Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Pronto a cederle la casa: inutile. Sul lastrico per la causa di divorzio, non riesce a venirne fuori

Da: CdT 14.6.10 pag 15

Pronto a cederle la casa: inutile
Sul lastrico per la causa di divorzio, non riesce più a venirne fuori

Il caso del marito di una coppia del Mendrisiotto invi­schiata in una vertenza che probabilmente farà lievitare le spese giudiziarie oltre i centomila franchi già antici­pati dallo Stato per onorari di avvocati ed esami peritali

 
Ai centomila franchi di spese giudiziarie già anticipate dallo Stato in favore di una coppia del Basso Mendrisiotto invischiata in un'annosa causa di divorzio se ne dovranno con tutta probabilità aggiungere altre. Di quale am­montare, a questo punto, è im­possibile dirlo. Il caso, reso di pubblico dominio dal Corriere del Ticino lo scorso 24 agosto, diven­ta vieppiù intricato nonostante il più recente tentativo del marito di trovare una soluzione per chiu­dere la vertenza dopo 8 anni di li­ti, udienze, istanze, ricorsi e con­troricorsi davanti alla Pretura di Mendrisio Sud.

Sommerso dai debiti ed esaspera­to, negli scorsi mesi l'uomo ave­va proposto alla moglie di ceder­le la casa, che ha un valore di 600.000 franchi, oltre, evidente­mente, a versarle la metà del pro­prio avere di vecchiaia legato ai contributi di secondo pilastro che ad oggi è pari a 260.000 franchi. Avrebbe inoltre continuato a ver­sare gli alimenti per il figlio ado­lescente fino al termine della sua formazione professionale (2.000 franchi al mese fino a 16 anni di età in aggiunta ai 330 franchi per­cepiti dalla moglie quali assegni di famiglia; poi l'ammontare sta­bilito dalle «Tabelle di Zurigo») e a pagare gli studi universitari del­la figlia, a lui affidata dal 2003. Il marito intendeva tacitare in que­sto modo le pretese della moglie e porre fine alla vertenza. Lei, per il tramite della sua avvocatessa, non ha però accettato. La donna, oggi quarantaquattrenne, preten­de dal giorno della separazione, quando aveva 36 anni, che il ma­rito le paghi gli alimenti fino al pensionamento. E, forte di una sentenza del Tribunale d'Appello dello scorso giugno, calcola l'im­porto in proprio favore sulla base dello stipendio da funzionario pubblico che il marito percepi­rebbe se lavorasse a tempo pie­no: 8.500 franchi al mese, som­ma comprendente la tredicesi­ma. L'uomo, trovatosi a soffrire di vari problemi di salute, è invece occupato a tempo parziale e per­cepisce 5.900 franchi netti al me­se (tredicesima pure compresa). Ha però la «colpa» di non essere formalmente invalido e di avere «scelto» di ridurre il proprio ca­rico professionale; così il legale della moglie ha contestato la por­tata giuridica dei certificati me­dici da lui prodotti. Conclusione: la donna chiede al marito di pa­garle, per sé, 1.600 franchi al me­se sino alla fine degli studi uni­versitari della figlia; poi, 2.400 franchi fino, come detto, alla pen­sione. A questi importi si aggiun­gono 1.600 franchi al mese di ali­menti del figlio minorenne alme­no finché questi non avrà termi­nato la propria formazione. La moglie, che risiede nella casa di proprietà della coppia dal 2002, svolge attività professionali a ore che, nell'insieme, in questo mo­mento le garantiscono un reddi­to, effettivo, di circa 1.250 franchi a fronte di un reddito ipotetico stimato dal pretore in 2.500 fran­chi a tempo pieno.
Il marito le rimprovera da tem­po, nel corso della causa, di non essersi data da fare per trovare impieghi stabili e meglio retri­buiti e per tentare una riqualifica­zione professionale. L'avvocato della donna ha però replicato che la sua assistita ha difficoltà a in­traprendere la via di corsi per mi­gliorare la propria posizione: da un lato per gli orari aleatori dei suoi attuali impieghi, dall'altro per «difficoltà di apprendimen­to». Una situazione di cui «il ma­rito era chiaramente a conoscen­za prima e durante il matrimo­nio». Di qui la richiesta di con­fermare le pretese di manteni­
mento e di accordare, nuova­mente, il gratuito patrocinio alla moglie. Il marito si difende inve­ce da solo da oltre due anni; non «pesa» quindi più sull'assisten­za giudiziaria finanziata dai con­tribuenti. A dire la propria sulla vicenda dovrà essere, ancora una volta, il pretore di Mendrisio Sud Enrico Pusterla.
Il caso della coppia in questione ha suscitato in settembre un'in­terrogazione parlamentare del deputato Donatello Poggi, in par­ticolare in relazione all'ammonta­re delle spese giudiziarie antici­pate dallo Stato dal 2002 ad oggi per onorari di avvocati ed esami peritali. Il marito aveva pure pro­posto di vendere la casa per ri­fondere i debiti con lo Stato; istan­za respinta dal pretore e i cui co­sti sono ricaduti sull'uomo. Ri­spetto a questo caso ha pure lan­ciato un allarme il movimento Pa­pageno (www.miopapageno.ch), associazione di respiro ticinese che opera «per la tutela dei figli, contro il monoparentalismo e per la bigenitorialità», secondo la quale ci si trova davanti alla pun­ta di un iceberg degli effetti per­versi che l'applicazione delle nor­me elvetiche sulle procedure di divorzio può avere.
Fr.S.





IN PRETURA Finora non v'è sta­to modo di chiudere la vertenza.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

Commenti

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli