
Da: Mattino della domenica, 21.12.2014, pag 28, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"
Bimba di 6 anni strappata alla famiglia affidataria...ora è internata! (Parte 2)
L’UAP (Ufficio dell’aiuto e della protezione, Settore famiglie e minorenni) di Viganello e l’ARP3 (Autorità regionale di protezione di Breganzona), dopo aver tolto repentinamente la bambina alla famiglia affidataria, fallito dopo poche settimane anche l’esperimento di affido nella nuova famiglia, hanno pensato bene di internare la bimba al CPE (Centro psico-educativo) di Stabio, dove al momento si trova in attesa di venir collocata.
Valutazioni e motivazioni dell’UAP
Gli psicologi Pamela Illia e Alfredo Bodeo nel loro rapporto del 24.09.14 di valutazione dell’abbinamento tra la bambina e la prima famiglia affidataria iniziano col dire che “Per esperire tale mandato abbiamo potuto incontrare la coppia di genitori affidatari presso i nostri uffici una sola volta e abbiamo potuto effettuare due visite domiciliari… Sin dai primi momenti la gestione degli incontri con la coppia esaminata è risultata critica in quanto la qualità della collaborazione della famiglia affidataria è risultata insufficiente…in pratica abbiamo dovuto fissare tutti gli appuntamenti fuori dai nostri orari di lavoro… questo fattore ha influenzato in maniera importante e negativa l’idea che abbiamo cercato di costruirci circa la loro capacità di collaborare con la rete dei servizi coinvolti, qualità per noi fondamentale per il buon funzionamento dell’affido. ..Dal punto di vista emotivo, leggiamo nel rapporto del pediatra Dr Wechsler del 26.06.14 che la bambina vivrebbe in un ambiente disarmonico e che questo non aiuterebbe la stessa a sentirsi al sicuro, una bambina approvata e con la garanzia di crescere con adeguate opportunità di sviluppo. Le visite domiciliari effettuate ci hanno permesso di valutare le risposte ambientali attuate da entrambi i coniugi affidatari come incomplete e a tratti inadeguate a sostenere la bambina nella sua crescita….” Il pediatra, è stato successivamente interpellato per i necessari chiarimenti su questa frase dalla legale della zia paterna della bambina (ma non dai due psicologi di UAP), la quale riteneva riferirsi alla“mamma naturale e alle tante figure diverse che le orbitano attorno. Evidentemente Illia l’ha interpretata con riferimento unicamente alla famiglia affidataria.” Il pediatra ha affermato per iscritto che “la frase incriminata del mio certificato, va interpretata esattamente come lo ha fatto lei avv.ta e non come lo ha fatto la psi dell’UAP. Il contesto ambientale della bambina è disarmonico, non la famiglia affidataria!”
Decisioni oggettive o arbitrarie?
UAP ha interpretato i presunti fatti e i rapporti in modo arbitrario, senza espletare gli opportuni chiarimenti, presso il pediatra ad esempio. I membri della ARP3 hanno assecondato quanto sostenuto da UAP senza effettuare una valutazione oggettiva a 360 gradi.
Prima reazione della Camera di Protezione del Tribunale d’Appello
Il giudice unico avv Lardelli, avendo la procedura in corso per oggetto il collocamento della bambina, ha provveduto a designarle d’ufficio un avvocato quale curatore di rappresentanza che le permetta di partecipare a tutte le decisioni determinanti per la sua vita, sopperendo così alla grave omissione della ARP3.
Tante le questioni senza un perché
Perché la bimba dopo ben 5 anni è stata trasferita in una nuova famiglia affidataria dalla mattina alla sera? Perché una simile scelta scellerata per la bimba? Perché la bimba ha iniziato a stare male? Forse perché non ha più visto o sentito i suoi genitori affidatari, il papà, la zia, la nonna, lo zio e i suoi cuginetti? Su espressa decisone ufficiale di ARP3 del 14.11.14 “i diritti di visita della zia e della nonna paterna sono sospesi” e da un rapporto di UAP del 03.12.14 “suggeriamo una temporanea sospensione delle relazioni personali con l’intera famiglia naturale”, la bambina, dal giorno del suo repentino trasferimento nella nuova famiglia affidataria, è stata allontanata dai suoi veri affetti che l’hanno accompagnata negli ultimi anni. È normale che alla fine dell’intervento della cosiddetta rete di tutela del minore oggi la bimba si trovi internata in un centro psicoeducativo, in meno di 3 mesi e a soli 6 anni?
Il bene del minore?
Facciamo una valutazione dei danni!
Bimba di 6 anni traumatizzata senza più alcun riferimento delle persone che rappresentavano il suo mondo. La vera famiglia affidataria, che ha allevato ed amato la bimba per 5 anni, costretta a difendersi legalmente. La famiglia naturale materna, avvilita. La famiglia paterna sempre più preoccupata ma combattiva, intenzionata a far luce su questo grave e drammatico caso di maltrattamento psicologico verso la nipote perpetrato da poche persone all’interno di tutta la rete sociale. Diverse pratiche legali sono state portate avanti: si attendono le prese di posizione del Ministero pubblico e del Tribunale di appello che si esprimerà sulla possibilità di avvallare tutto il lavoro svolto da ARP3 e UAP o annullarlo facendo ritornare a casa la bimba.
La politica si sta muovendo
Nel frattempo un atto parlamentare viene inoltrato dal Dr Orlando Del Don, Medico, Psichiatra e Politico, che commentava così il suo prossimo intervento attraverso il proprio blog www.orlandodeldon. ch : “Dal canto mio, in qualità di Gran Consigliere, inoltrerò a giorni un Atto Parlamentare che, a questo punto, ritengo assolutamente doveroso e urgente fare, essendo impensabile non indignarsi e prendere responsabilmente posizione davanti a queste derive. Derive, queste, che non devono più essere tollerate da uno Stato di diritto moderno, democratico, sensibile e attento al benessere e al futuro dei suoi cittadini più impegnati come pure a quelli più bisognosi e fragili.” Atto parlamentare che aiuterà senza ombra di dubbio ad obbligare chi di competenza a chinarsi su questa orribile vicenda.
Per leggere il testo della mozione parlamentare cliccare QUI
Di cosa preoccuparci oggi?
Fare in modo che il mondo della bimba si stabilizzi. Tutti coloro che si occuperanno di lei dovranno essere completamente al di sopra delle parti. Quindi dato che UAP non è in grado di ammettere il proprio fallimento nella pessima gestione di questo caso, dovrà per forza trovare una via d’uscita: la vera famiglia affidataria diventerà il colpevole su cui puntare il dito? Il capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe? Bisogna assolutamente che la piccola possa continuare a vivere in famiglia, con serenità, la sua infanzia.
Petizioni
A breve verranno messe in circolazione tra la popolazione delle petizioni allestite congiuntamente dal Movimento Papageno e da parenti della bambina affinché i membri della ARP3 e gli operatori dell’UAP di Viganello vengano messi davanti alle loro responsabilità e casi simili non si debbano più ripetere. Bisogna che tutte le persone che hanno lavorato all’interno della rete sociale e che hanno così seriamente danneggiato la bambina siano allontanate e rese responsabili delle loro azioni. Non è accettabile infatti che si colpevolizzi TUTTA la rete sociale quando il vero danno è stato perpetrato da pochi individui di UAP ed ARP3.
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