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Da: 1.12.10 pag 22

Processo Tragica fatalità e non un omicidio colposo
Ragazzo morto in trattore: prosciolto l'alpigiano di Robiei


Una tragica fatalità e non un omi­cidio colposo. Tale, secondo il giudi­ce Giovanni Celio , è stata la morte sotto un trattore del 13.enne Cristian Bellini, avvenuta nell'agosto 2004 sul­l'Alpe di Robiei, in Val Bavona. Il ra­gazzo vi si trovava da una decina di giorni come aiutante, spinto dalla pas­sione per gli animali e per la natura. Era stato affidato all'alpigiano, un val­maggese oggi 39.enne, nei cui con­fronti la . L'uomo non avrebbe preso le misure sufficienti per evitare il dramma. Una tesi procuratrice pubblica Claris­sa Torricelli aveva sottoscritto un de­creto d'accusa per omicidio colposo alla quale l'imputato, difeso dal­l'avvocato Fabrizio Monaci , si è op­posto. Ieri, dunque, l'udienza in Pre­tura penale (dove l'accusa era soste­nuta dal sostituto procuratore pubbli­co Zaccaria Akbas , essendo Torricel­li impegnata in un altro processo), al termine della quale l'alpigiano è sta­to prosciolto. Non è comunque da escludere che entro 5 giorni giunga al­meno una dichiarazione di ricorso dalle parti civili (rappresentate dal­l'avvocato Brenno Canevascini per il padre della vittima e dall'avvocato An­drea Roth per la madre). Prima di de­cidere Akbas si consulterà invece con la collega titolare dell'inchiesta.
Relativamente semplici e noti, nella loro tragicità, i fatti. Il 13.enne, che già era stato all'Alpe di Robiei un mese prima, vi torna nell'agosto 2004. Fin da subito appare evidente il suo inte­resse (in aula definito «quasi morbo­so») per il trattore. L'alpigiano cerca di assecondarlo, dandogli la possibilità
di mettersi al volante per brevi tratti, con lui come passeggero, ma proiben­dogli categoricamente di farlo da so­lo. Il divieto viene segnalato anche a tutti i collaboratori. Ciò nonostante qualche giorno prima del dramma Cristian viene sorpreso dall'imputa­to al volante del mezzo e sgridato con decisione. Lo stesso pastore delle mucche - un laureato in economia 29.enne, con il quale il ragazzo tra­scorreva molto tempo - viene redar­guito. Il responsabile dell'alpe va ol­tre e ordina di riporre la chiave nel cas­setto dietro il sedile quando il tratto­re è inutilizzato. Ciò nonostante la mattina del 20 agosto il 13.enne sot­trae il veicolo di nascosto, esegue una manovra brusca, si rovescia e muore. Ieri ci si è chiesti nuovamente se le mi­sure messe in atto dall'imputato sia­no state sufficienti, considerando an­che che Cristian (ma l'alpigiano lo ha saputo solo dopo) aveva problemi di iperattivitià, per un certo periodo cu­rati anche farmacologicamente. Per accusa e parti civili le chiavi - soprat­tutto dopo la prima «scorribanda» - avrebbero dovuto essere sempre al­lontanate dall'abitacolo, per la difesa ciò che è stato messo in atto poteva ragionevolmente bastare in un caso normale. «E quel ragazzo - ha conclu­so il giudice - all'imputato era sem­brato normale. Per cui i provvedimen­ti presi sono a nostro avviso stati suf­ficienti. Questo - accanto al fatto che l'alpigiano aveva piena fiducia nel pa­store con cui si trovava il ragazzo - non ce lo fanno ritenere responsabile di quanto accaduto». B.G.L.

 

Da: La regione, 17.6.10 pag 15

Morte a Robiei, si va in Pretura

Venti aliquote giornaliere da 100 franchi l’una (sospese per due anni) per il reato di omicidio colposo.

Questa l’entità della pena proposta con decreto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Clarissa Torricelli a danno di un alpigiano 39enne sul cui alpe, a Robiei, nel 2004 perse la vita un 13enne valmaggese schiacciato da un trattore.

Secondo quanto emerso dalla lunga inchiesta condotta dal magistrato, l’alpigiano disse più volte al giovane – attirato dal trattore e desideroso di mettersi al volante – di non toccare il mezzo, e informò della cosa anche il personale dell’alpe. Ma in qualità di garante della sicurezza del giovanissimo “apprendista” (in realtà il 13enne era uno scolaro in vacanza) non fece abbastanza per evitare che l’obiettivo del giovane fosse raggiunto. Così quel 20 agosto di prima mattina il 13enne inforcò l’agognato trattore, lo accese, ma finì su un terrapieno e non potè evitare il ribaltamento del mezzo. Il ragazzo morì sul colpo, schiacciato dal peso della cabina del mezzo agricolo.

La proposta di pena non crescerà comunque in giudicato, visto che l’avvocato Fabrizio Monaci, difensore dell’alpigiano, ha già comunicato la sua intenzione di ricorrere. Il caso verrà dunque trattato a processo in Pretura penale. Lo ha riferito ieri la Rsi.

 

 

Da: La regione 4.12.10 pag 4

Bassi

La procuratrice pubblica Clarissa Torricelli nel corso del processo al piromane (poi andato esente da pena perché malato!) dinnanzi alle Assise criminali si è presa una potente lavata di capo dal giudice Claudio Zali per non aver reso note al difensore le conclusioni di una perizia al ‘serial fire’. Conclusioni rilevatesi non propriamente secondarie!

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Da: CdT 2.12.10 pag 15

Alle Criminali Assoluzione per i 5 roghi nelle cantine
L'imputato 41.enne non era in grado di intendere e volere

«Fabiano Marchesi non è un piroma­ne, ma una persona affetta da un grave disturbo della personalità, con radici nell'infanzia e aggravato da una forte dipendenza da alcol e psicofarmaci». Con queste parole del giudice Claudio Zali è calato ieri definitivamente il sipa­rio sul processo alle Criminali per la se­rie di roghi che nell'agosto del 2009 scoppiò nelle cantine di 5 palazzine del Luganese. La Corte ha ritenuto di con­seguenza valide le conclusioni della pri­ma perizia psichiatrica sull'imputato 41.enne che parlava di una totale irre­sponsabilità in relazione all'imputazio­ne di incendio intenzionale aggravato, da cui è stato assolto. Marchesi è stato pertanto riconosciuto colpevole soltan­to dei roghi di alcuni cassonetti (tra il 2006 e il 2008) nonché delle malversa­zioni per 100 mila franchi ai danni del­l'Istituto sociale comunale di cui era di­pendente. Reati, questi, per cui è stata decisa una pena di 18 mesi sospesa in favore di una misura psicoterapeutica stazionaria.
Sì alla perizia, no ai complementi

Al termine di una camera di consiglio durata circa quattro ore, giudici togati e cittadini giurati hanno quindi fatto propria la tesi della difesa, rappresen­tata dall'avvocato Costantino Delogu, giungendo al convincimento che dal 2 al 6 agosto, l'imputato non era in grado d'intendere e di volere. Conclusione, come detto, a cui era giunto il primo re­ferto peritale, ritenuto «chiaro e linea­re». Così non è stato per contro per il complemento stilato in un secondo mo­
mento e in cui si profilava quella che sa­rebbe stata la tesi portata in aula dal­l'accusa: «Si è cercato di derogare a un responso preciso - ha osservato il giu­dice Zali - in una maniera che non con­vince».
L'accusa chiede 6 anni e 6 mesi

«Egli ha voluto aprire la porta che lo avrebbe portato sui terreni banditi dal codice penale. Lo ha fatto consapevol­mente per soddisfare il suo bisogno di trasgressione, vincere la noia e sentirsi onnipotente»: questa la tesi della pro­curatrice pubblica Clarissa Torricelli che in sede di requisitoria ha chiesto per l'imputato una condanna a 6 anni e 6 mesi di carcere accompagnati all'ob­bligo di seguire un trattamento psichia­trico stazionario. In termini giuridici, per l'accusa, si sarebbe configurata dun­que quella che viene definita l'«actio li­bera in causa» (il fenomeno che si ve­rifica quando una persona si pone in stato di incoscienza al fine di commet­tere un reato ndr.). «Marchesi - ha so­stenuto il magistrato - sa che se beve e assume psicofarmaci, si pone a rischio di perdere il controllo. Sa che per poter liberare la sua parte trasgressiva è ne­cessario neutralizzare le difese. Sa che una volta varcata la soglia sarà proprio l'incendio il reato che andrà a commet­tere». E tutto questo - ha proseguito Tor­ricelli - in virtù delle sue esperienze pre­gresse, dei suoi trascorsi, del suo rap­porto morboso con il fuoco: a maggior ragione dopo il primo incendio del 2 agosto. Per il magistrato, l'agire dell'im­putato prefigura dunque il reato di in­
cendio intenzionale aggravato: «Ha agi­to scientemente, appiccando il fuoco nelle cantine era consapevole della messa in pericolo della vita e dell'inte­grità degli inquilini, del pericolo deter­minato da un'intossicazione da fumo».
Difesa: «Non è processabile»

Di parere diametralmente opposto in­vece il difensore di Marchesi, avvocato Costantino Delogu, che richiamando le conclusioni del primo referto perita­le e la totale scemata imputabilità che ne emergeva per gli incendi, si è battu­to per il proscioglimento del proprio as­sistito. «Marchesi - ha più volte ripetu­to il legale - soffriva di una dipendenza talmente forte da non essere in grado di astenersi dall'alcol, pur conoscendo i propri meccanismi mentali non pote­va decidere autonomamente di non be­re». Contestata anche l'equazione per cui il fuoco sia una presenza costante dei suoi comportamenti trasgressivi: «Non ha mai bevuto con l'intento di ap­piccare un incendio - ha sottolineato l'avvocato Delogu - né poteva prevede­re che tipo di comportamento avrebbe assunto».
Per il rappresentante della difesa è dun­que indiscutibile la totale incapacità di intendere e di volere del 41.enne al mo­mento dei roghi. In via principale il rap­presentante della difesa ha chiesto una pena non superiore ai 18 mesi con la condizionale esclusivamente per le malversazioni commesse in casa an­ziani (ammesse). Considerazioni infi­ne riconosciute nella loro sostanza dal­la Corte giudicante.
GI.M






DIFESA VINCENTE La Corte ha in sostanza condiviso la tesi del difensore, avvocato Costantino Delogu. (Foto Crinari)

 

 

Da: CdT 1.12.10 pag 13

Processo Il mister Hyde dei roghi
Si è aperto ieri alle Criminali il dibattimento sugli incendi dolosi dell'estate 2009 in 5 palazzi del Luganese - A tener banco la complessa personalità dell'imputato


Da una parte c'è Michele, il lavoratore e il padre di famiglia, dall'altra Fabiano, il «sabotatore», che fa di tutto per rovinare l'esistenza al primo. Entrambi convivono nella stessa persona. Si è concentrata sul­la complessa personalità psicologica del­l'imputato ieri la prima giornata del pro­cesso alle Criminali sui roghi dolosi scop­piati nelle cantine di cinque palazzine del Luganese nell'agosto del 2009. A compa­rire alla sbarra con le accuse di incendio intenzionale (subordinatamente, atti com­messi in stato di irresponsabilità colposa), appropriazione indebita e falsità in docu­menti, è stato il 41.enne ex impiegato de­gli Istituti sociali comunali Fabiano Mi­chele Marchesi. E proprio la metafora del doppio, delle figure del dottor Jekyll e Mi­ster Hyde, è stata rievocata più volte in au­la nel corso di una giornata in cui l'obiet­tivo della Corte presieduta dal giudice Claudio Zali si è concentrato sui proble­mi psichiatrici del 41.enne e sulla sua di­pendenza da alcol e psicofarmaci. Turbe che non hanno mancato di sollevare dub­bi sulla sua effettiva processabilità.

Un crescendo di reati
I fatti: atto d'accusa alla mano, si parla nel complesso di cinque incendi, dal 2 al 7 agosto, in via Cortivallo, via delle Scuole (Pregassona), via delle Scuole (Viganel­lo), via Merlecco e via Vignola, in un cre­scendo che solo l'arresto del 41.enne per­mise di interrompere. Roghi di origine dolosa a cui vanno ad aggiungersi quel­li di una macchina a Massagno e, prece­dentemente, di alcuni cassonetti e sac­chi della spazzatura, tra il 2006 e il 2008. Vi è poi il capitolo delle malversazioni commesse nella casa anziani di cui Mar­chesi era dipendente da una quindicina
d'anni e valutate in circa 100 mila fran­chi. L'uomo nella sua qualità di funzio­nario e contabile dell'istituto, avrebbe in sostanza sottratto a più riprese e con una media di un migliaio di franchi al mese, denaro dalla cassa degli ospiti a lui affi­data, da quella dei canoni di locazione dei parcheggi della struttura e, in misu­ra minore, dal conto corrente dell'Istitu­to su cui venivano accreditati i rimborsi di cassa malati.

Nel 1994 si diede fuoco
Il disagio dell'imputato - è stato detto - ha radici profonde. Sin da bambino infatti Marchesi ha sofferto di ossessioni com­pulsive che ne condizionavano il compor­tamento portandolo a celebrare comples­si riti nella quotidianità, per esempio, pri­ma di andare a dormire. Da adolescente cominciò inoltre a far uso di alcol e psico­farmaci, che sottraeva dall'armadietto di casa. A complicare ulteriormente un qua­dro definito «border-line» (ai limiti ndr.) vi è poi tutta una serie di fobie e attacchi di panico che a 18 anni lo avrebbero por­tato ad intraprendere un cura psichiatri­ca da uno specialista.
Vi è poi il rapporto morboso con il fuoco. Basti citare l'episodio di cui nel ‘94, l'uo­mo si rese protagonista e di cui riferirono anche le cronache del tempo. Dopo aver rubato un'auto e aver girato a vuoto per un po' di tempo, si fermò a un distributo­re dove fece il pieno di benzina e si cospar­se di carburante, accendendosi poi una sigaretta dopo essersi seduto al posto di guida. Le fiamme divamparono imme­diatamente provocando ingenti danni e causando gravissime ustioni allo stesso 41.enne che dovette sottoporsi a tre tra­pianti di pelle.

Non aprire quella porta

A tener banco è stata poi la perizia psichia­trica (e relativi complementi) della psico­terapeuta Miranda Zürcher. Il referto, per quanto riguarda gli incendi, parla di una totale irresponsabilità dell'accusato. Con una precisazione, tuttavia, di non poco conto dal profilo giuridico. In pratica, co­me emerso dai complementi del referto, l'immagine evocata è stata quella di una persona che si trova di fronte a una porta chiusa. Marchesi conosce i propri mecca­nismi psicologici, sa che se assume alcol e farmaci oltre una certa dose (la pozione che trasforma Jekyll in Hyde) varcherà una soglia che potrebbe portarlo sui terreni banditi dal codice penale. Ora, il quesito da sciogliere è il seguente: pur se al cor­rente di ciò che il cocktail rischia di inne­scare, era in grado l'uomo di prevedere il tipo di trasgressione-comportamento a cui sarebbe andato incontro? Lo ha fatto volontariamente? Avrebbe per forza fini­to per estrarre l'accendino oppure no? Do­mande a cui la Corte dovrà dare una ri­sposta al termine della requisitoria della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli e dell'arringa del difensore, avvocato Co­stantino Delogu, previste in mattinata.

È realmente processabile?
Da notare come lo stesso giudice Zali, non abbia nascosto il suo disagio a fronte dei dubbi sulla processabilità dell'imputato manifestando poi disappunto nei con­fronti della rappresentante dell'accusa per il fatto che la perizia, in un primo momen­to, venne trasmessa solo parzialmente al patrocinatore del 41.enne. «Dove sono fi­niti - ha detto il giudice Zali - i diritti del­la difesa di accesso agli atti?». Se ne ripar­lerà in giornata.
GI.M

 

Da: CdT 29.11.10 pag 6

CANTON SVITTO
Il pornorocker UDC è stato eletto a giudice

Roland Lutz è stato eletto giudice supplente del distretto di Einsiedeln (SZ). L'esponente UDC (nella foto a sinistra), che era unico candidato, è salito agli onori della cronaca dopo che si è scoperto che nel tempo libe­ro ama esibirsi praticamente nudo con la sua band di rockettari. 

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Da: CdT, 20.11.10 pag 9

COSA CAMBIA NEL PENALE
Mi presento: sono la nuova Procedura

Seminari e corsi per meglio comprendere i mutamenti a partire dal 2011


È ormai iniziato il conto alla ro­vescia per l'entrata in funzione della nuova procedura penale federale (CPP). Ancora poche settimane ed il lavoro di polizia, giudici, magistrati, avvocati e di tutti gli addetti ai lavori nel deli­cato settore della Giustizia subi­rà un cambiamento radicale. Pure gli indagati troveranno nel­le nuove norme alcune novità, anche a loro favore, che sino ad ora non erano contemplate dal­la legge. Arriveranno l'avvocato della prima ora, il processo di appello. I tempi della Giustizia sono destinati a dilatarsi e gli or­ganici ad infoltirsi. Le informa­zioni sono numerose e per capi­re che cosa significhi l'entrata in vigore del nuovo CPP e conosce­re la nuova organizzazione giu­diziaria ticinese occorre prepa­rarsi. Lo dovranno fare tutti gli addetti ai lavori. Da segnalare a questo proposito alcune inizia­tive che si terranno al Centro Studi Bancari Villa Negroni di Vezia. La prima si terrà il 25 no­vembre dalle 16 alle 19.30 e ver­terà sul tema «Banche e impre­se nell'istruttoria penale». L'al­tro seminario «Banche e impre­se davanti al giudice penale» si svolgerà il 2 dicembre dalle 16 alle 19.30. Parteciperanno alle due iniziative magistrati del Mi­nistero della Confederazione (antenna ticinese) tra cui il re­sponsabile dell'Ufficio Pierluigi Pasi e del Ministero pubblico con il nuovo PG John Noseda. Tra i relatori anche l'avvocato Paolo Bernasconi. Il 9 ed il 14 di­cembre, dalle 13 alle 15.30, sem­pre a Vezia si terranno due se­minari sui «Nuovi codici di pro­cedura penale e civile: rilevan­za per i media». Due corsi riser­vati ai giornalisti ed agli addetti alla comunicazione. Per saper­ne di più sulle novità in arrivo abbiamo intervistato l'avvocato Paolo Bernasconi ed il nuovo PG John Noseda.
E.GA/GI.GA.






COMMENTARIO È un voluminoso breviario che permette e facilita il lavoro dello specialista e soddisfa la curiosità del profano. Vengono considerate la dottrina e la giurisprudenza riguardanti le norme vigenti. È stato realizzato da Paolo Ber­nasconi, Maria Galliani, Luca Marcellini, Edy Meli, Mauro Mini e John Noseda.
(fotogonnella)

JOHN NOSEDA*
Picchetto anche per gli avvocati difensori, 24 ore su 24

Sono parec­chie le novità a partire dal 2011. Parliamo dell'av­vocato della pri­ma ora: quale sa­rà la logistica?
«La nuova proce­dura penale in­troduce il diritto dell'imputato al­l'assistenza di un difensore già dal pri­mo interrogatorio. Anzi, la presenza del difensore sarà addirittura obbligatoria nei casi di una certa gravità. Di conse­guenza, per permettere l'intervento im­mediato del difensore sin dall'inizio dell'inchiesta, anche di notte e di fron­te alla polizia, è stato predisposto un picchetto organizzato dall'Ordine de­gli avvocati che sarà in funzione 24 ore su 24. Inoltre, per ovviare alla scelta di­scutibile del legislatore federale di con­ferire al Procuratore Pubblico la desi­gnazione del difensore d'ufficio (che potrebbe destare dei dubbi sull'impar­zialità della nomina dell'avvocato) ab­biamo incaricato un segretario giudi­ziario all'interno del Ministero Pubbli­co di procedervi autonomamente e in­dipendentemente dal magistrato inca­ricato dell'inchiesta».
Quali riorganizzazioni saranno ne­cessarie in vista dell'arrivo del CPP?

«Negli ultimi mesi sono stati eviden­temente organizzati dei corsi di for­mazione all'interno del Ministero Pub­
blico, che hanno permesso di identi­ficare le principali innovazioni proce­durali e affrontare tempestivamente i cambiamenti futuri dell'attività con­creta. Inoltre il Consiglio di Stato ha proceduto al potenziamento dell'or­ganico (da 70 a 86 unità) e il necessa­rio supporto logistico. Ritengo quindi indispensabile una riorganizzazione che garantisca l'adeguamento alle principali novità procedurali, in par­ticolare all'anticipazione della fase istruttoria e al rafforzamento dei dirit­ti delle parti. Di conseguenza le sezio­ni che si occupano dei reati finanzia­ri e dei reati comuni verranno suddi­vise in gruppi organizzati autonoma­mente, sviluppando la responsabiliz­zazione e la collaborazione dei magi­strati e dei funzionari».
Come vede l'integrazione e la forma­zione della Polizia nell'applicazione del nuovo CPP?
«Il nuovo codice conferisce alla Poli­zia lo statuto di vera e propria autori­tà di perseguimento penale, sottopo­nendola ad un rispetto più marcato delle formalità procedurali. In parti­colare la facoltà (nuova per il Ticino) dei difensori di partecipare agli atti d'inchiesta compiuti dalla Polizia, ri­chiederà uno sforzo formativo all'in­terno del corpo, che il Comando ha già intrapreso da diversi mesi. Anche dal profilo operativo, la nuova procedura richiederà una collaborazione più stretta tra Polizia e Ministero Pubbli­co. Personalmente ritengo che questa nuova impostazione potrà ampliare e rafforzare tanto la formazione degli agenti quanto il coinvolgimento dei Magistrati nelle inchieste condotte dalla Polizia, favorendo lo scambio cri­tico di opinioni e l'approfondimento dei procedimenti».
Vi saranno nuovi formulari? Se sì, quanti? Saranno accessibili agli av­vocati?
«A livello federale sono state elabora­te alcune centinaia di nuovi modelli (formulari, decreti, verbali, ecc.) che dovrebbero sostituire quelli esistenti, adattandoli alla nuova procedura. Al nostro interno abbiamo pertanto do­vuto coniugare l'esigenza di uniformi­tà degli atti istruttori a livello naziona­le con la necessaria continuità della prassi e dei flussi lavorativi a livello cantonale. Fortunatamente il Ticino conosceva già l'impostazione genera­le della riforma introdotta a livello sviz­zero, ossia la competenza del Mini­stero Pubblico per l'intera fase istrut­toria. Di conseguenza anche le modi­fiche formali dovrebbero essere limi­tate a questioni perlopiù di dettaglio, mentre le procedure essenziali rimar­ranno inalterate. I nuovi modelli ver­ranno progressivamente utilizzati a partire dal 1. gennaio 2011, ma non comporteranno il rifacimento degli at­ti precedentemente eseguiti nei pro­cedimenti in corso che, per legge, con­servano la loro validità».
Lei ha partecipato alla stesura di un Commentario ticinese del CPP: era necessario, malgrado i commentari in tedesco e francese?
«La nostra iniziativa risponde a una duplice esigenza: assicurare la for­mazione e l'utilizzo della nuova pro­cedura da parte degli “addetti ai la­vori” italofoni e soprattutto consen­tire il recupero e la valorizzazione del­la giurisprudenza sviluppatasi nel no­stro cantone, in base al precedente codice, che su diverse tematiche ha anticipato le scelte del legislatore fe­derale. Il nostro intendimento è quin­di stato anche quello di favorire la continuità della prassi istituzionale e stimolare il suo adeguamento alle nuove norme».
La Magistratura, il Tribunale e gli av­vocati sono pronti all'arrivo di que­sti importanti, quasi epocali cambia­menti?
«Come è già stato osservato da diver­si commentatori, la nuova procedura ha ripreso, nei punti principali, dispo­sizioni formali e strutture organizza­tive già in vigore nel nostro cantone e di conseguenza non dobbiamo teme­re cambiamenti rivoluzionari della no­stra prassi abituale. Per le novità prin­cipali (avvocato della prima ora, anti­cipazione della fase istruttoria, appel­lo) le diverse organizzazioni di giuri­sti hanno già promosso alcune inizia­tive a livello formativo».
* Nuovo Procuratore generale







PAOLO BERNASCONI*
Per le vittime meccanismi più agili e veloci


In questo semestre il nuovo Codice di proce­dura penale svizzero (CPP) è stato uno dei te­mi ricorrenti del Centro di Studi Bancari (CSB) di Lugano-Vezia, inseri­to nei corsi generali o di approfondimento per banchieri, fiduciari, ge­stori patrimoniali, avvo­cati e anche per gli operatori dei media. Co­me mai questa scelta?
«Prevenire comportamenti che coinvolgano propri dirigenti o dipendenti in procedimen­ti penali, civili, disciplinari, fiscali, in Svizze­ra o all'estero, è da anni un obbligo di legge. Anzi, proprio recentemente la FINMA, la massima autorità di vigilanza sul sistema ban­cario e finanziario svizzero, annuncia sanzio­ni per chi non dispone di un adeguato siste­ma di prevenzione del cosiddetto “rischio le­gale e reputazionale di carattere transfronta­liero”. Attorno al nucleo storico del Centro di competenze antiriciclaggio e dei Corsi per i servizi compliance, al Centro di Studi Ban­cari si è sviluppato un ampio ventaglio di pre­stazioni generali oppure su misura per ban­che ed altri istituti: conoscere il CPP signifi­ca proteggere i propri interessi nel rispetto degli obblighi legali, anche nel mezzo di una crisi».
Gli istituti bancari e finanziari sono preva­lentemente vittime danneggiate da condot­te illegali, attuate prevalentemente al loro esterno e talvolta anche al loro interno. Co­me uscirà la posizione della vittima in ap­plicazione del nuovo CPP?
«Ho calcolato che in un procedimento di im­portanza media, l'autorità giudiziaria sarà te­nuta, con il nuovo CPP, ad emanare tra qua­ranta e cinquanta ordinanze, in gran parte impugnabili. Una festa per i difensori. Dopo questo estenuante percorso di guerra si giun­ge al processo, la celebrazione del quale si può spezzare in due parti, poi viene il pro­cesso, il termine esteso a sessanta giorni per notificare le sentenze, poi almeno un anno di tempo per risolvere gli appelli. La vittima oggi soffre, a Zurigo, Ginevra e Lugano, di tempi lunghi. Dall'anno prossimo saranno tempi lunghissimi, malgrado quei magistra­ti e funzionari che si stanno rimboccando le maniche. Per contro, sarà il nuovo Codice svizzero di procedura civile (CPC) ad offrire alle vittime meccanismi più agili e più velo­ci: per questa ragione i Corsi al CSB hanno accomunato il nuovo CPP e il nuovo CPC».
La Giustizia efficiente è costosa, ma non rende niente allo Stato.
«Laddove la Giustizia è veramente efficien­te, trafficanti e faccendieri nostrani staranno più attenti e quelli stranieri staranno alla lar­ga. Inoltre, per fare cassa, il Canton Zurigo ha istituito all'interno del Ministero Pubbli­co un servizio specializzato nella confisca del provento del reato, un'attività irta di ostaco­li procedurali, che padroneggiano soltanto gli specialisti. Risultato nel 2009: confisca di valori per 11 milioni di franchi complessiva­mente».
Il CPP migliora la sicurezza generale dei cit­tadini?
«Secondo il Parlamento il nuovo CPP codi­fica l'applicazione della Costituzione nel pro­cedimento penale: persegue anzitutto la pro­tezione dei diritti delle persone, l'imputato per primo, coinvolte in un procedimento pe­nale. Ci sarà meno tempo per interrogare e per indagare. Così hanno voluto i partiti po­litici, a dispetto dei programmi elettorali in cui la sicurezza campeggia come una cala­mita. Già oggi, un errore poco più che for­male permette di far saltare un processo, co­me è appena successo a Ginevra per il pro­cesso riguardante il dissesto della Banca Can­tonale di Ginevra, oppure per far saltare il la­voro del perito giudiziario, come è appena successo in una delle più importanti inchie­ste bancarie pendenti a Lugano».
* Avvocato







 

Da: La regione, 11.11.10 pag 13

Camionisti in buona fede: prosciolti

Il giudice fa cadere l’accusa di truffa sulla pesatura della pietra

Tutti prosciolti i sette camionisti della regione a processo martedì e ieri in Pretura penale per una truffa che non c’è stata. Questa la conclusione del giudice Damiano Stefani che, dopo aver ascoltato ben sette testimoni, ha fatto cadere ogni accusa promossa dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi, assente in aula perché impegnata a Lugano nel processo per una truffa da 4 milioni. Nella pesatura dei blocchi di pietra della cava di Iragna, destinati all’appalto pubblico per l’arginatura del fiume Vedeggio, gli autisti hanno effettivamente agito in maniera scorretta facendo figurare una quantità maggiorata di materiale. Ciononostante, il loro unico obiettivo era quello di velocizzare il lavoro: e dunque hanno agito in assoluta buona fede. Per evitare di dover colmare il carico perdendo tempo prezioso, avevano usato una Subaru di proprietà della cava per aumentare le tonnellate al momento della pesatura: metodo deprecabile ma che, secondo il giudice, non era stato farina del loro sacco.

Insomma, tra maggio e giugno del 2007 gli operai non miravano a un guadagno finanziario, anche e soprattutto perché chi avrebbe eventualmente potuto farci la cresta era qualcun altro. Stiamo parlando dell’ottavo imputato, il direttore della Martinetti Sa Luca Dotti (che è anche consigliere comunale Plr a Faido), per cui il giudice ha rinviato l’incarto alla Procura per approfondimenti e che dunque ieri non era in aula: « Gli elementi a suo carico sono pesanti », ha affermato Stefani leggendo la sentenza e denunciando nuovamente le « gravi lacune » dell’inchiesta. Resta il fatto che le cifre in ballo sono davvero irrisorie. Addirittura, rispetto alla truffa di 5’500 franchi prospettata dalla pp, il giudice ha stimato un importo di poco superiore a 400 franchi (con spese giudiziarie e di patrocinio che, invece, hanno superato abbondantemente i 10’000).

Tanto rumore per nulla, dunque, anche se Damiano Stefani ha sottolineato che una truffa rimane tale anche se si tratta di 20 franchi. Per essere sanzionata deve tuttavia essere compiuta con astuzia: non è il caso dei camionisti, colpevoli ‘solo’ di aver agito con negligenza e invitati comunque a essere più attenti, in futuro. Soddisfatti gli avvocati Andrea Bersani (legale di sei camionisti) e Andrea Marazzi (che ne rappresenta uno). I difensori avevano infatti chiesto il proscioglimento e mettendo in dubbio sia la conduzione dell’inchiesta sia il motivo per cui la stessa è partita: la segnalazione al Ministero da parte del Cantone, che a mente dei patrocinatori avrebbe dovuto essere evitata. « La montagna del Dipartimento del territorio ha partorito un topolino di campagna », ha affermato Bersani.

E ora? Se la pp non impugnerà la sentenza, per i camionisti questa vicenda resterà solo un brutto ricordo. Per il direttore della cava, invece, l’inchiesta proseguirà in ogni caso.

 

 

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