fabrizio Ottaviani e Roberto Macconi, in un comunicato stampa inviato ieri in serata. « Il medico – aggiungono i legali – ha sempre contestato di aver commesso un qualsiasi errore e la richiesta di risarcimento per quasi un milione era stata respinta dall’assicurazione ».

Parallelamente – lo ricordiamo – pure la vittima della complessa vicenda giudiziaria aveva inoltrato ricorso al Tribunale federale contro l’annullamento della citazione a processo, da parte della Camera dei ricorsi penali.

Ma lo scorso agosto il Tf ha ritenuto inammissibile il ricorso, rinviando la questione alle competenti autorità ticinesi a cui «compete stabilire se la pronunzia di un giudizio contumaciale di condanna possa o no estinguere la prescrizione ». Corte di cassazione che ora si è espressa ribaltando l’interpretazione del giudice.

Da: CdT 19.10.2010 pag 10

Magistrati

Un giudice e 19 pp
Tattarletti andrà al Tribunale d'appello - Tre volti nuovi in Procura


Non è mancato un siparietto polemico per la nuova tornata di nomine dei magistrati. Do­po l'annuncio da parte del presidente del Gran Consiglio Dario Ghisletta del ritiro di quattro candidature su sei per l'elezione del giudice del Tribunale d'appello (l'unico per cui vi è sta­to il voto a scrutinio segreto, visto che le altre erano elezioni tacite), Lega, Verdi e UDC han­no infatti annunciato che per protesta contro «l'ennesimo scandalo dei ritiri» dell'ultima ora avrebbero votato scheda bianca. E così è sta­to. I deputati si sono espressi sulle candidatu­re di Giovan Maria Tattarletti (attuale Procu­ratore generale aggiunto) e di Gianpiero Rave­glia: l'ha spuntata il primo, con 41 preferenze contro 9, cui si sono affiancate 21 schede in bianco e due nulle.
Il plenum ha confermato - eleggendoli per ac­clamazione quali candidati unici - Reto Medi­ci alla carica di magistrato dei minorenni e Fa­biola Gnesa nel ruolo di suo sostituto. Allo stes­so modo, Marco Kraushar è stato eletto presi­dente della Pretura penale per il periodo che va dal 1. gennaio 2011 al 31 maggio 2020.
È poi stata la volta dell'elezione dei procurato­ri pubblici. Le candidature erano 21, ma con l'uscita di scena di Mario Branda (candidato PS per il Governo) e di Giovan Maria Tattarletti (eletto giudice del Tribunale d'appello), sono stati di fatto eletti 19 magistrati. Tra questi, in Procura vi saranno anche tre volti nuovi: Nata­lia Ferrara Micocci, Raffaella Rigamonti e Va­lentina Tuoni. Gli altri magistrati eletti sono: gli uscenti Andrea Maria Balerna, Fiorenza Ber­gomi, Chiara Borelli, Moreno Capella, Arturo Garzoni, Andrea Gianini, Manuela Minotti Pe­rucchi, Andrea Pagani, Antonio Perugini e Ni­cola Respini; nonché i sostituti pp Zaccaria Ak­bas, Marisa Alfier, Paolo Bordoli, Margherita Lanzillo, Cristina Maggini e Amos Pagnamen­ta. A questo punto, rimane ancora un posto va­cante. Ghisletta ha precisato che l'Ufficio pre­sidenziale ha già discusso la questione: la pros­sima settimana dovrebbe essere aperto un con­corso per un posto di procuratore pubblico. Con l'elezione a giudice di Tattarletti, in poco tem­po le partenze dalla Procura di PGA diventano tre, accanto a Mario Branda e a Rosa Item. R.L.






NOMINA
Giovan Maria Tattarletti è stato eletto giudice del Tribunale d'Appello.
(fotogonnella)

 

Da: La regione 17.9.10 pag 13

‘La privacy messa alla gogna’
Caso Donati, il penalista locarnese Carlo Borradori riflette su fughe di notizie e altro

« Non posso astenermi dal manifestare tutto il mio sdegno e la mia indignazione di fronte al risalto mediatico dato alla recente vicenda che ha visto coinvolto il dottor Riccardo Donati ». Lo esclama, senza mezzi termini, Carlo Borradori, avvocato penalista che in svariate occasioni ha rappresentato vittime di reati violenti o contro la sfera sessuale.

« Ciò che lascia basiti, per un’ipotesi di reato tanto delicata e che tocca intimamente la sfera privata di tutte le parti coinvolte – continua Borradori –, è la fuga di notizie verosimilmente da parte di polizia e/o Ministero pubblico per quanto attiene al nominativo dell’accusato nonché, soprattutto, all’identità della presunta vittima. A tal proposito conforta perlomeno il fatto che il governo, rispettivamente il Ministero pubblico dovranno fare chiarezza contestualmente ad un’interpellanza parlamentare (quella di Calastri, ndr.) quanto mai legittima e pertinente ». Ritenuta la natura del reato ipotizzato, la fuga di notizie a questo stadio iniziale della procedura « è un fatto gravissimo sia dal punto di vista della presunta vittima, sia da quello dell’accusato », tuona Borradori.

L’avvocato ricorda che l’articolo 34 (cpv 2) della Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati a sfondo sessuale, « al capitolo riguardante la protezione speciale e i diritti speciali della vittima nel procedimento penale, sancisce il diritto della stessa all’anonimato: “Al di fuori di un procedimento giudiziario pubblico, autorità e privati possono rendere nota l’identità della vittima soltanto se necessario nell’interesse del perseguimento penale o se la vittima lo consente” ». Quasi inutile aggiungere – considera Borradori – « che la finalità di tale disposizione è proteggere la vittima o presunta tale e fare in modo che l’opinione pubblica non possa risalire alla sua identità; è infatti noto che una delle principali cause che portano la maggioranza delle vittime a desistere dal denunciare i fatti subiti è appunto il timore di non poter mantenere l’anonimato e di dover dunque rendere nota la propria esperienza ». Borradori si concentra poi sull’accusato: « Il solo fatto che in tale veste vi sia in questo caso una persona già coinvolta in una precedente procedura con ampio risalto mediatico (procedura tra l’altro che lo ha esentato da qualsivoglia responsabilità!) non doveva evidentemente legittimare la divulgazione del suo nominativo il giorno stesso dell’arresto: ciò semmai sarebbe stato accettabile, anche perché inevitabile, a inchiesta terminata, contestualmente al rinvio a processo dell’accusato. Un conto è essere accusato di truffa o appropriazione indebita, un altro è esserlo di violenza carnale; reato quest’ultimo assai più infamante per l’opinione pubblica e che soprattutto coinvolge la sfera privata di più persone ». Insomma, prosegue, « nell’ottica dell’accusato questa gogna mediatica costituisce, seppur indirettamente, una crassa violazione del principio di presunzione dell’innocenza, con tutto ciò di nefasto che questo comporta per il nostro ordinamento giuridico, ma soprattutto per la famiglia dell’accusato ». La conclusione del penalista è la seguente: « Le responsabilità di questi gravi fatti sono da ascrivere in egual misura a chi ha lasciato trapelare le informazioni e a chi le ha consapevolmente divulgate. Né uno né l’altro potevano ignorare le conseguenze del loro agire ».

Da: La regione 16.9.10 pag 13

‘Magistratura irresponsabile’
Caso Donati, l’avvocato Marco Broggini attacca gli inquirenti sulla fuga di notizie
Broggini

Marco Broggini ha accettato di tutelare Riccardo Donati nella sua nuova vertenza penale. Con il medico, l’avvocato locarnese si è incontrato per la prima volta ieri mattina al nono piano dell’Ospedale Civico di Lugano, dove Donati è piantonato da domenica perché accusato di violenza carnale ai danni della moglie. « Confermo di aver assunto il mandato e di essermi incontrato con il mio cliente, ma per ora non posso anticipare nulla circa la sua posizione », dice Broggini a laRegione Ticino . Perché non è tanto su aspetti specifici che il legale intende soffermarsi ora. Quanto sull’abituale “fuga di notizie” lungo il canale inquirentiRsi: « Ritengo quantomeno singolare il modo di procedere degli inquirenti che violando palesemente il segreto istruttorio, hanno affidato la loro versione dei fatti alla televisione di Stato. Questo modo d’agire non soltanto fa astrazione della presunzione di innocenza del mio cliente, ma lede gravemente la dignità della presunta vittima e di tutti i familiari ». Secondo Broggini quello assunto dalla Magistratura è « un comportamento irresponsabile ».

Calastri interpella

E censure arrivano anche dal campo della politica. In particolare dal deputato Riccardo Calastri, che sul tema ha inoltrato ieri un’interpellanza al Consiglio di Stato. « Complici i massmedia assetati di notizie, vere o presunte, degne o indegne di essere proposte ai lettori, la cronaca giudiziaria cantonale si sta rapidamente assimilando a quella italiana, che regolarmente pubblica documenti giudiziari ufficiali (denunce, verbali, atti d’accusa ecc.) che dovrebbero invece godere della massima riservatezza, sia per la tutela della presunzione d’innocenza degli accusati, sia soprattutto per la protezione delle vittime e dei latori delle denunce – scrive Calastri –. Protezione indispensabile affinché denunciare una violenza, un abuso, un reato in generale, in futuro non si trasformi in un boomerang dall’effetto dissuasivo per vittima e denunciante ». Questo caso, continua, « è esemplare: non soltanto è venuta meno la riservatezza circa il nome del denunciato, ma, cosa assai più grave, ai giornali è stata data in pasto anche l’identità di denunciante e vittima. Un fatto inaccettabile per la giustizia in uno Stato democratico ». Poi Calastri ricorda che « lo stupro è uno dei crimini meno puniti negli Stati Uniti, proprio a causa della ridottissima percentuale di denunce. È questo che vogliamo? Non dobbiamo piuttosto impegnarci affinché chi si rivolge a polizia e Magistratura ottenga la necessaria protezione? ». Pertanto, al governo Calastri chiede se intenda avviare un’inchiesta o chiedere alla Magistratura di provvedervi, in relazione alla fuga di notizie nel caso citato; e in che modo intenda agire per arginare il fenomeno della fuga di notizie dalla Magistratura.

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