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Da: La regione 21.2.09 pag 7

La scuola dell'infanzia è bocciata
 Critiche dalla Commissione svizzera per l'Unesco: ‘Manca un programma coerente'


  Berna - La Svizzera è in ritardo in fatto di istruzione dei bambini con meno di sei anni. È quanto emerge da uno studio con­dotto dall'Unicef, l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia. La Commissione svizzera per l'Unesco raccomanda per­tanto di passare «da una logica della cu­stodia dei più piccoli a una dell'accoglien­za e degli stimoli» , soprattutto per i bam­bini provenienti da famiglie meno agiate. Secondo lo studio, limitato ai 25 paesi del­l'Ocse (Organizzazione per la cooperazio­ne e lo sviluppo economico), ai primi po­sti figurano i Paesi scandinavi e la Fran­cia, mentre la Svizzera si situa in fondo alla classifica in compagnia di Australia, Canada e Irlanda, indica in una nota la Commissione nazionale per l'Unesco. La Svizzera, indica il comunicato, «nel­la migliore delle ipotesi raggiunge appena la media nel confronto internazionale e fa parte dei pochi Paesi nei quali i bambini di età inferiore a sei anni vengono ancora educati, custoditi e formati senza un pro­gramma coerente» . Un dato evidenziato chiaramente dalle spese destinati all'ac­coglienza extra-familiare e alle famiglie. Gli investimenti in questo ambito rappre­sentano soltanto lo 0,2% del Pil elvetico (1 miliardo di franchi), ovvero appena un quinto della soglia raccomandata dal­l'Ocse.
  «Soltanto il Portogallo fa peggio del nostro Paese» , aggiunge la Commis­sione. La Norvegia per esempio investe quattro volte di più, la Germania il dop­pio. Secondo l'Unesco, un sistema di acco­glienza prescolastica ben sviluppato con­sente di ridurre le disparità dovute all'o­rigine sociale e di assicurare le pari op­portunità già dalla scuola dell'infanzia. Un'offerta più ampia e accessibile a tutti gli strati sociali permette inoltre di con­trastare la crescente denatalità.
  Gli investimenti in favore dei più picco­li contribuiscono infine ad evitare spese ulteriori. Sempre secondo l'Unesco, un franco investito nell'educazione e l'acco­glienza dei bambini con meno di sei anni può fruttare da due a quattro franchi al­l'economia.
  Una precedente indagine Pisa sul ren­dimento scolastico dei bambini ha dimo­strato come i Paesi che guidano la classi­fica internazionale dispongano di siste­mi di accoglienza prescolastica efficienti. Tali Paesi si distinguono per la qualità dei programmi di stimoli precoci desti­nati ai bambini provenienti da famiglie meno privilegiate e a debole livello di istruzione.
  Un recente studio condotto dall'Uni­versità di Friburgo ha confermato impor­tanti lacune negli stimoli di bambini sfa­voriti o con difficoltà particolari. La solu­zione non è però di scolarizzare prima tali bambini, bensì di offrire loro la possi­bilità di appropriarsi di conoscenze sotto forma di gioco. ATS/RED


Solo il Portogallo fa peggio

 

Da: La regione 21.2.09 pag 2

Il legale degli americani: ‘La decisione della Finma crea una spaccatura profonda nel nostro sistema giuridico basato sullo stato di diritto'


  Lugano - « Ci vuole più tempo per valuta­re se intentare una causa contro Ubs o la Finma. Certo è che non fa piacere che una banca in cui si è riposta la propria fiducia consegni i propri dati a un ente (IRS, il fisco statunitense (Ndr) che ne farà un uso, dicia­mo, non piacevole », così l'avvocato Flavio Amadò, legale ticinese di alcuni cittadini Usa clienti di Ubs.
  «Sicuramente, quella della causa per ri­sarcimento danni, è un'eventualità che non si può escludere a priori » , continua. Tutto questo però prima della decisione del Tribunale amministrativo federale che con un provvedimento supercautelare ha di fatto vietato alla Finma, l'autorità di controllo dei mercati finanziari, di tra­smettere alcunché alle autorità statuniten­si. Nel pomeriggio, sempre l'avvocato Amadò, rimproverava la Finma e il Consi­glio federale di non aver atteso il normale iter giudiziario che comunque era stato av­viato proprio in base a un accordo bilate­rale tra Usa e Svizzera in materia di colla­borazione giudiziaria e amministrativa. « Mi chiedo perché non si sia attesa la sen­tenza. Si è violato in modo crasso lo stato di diritto. In pratica un'autorità di vigilanza, qual è la Finma, ha stabilito di sua iniziati­va che si rientrava in un caso di frode fisca­le e non di sottrazione. Proprio oggi ho chie­sto a Ubs di sapere entro 5 giorni se i miei clienti sono nella lista della Finma o no. Chi stabilirà, inoltre, chi farà parte di quella li­sta? La stessa Ubs? » , afferma l'avvocato Amadò. C'erano altri sistemi per evitare questo pasticcio giuridico. « Con gli Stati Uniti si doveva continuare a trattare, attra­verso la diplomazia, e far capire che esiste uno stato di diritto e che se la frode veniva provata da una corte la collaborazione ci sarebbe stata » . Sono tutti quesiti aperti che la decisione supercautelare del Taf di ieri sera congela ancora per qualche gior­no. Martedì della prossima settimana, in­fatti, i vertici della Finma dovranno moti­vare la decisione davanti allo stesso tri­bunale.

Il Tribunale amministrativo federale vieta la trasmissione di documenti di 8 clienti Ubs alle autorità fiscali Usa

  Berna - Altro colpo di scena nella vicenda Ubs- fisco Usa. Ribaltando l'ordine emesso dall'Autorità federale dei mercati finanziari (Finma), il Tribunale amministrativo federa­le (Taf) ha provvisoriamente vietato la conse­gna dei documenti bancari di otto clienti Ubs alle autorità fiscali americane (Internal reve­nue service, Irs). Le carte, però, hanno già var­cato l'Atlantico.
  La decisione del Taf è stata comunicata ieri sera per fax alla Finma e allo studio legale Rüd Winkler Partner di Zurigo. A nome di otto clienti Ubs suoi assistiti, quest'ultimo
aveva inoltrato una denuncia collettiva (ieri mattina, stando al sito della Neue Zürcher Zeitung; già mercoledì, a titolo precauziona­le, si legge invece su quello di Le Temps) con­tro la decisione della Finma, sostenendo tra l'altro che tale decisione pregiudicherebbe le conclusioni della procedura penale in corso negli Stati Uniti, influenzandola negativa­mente.
  Accogliendo la denuncia, il Taf ha vietato alla Finma, sotto minaccia di un procedimen­to penale, di fornire a terzi, soprattutto alle autorità americane, documentazione banca­ria
o altro materiale relativi ai denuncianti. La banca Ubs e la Finma hanno tempo fino a martedì per prendere posizione.
  Il problema è che nel frattempo le carte han­no lasciato la Svizzera. Lo ha confermato ieri sera un portavoce della Finma all'agenzia
As­sociated Press: « I dati [ dei 200- 300 clienti Ubs che secondo la Finma hanno frodato il fi­sco statunitense, ndr] sono già in America», ha detto Alain Bichsel in una dichiarazione citata nel sito del Tages- Anzeiger. Anche l'Ubs ha confermato l'avvenuta trasmissione dei documenti. La banca li ha spediti imme­diatamente dopo aver ricevuto l'autorizzazio­ne da parte della Finma, e cioè ancora merco­ledì scorso, ha detto il portavoce Serge Steiner, citato sempre nel sito tagesanzeiger. ch.
 
La decisione del Taf - destinata a moltipli­care le critiche che piovono in questi giorni sulla Finma e sul Consiglio federale - ingar­buglia ancor di più una vicenda già abba­stanza complicata. Una vicenda che laRegio­neTicino ha approfondito con l'avvocato gine­vrino Carlo Lombardini e il suo collega Fla­vio Amadò, difensore di alcuni cittadini sta­tunitensi clienti di Ubs.

 

Speciale Segreto bancario sotto pressione
 La giustizia sconfessa governo e Finma


 Dick Marty: ‘Peter Kurer dovrebbe dimettersi'
I partiti: ‘Istituire una task force'
 a cura di Generoso Chiaradonna Silvano De Pietro Stefano Guerra Foto Keystone Il gruppo liberale-radicale alle Camere continua a schierar­si in favore del segreto bancario. Però, dopo aver ascoltato il presidente del Cda di Ubs, Peter Kurer, due deputati han­no chiesto che qualcuno paghi. Al telegiornale della Svizze­ra tedesca, il consigliere agli Stati Dick Marty ha chiesto le dimissioni dei responsabili dell'attuale situazione.
 
Il gruppo socialista alle Camere federali chiede al Consi­glio federale di istituire al più presto una ‘task force', nel­l'intento di evitare nuovi danni alla piazza finanziaria.
  Alla richiesta di ‘task force' si aggiungono pure Ppd, Verdi liberali e Partito evangelico. Secondo il gruppo, il governo dovrebbe attuare una strategia chiara.

 Un documento interno a Ubs e ora nelle mani delle autorità americane dimostrerebbe l'aiuto concreto fornito ai clienti per frodare il fisco

  Zurigo - Giornata nera ieri per la Borsa svizzera, trascinata al ribasso dai titoli bancari e assicurativi. Al termine delle contrattazioni, l'indice delle blue chip Smi è sceso del 2,79% a 4851,21 punti e l'indice allargato Spi del 2,76% a 4029,56 punti. Vendite massicce per Ubs, il cui titolo ha accusato una flessione del 14,06% a 11 franchi dopo la notizia di ieri sera secon­do cui le autorità americane hanno chie­sto i nomi di decine di migliaia di clienti Usa (52 mila, per la precisione) della ban­ca sospettati di aver aggirato il fisco.
  Ieri il titolo del maggior gestore patri­moniale al mondo ha toccato poco dopo le 10.50 il minimo storico di 10,54 franchi. Era dal 20 novembre che l'azione Ubs non scendeva così in basso ( 10,67 franchi du­rante la seduta), avvicinandosi pericolo­samente alla soglia dei dieci franchi.
  Sulla modalità con cui Ubs aveva aiuta­to alcuni clienti a evadere il fisco america­no è tornato un articolo del quotidiano Usa ‘Herald Tribune'. Stando al giornale economico statunitense dal 2004 esisteva un memorandum che descriveva come i dirigenti di Ubs avessero creato centinaia di ‘dummy' (letteralmente ‘stupide' o me­glio vuote) società offshore con le quali i loro clienti avrebbero frodato l'Irs (il fisco Usa. In un messaggio di posta elettronica intercettato dalle autorità americane si scopre un vero e proprio linguaggio in co­dice dei consulenti Ubs. Con ‘nut' (noce) si intendevano 250 mila dollari. Con ‘ swan' (cigno) un milione di dollari. Con i colori, infine, si designavano le divise. Orange identificava gli euro; Blue, le sterline in­glesi. Inoltre decine di altri messaggi spie­gavano come nascondere al fisco i conti. Addirittura, stando a una testimonianza di un cliente americano, la stessa banca gli avrebbe fornito una chiave elettronica di accesso ai conti per trasferire segreta­mente del denaro. Questo per quanto ri­guarda le vecchie richieste, i famosi 19 mila nomi chiesti la scorsa estate e per i quali Ubs ha trasmesso, contro il parere del Tribunale amministrativo federale, i dati di 250 clienti. I patrimoni nascosti al fisco ammonterebbero a circa 20 miliardi di dollari (24 miliardi di franchi). Mentre la sottrazione fiscale ammonterebbe a cir­ca 300 milioni di dollari l'anno. Per quanto riguarda, invece, gli altri 52 mila clienti, i nomi chiesti all'indomani dell'accordo, sarebbero il frutto di un'altra inchiesta dell'Irs parallela a quella precedente. Le autorità Usa si aspettano un analogo ac­cordo nel giro di tre-sei mesi. GENE

 

Da: CdT 2.3.09 pag 41

LETTERE AL CORRIERE
 Realtà giudiziaria e attese dei cittadini

 Recentemente l'avv. Luciano Giudici, ex Procuratore Pubblico, noto per il caso Zylla di Ascona di molti anni fa, su un quotidiano ticinese (CdT del 17 febbraio) fa una analisi molto interessante per noi profani sul funzionamento di parte del processo penale, in riferimento al caso Tamagni e alle tante reazioni che ha suscitato sul pubblico ticinese. Così veniamo a sapere che a partire dal 2011 scompariranno i giudici popolari nei processi e quindi il Giudice incaricato non farà più capo al consiglio e alla collaborazione della gente comune che può vedere un processo da un lato un po' differente di quello del Giudice professionista. Ci ha fatto, inoltre, capire quanto sia in auge, da alcuni anni, la realtà giudiziaria che, per comprendere certe devianze o per attutire certi comportamenti penali, fa largo uso di personaggi che sono al di fuori della sfera giudiziaria, come psicologi, psichiatri, sociologi o politici che con i loro interventi o le loro perizie fanno ridurre notevolmente le colpe dei cosidetti casi penali. I risultati di certi giudizi, imbottiti dalle dichiarazioni di questi professionisti extra giudiziari, molto spesso disorientano l'opinione pubblica per le pene, di solito, ridotte artificialmente. Sarebbe interessante per il pubblico se l'avv. Giudici o qualcun altro ci spiegasse quali sono le altre novità che la nuova procedura riserva, in meglio, ai cittadini o se si ha ancora il tempo materiale per farlo.
  Tra le tante proposte pratiche che i cittadini si aspettano, mi riferisco in modo particolare alle seguenti: 1. Concedere 30 giorni di tempo per tutti i ricorsi. E' umiliante e penalizzante, sia per il cittadino che per il legale, imporre soltanto 10 giorni per preparare e spedire un ricorso, quando poi le autorità giudiziarie preposte fanno aspettare mesi o anni.
  2. Ordinare agli uffici della Magistratura di rispondere alle richieste motivate dei cittadini entro il tempo di 2-3 mesi e non aspettare anni come viene fatto spesso attualmente.
  3. Istituire anche da noi gli Ispettori della Magistratura o altri Funzionari che appartengono al Dipartimento delle Istituzioni e quindi al di fuori dei magistrati inquirenti, per il controllo degli uffici, incarti o pratiche insabbiate o per evidenti errori commessi, di ogni tipo. In tutti gli uffici di ricorso non devono essere presenti magistrati che hanno avuto conoscenze precedenti con il caso in discussione.
  4. Abolire la prassi attuale che obbliga un legale a chiedere un permesso speciale al proprio Ordine professionale per poter difendere un cittadino contro un collega avvocato. Questo è un retaggio medioevale di protezionismo assoluto, non più compatibile con le leggi liberali attuali.
  5. Inserire anche nel Codice penale svizzero articoli di legge sul pentitismo, in modo da favorire anche da noi quelle persone che aiutano il corso della giustizia, sebbene in un primo tempo lo abbiano intralciato.
  6. Usare in tutti gli scritti, sentenze o ricorsi vari, un linguaggio moderno della ligua italiana, adattata al modo di parlare del nostro tempo, evitando, nel limite del possibile, locuzioni arcaiche o da azzeccagarbugli. Dal mio punto di vista queste sono facilitazioni pratiche, non contestabili, eseguibili con poco sforzo e gradite da tutti i cittadini.
 Ermanno Castelli, Morges 

Da: www.mattino.ch ,  01.3.09

Cittadini stranieri pluricondannati. Cosa ci fanno ancora qui?      
Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 01 marzo 2009
Continua la saga dei permessi facili e delle espulsioni impossibili


Nei giorni scorsi un kosovaro 40enne è stato condannato a 6 anni di prigione dalle Criminali di Lugano per reiterati abusi sessuali sulla figliastra 14enne.
Ebbene da quel poco che si sa questo raccomandabile personaggio è arrivato in Ticino a seguito di matrimonio. Prima di giungere in Svizzera è però stato richiedente l'asilo in Olanda, Italia e Danimarca. Inoltre il kosovaro quarantenne ha già sul groppone 9 condanne per furto, droga e altri reati. Ma ciononostante non è stato espulso.
Davanti ad un curricolo del genere, viene spontaneo porsi una serie di domandine facili-facili.
Ad esempio:
1)    Con quale statuto, e quando, il 40enne kosovaro accusato di abusi sessuali ai danni della figliastra 14enne è giunto in Ticino?
2)    Con quale tipo di permesso risiede in Ticino? In quale Comune è stato rilasciato?
3)    Il permesso in oggetto è forse stato rilasciato in presenza di precedenti penali all'estero o in Svizzera?
4)    Nel caso il 40enne kosovaro fosse giunto in Ticino come richiedente l'asilo, come mai l'autorità è entrata nel merito di tale domanda, dal momento che il richiedente ha in precedenza ottenuto lo statuto di rifugiato in paesi sicuri come Olanda, Italia e Danimarca?
5)    Per quale motivo il 40enne kosovaro ha lasciato i paesi europei sopra indicati? Era forse stato oggetto di espulsioni? Se sì, come ha potuto ottenere un permesso di domicilio in Svizzera?
6)    Le nove condanne di cui l'uomo è stato oggetto, sono state - tutte o in parte - irrogate da corti ticinesi? Se sì, quando? Per quali reati?
7)    Come mai, pur gravato da ben nove condanne penali per vari reati, il cittadino kosovaro non è stato espulso dalla Svizzera?
8)    Il cittadino kosovaro in questione beneficia o ha beneficiato di prestazioni sociali (AI, assistenza, disoccupazione)?
Domandine, queste, cui il Consiglio di Stato sarà chiamato a rispondere nell'ambito dell'interrogazione presentata dai deputati leghisti Lorenzo Quadri e Donatello Poggi.


I conti non tornano
Questa vicenda è l'ennesima dimostrazione che qualcosa non quadra. E che anzi i "qualcosa" a non quadrare sono parecchi. Il caso è emblematico. Ci troviamo davanti ad un poco di buono che commette reati a tutto andare, anche reati particolarmente disgustosi (abusi sessuali su minori). Eppure questa persona in un modo o nell'altro è riuscita a stabilirsi in Ticino malgrado i precedenti penali, ed è pure riuscito a commettere reati senza venire espulso. Questo significa che i delinquenti stranieri possono tranquillamente stabilirsi alle nostre latitudini. I filtri che dovrebbero impedirlo non funzionano e anzi sono facilmente eludibili.
Abbiamo delle leggi dove il garantismo spinto la fa da padrone e queste leggi consentono ad un delinquente straniero di insediarsi tranquillamente in Svizzera e magari di farsi anche mantenere dal nostro stato sociale a nostre spese. Le espulsioni, poi, sono procedure così lunghe e macchinose che prima di diventare effettive, campa cavallo!


A scatola chiusa?
Qualcosa non funziona nel rilascio dei permessi di domicilio. Questi permessi, è lecito supporlo, vengono rilasciati senza disporre di un dossier completo sul richiedente. Se una persona, come è il caso del 40enne kosovaro condannato nei giorni scorsi, ha già ottenuto lo statuto di rifugiato in Olanda, Italia e Danimarca, bisognava per prima cosa interrogarsi sul perché avesse lasciato questi tre paesi: era forse stato espulso per precedenti penali? O perché non lavorava ed era a carico dello Stato sociale? O per altri motivi? E poi: perché una persona che già aveva ottenuto il permesso di stabilirsi in tre Stati europei dovrebbe chiedere di venire in Svizzera?
Occorre poi mettersi finalmente ad esaminare sul serio i troppi ricongiungimenti familiari che vengono concessi grazie a matrimoni di comodo, magari corredati da gravidanze altrettanto di comodo. La strada dell'abuso è spalancata.
Queste cose la gente le deve sapere. La gente deve sapere cosa fanno tanti signori stranieri che noi, grazie alla politica delle frontiere spalancate propugnata dai partiti $torici, accogliamo nel nostro Paese senza le doverose verifiche e magari manteniamo pure con le nostre assicurazioni sociali. Come a nostro carico erano, ad esempio, i tre giovani stranieri che hanno rapinato due coppie svizzere alla stazione FFS di Lugano un paio di mesi fa. Poi dicono che gli stranieri che delinquono sono un'invenzione della Lega populista e razzista!
La situazione è evidentemente destinata a peggiorare perché la voce di quanto sia facile farci fessi si spande rapidamente.

 

Da: La regione 19.2.09 pag 3

‘Basta aneddoti, fuori i nomi'
 Ignazio Cassis sulla reciprocità con l'Italia: ‘Con Berna servono fatti dettagliati'


  L'incontro era già in agenda, ma certo è caduto a fagiolo per discutere sul ‘no' ticinese alla libera circolazio­ne con l'Ue. Ed infatti governo e depu­tazione alle Camere federali ne han­no parlato per almeno un'ora. Tutto ha girato sulla seguente domanda: come può il Ticino difendere i suoi in­teressi in uno Stato federale e con quali strumenti? Sulla questione ge­nerale, prescindendo dal voto espres­so l'8 febbraio, si stilerà un rapporto - entro la primavera - sulla strategia e le relativi azioni.
  E sulla questione particolare, ovve­ro sul rifiuto massiccio all'Ue? « Di­versi gli aspetti che hanno concorso al no. Alcuni sono stati enfatizzati, come ad esempio la reciprocità con l'Italia » ha risposto Ignazio Cassis, presi­dente della deputazione ticinese a Berna. È bene precisare: lavorare ol­tre confine, per una ditta ticinese, è cosa complicata ma « non sono mi­gliaia che vogliono andare in Italia » ha ricordato Cassis. Dunque, cosa preoccupa? « Forse ha pesato e pesa la paura della concorrenza italiana in Ticino; la pressione sul mercato del la­voro » risponde il presidente della de­putazione. Terzo elemento, non tra­scurabile, la sicurezza dei cittadini: la presenza di stranieri che commet­tono crimini oltre confine spaventa anche chi abita di qua dalla frontiera. Che fare, dunque? « Abbiamo deciso di agire su due fronti. Analizzare nel dettaglio i temi citati per agire politi­camente e coordinare la pista culturale perché il bicchiere, certo, è mezzo vuoto ma è anche mezzo pieno » risponde Cassis. Detta altrimenti, con la libera circolazione delle persone si perde qualcosa e si guadagna qualcosa d'al­tro.
  Sarebbe dunque necessario alza­re le sguardo e non guardare solo il dito, ma anche la luna indicata. « La ‘ politica estera' del Ticino - ha detto
 Marco Borradori
- sarà oggetto di un rapporto al Consiglio di Stato. Non vorremmo che passasse l'immagine di un cantone ripiegato su se stesso, la­mentoso e piagnone ».
  Già, le lamentele. Cosa ne pensate dell'appello per il Consiglio federale approvato ieri dalla maggioranza dei capigruppo in Gran Consiglio? « La reazione dei capigruppo è un atto do­vuto della politica ticinese, ma non è un documento di lavoro perché non si presentano proposte concrete » dice Cassis. E Borradori: « Un segnale poli­tico al governo e alla Confederazione, ma vorremmo essere documentati. Sul­la reciprocità, ad esempio, quali e quanti sono i casi? » . Eppure, insisto­no
  i giornalisti in quell'appello qual­cosa si propone... « I dettagli vanno ap­profonditi. La cosa peggiore - aggiun­ge il presidente della deputazione alle Camere federali - è fare rivendicazio­ni generiche a Berna. Servono i nomi e non gli aneddoti! ».
  I capigruppo, o meglio la maggio­ranza, chiede fra l'altro a Berna di an­ticipare per il Ticino lavori pubblici di competenza federale... « Beh, una buona cosa sarebbe la prosecuzione di AlpTransit a sud di Lugano » sottoli­nea Borradori. Storica rivendicazio­ne ticinese certo non condizionata dai Bilaterali, ma tant'è: tutto serve. Per Ignazio Cassis non ci sono dubbi: « La lettera dei capigruppo aiuta Ber­na a conoscere meglio il Ticino ». Affer­mazione da condividere in toto, ma sugli effetti qualcuno può nutrire i dubbi del caso.
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