(Parte 6)
Arp2 e camera di protezione è cosi che tutelate il bene dei minori (Parte 6)
Questo caso (per leggere i 5 articoli procedenti inserire codice xyz24 nella rubrica “cerca” del sito papagenonews. ch) dimostra come nel nostro Cantone sia facile per una madre escludere il padre dalla vita dei figli. L’ARP2 ha ridotto alla piccola gli incontri col padre a solo poche ore al mese (prima 2, poi 3 e ora 6), nonostante la buona relazione tra padre-figlia, descritta dal centro d’incontro: “osserviamo che la bambina si mostra serena e a proprio agio nella relazione con il padre. Di regola sembra contenta di vederlo e dispiaciuta al momento del congedo. Spesso il distacco avviene con difficoltà, la bambina fatica a separarsi” e “l'evoluzione dei diritti di visita è positiva: il padre è affettuoso e attento ai desideri della figlia; è propositivo nei giochi, i quali favoriscono la loro interazione, la figlia è contenta e serena durante il tempo trascorso col padre.” Una perizia sulle capacità genitoriali è stata ordinata sia al padre che alla madre; ad oggi non è stata fatta né all’uno né all’altra. Il medico del padre conferma che “non ho riscontrato sintomi di disturbo psichico quali idee deliranti o allucinazioni. Il paziente è apparso emotivamente equilibrato, ragionevole e in grado di confrontarsi adeguatamente nelle discussioni in si affrontano i temi che maggiormente lo preoccupano e gli stanno a cuore. Inoltre non ho riscontrato segni che lascino temere la possibilità di atteggiamenti aggressivi da parte sua. Il padre non ha una terapia farmacologica psichiatrica; egli assume saltuariamente una piccola quantità di sonnifero al bisogno.”
Ripetuti trasferimenti imposti alla piccola
La madre ha già trasferito la piccola da Riva S. Vitale a Maroggia. L’anno scorso, di sua sola iniziativa, da Maroggia a Cadenazzo, e la ARP2 le ha imposto che “Tenuto conto dell’informazione di trasferimento della madre che giunge intempestiva (…) la madre dovrà garantire l’accompagnamento regolare della figlia”. Il padre si oppose al trasferimento. L’ARP2 dopo ben 10 mesi dal trasferimento non vi si oppone, ritenendo che “la figlia sta bene e non risultano quindi danni alla sua salute psicofisica (…) Si tratta quindi di una distanza che non impedisce o che rende oltremodo gravosa la trasferta, anche nel caso l’istante (ndr: il padre) dovesse beneficiare in futuro di diritti di visita libera e per il momento non è sicuramente fonte di nocumento per la piccola, la quale attualmente effettua il percorso per recarsi in visita al padre a Mendrisio”. L’ARP ha inoltre ritenuto che non esistevano “valide argomentazioni intese ad inficiare il diritto della madre di determinare il nuovo domicilio e soprattutto il voler mettere in discussione il diritto del detentore (ndr: solo la madre) della custodia e dell’autorità parentale di determinare il domicilio della minore, come prevede la legge.”
Ora, la madre vuole ancora trasferirsi vicino a Zurigo
Subito dopo l’incontro del 9 giugno scorso, l’operatrice del centro d’incontro ha informato l’ARP2 che “in data odierna alla fine del diritto di visita fra il padre e la figlia, la bambina ha annunciato al padre che si sarebbe trasferita a Dietikon. Il padre è rimasto molto sorpreso; subito le ha spiegato come fosse distante e come sarebbe difficile vedersi con continuità, la bambina ha vissuto un momento di disagio, ha verbalizzato che non vuole essere lontana da lui, l'ha abbracciato ed è stato difficile il distacco. Uscendo dal centro d’incontro la bambina ha detto alla madre che non vuole più andare a Dietikon perché non potrà vedere il padre. Mi sembrava importante rendervi a conoscenza dei fatti.” Il padre informa l’ARP2 che durante l’incontro del 16.06.2016, la piccola affermava che hanno già l’appartamento vuoto a Dietikon, che la minore non sa il tedesco, sa pronunciare solamente poche parole, e che afferma con tanta tristezza che desidera stare vicino a suo papà ed è ugualmente già depressa al pensiero di dovere ambientarsi in un altro luogo di cui non sa neppure la lingua locale; che la piccola ha il terrore di perdere il suo papà.
All’ARP e alla CPTA interessa veramente il bene della bambina?
Il 10.06.2016, il padre, preoccupatissimo per il bene della figlia chiede alla ARP che la bambina venga ascoltata in merito al trasferimento direttamente dall’autorità di protezione e che venga eseguita senza indugio una perizia sulle capacità genitoriali della madre. Vedendo l’inerzia della ARP2, il padre inoltra un’istanza per Denegata giustizia alla CPTA che la respinge affermando “che nel caso in esame appare manifesto che non vi è qualsivoglia ritardata giustizia da parte dell’Autorità di protezione nell’evadere un’istanza ricevuta 11 giorni fa; che il reclamo, palesemente abusivo, va di conseguenza respinto;” Sono oramai trascorse alcune settimane dall’inoltro delle 2 istanze urgenti del padre. Ad oggi non risulta che la ARP2 abbia ascoltato la bambina né che abbia sortito alcuna reazione. La madre ha già trasferito la piccola in 2 occasioni, ed ora addirittura avrebbe già preso in affitto un appartamento a Dietikon, per di più in una regione con un’altra lingua che la bambina non conosce, costringendola all’ennesimo sradicamento (scuola, casa, ecc) e ad allontanarsi dal padre, dai nonni e dagli altri parenti paterni. L’art. 133 CCS sancisce che “il giudice tiene conto di tutte le circostanze importanti per il bene del figlio.” ma appare venir incomprensibilmente ignorato dall’ARP2 e dalla CPTA. Perché l’ARP2 non interviene a tutela del bene di questa bambina? Cosa aspetta, che la madre si sia trasferita, per dire che il caso non è più di sua competenza?
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