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Da: La regione, 6.3.08, pag 21

 

‘Uno dei due ha mentito’
Fermo dei liceali di Coira, divergono le versioni fornite da due agenti

Dal processo in Pretura penale emerge un fatto che potrebbe avviare una nuova inchiesta
Potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di falsa te­stimonianza uno dei due poli­ziotti che hanno fornito ver­sioni contraddittorie su quan­to capitato la notte tra il 18 e il 19 settembre del 2004 in via Cattedrale a Lugano. Il fatto è emerso nel processo a carico di tre agenti celebrato martedì in Pretura penale a Bellinzona (cfr. articolo di ieri).
Un teste, poliziotto in servi­zio alla Polizia cantonale, chiamato a riferire quanto aveva visto quella notte, sotto giuramento ha affermato che non c’erano stati episodi di violenza nei confronti di un li­ceale di Coira da parte di due dei suoi colleghi seduti sul banco degli imputati. Una ver­sione, questa, nettamente in contrasto con quella fornita invece da un agente della poli­zia comunale di Paradiso, che ha partecipato alla prima fase dell’intervento, durante il qua­le
egli dice di aver visto i due imputati colpire con calci e sberle il ragazzo grigionese. Entrambi erano presenti sul posto. Ambedue hanno giurato di dire la verità. Tuttavia, le versioni si contraddicono. ‘Uno dei due ha quindi menti­to’, ha commentato martedì il pretore.
Un episodio che non è solo sconcertante, come hanno sot­tolineato il giudice Siro Qua­dri e il Pga Marco Villa. Ma è tanto grave che, come detto, potrebbe configurare l’ipotesi di reato di falsa testimonianza. Un reato regolato dall’articolo 307 del Codice penale che così recita: «
Chiunque come testi­monio, perito, traduttore od in­terprete in un procedimento giudiziario, fa sui fatti della causa una falsa deposizione, una falsa constatazione o forni­sce una falsa perizia o traduce falsamente, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecunia­ria. Se il dichiarante ha presta­to giuramento o ha promesso solennemente di dire la verità, la pena è una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria non inferiore a 180 aliquote giornaliere ».
La pena prevista è relativa­mente pesante proprio perché le testimonianze sono un fon­damentale strumento di accer­tamento della verità. Nel caso
in questione è doppiamente grave il fatto che il reato po­trebbe essere stato compiuto da un funzionario pubblico che ha prestato giuramento sulla Costituzione e le Leggi svizzere. E proprio per questa ragione le testimonianze dei poliziotti ‘ pesano’ di più ri­spetto a quelle fornite da ‘sem­plici’ cittadini. Mentre gli avvocati difenso­ri hanno annunciato l’inten­zione di presentare ricorso contro la sentenza, dal canto suo, il Comando della Polizia cantonale non prenderà prov­vedimenti nei confronti dei tre agenti condannati per abuso di autorità. Almeno finché la sentenza non sia cresciuta in giudicato. La questione sarà comunque oggetto di verifiche interne come d’altronde capita ed è capitato in tutti i casi che hanno visto poliziotti della Cantonale alle prese con pro­blemi di rilevanza penale. A.R.




Falsa testimonianza?

 

Decreto di abbandono per i minorenni
Nemmeno il comportamento dei liceali di Coira fu esemplare quella notte. Alcuni erano ubriachi e rientrarono all’hotel dopo l’orario chiesto dal docente responsabile. Senza dimenticare che la rissa in cui furono coinvolti alcuni di loro in piazza Cioc­caro, costata un ricovero in ospedale con commozione cerebra­le a una ragazza ticinese di colore, fu oggetto di ben due inchie­ste penali. Una di queste, aperta dal Ministero pubblico di Luga­no e condotta dal procuratore pubblico Nicola Respini nei con­fronti dei grigionesi maggiorenni, è tuttora in corso, come è emerso nel processo di martedì. L’altra, avviata dalla Procura dei minorenni di Coira a carico di otto ragazzi grigionesi coin­volti nella rissa è stata chiusa con un decreto di abbandono il 15 gennaio dell’anno scorso. Le ipotesi di reato verificate dalla ma­gistratura grigionese sono state discriminazione razziale, lesio­ni semplici e vie di fatto. Intanto, le richieste di risarcimento avanzate martedì al processo da Ursula Imberti, legale dei ra­gazzi grigionesi, sono state rinviate al foro civile dal giudice del­la Pretura penale. Saranno eventualmente presentate nei comu­ni di domicilio dei tre agenti condannati martedì solo quando la sentenza sarà cresciuta in giudicato e se dovesse confermare la colpevolezza dei poliziotti. Le richieste, ci spiega l’avvocato Im­berti, saranno inoltrate soltanto dai ragazzi per i quali sarà comprovato l’abuso di autorità.

 

 

Da: La regione, 6.3.08, pag 15

 

Condannato per aver tagliato il noce del vicino
Pretura penale, il 28enne se l’è cavata con una multa di 200 franchi


Se l’è cavata con una multa di 200 franchi il 28enne condannato ieri per danneggiamento alla Pretura penale di Bellinzona. Il tutto a causa di un cespuglio di noce a cui il giovane ha tagliato alcuni rami nonostante si trovas­se sul terreno di un vicino in zona “Al Precassin” a Cadenazzo. Cespuglio, da considerare quale albero ad alto fusto, piantato a 3,8 metri dal confine e non a 8 metri come la legge prescrive. Da qui l’intervento risolutivo illegale, a tutela della propria vigna, da
parte del 28enne. Ha applicato « la legge del taglione » ha sottoli­neato il giudice Marco Krau­shaar mentre avrebbe dapprima dovuto trovare un accordo con il vicino e, nel caso il tentativo non avesse dato buoni frutti, rivolger­si all’autorità civile per ripristi­nare la legalità (trascorsi 10 anni dalla messa a terra dell’albero il diritto di far valere la distanza dal confine decade). « È stato un gesto istintivo » ha spiegato il gio­vane che ieri in aula non ha con­testato i fatti, avvenuti il 2 giugno dello scorso anno, ma che ha fat­to opposizione al decreto di accu­sa della sostituta procuratrice pubblica Chiara Borelli poiché riteneva la pena richiesta (20 ali­quote da 60 franchi e una multa di 200 franchi) troppo elevata. Il giudice lo ha condannato al solo pagamento della multa ritenen­do il danneggiamento lieve poi­ché la pianta non era coltivata per essere portata a frutto e il 29enne ha solo anticipato la pota­tura che veniva effettuata dal proprietario del noce.

Da: La regione, 8.03.08, pag 18

 

‘Il diritto fra virtù del dubbio ed ansia di certezza’


Nell’ambito del program­ma di incontri presso il Cen­tro professionale di Locarno ( Via alla Morettina 3) per mercoledì 12 marzo alle 17.15 è previsto l’appuntamento con Roy Garré – storico del diritto e giudice del tribuna­le penale federale – che par­lerà sul tema “ Il diritto fra virtù del dubbio e ansia di certezza”. L’invito è aperto a tutti gli interessati e l’entra­ta è libera.
Il pubblico pretende gene­ralmente certezza dal diritto: certezza della legge, certezza della pena, certezza nella ri­costruzione della verità, cer­tezza nell'esecuzione delle sentenze. Il percorso che con­duce a queste certezze è però irto di dubbi, di conflitti di coscienza, di delicate ponde­razioni. La scienza giuridica non è infatti una scienza
esatta, le soluzioni che offre non sono il risultato di ope­razioni matematiche, anche se mediante l'impiego di una rigorosa metodologia forma­le cerca di compensare le dif­ficoltà inevitabilmente cor­relate alla sua funzione, che è essenzialmente quella di dare agli esseri umani uno strumento per regolare in maniera pacifica, equa e ra­zionale i conflitti cui sono esposti in quanto membri di una determinata società.
In questo senso il dubbio, che accompagna ( o dovrebbe accompagnare) il giurista nel suo lavoro quotidiano, si trasforma da ostacolo in pre­ziosissima opportunità, anzi diviene il più importante an­tidoto contro i gravi pericoli che incombono laddove pre­domina l'assolutismo della certezza.

 

 

 Da: La regione, 11.3.08, pag 5

 

‘Per la giustizia e la verità’ Nussbaumer presidente
L’Associazione insubrica per la verità e la giustizia si è costituita venerdì scorso e alla presidenza è sta­to designato il dottor Werner Nussbaumer. Vice presidente Laura Armani, cassiera Sonia Conconi, segretario Andrea Mazzoleni, membro Virginia Zoppi. Cinque i consulenti legali: sono gli avvocati Marco Broggini, Alberto Pasciuti, Alberto Zoppi,
Mattia Mascaro e Federico Barazzetti (gli ultimi due sono comaschi). L’associazione fornisce soste­gno « a chi ritiene di subire le conseguenze professio­nali e personali di situazioni che mettono a grave pro­va individui e collettività ». 

 

Da: La regione, 5.3.08, pag 5

 

Per la verità e la giustizia
Dopodomani, venerdì 7, ore 18 al Canvetto Luganese in via Simen as­semblea costitutiva dell’Aiveg, Associazione insubrica per la verità e la giustizia, che si prefigge di sostenere e assistere le persone accusate ingiustamente e /o vittime di abusi della magistratura, del potere po­litico e amministrativo, delle lobbies e dei mass-media; di sviluppare il sostegno sociale e psicologico delle persone detenute, di quelle che escono di prigione e delle loro famiglie, e delle vittime di abusi; di favo­rire il reinserimento sociale e professionale delle persone incarcerate e vittime di abusi; di sensibilizzare la popolazione su queste problema­tiche,
organizzare tavole rotonde, agire concretamente per prevenire gli abusi e denunciarne gli effetti individuali e sociali. Comitato pro­motore: dottor Werner Nussbaumer (già condannato), dottoressa Lau­ra Armani (già sospesa dalla professione, poi riammessa), il giornali­sta Sidney Rotalinti, l’avvocato Alberto Pasciuti, il giurista Alberto Zoppi (già condannato) e Riccardo Golinelli. Con loro anche Andrea Mazzoleni (sotto inchiesta penale). 

Da: Corriere del Ticino, 12.3.08, pag 15

 

Olgiati e Baranzelli: multe ridotte
Fun Time: sanzioni ridimensionate per gli ex dirigenti del Casinò


Quattromila franchi a testa contro i 175 mila complessi­vi proposti dalla Commissione. Questa l’ammenda irro­gata in Pretura agli ex dirigenti del Casinò per la man­cata segnalazione del contratto firmato con la Fun Time


«La contravvenzione c’è stata, ma la sanzione dev’essere propor­zionata alla fattispecie». Così il giudice Damiano Stefani nel mo­tivare la drastica riduzione della multa irrogata ieri in Pretura pe­nale all’ex presidente del Consi­glio d’amministrazione Rocco Ol­giati e all’allora direttore del Casi­nò di Lugano Marco Baranzelli. «Riduzione – ha osservato Stefani – che definire sensibile è un eufe­mismo ». La decisione della Com­missione federale delle case da gioco impugnata dai due ex diri­genti parlava infatti di 100 mila, rispettivamente 75 mila franchi per non avere notificato un accor­do d’intermediazione. Pene defi­nite «eccessive» dal giudice che, pur riconoscendo la presenza di una contravvenzione alla legge sul gioco d’azzardo, ha tenuto a rileva­re come si sia trattato soltanto di una mancata comunicazione. Da qui la decisione di ridimensiona­re la sanzione a 4 mila franchi a testa.
Genesi della vertenza

La vicenda mosse i suoi primi pas­si nell’agosto 20­03 quando il Casi­nò stipulò un contratto con la Fun
Time (poi rescisso il 23 ottobre). In cambio di una percentuale sulla vendita dei gettoni, la società pro­metteva di portare clienti facolto­si alla casa da gioco. Di fatto Fun Ti­me operò all’interno della struttu­ra di via Stauffacher, dove dispo­neva di un ufficio, per soli 12 gior­ni. I gettoni venduti a una quaran­tina di clienti furono 3 milioni e al­la società vennero versati 300 mi­la franchi.
Una collaborazione che il giudice Stefani ha definito importante da un punto di vista qualitativo. « An­che se nel caso in questione non è emerso alcun rischio concreto – ha osservato–èproprioneirapporti con i grandi giocatori che può an­nidarsi un eventuale tentativo di riciclaggio». Una segnalazione sa­rebbe di conseguenza dovuta giungere all’autorità competente. L’omissione, ricordiamo, avrebbe
portato successivamente Berna ad infliggere una multa di 670 mila franchi al Casinò (cresciuta in giu­dicato) nonché le ammende a ca­rico di Olgiati e di Baranzelli.
E proprio sui motivi della manca­ta­comunicazione si è a lungo con­centrato il dibattimento. A detta dei rappresentanti della Commis­sione federale delle case da gioco, avvocato Curzio Guidotti e lic. iur.
Marzia Fabbrini, la decisione di non procedere alla segnalazione rappresenterebbe un’omissione intenzionale delle disposizioni.
«Agirono in buona fede»

«Un eventuale obbligo di comuni­cazione del contratto incombe esclusivamente alla concessiona­ria
e non alle singole persone che in essa si trovavano ad operare». Così il rappresentante della dife­sa, avvocato Elio Brunetti,che siè fermamente battuto per il pieno proscioglimento dei propri assisti­ti. Ricordando come l’accordo pre­vedesseunperiododi provadi4 mesi, il legale ha evidenziato l’im­possibilità di valutarne la portata e la valenza economica. Senza di­menticare, è stato osservato, lo scarso interesse della struttura per il mercato dei grandi giocatori. «A fronte di un prodotto lordo di 85­86 milioni di franchi per il 2004 e di una movimentazione di denaro stimata in 850-860 milioni, l’im­patto di Fun Time su quello che in gergoèil“giocato”sisarebbeatte­stato intorno al 3%». «Fun Time– ha fatto eco Marco Baranzelli – non rappresentava un partner impor­tante né dal pu­nto di vista qualita­tivo né da quello quantitativo.
I mo­derni casinò puntano oggi sulla clientela medio-piccola».
Osservando come le collaborazio­ni nel campo della promozione e del marketing non siano soggette ad obbligo di segnalazione, l’avvo­cato Brunetti ha quindi ribadito l’assenza di un interesse concreto dal punto di vista soggettivo a sot­tacere il contratto con Fun Time. Nel corso dell’arringa, il rappre­sentante d­ella difesa ha infine chia­mato in causa una presunta dispa­rità di trattamento:
«La collabora­zione era stata discussa in seno al Cd A. L’avvocato Censi, vice presi­dente, partecipò attivamente alla stesura della bozza di contratto e all’incontro in cui venne deciso di non procedere ad alcuna comuni­cazione ». «Nonostante ciò, soltan­to Olgiati e Baranzelli sono stati sanzionati». Una questione, ha concluso Stefani, su cui non è sta­to possibile entrare in materia mancando le motivazioni alla ba­se della scelta dell’autorità di non procedere nei confronti dell’allo­ra numero due del «board» della casa da gioco. gi.m




PRETURA PENALE
A 5 anni dalla bufera che travolse la struttura di via Stauffacher, la vicenda «Fun Time» è approdata ieri a Bellinzona.

 

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