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Da: Mattino, 5.2.12 pag 39

Da dove ripartire?

La famiglia è in crisi


Mi lancio in alcune considerazioni su quest’argomento praticamente forzato da una serie di articoli comparsi sulla stampa nei tempi recenti. Articoli che entravano in argomento sui problemi della famiglia in reazione ai noti mu­tamenti legislativi in caso di divorzio. Uno degli ultimi su “Azione” del 23.01.2012.

Titolo esplicito: “Per il bene dei figli”. Sottotitolo ancora più eloquente: Fa­miglia: in caso di divorzio l’autorità parentale congiunta diventerà la norma, operatori e parti coinvolte ri­flettono sulle difficoltà di applica­zione.

Per sbarazzare il campo da possibili fraintesi dico subito che seguo da vi­cino l’importante cambiamento legi­slativo che decreta il riconoscimento dell’autorità parentale congiunta che può portare sicuramente alcuni van­taggi in caso di disfacimento della coppia, ma a mio avviso non è la pa­nacea universale e il dibattito inne­scato ne mostra inevitabilmente i limiti.

Ma non è dai limiti di questa proce­dura che voglio partire ma da un passo più indietro.

Permettetemi una parafrasi: quando costruiscono delle case, gli architetti non le costruiscono a distanze conve­nienti affinché se crollassero non si di­struggano a vicenda, ma cercano incessantemente tecniche che ne mi­gliorino la sicurezza, anche se poi nel tempo possano mostrare segni di cedi­mento.

Ho l’impressione netta che oggi, quando si vuole parlare della famiglia si comincia praticamente sempre dalla sua “fine”, quasi di fronte a un’inelut­tabilità. Purtroppo le statistiche par­lano: anche in Svizzera e, da noi in Ticino, più del 50% delle coppie vanno a catafascio. Chiaro, e sap­piamo anche che nel contesto socio­culturale odierno l’istituto famigliare è uno dei primi soggetti travolti dall’ir­ruenza consumista ed egoista di una società poco incline a un ripensamento approfondito sulle sue origini.

Cito due passaggi dal settimanale ri­portato sopra da cui voglio partire: Stefania Hubmann, autrice dell’arti­colo: la separazione e il divorzio de­cretano la fine dalle coppia coniugale ma non di quella genitoriale. Più sotto, Marisa Silva Ceppi, psicopedagogista
attiva nel centro “Coppia famiglia” di Mendrisio: Il divorzio è un evento che concerne i cognugi, non i genitori. Essi rimarranno sempre mamma e papà.

C’è del vero. Ma smettiamola di illu­derci e di coprire il disfacimento del­l’amore coniugale con affermazioni capziose del tipo: i bambini hanno ri­sorse infinite, che riescono a mobili­tare quasi a piacimento….

I bambini in realtà vengono grave­mente feriti dalla separazione dei ge­nitori: come si fa a non cogliere questo vissuto? Basta essere minimamente at­tenti
alla realtà. “Come potrebbe il male farci tanto male se non avessimo prima udito la promessa del bene?”: riprendo questo passaggio citato da me la settimana scorsa (Mattino della Domenica, ru­brica “il mio Angolo” pag.4 da un li­bretto letto in questi giorni (Giobbe, Fabrice Hadjadj ed. Marietti 2011) Nella famiglia i bambini non vivono una genitorialità carnale “scontata”, ma vivono in un luogo fatto di persone che si parlano, che credono in qual­cosa, che hanno una speranza di vita, che si abbracciano, che, a volte, liti­gano, che si perdonano, e così piano piano sono introdotti alla vita. I bam­bini stanno male proprio perché hanno già sperimentato una promessa di bene, magari anche breve ma sicura­mente molto incisiva.

A mio avviso anche in questa fase de­licata, piuttosto “riparativa”, bisogna operare ancora con una grandissima intensità, partendo non proprio ormai “a mezzanotte” ma almeno qualche minuto prima.

I genitori devono (e insisto, devono) provare a riprendere in mano quel brandello residuo di contenuto che ha mosso la loro decisione parentale, in definitiva il loro amore.

Ma come fare: ecco lo spunto interes­sante in tutta questa procedura, più volte citato da tutti i redattori chiamati ad esprimersi: la mediazione.

Ma andiamo al fondo della parola, in­teressante ma rischiosa nel contempo. Detto banalmente, ma poi non così tanto: c’è bisogno di un aiuto esterno alla coppia. E non c’è assolutamente da scandalizzarsi. Non è un segno di debolezza, non è un cedimento, è sem­plicemente un atto di rispetto che
nasce dalla stessa dinamica del rap­porto definitivo. Ogni società, a vari li­velli, accorgendosi che l’istituto atto al mantenimento della specie, cioè la fa­miglia, non poteva reggersi da solo, si è prodigata a contornarlo di patti, con­tratti, legami vari in definitiva per non farlo dipendere troppo dalla sola capa­cità dei coniugi.

Esempio luminoso, oggi volutamente ed ostinatamente dimenticato da una cultura purtroppo determinata dagli il­luminismi ottocenteschi dell’autode­terminazione dell’uomo, è l’istituto cristiano della famiglia. La Chiesa di Cristo, elevando il matrimonio a Sa­cramento, lo ha investito, con una lun­gimiranza che a ben vedere è semplicemente meravigliosa, della reale presenza del Mistero di Dio. Cioè? Dio stesso, il Creatore, non si è accontentato di aiutare l’uomo (po­teva… bastargli, e ce n’era d’avanzo) ma ha voluto rendersi presente fisica­mente nel mondo come compagnia al­l’uomo, come rapporto, tutto da scoprire. E i Sacramenti sono proprio l’occasione precipua in cui si dipana l’educazione cristiana. Che non è un resoconto di un discorso, di una mo­rale, ma la storia di un avvenimento che ha la pretesa di rigenerare l’uomo alla vita. Anzi, se si riduce il cristiane­simo a un discorso si allarga il fossato della separazione dalla sua reale perti­nenza alla vita dell’uomo.

Ma dove voglio arrivare? Non certo dove non sono competente.

Voglio, per ora limitarmi a riprendere questo concetto della “mediazione”.

Fondamentale, quindi un aiuto: ma da chi? Chi può aiutare a riprendere que­sto che chiamo “avvenimento” che ha fatto scattare una simile dinamica d’amore? Non solo, e non tanto, degli specialisti. Non è un problema solo tecnico, credetemi.

È necessario che scatti di nuovo uno stupore nei confronti di una storia co­munque iniziata, Quindi mi pare indi­spensabile che la coppia faccia un nuovo incontro con qualcuno, con una realtà che possa testimoniarle il fa­scino di una possibilità di un nuovo in­contro umano capace di permetterle di vivere anche questo dolore; ma deve restare un dolore, non deve tramutarsi troppo velocemente in una rassegna­zione come ormai a spron battuto ci vien martellato da molti strumenti di
comunicazione. Ma con chi?

L’esortazione che mi sorge è quella, diretta agli addetti ai lavori, di non per­dere troppo tempo a trovare specialisti anche per questo, ma invitare soprat­tutto la coppia a ricercare con un moto personale tra gli amici, tra i cono­scenti, nella società viva, quel luogo capace di fare loro una reale compa­gnia: nulla da insegnare, ma soprat­tutto un’occasione di riprendere in mano la propria umanità, il proprio bi­sogno di infinito, di bellezza che spesso una situazione di conflitto, come una separazione o una malattia sanno risvegliare. Mi permetto di sug­gerire che il lavoro di ricostruzione di una vera autorità parentale congiunta a partire da una stima vicendevole, da una ripresa di un inizio, potrebbe pro­prio essere una condizione per intra­prendere qualche cosa di meno formale che faccia approfittare real­mente anche i bambini perché basato su un clima favorevole fatto di un tes­suto umano.

Io mi sento di offrire il cammino edu­cativo del Movimento di CL che ha sostenuto la mia vita sinora, soprat­tutto grazie all’intuizione di don Gius­sani, che ci ha introdotto a una possibilità di vita che comprenda tutto, dalle gioie ai dolori, facendo leva non su principi etici o buonismi ma sulla nostra libertà nel riconoscere di cosa siamo fatti.

Alcuni di noi in tempi più recenti, sti­molati da esperienze famigliari intense come l’adozione o l’affido, si sono riu­nititi in un’associazione, “Famiglie per l’accoglienza”, associazione registrata in Ticino e interlocutrice dei servizi competenti in materia si affido e ado­zione).

Per tener desta la motivazione origi­nale di un inizio e sostenersi nelle sfide quotidiane che l’accoglienza riserva, queste famiglie si riuniscono periodi­camente in un cammino educativo per piccoli gruppi. Informazioni possibili presso: www famiglieperaccoglienza.ch.

Più che di formalità, preoccupiamoci quindi che anche in un frangente dif­ficile come la separazione, la famiglia possa percorrere un cammino real­mente umano all’altezza delle sue na­turali
aspettative.

GIORGIO SALVADÈ GC LEGA DEI TICINESI





 

Da: Mattino, 19.2.12 pag 28

Grande soddisfazione da parte del presidente dell’Ordine (?)

La lobby degli avvocati vince, è ancora potente!

Non era difficile prevedere l’esito della votazione sull’emendamento fir­mato a due mani dal PLR e PPD, nel quale si chiedeva che il rapporto da me preparato a nome della maggioranza commissionale, venisse corretto nel­l’unico punto divergente dal messag­gio governativo steso, forse nella sua totalità, dall’Ordine degli avvocati.

Cittadine e cittadini, in Commissione avevo fatto si che l’Ordine degli avvo­cati venisse finalmente dichiarato “Or­dine di diritto privato” e non più di diritto pubblico. Ciò avrebbe signifi­cato la perdita di tutti i monopoli che questo ordine per legge si attribuisce. Avevo proposto questa variante, forte del fatto che in altri 24 Cantoni su 26 questa correzione era stata fatta da tempo. Solo il Ticino e il Giura go­dono ancora oggi dei vantaggi di que­sto privilegio e invocano, a loro strenua difesa, solo ragioni storiche che anche tutti gli altri Cantoni potreb­bero vantare. Ma non voglio andare oltre e pertanto mi limiterò, per dovere (?) di informazione, a dirvi che l’emendamento (leggasi correzione in Parlamento) sul rapporto unico e di maggioranza della Legislazione, udi­te, udite,... rapporto firmato da ben 11 membri su 17, è stato accettato con 41 voti favorevoli contro 31 contrari. Il rapporto sfacciatamente mutilato è quindi stato bellamente trombato! E va bene, in democrazia, ... questo ed altro.

Ma quel che più mi “rode dentro” è il vergognoso fatto che solo 6 commis­sari su 11 hanno sostenuto quanto a suo tempo avevano sottoscritto, gli altri hanno “sgarrato” senza fiatare. E pensare che quando l’amico Rodolfo, pace a lui, nel suo modo fantasioso e
fiorito di interpretare la politica no­strana, magari votava contro a rapporti anche da lui sottoscritti, dicendo di aver cambiato idea, i “bulli” che cre­dono di essere coerenti in tutto e per tutto, con gran sufficienza scuotevano il capo. Loro hanno fatto pure peggio; hanno cambiato idea a seguito di igno­bili pressioni. Chissà se la mamma del riccioluto parlamentare già Consi­gliere di Stato sa che anche il suo illu­stre figliolo, prima firma e poi si pente? E i 25 avvocati presenti ? Mi sembra che a parte l’avvocato dei Verdi Signora Delcò-Petralli, tutti gli altri giuristi, indipendentemente della loro appartenenza politica hanno mar­ciato come Dio….pardon, come Or­dine comanda! Avete capito, cittadine e cittadini come si fanno le leggi ? Ci pensano gli av­vocati, si, a fare e a disfare anche quelle che direttamente riguardano la loro Lobby. Non vi è conflitto d’inte­ressi ? Ma fatemi il piacere. Non c’è la volontà politica di sciogliere il nodo dei privilegi, altro che balle !

Degno di nota invece, l’esemplare comportamento del Parlamentare PLR Galusero, pezzo assai grosso oggi in pensione della Polizia Cantonale, che ha impartito una lezione di coerenza a tutti quelli che (sotto pressione ?) hanno sgarrato. Lui ha firmato il rap­porto e poi, contro tutti i suoi l’ha so­stenuto, mostrando gli attributi che gli altri decisamente non hanno.

E lasciatemelo dire : la Lobby più po­tente del Ticino e della Confedera­zione non è che abbia fatto un gran figurone. Non vi pare ?


ANGELO PAPARELLI deputato per la LdT





 

Da: CdT, 14.2.12 pag 11

Avvocati

L'affiliazione all'Ordine non sarà più coattiva
Via libera alla revisione della Legge ma senza la modifica dello statuto giuridico: resta la corporazione di diritto pubblico


L'Ordine degli avvocati del Cantone rimarrà una corporazione di diritto pub­blico, ma non vi sarà più l'affiliazione co­attiva per chi esercita la professione in Ticino. Lo ha deciso il Parlamento dan­do luce verde, non senza discussioni, al­la revisione totale della Legge sull'avvo­catura. La maggioranza del plenum, al­la fine, ha sposato la posizione del Go­verno, annullando la proposta matura­ta in sede di Commissione della legisla­zione di modificare lo statuto giuridico dell'Ordine degli avvocati e tesa a tra­sformare quella che finora è stata una corporazione di diritto pubblico in una normale associazione di diritto privato. Il plenum si è diviso, ma alla fine l'ha spuntata un emendamento di Christian Vitta (PLRT) e Fiorenzo Dadò (PPD) per il mantenimento dello status quo, ap­provato con 41 sì (PLRT, PPD) contro 31 no (UDC, Lega, Verdi e qualche sociali­sta) ed 8 astenuti. Luce verde pure al­l'emendamento di Michela Delcò Pe­tralli (Verdi) per far sì che i due membri chiamati tra gli avvocati a far parte del­la Commissione dell'avvocatura non sia­no nominati solo su precisa proposta dell'Ordine degli avvocati (considerato anche il decadimento dell'obbligo di af­filiazione).
Al di là della revisione di legge in sé - che prevede fra l'altro la delega di diverse competenze oggi dell'Ordine alla Com­missione per l'avvocatura - a tenere ban­co è stata la questione della forma giu­ridica dell'Ordine degli avvocati: l'ipo­tesi di rinunciare allo statuto vigente ha fatto storcere il naso ad alcuni deputati, in particolare tra le fila di PLRT e PPD. A nome del primo,
Roberto Badaracco ha detto che «non ha senso azzerare quan­to costruito in 30 anni di collaborazione tra Stato, autorità giudiziaria ed avvoca­ti. È falso dire che l'Ordine tocca solo in­teressi privati». Badaracco (e con lui al­tri lo hanno ribadito) ha fatto notare che in Ticino godono di questo statuto an­che gli ordini dei medici, dei farmacisti, degli ingegneri e architetti: «Anche quel­lo degli avvocati svolge attività d'interes­se pubblico». Daniele Caverzasio per la Lega ha rimarcato che il clima creatosi attorno al tema è di «guai a chi tocca... sembra un grido del corporativismo ti­cinese». Ma in fondo, ha concluso, «è un non problema: gli altri Cantoni non han­no la corporazione di diritto pubblico per gli avvocati». Maurizio Agustoni , per il PPD, ne ha invece difeso l'opportuni­tà, rilevando che «il rapporto commis­sionale è espressione di un mal di pan­cia verso la categoria che può essere ca­pito ma lascia perplessi quanto ad og­gettività».
Critico ed anche controcorrente in quan­to avvocato, l'intervento dell'ecologista
Michela Delcò Petralli , a favore del mu­tamento. «L'Ordine era vecchio e poco frequentato, ci è sempre apparso trop­po ingessato e gestito in famiglia. Per la maggior parte di noi è solo una fastidio­sa tassa annuale da pagare». Dal canto suo, Eros Mellini a nome dell'UDC ha rilevato che «lo statuto di corporazione di diritto pubblico non ha più senso dal momento che decade l'obbigo di coat­tività». «Rinunciare a questo statuto si­gnificherebbe rinunciare a un interlo­cutore stabile e rappresentativo» ha obiettato Luca Pagani (PPD); «i motivi per mantenere questa forma sono più che sufficienti» ha aggiunto Carlo Luigi Caimi (PPD).
Meno profilata la posizione del Gover­no espressa dal direttore delle Istituzio­ni
Norman Gobbi : «La scelta di confer­mare la corporazione di diritto pubbli­co è dettata dalla volontà di mantenere una linea con la tradizione e con la sto­ria, non tanto perché vi sia un valore ag­giunto che faccia la differenza». Il rela­tore Angelo Paparelli (Lega), difenden­do le scelte operate dalla Legislativa, ha invece invocato «un'anomalia che non ha più ragione d'essere». R.L.

 

www.tgcom24.mediaset.it del 3.2.12
foto LaPresse
 
14:14 - Clamorosa decisione del tribunale di Trento che ha obbligato un 59enne a pagare gli alimenti alla ex moglie e anche ai nipoti perché il figlio, anche lui in via di separazione, risulta irreperibile. L'uomo ha tentato il suicidio gettandosi da un balcone ma è stato salvato dai carabinieri. Il protagonista della vicenda, un dipendente dell'Università di Trento, si è visto chiedere il pignoramento del suo stipendio: 1.200 euro al mese.
Salito sul davanzale della finestra posta al primo piano dell'ufficio del giudice per le esecuzioni, l'uomo è stato salvato da un carabiniere che è riuscito a bloccarlo prima che si buttasse nel vuoto.

Da: Mattino della domenica, 15.1.12 pag 37

NICOLÒ PANEPINTO, PAZZALLO

Si parla molto giustamente della di­soccupazione giovanile, ma esiste in Svizzera una nuova categoria di po­veri che non è considerata da nes­suno, quella dei Padri. Nessun politico propone soluzioni nemmeno. I massmedia, a parte i giornali della Lega dei Ticinesi, ne parlano pochis­simo. Insomma si tratta di una cate­goria che sembra non meritare la minima attenzione. Mi riferisco a quegli uomini che avendo circa cin­quant’anni - troppo giovani per an­dare
in pensione, tropo vecchi per es­sere assunti - avendo perduto il posto di lavoro per cause diverse, non hanno nessuna possibilità di trovarne un altro, fosse anche la peggiore oc­cupazione del mondo.

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