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“Caso-Stm”, e figurarsi: contro le assoluzioni arriva il ricorso della Procura

Da: www.ilgiornaledelticino.ch 19.12.10 (link all'articolo)
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Non è vero che la giustizia è uguale per tutti e ciò dipende da molti fattori, inclusi il procuratore, il giudice e l'avvocato. Per quanto concerne i magistrati, le loro motivazioni e le loro competenze sono fondamentali, così come gioca un ruolo la simpatia e l'antipatia verso l'imputato e chi lo difende. Nel caso di specie, il fatto che la presidente della corte penale aveva dei grossi ed oggettivi problemi con due dei difensori, che la PP era legata alle banche e la sua segretaria giudiziaria nutriva particolare antipatia verso almeno due degli imputati, ha fatto sì che la prima sentenza fosse gravemente viziata. E' quindi bene smettere di affermare che la legge è uguale per tutti!
“Caso-Stm”, e figurarsi: contro le assoluzioni arriva il ricorso della Procura

 
Le motivazioni espresse dai magistrati di Cassazione (un “dossier” di 74 pagine…) non sono bastate al procuratore pubblico Moreno Capella, che all’ultimo minuto ha prodotto l'atto e l’ha inoltrato al Tribunale federale. E per che cosa? In particolare, per un assai presunto “arbitrio nell’accertamento dei fatti ovvero nella valutazione delle prove”…

All’ultimo minuto, ma proprio l’ultimo: i termini scadevano nello scorso fine-settimana, e per automatismo sono stati fatti slittare a lunedì 6 dicembre. Ed in questa data, sulla vicenda della maxitruffa di uno solo (il nome: Pietro Paolo Mosconi) ai danni della filiale svizzera della “StMicroelectronics”, dal ministero pubblico in Lugano è partito il ricorso contro la sentenza emessa venerdì 10 settembre dai magistrati della Cassazione. Sentenza chiara e lampante, sentenza motivata con 74 pagine meritevoli di nota anche per i termini inequivocabili con cui era stata dichiarata l’assoluzione senza “se” e senza “ma” degli avvocati Aldo-Alfonso Ferrini e Marino Di Pietro; sentenza invece contestabile e da annullarsi, ad avviso del procuratore pubblico Moreno Capella (sempre che egli sia l’estensore dell’atto; così risulta e per il momento si accetta pacificamente, fatte salve eventuali e necessarie verifiche). Un papirozzo di 29 cartelle fitte fitte, con istanza per l’annullamento di quanto disposto dai magistrati della Corte di cassazione e di revisione penale e dunque per la conferma del verdetto di primo grado, risalente ormai a quasi tre anni or sono. In subordine viene proposto - chiesto, intimato, preteso - che in ogni caso l’ultima sentenza sia annullata e che gli atti siano nuovamente trasmessi alla stessa Cassazione “per un nuovo giudizio”; con tanto di conferimento dell’effetto sospensivo in entrambi i casi, tra l’altro.

Il caso, una volta ancora, riassunto per sommi capi. In Ticino, con unità a Lugano ed a Manno, operava ed opera la multinazionale olandese “StMicroelectronics Nv”; per lungo tempo l’italiano Pietro Paolo Mosconi fu signore e padrone di ogni attività, in ispecie la gestione del patrimonio aziendale attraverso varie relazioni bancarie su piazza (ad esempio per tramite del “Credit Suisse”); nel contesto delle operazioni, il tesoriere in questione si avvaleva della facoltà di effettuare consistenti cambi di valuta ricevendo una sorta di “provvigione” (tipo: quotazione dell’euro ad 1.50 franchi, acquisto fissato ad 1.52, margine 0.02, ad acquisto effettuato la differenza tornava nelle disponibilità personali di Pietro Paolo Mosconi). Un sistema che, prolungatosi nel tempo, ha permesso al tesoriere medesimo di accumulare risorse per 28.7 milioni di franchi abbondanti, un terzo dei quali occultato talmente bene da risultare introvabile anche nel contesto delle indagini successive alla denuncia venuta dai vertici della stessa Stm. Pietro Paolo Mosconi venne processato nel febbraio 2008 per l’accusa di amministrazione infedele qualificata e condannato alla detenzione per tre anni e sei mesi; pena che, in qualche modo, è da considerarsi espiata, stante l’ormai avvenuto rientro dello stesso Pietro Paolo Mosconi in Italia.

Si dirà: ma che c’entrano in questo discorso gli avvocati Aldo-Alfonso Ferrini e Marino Di Pietro, al pari di Francesco Doninelli? Ad avviso dei giudici di primo grado, c’entrarono per il solito teorema secondo cui “non potevano non sapere” che le operazioni Forex erano mirate ad una truffa; sicché ad entrambi vennero addebitati la complicità in amministrazione infedele qualificata ed il riciclaggio di denaro, con rispettive condanne a due anni ed a 18 mesi. Processo dall’andamento discutibile - era procuratrice pubblica Maria Galliani, poi esfiltrata dai ranghi dell’amministrazione giudiziaria - e verdetto inqualificabile, come s’ebbe a dire anche in altra sede cronistica, e che infatti fu azzerato al termine del processo in Cassazione, con proscioglimento dell’uno e dell’altro in data 10 settembre 2010. Al di là del necessario linguaggio giuridico, un trattato di equità forense che quelli di “Wikileaks”, se sollecitati, avrebbero sicuramente pubblicato dalla prima all’ultima riga nella certezza che ogni passaggio sarebbe stato compreso, e senza bisogno di troppe interpolazioni descrittive ed esplicative. Cosa che il procuratore pubblico Moreno Capella, sempre che alla sua penna sia da attribuirsi l’estensione del ricorso, dichiara di non credere, ed anzi: a suo avviso i membri della Cassazione, nell’emettere la sentenza totalmente assolutoria per gli unici due che avevano interposto appello (beh, ovvio: dopo una quantità di svicolamenti, Pietro Paolo Mosconi era passato nella categoria dei rei confessi…) avrebbero agito al di là del proprio ruolo, del proprio rango e della propria qualità giuridica. Un’accusa esplicita di incompetenza, almeno nel senso letterale del termine. Contestazione numero uno: “Arbitrio nell’accertamento dei fatti ovvero nella valutazione delle prove, procedendo in modo settoriale, cioè a fondare il giudizio unicamente sulla qualità probatoria della chiamata in correità dell’accusato principale (…), facendo astrazione da tutti gli altri e numerosi indizi che, se considerati nella loro globalità, avrebbero dovuto condurre a confermare la sentenza di primo grado”; un azzardo sconcertante ed un paradosso, pensandosi al fatto che la sentenza di condanna a carico dell’avvocato Aldo-Alfonso Ferrini era costruita solo sulla chiamata di correità medesima. Contestazione numero due: sarebbe stata esclusa dalla valutazione delle prove “fatti accertati rilevanti, ovvero quelli precedenti il febbraio 2003”. Contestazione numero tre: i giudici della Cassazione sarebbero addirittura incorsi “in una violazione del diritto federale, negando la ricorrenza dell’elemento soggettivo”. Con il che, tanto per dirla in parole spartane, “il risultato” (ovvero la duplice assoluzione) sarebbe da considerarsi “insostenibile ed urtante il sentimento di equità e di giustizia”.

Equità e giustizia, giustizia ed equità: sante parole, quando esse non vengono spese a sproposito. Al 96.o minuto di una partita persa, ecco quel che si presenta per ciò che è: uno sciagurato tentativo di rovesciare la frittata senza che il cuoco si accorga di aver messo in padella le uova ancora con il guscio.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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