Assoluzione per i falsi abusi della bassa modenese. Come far perdere
4 figli e farla franca.
Di Massimo Bonaventura. La caccia alle streghe ha
sempre funzionato, tanto nel passato - allora era sufficiente una
semplice diceria per eliminare povere donne e uomini innocenti - così
come nel presente.
Oggi si preferiscono mezzi più moderni, ma la sostanza è sempre la
stessa: la diceria ha trovato ospitalità nella rete web, dove moderni
aspiranti cacciatori di stregoni urlano slogan terrificanti e dipingono
una società invasa da pedofili in agguato ad ogni angolo di strada; le
false accuse trovano asilo nelle aule dei tribunali penali
e minorili, dove un rito senza contraddittorio fa sembrare queste
istituzioni non troppo distanti dalla santa inquisizione di quel tempo
che fu; padri e madri, indistintamente, vengono "uccisi socialmente" ed
eliminati di fatto.
E' una morte dell'anima, non del corpo, ma è peggio che bruciare sul
rogo.
E ancora oggi, come allora, c'è chi perde la propria famiglia, i propri
figli, e chi lo ha consentito la fa franca. I moderni inquisitori
arrivano all'improvviso, di soppiatto, e con fare felpato ti distruggono
la vita. Tanto, se sbagliano, pagano poco o niente, e banti con il
prossimo caso.
Odio profondamente questa gente impunita - Voi no ? -, e leggendo dei
poveri coniugi Covezzi/Morselli non posso fare a meno di immaginare i
nostri inquisitori del terzo millennio - quelli che segnalano,
accusano, confermano, puntano il dito... - nel loro fare quotidiano,
mentre accudiscono i propri figli, preparano da mangiare, escono per
strada a salutar gli amici....ma come fanno ?
Dove trovano il fegato di dormire tranquillamente di notte, dopo aver
fatto errori madornali di giorno ?
Tutto questo è insopportabile, lo sanno bene anche Delfino Covezzi e
Lorena Morselli, i coniugi di Massa Finalese (Modena) accusati di aver
commesso abusi sessuali sui loro quattro figli. Da ieri i due vivono il
loro primo giorno da innocenti: la corte d’Appello di Bologna li ha
assolti perché il fatto non sussiste, ribaltando la sentenza del
Tribunale di Modena che in primo grado, nel 2002, li condannò a 12 anni.
La loro storia fece il giro d’Italia perché marito e moglie, in un
primo momento, furono accusati anche di riti satanici nei cimiteri della
bassa Modenese. L’indagine, nata nel 1998 dal racconto di un bambino,
coinvolse i parenti della coppia e anche un prete, don Giorgio Govoni,
morto di crepacuore e ‘assolto’ post mortem. Oggi la Chiesa
modenese chiede a gran voce la sua beatificazione.
Con la pronuncia della corte di appello crollano le mura del castello
di carta costruito dall'accusa: da novembre di quell’anno (2002) Lorena e
Delfino non vedono più i loro figli, oggi affidati ad altre famiglie e
residenti in località segrete.
E ora che si fa ? Chi pagherà per tutto questo ?
La coppia ha un altro figlio, e per non perderlo (c'era il concreto
timore che gli imbecilli di cui sopra sottraessero anche il neonato)
Lorena Morselli si è trasferita in Francia, mentre il marito è rimasto
ad abitare nel Modenese. Ci sono voluti dodici anni per riconoscere una
verità palese fin dall’inizio. Una famiglia è stata distrutta, i servizi
sociali che hanno seguito il caso e i giudici di Modena hanno dato
credito a testimonianze veramente deliranti. Il risultato è stato che la
famiglia Covezzi è stata letteralmente perseguitata e ha perso quattro
figli. E' un’utopia ricostruire questo nucleo, visto che quei bambini,
ormai adulti, non considerano più Delfino e Lorena loro genitori.
E mentre cresce l'attesa per l'esito sui presunti abusi di Rignano
Flaminio (altro "fattaccio" italiano, ne vedremo delle belle anche
lì...), questa storia ci insegna tante cose: la pedofilia esiste, così
come esisteva cinquant'anni fa, e bisogna tener d'occhio i nostri
bambini. A chi ha sollevato il coperchio di questo fetido pentolone va
il merito di aver dato la forza, a chi non ne aveva per pudore e
vergogna, di denunciare gli abusi che prima rimanevano celati
nell'ambito familiare. Però, allora come adesso, manca un pezzo per
comporre il puzzle: i tribunali non sono preparati ad arginare il fiume
in piena di accuse che da questa "rivelazione familiare" derivano. Pochi
giudici, peritus peritorum, hanno mezzi cognitivi autonomi e
una buona preparazione per capire chi è colpevole, e chi è vittima di
false accuse. Egli, sempre di più, finisce con il delegare le soluzioni
giudiziarie a terzi (assistenti sociali e psicologi ASL, in primis) i
quali, così facendo, diventano essi stessi "magistrati giudicanti" senza
toga. La sorte di una famiglia dipende dalla competenza (o dalla
incompetenza) di tizio e caia.
E mentre la famiglia Covezzi cerca di rimuovere le proprie macerie
affettive, tizio e caia sentenziano ancora allegramente, e la fanno
franca. Il passato non conta più, avanti con il prossimo errore.