
Da: Mattino della domenica, rubrica "papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 1.11.2015, pag 23
L’alienazione genitoriale paterna distrugge i figli
Nell’articolo di Panorama del 12 ottobre scorso (http://www.panorama.it/news/oltr e-cronaca/carolina-tana-combattocontro- lalienazione-parentale/ e-cronaca/carolina-tana-combattocontro- lalienazione-parentale/) Carolina Tana dice: “Io non parlo più per chiedere scusa a mio padre, già l’ho fatto, e anche se il suo perdono non è mai arrivato, spero di poterlo incontrare un giorno privatamente. Oggi combatto con l’Avvocato Giulia Buongiorno, perché l’alienazione parentale diventi un reato punibile dalla legge, come lo stalking'.
Carolina Tana, all’età di otto anni, accusò ingiustamente il padre di abusi sessuali.
La bambina, era plagiata dalla mamma, che dopo la separazione dal marito cercò di rovinarlo. Egli fu assolto alla fine degli anni novanta perché il fatto non sussisteva. La madre, con il suo nuovo compagno, non contenta pagò due carabinieri corrotti e un detective, per gambizzare il marito. La vicenda si concluse con l’arresto della madre e del compagno.
L’alienazione genitoriale giudiziaria legalizzata
Come in Italia, anche alle nostre latitudini il mobbing genitoriale è all’ordine del giorno. Purtroppo, pure le nostre autorità la praticano abbondantemente, soprattutto i membri delle autorità regionali di protezione dei minori (ARP). Infatti, nel caso di cui abbiamo già scritto 4 articoli che concerne la ARP2, è bastato solamente che la madre comunicasse le sue soggettive preoccupazioni alla pediatra (che scrisse poi alla ARP senza neppure aver incontrato il padre) a far scattare il meccanismo di alienazione genitoriale giudiziaria legalizzata. Nella prima decisione dell’ARP2 si legge: “Considerato che l'11.02.2014, la Dottoressa Lavanchy ha informato la scrivente Autorità di problemi di salute psichica del padre con crisi che sembrano, in questo momento, in fase di esacerbazione, postulando una rapida valutazione della situazione sociale e famigliare; considerato che il direttore della scuola materna comunale di Riva San vitale in data odierna, ha comunicato alla scrivente Autorità delle preoccupazioni manifestate dalla madre alla maestra chiedendole di non consegnare la bambina al padre in quanto in situazione di disagio a causa di scompenso psicologico; considerato che agli atti non risulta una regolamentazione del diritto di visita a favore del padre (…); considerato che dalle informazioni fornite a codesta Autorità non è possibile escludere un'eventuale situazione di grave disagio per la piccola, conseguentemente e prudenzialmente la scrivente Autorità ritiene opportuno sospendere, con effetto immediato, il diritto di visita del signor Truong Tan Si nei confronti della figlia.”
Per la madre e l’ARP2 il bene della figlia è toglierle il padre
La patrocinatrice della madre, avvocata Chiarella Rei-Ferrari, comunica che la sua cliente “non intende portare la figlia al Centro Dedalo per le visite fissate (…) poiché (…) non tutelano il prioritario interesse e benessere della figlia confrontata con uno stress inutile e dannoso”. Il presidente della ARP2 avv Provini sul padre scrive che “basta leggere la miriade di scritti ripetitivi e a volte senza senso che invia a ripetizione a tutti (a quando anche in copia all’ONU?) per avvedersi che siamo confrontati con una persona disturbata; (…) il diritto di visita rimane sorvegliato fino a quando una perizia non ci dirà che tale diritto potrà essere esercitato liberamente (…) la pretesa relativa al prolungamento del diritto di visita a 2 ore ed in luogo aperto dipende unicamente dal comportamento del padre stesso e verrà valutato da professionisti esperti del ramo. Ben felici sarebbero tutti se il padre potesse incontrare liberamente la figlia dove vuole. Purtroppo, per il momento occorre proteggere la minore dal comportamento problematico del padre che ancora non è in grado di gestire liberamente il diritto di visita con la figlia.” Inoltre, il padre sul sito www.swisspoorchildren.com afferma che l’avv Provini, in occasione dell'udienza del 09.09.2014 gli ha detto: 'Se lei non la smette di mandare le lettere in giro, dovrà continuare a vedere sua figlia a Casa Santa Elisabetta fino ai suoi 18 anni!'
Perizia sulla madre non effettuata ma nessuna conseguenza
Il 7 ottobre 2014 la ARP2 ha deciso che “È dato mandato al Centro Le Radici di Lugano di svolgere una perizia delle capacità genitoriali della (ndr: madre) Signora xxxxxxxx e del Signor Si-Teo Truong Tan, genitori di yyyyyyy.“ Ad oggi, oltre un anno dopo, il padre non ha fatto la perizia ma vede la figlia sotto sorveglianza un’ora ogni due settimane, la madre non ha fatto la perizia ma si è trasferita con la figlia da Maroggia a Cadenazzo, con la quale vive tutti i giorni, frequentando e imponendo alla piccola la presenza di chi le pare. Con il benestare della ARP2. Questo è il modo in cui la ARP2 tutela i minori.
Nel 2018: ARP o Tribunale di famiglia?
Poco importa se ARP o Tribunale, ciò che conta è che questi posti di grande responsabilità non siano più occupati da incompetenti e prevenuti contri i padri. Servono chiare direttive e linee guida imposte dall’organo di vigilanza preposto, basate sul diritto dei figli di poter trascorrere tempo paritario con entrambi i genitori.
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