Da: La regione, 23.02.2008, pagina 38
Il dibattito
L’Arancia meccanica
di Marco Brenni
Chi è della mia generazione, si ricorderà certamente,
dell’“Arancia meccanica”, filmcult degli anni ‘70, girato dal geniale
regista Stanley Kubrick. Ebbene, basandosi sull’omonimo romanzo di
Anthony Burgess egli anticipò, di quasi mezzo secolo, ciò che sarebbe
avvenuto in un futuro prossimo: l’iper-violenza giovanile. An-thony
Burgess a suo tempo, fu egli stesso vittima di simile violenza: in
vacanza sull’isola di Giava, la sua compagna fu pestata e violentata
da un gruppo
di giovani soldati americani ubriachi. Intuì che ciò che gli era
capitato e che ovviamente gli lasciò il segno a vita, non era un
fatto isolato, fortuito, ma solo un episodio legato alla crescente
violenza giovanile che incominciava ad imperversare soprattutto nelle
metropoli di tutto il mondo (Londra, New York, Rio De Janeiro ecc.).
Vale la pena in proposito, rievocare la sequenza iniziale del film, che
probabilmente spiega le “motivazioni” che inducono i giovani d’oggi,
sempre più a compiere
gesti d’iper-violenza; (stranieri o svizzeri; poco importa):
“Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi (compagni). Cioè Pete, Gorge
e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milkbar, arrovellandoci il
gulliver (cervello) per sapere cosa fare della serata. Il Korova
Milkbar vende “lattepiù”, cioè diciamo, latte rinforzato con qualche
droguccia mescalina, cioè quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa
robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza” (!)
Sia Anthony Burgess, sia Stanley Kubrick, erano soprattutto
geniali anticipatori. Avevano intuito che stava emergendo un
fenomeno nuovo, mai visto prima con tale intensità: l’iper-violenza
giovanile. Da noi, a quei tempi, manco ci sognavamo di simili
fenomeni. Invero, però erano già stati anticipati certi miti legati
all’emergente bullismo giovanile del primo dopoguerra. Basti
ricordare ad esempio i film degli anni ’50 sulla “gioventù bruciata”
con James Dean. Negli anni ’70 “l’Arancia
meccanica” destò enorme scalpore e scandalo, tant‘è che ad esempio
in Italia ne fu persino vietata la proiezione. Ebbene in quel film
v'era quel concentrato di rabbia e violenza causata soprattutto dal
vuoto esistenziale (nichilismo) che colpiva vari strati della
popolazione giovanile, sempre più allo sbando. L’iper-violenza narrata
crudamente, ma con maestrìa in quel celebre film, oggigiorno non
susciterebbe più alcun scalpore. È ormai prassi quotidiana sia in Tv,
sia al Cinema,
rievocare oscenamente la peggiore realtà delle aree metropolitane.
(A Londra, ad es. la polizia non sa letteralmente più che pesci
pigliare per ovviare alle diffusissime scorribande di giovani
iperviolenti). Ai sociologi, educatori e psicologi il compito di
ricercarne le cause e proporre eventuali correttivi. Pretendere di
risolvere un fenomeno, che ormai si manifesta a livello planetario,
solamente tramite pene esemplari ed espulsioni, è del tutto
inadeguato. I veri problemi stanno a monte.
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