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Da: CdT 10.4.09 pag 7

Pirati, mano pesante

Giovani incriminati per omicidio intenzionale

I due ragazzi sono implicati nel tragico incidente avvenuto nelle prime ore del mattino a Schönenwerd, nel quale aveva perso la vita una ragazza di soli 21 anni

SOLETTA Il pubblico ministero solettese intende incriminare per omicidio intenzionale due giovani pirati della strada implicati nel tragico incidente avvenuto nelle prime ore dell'8 novembre scorso all'ingresso di Schönenwerd (SO), in cui aveva perso la vita una ragazza svizzera di 21 anni. Il terzo giovane coinvolto sarà deferito al giudice dei minorenni del Canton Argovia, dove era già in corso un procedimento a suo carico per altri reati, ha indicato oggi il procuratore Rolf von Felten.

Secondo la perizia tecnica, la vettura su cui viaggiava la ragazza è stata investita a una velocità tra i 101 e i 106 chilometri orari dalla prima delle automobili guidate dai tre giovani di Aarau, impegnati in una corsa notturna nella nebbia. Al volante c'era un 18.enne greco, rimasto illeso come il suo passeggero, un 19.enne turco, e gli altri due conducenti del gruppo, un altro turco e un croato, rintracciati alcune ore dopo. Il limite di velocità nella zona della disgrazia è di 50 chilometri orari.

La ragazza morta nell'incidente era seduta sul sedile posteriore di una vettura che procedeva correttamente in senso inverso a quello dei pirati della strada. Due altre persone che viaggiavano con lei, il conducente 59.enne e la moglie di 62 anni, anch'essi svizzeri, sono rimaste ferite.

La perizia non chiarisce completamente le circostanze dell'incidente. Certo è che lo scontro sarebbe stato evitato se il greco si fosse attenuto alla velocità prescritta.

Rimane da stabilire se il 59.enne, che si apprestava a svoltare e procedeva a 19,5-25 chilometri orari, a causa delle cattive condizioni di visibilità non abbia potuto vedere l'auto che sopraggiungeva o non abbia potuto valutarne la velocità. Il tribunale dovrà stabilire se gli si possa essere attribuita una corresponsabilità.

 

Da: CdT 10.4.09 pag 5

Tripoli denuncia Ginevra

I Gheddafi chiedono un risarcimento al Cantone

Il legale di Hannibal e Aline Gheddafi ha depositato una denuncia civile per l'intervento «sproporzionato» della polizia ginevrina durante l'arresto della coppia

GINEVRA La Libia ha presentato mercoledì denuncia civile contro il Cantone di Ginevra a causa del temporaneo arresto del figlio del colonnello Muhammar Gheddafi e di sua moglie nella città di Calvino lo scorso luglio. Lo ha dichiarato l'avvocato ginevrino che tutela gli interessi di Tripoli in Svizzera, Charles Poncet, confermando una notizia della Televisione romanda.

La denuncia, alla quale è associata la coppia Gheddafi, è stata sporta presso il Tribunale di prima istanza di Ginevra. Il documento di 60 pagine afferma in sostanza che l'arresto di Hannibal e Aline Gheddafi è stato «sproporzionato» e contrario a vari regolamenti e diversi trattati internazionali.

La denuncia critica particolarmente i mezzi di polizia - una ventina di agenti - impegnati in occasione dell'intervento, avvenuto il 15 luglio scorso, per presunti maltrattamenti subiti da due domestici. La coppia era stata arrestata in un albergo di Ginevra e poi ammanettata. Stando alla denuncia, «l'operazione avrebbe dovuto essere meglio adeguata alla situazione e alle contingenze».

La coppia Gheddafi invoca inoltre il rifiuto, da parte della magistratura locale, di dar seguito ad una denuncia per furto presentata contro ignoti due giorni prima di essere arrestata dalla polizia ginevrina.

Il documento ritiene che l'arresto sia avvenuto in violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari e giudica «astronomica» la cauzione di 200 mila e 300 mila franchi chiesta dalle autorità ginevrine per la liberazione della coppia.

La Libia e i coniugi Gheddafi chiedono la condanna del Cantone di Ginevra a pagare un risarcimento per danni materiali di oltre 474 mila franchi, nonché un indennizzo per torto morale di 20 mila per ognuno dei coniugi e di 10 mila franchi per il figlio, nato poco tempo dopo l'episodio. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha preso atto della denuncia. È un bene che adesso la giustizia ginevrina si occupi del caso, ha dichiarato il portavoce del DFAE Lars Knuchel. In effetti, la denuncia allontana in parte la vicenda dal campo diplomatico e permette al dipartimento di Micheline Calmy-Reyche negli ultimi mesi aveva cercato di allentare le tensioni tra Tripoli e Berna - di invocare la separazione dei poteri e affidare il caso alla giustizia.

 

Da: www.ticinonews.ch, 31.03.09 18:45

La Corte di cassazione e revisione penale ha prosciolto i tre poliziotti condannati l'anno scorso per abuso di autorità, vie di fatto e lesioni semplici

La loro colpevolezza non è dimostrata e non è dimostrabile. Così, ribaltando due decisioni di condanna, la Corte di cassazione e revisione penale ha prosciolto i tre poliziotti condannati l'anno scorso per abuso di autorità, vie di fatto e lesioni semplici. Nel settembre del 2004 i tre agenti, uno della Cantonale e due della Comunale di Lugano, intervennero per sedare una rissa. Una violenta lite scoppiata in piazza Cioccaro a Lugano tra 3 ragazze ticinesi, tutte minorenni, e una scolaresca di Coira.

Ad avere la peggio fu una sedicenne, che riportò una commozione cerebrale. Sul posto, arrivarono diversi agenti: della cantonale e delle comunali di Lugano e Paradiso. Vennero fermati una quindicina di studenti, in 3 momenti e luoghi distinti: alcuni in zona Cattedrale, uno in una stanza dell'ostello Montarina, a pochi passi dalla stazione. Alcuni studenti denunciarono gli agenti, dicendo di essere stati presi a calci, pugni e sberle. Tesi a cui credette l'allora procuratore pubblico Marco Villa che firmò nei loro confronti un decreto d'accusa.

Villa si basò sostanzialmente sulle testimonianze dei ragazzi grigionesi. Testimonianze che gli avvocati Mario Postizzi e Andrea Bersani, legali dei poliziotti hanno sempre contestato, parlando di versioni controverse e poco attendibili, anche perché diversi studenti grigionesi erano ubriachi fradici.

Il ricorso contro la condanna proposta da Villa fece approdare il caso in Pretura penale nel marzo dello scorso anno. Al termine del processo il giudice Siro Quadri confermò la tesi accusatoria pronunciando una nuova condanna. Ma i legali non si arresero e ricorsero in cassazione. E settimana scorsa la giudice Giovanna Roggero-Will ha firmato una sentenza di proscioglimento.

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Da: CdT 3.4.09 pag 7

Tagliata la paga a due procuratori inefficenti nel canton Soletta

Si erano dimostrati non all'altezza nel processo per il dissesto delle casse pensioni Vera e Pevos

Dura misura disciplinare nei confronti di due procuratori solettesi: il Consiglio di Stato ha deciso di decurtare loro lo stipendio poiché dimostratisi non all'altezza dei compiti nell'ambito del processo per il dissesto delle casse pensioni Vera e Pevos, il più grande disastro nel settore pensionistico svizzero. Entrambi dovranno inoltre pagare costi procedurali per 10.000 franchi.

Nel luglio 2007 il tribunale distrettuale di Olten-Gösgen aveva prosciolto sette imputati, ex responsabili delle casse, dall'accusa di aver provocato un buco finanziario valutato a oltre 200 milioni. La corte aveva avanzato pesanti critiche all'atto d'accusa, ritenuto lacunoso. Le assoluzioni sono nel frattempo diventate definitive perché la procura aveva rinunciato a ricorrere Per il Consiglio di Stato il comportamento dei magistrati è stato inaccetabile: i due sono venuti meno al loro obbligo di rappresentare al meglio lo Stato, nuocendo all'intero sistema giudiziario. Uno inoltre non aveva presenziato alle udienze principali, andando in vacanza e rinunciando alla sua replica ancora prima che le difese pronunciassero le loro arringhe, l'altro aveva dato il suo assenso alle ferie del sottoposto.

 

Da: www.mattino.ch

Scritto da Redazione   
giovedì 02 aprile 2009

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Non si tratta di un pesce d'aprile (la notizia è apparsa oggi, ce la inoltra l'amico Gamao). A due procuratori pubblici del Canton Soletta è stato ridotto lo stipendio, per decisione delle autorità del Consiglio di Stato. E perché? "Per incapacità nel gestire un "dossier" importante". Se venisse fatto in Ticino, quanti magistrati finirebbero sotto la soglia del minimo vitale?

 

Da: CdT 3.4.09 pag 50

Polizia:tutelare o molestare?

Marco Carugo, Berna

E sia! Nolente o volente dovrò pagare la multa. Motivo? Due auto ferme per una decina di minuti, parzialmente sul marciapiede, lungo una strada secondaria in aperta campagna a Ligornetto, alle 22.30. La cosa era talmente inverosimile che, di primo acchito, ho pensato si trattasse di uno scherzo. Invece, dovrò sborsare la bellezza di 240 franchi a titolo, diciamo così, di «obolo comunale per prestazioni non meglio precisate».

Solo per i superstiziosi: era un venerdì 13 (marzo)...

Ho avuto il «grave» torto di fermarmi sul marciapiede, infrazione per la quale l'Ordinanza concernente le multe disciplinari (OMD) prevede una contravvenzione di 120 franchi in caso di parcheggio e di 80 in caso di fermata. La decisione dipende poi dalla valutazione soggettiva dell'agente, che opta comunque sempre per l'importo maggiore. Si sa, le casse piangono... È inutile disquisire: Pantalone paga sempre.

Sebbene - ripeto - sussistano gli estremi dell'infrazione, nel caso precipuo non si riesce a percepirne l'oggettiva gravità: lungo una strada assolutamente non trafficata, fino ad alcuni anni fa sterrata e piena di buchi, a notte fonda e in un'area deserta le due vetture non costituivano né intralcio, né pericolo per la circolazione. Invece, dopo sedici anni che si lasciano le auto in quel punto, mi ritrovo improvvisamente con due multe al collo. Francamente, i motivi di cotanto zelo mi sfuggono.

Si sono oltrepassati i limiti del buon senso che suggerisce in casi come questo di agire con intelligente moderazione e tolleranza e non con il piacere di molestare l'automobilista in buona fede. Gli agenti, accortisi certamente della presenza nella vicina casa illuminata dei proprietari delle auto, potevano - se le stesse davano così fastidio - avvertirli o limitarsi inizialmente a lasciare sul parabrezza un avvertimento. Invece, si è preferito sparare ai passeri col cannone.

Ho sempre creduto - ma sono purtroppo già stato smentito più volte - che la forza dell'ordine, pagata dai contribuenti, debba tutelare la sicurezza del cittadino e non punirlo gratuitamente, in ossequio al motto «colpisci e fuggi», incassando laddove è facile. Semmai, fino a prova contraria, la polizia è tenuta a controllare chi sgomma e viaggia a tutta velocità attraverso i centri abitati, magari in preda ai fumi dell'alcool, mettendo effettivamente in pericolo la vita altrui.

È qui, tra l'altro, che la comunità pretende la presenza degli agenti, e non solo a titolo dissuasivo. Oso immaginare che ciò sia il motivo alla base anche dell'istituzione di una polizia intercomunale tra Stabio e Ligornetto.

Quest'esperienza dimostra invece esattamente il contrario, con tanti saluti alla credibilità e alla collaborazione, prerogative indispensabili affinché la forza dell'ordine non rimanga un corpo estraneo e inviso. Insomma, per creare un servizio d'ordine, si sono spillati soldi al contribuente, pretendendo di tutelarne la sicurezza. In realtà, ci si serve per impinguire le casse comunali. È questo che veramente vogliono gli abitanti dei due Comuni? Essere gabbati due volte? Potranno dirlo nel segreto dell'urna... Riflettete, cittadini di Stabio e Ligornetto, riflettete.

 

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