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DA: Il Caffé della domenica, 30.10.2005.

 

“Beffato e danneggiato come padre”



di Liibero D'Agostino


Divorziato, paga gli alimenti per un figlio che si rifiuta di vederlo

VACALLO – Il matrimonio, la nascita dei figli, un rapporto che dopo qualche anno non gira più, l’inevitabile separazione inasprita da incomprensioni e conflitti. Sono le ordinarie sequenze di tante vite di coppia che finiscono male, naufragate davanti ad un giudice con il carico di diritti e doveri che, qualche volta, mettono con le spalle al muro uno dei due coniugi. Con le spalle al muro si sente oggi Giuseppe Nonini, 40 anni, ferroviere di Vacallo, divorziato, con un’ ex moglie e un figlio: “Che non mi vuole più vedere - dice -, ma a cui per legge devo versare 1’244 franchi al mese. Col mio stipendio non ce la faccio. È assurdo”.
Nonini non si oppone al sacrosanto principio che si divorzia dalla moglie ma non dai figli, per cui ci sono sempre doveri precisi da onorare, ma si sente beffato. “Ero andato anche alla commissione tutoria di Bellinzona - racconta - perché stabilisse i giorni in cui potevo incontrare mio figlio. Lui veniva da me controvoglia. Mi ha detto che veniva solo perché era obbligato, che non aveva voglia d’incontrarmi. Da febbraio scorso non l’ho più visto”.
Divorziato dal 2001, Nonini nel frattempo si è risposato ed è padre di una bambina. Una nuova famiglia da mantenere. Perciò, si era rivolto alla pretura di Mendrisio, per spiegare di quel figlio di 10 anni che si rifiutava persino di parlargli al telefono, e chiedere l’esonero degli alimenti o, quantomeno, una riduzione. Richiesta contestata dall’ex moglie, sostenendo che era stato lui a rompere i rapporti con il figlio, e che, inoltre, non le aveva mai versato 1'600 franchi di un altro contributo concordato con la convenzione di divorzio. “E’ finita – spiega Nonini – che mi hanno affibbiato altri 44 franchi in più per il carovita, sebbene il mio stipendio non sia stato aumentato per il rincaro. Ho dovuto pagare mille franchi per l’avvocato della mia ex moglie e altri 400 di spese giudiziarie Ma che giustizia è questa!”
I conti per il ferroviere sono presto fatti: su uno stipendio netto di 5'500 franchi al mese, ne deve togliere 1’244 per l’assegno degli alimenti, col resto vivono in tre: “Con tutte le spese è dura starci dentro, a volte non ce la faccio proprio. Lavoro, guadagno ma mi sento bruciato”.
Ma a bruciargli non sono tanto i soldi, quanto quel figlio che ormai sente sempre più lontano: “Nell’aprile scorso - dice - ha fatto la prima comunione, a me né lui, né la madre hanno detto niente, l’ho scoperto per caso. Ho provato a telefonare, a scrivere, mai una risposta. La legge, mi chiedo, non deve pure tenere conto di queste cose”.
Intanto, anche la sua ex moglie si è risposata. “Forse - dice Nonini - madre e figlio non hanno accettato che io mi sia risposato. Sino a che non ho conosciuto la mia attuale moglie, bene o male andava. Da allora è stato sempre peggio. Ma anche io ho il diritto di rifarmi una vita”.

edizione 30.10.2005

 

Lo studio
Due errori giudiziari ogni mese in Svizzera


Zurigo – Sono 237 gli errori giudiziari registrati in Svizzera fra il 1995 e il 2004, con una me­dia di due casi ogni mese. È quanto emerge da uno studio di­retto da Martin Killias, professo­re di diritto penale all’Univer­sità di Zurigo.
La ricerca mette pure in evi­denza che i tre quarti di tutti i procedimenti giudiziari si con­cludono con decreti d’accusa, un tasso che non si riscontra in nessun altro paese europeo.

Due errori giudiziari su tre si riferi­scono proprio ai decreti d’accu­sa, ossia a decisioni prese da un procuratore per casi minori che prevedono multe, pene pecunia­rie o pene detentive fino a sei mesi al massimo. Soltanto un er­rore su tre riguarda una decisio­ne presa da un tribunale.
Se messi in rapporto alle deci­ne di migliaia di decreti d’accu­sa emanati ogni anno, gli errori verificati rappresentano una ci­fra molto bassa. Per gli autori dello studio, è tuttavia verosimi­le che gli errori accertati rappre­sentino in qualche modo soltan­to la punta dell’iceberg.
Sempre in relazione all’alto numero di decreti d’accusa, nel­lo studio si critica in particola­re il fatto che simili decisioni vengano prese da un procurato­re senza che alla persona con­dannata venga concesso il dirit­to di essere ascoltata, ma sol­tanto sulla base dei rapporti di polizia.
Purtroppo l’idea di concedere il diritto di udienza anche in re­lazione ad un decreto d’accusa non è stata accolta dal Consi­glio nazionale nel recente dibat­tito sulla nuova procedura pe­nale unificata, ha detto all’Ats un’assistente del professore. La nuova procedura unificata comporterà invece un peggio­ramento per quei cantoni, come i Grigioni, che oggi prevedono l’obbligo di ascoltare tutte le persone oggetto di un procedi­mento penale. ATS/RED

[La Regione - 13.10.2007]

 

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