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Da: La regione, 28.3.08, pag 7 

 

‘Non è imparziale’: il giudice Zali ha chiesto la ricusa del Pg Balestra che sta indagando su di lui


Mancano poco più di due settimane al rinnovo delle cariche dei giudici del Tribunale d’appello – la decisione spetta al Gran Consiglio nella se­duta del 14-16 aprile – e ieri si è saputo che il giu­dice del Tribunale penale cantonale Claudio Zali, indagato per appropriazione semplice nel­l’ambito dell’inventario di un ristorante, ha chiesto alla Camera dei ricorsi penali (Crp) la ri­cusa del procuratore generale Bruno Balestra che ha promosso l’accusa nei suoi confronti. Mo­tivo? Il Pg – come riferito ieri dal
Corriere del Ti­cino – non starebbe garantendo la necessaria im­parzialità durante la fase istruttoria. Questo al­meno secondo l’avvocato difensore John Noseda che ha presentato l’istanza il 14 marzo segnalan­dola pure al Consiglio della magistratura. Paro­la ora alla Crp. Intanto l’inchiesta rimane aperta e la domanda s’impone: Zali continuerà ad aste­nersi dal celebrare processi in Tribunale, come aveva deciso lui stesso per il mese di marzo in at­tesa di vedere chiarita, in tempi brevi, la propria posizione? Ieri il giudice non ha voluto risponde­re alla nostra telefonata. Si avvicina intanto il giorno della designazione parlamentare: l’auto­rità di nomina che profilo adotterà nei confronti di un magistrato (per ora) indagato?







Bruno Balestra Claudio Zali

Da: Corriere del Ticino, 20.3.08, pag 13

 

Notai, la petizione insabbiata
Per i commissari è evasa, ma la decisione spetta al Parlamento


Il 20 agosto 2007 Giorgio Ghiringhelli aveva sollecitato la riduzione delle tariffe massime – La Commissione parlamentare ha archiviato la petizione senza passare in Gran Consiglio – Il promotore: «È denegata giustizia»


Il fondatore del movimento po­litico Il Guastafeste, Giorgio Ghi­ringhelli, non molla l’osso delle tariffe notarili applicate in Ticino e accusa la Commissione delle petizioni e dei ricorsi del Gran Consiglio di «denegata giustizia». L’ultima puntata della battaglia del politico losonese è stata gira­ta in questi giorni: Ghiringhelli ha scritto ai commissari solleci­tandoli a far proseguire in Parla­mento, per decisione, la petizio­ne inoltrata il 20 agosto 2007.
Questo nuovo passo è stato fatto da Ghiringhelli dopo che il 29 ot­tobre scorso il presidente della Commissione Francesco Cavalli gli aveva scritto comunicandogli di considerare «evasa», quindi ar­chiviata senza ulteriori atti, la pe­tizione, in considerazione del fat­to che sono pendenti presso un’altra commissione parlamen­tare, quella della legislazione, og­getti (iniziative e messaggi gover­nativi) «che trattano la medesi­ma materia ».
La procedura seguita dalla Com­missione delle petizioni è però in contrasto con quanto prevedono la Costituzione cantonale e la Legge sul Gran Consiglio. In ef­fetti una petizione di un qualun­que cittadino, purché non sia of­fensiva, manifestamente ostru­zionista o priva di conclusioni concrete, deve essere esaminata preliminarmente dalla Commis­sione delle petizioni e poi tra­smessa al Gran Consiglio, il qua­le deve a sua volta decidere se en­trare o no nel merito, esaminarla o archiviarla, rinviarla ad altra commissione o ad altra autorità competente. La Costituzione sta­bilisce inoltre che l’autore di una petizione ha diritto di ricevere ri­sposta in tempi ragionevoli. La Commissione delle petizioni non può pertanto archiviare l’atto, ma deve preavvisarlo all’attenzione del Gran Consiglio, al quale spet­ta la decisione formale.
Cosa chiede esattamente la peti­zione in questione? Dando segui­to
all’iniziativa popolare «contro il monopolio delle tariffe degli av­vocati- notai», accettata nella vo­tazione del 22 settembre 2002 (e anche alle raccomandazioni di Mister Prezzi), la petizione deno­minata «Riduzione delle tariffe massime dei notai» propone che, tenendo conto della volontà po­polare, il Gran Consiglio riduca i tetti massimi delle tariffe stabili­ti dalla Legge sulla tariffa notari­le. Di regola la tariffa è una quo­ta per mille del valore dell’ogget­to per cui il notaio allestisce l’at­to (compravendita immobiliare, testamento, costituzione o tra­sformazione di ipoteche, brevet­ti, istanze all’ Ufficio registri, ecc.). La petizione di Ghinrghelli pun­ta a ridurre le tariffe massime og­gi in vigore, tariffe che sono fra le più elevate in Svizzera. La propo­sta è sostenuta anche dall’ Asso­ciazione consumatrici.
Il 17 marzo l’autore ha scritto al­la Commissione delle petizioni accusandola di denegata giusti­zia. Rilevando che quanto previ­sto dalla petizione diverge dalle iniziative e dai messaggi penden­ti, Ghiringhelli richiama i com­missari ai loro doveri.

 

Da: Corriere del Ticino, 18.3.08, pag 16

Quei soldi «piovuti dal cielo»
Un errore bancario trascina un’intera famiglia in tribunale


Marito e moglie settantenni insieme alla figlia quaran­tenne da ieri davanti alla Corte delle Correzionali di Lu­gano con l’accusa di impiego illecito di valori patrimo­niali e falsità in documenti. La sentenza è attesa oggi


Cosa fareste se una mattina, improvvisamente, sul vostro mo­desto conto bancario «piovesse­ro » 400 mila franchi di cui avete sempre ignorato l’esistenza? So­prattutto come vi comportereste se ai vostri dubbi seguissero ripe­tute assicurazioni da parte dei funzionari dell’istituto di credito che quel denaro è vostro a tutti gli effetti? Sono domande che sor­gono spontanee alla luce della vi­cenda ricostruita ieri davanti alla Corte delle Assise Correzionali di Lugano presieduta dal giudice Mauro Ermani. Alla sbarra due coniugi settantenni e la figlia qua­rantenne, finitiinaulaperuner­rore bancario e oggi accusati di impiego illecito di valori patrimo­niali e falsità in documenti. Tutto ha inizio sette anni or sono quan­do, da un giorno all’altro, sul lo­ro conto all’ UBS finiscono circa 400 mila franchi. Per una fami­glia che fino a quel momento ha dovuto affrontare mille difficoltà per «sbarcare il lunario» si tratta di un fulmine a ciel sereno. Non capacitandosi dell’origine di tut­to quel denaro, espongono i pro­pri dubbi al consulente bancario: quest’ultimo, dopo un rapido controllo, gli assicura che, sì, quei soldi sono proprio loro. Il dubbio però resta e per un anno nessu­no in famiglia tocca quel denaro. Nel frattempo ulteriori incontri con il funzionario della banca, ot­tengono le medesime assicura­zioni e a questo punto gli imputa­ti, poco avvezzi agli strumenti fi­nanziari, si convincono che si tratta del frutto di un piccolo in­vestimento effettuato diversi an­ni prima e decidono di utilizzare questa improvvisa ricchezza per far fronte alle spese quotidiane.
Nel 2007 un cliente italiano del­­l’ UBS, dopo ben 11 anni di silen­zio si fa vivo per avere il saldo del proprio conto e, con sua massi­ma sorpresa, scopre che lo stes­so è stato chiuso e svuotato di ogni avere. Scoppia il caso e con un rapido controllo interno i ver­tici
dell’istituto scoprono un di­sguido che ha dirottato titoli e li­quidi del cliente sul conto degli imputati: colpevole un impiega­to che aveva involontariamente aggiunto un paio di cifre in più al numero di conto provocando il trasferimento. In tutto questo las­so di tempo, buona parte del de­naro è però stato speso e da par­te della banca, nel frattempo co­stretta a risarcire il cliente, parte una denuncia nei confronti del­la famiglia. Il primo magistrato che vaglia il caso, ritenendo cre­dibile la buona fede degli imputa­ti, decide per un non luogo a pro­cedere nei loro confronti. Una de­cisione impugnata dall’ UBS da­vanti alla Camera dei ricorsi pe­nali del Tribunale d’appello che accoglie la proposta di atto d’ac­cusa stilato dall’istituto.
Adesso siamo arrivati al processo. Gli imputati ieri in aula hanno ri­badito la correttezza del proprio
agire sostenuta dalle ripetute as­sicurazioni ottenute all’interno della banca stessa. Ma buona par­te dei soldi non ci sono più e, pur considerando il lato umano del­l’intera vicenda, la pubblica ac­cusa, sostenuta dalla procuratri­ce Monica Galliker, è giunta alla conclusione che i reati furono ef­fettivamente commessi. Il dub­bio dell’origine del denaro c’era dunque gli imputati avrebbero dovuto comportarsi di conse­guenza. Per loro ha quindi pro­posto pene pecuniarie da un mi­nimo di 6.300 a un massimo di 7.200 franchi sospesi condizio­nalmente per un periodo di pro­va di due anni. Sulla medesima linea il legale di parte civile, av­vocato Aron Camponovo, che ha chiesto il risarcimento di un dan­no per 267 mila franchi.
Di diverso avviso i difensori, avvo­cati Andrea Carri e Patrick Unter­see, che hanno chiesto l’assolu­zione. Entrambi hanno ritenuto grave l’atteggiamento della ban­ca, evidenziando allo stesso tem­po l’assenza di prove in grado di mettere in dubbio la buona fede dei propri assistiti. Senza contare che i reati nel frattempo sono an­dati in prescrizione. La sentenza è attesa per stamane.
-gr-




RICCHEZZA IMPROVVISA Su un modesto conto finirono per un ba­nale errore, circa 400 mila franchi. (foto Demaldi)

 

Da: Corriere del Ticino, 20.03.08, pag 13

DALLA PRIMA PAGINA
NON
SI GIOCA CON I MILIONI DEI CITTADINI

La notizia è positiva e rallegran­te. Assai meno positiva e tran­quillizzante è la mancanza di trasparenza dimostrata dal Con­siglio di Stato sul reale stato dei conti pubblici in un momento politicamente rilevante.
Al di là del fatto che i dati smen­tiscono ancora una volta la teo­ria delle casse vuote, il Gran Con­siglio è stato infatti costretto a prendere una decisione impor­tante (quella sull’iniziativa po­polare della Lega dei ticinesi che chiede una diminuzione delle im­poste) e soprattutto a discutere sulle Linee direttive e sul Piano finanziario 2008-2011 senza ave­re a disposizione dati finanziari aggiornati, che invece il Gover­no aveva già. Il Consiglio di Sta­to stesso, rispondendo alle solle­citazioni della Commissione del­la gestione, aveva detto che la mancata pubblicazione del con­suntivo provvisorio del 2007 era stato un atto voluto.
Il fatto è grave. Sembra di assi­stere ad un gioco politico a na­scondino non solo alle spalle del
Parlamento (che avrebbe però dovuto svegliarsi prima, nella sua veste di autorità che eserci­ta il controllo sui conti del Can­tone e in generale l’alta vigilan­za sul Governo), ma anche alle spalle dei cittadini e delle impre­se che pagano le imposte.
Da anni il Governo presenta due aggiornamenti sull’evoluzione dei conti annuali: la prima in set­tembre (pre-consuntivo), la se­conda all’inizio di febbraio del­l’anno successivo (consuntivo provvisorio), sulla base delle chiusure contabili al 31 gennaio. Quest’anno il secondo aggiorna­mento era di gran lunga più im­portante, perché sarebbe caduto poche settimane prima del dibat­tito in Parlamento sul nuovo Pia­no finanziario. Ma il Consiglio di Stato ha voluto tenere i dati per sé, senza motivazioni plausibili. Il Consuntivo 2007 – l’ultimo del vecchio quadriennio – c hiude un periodo di sostanziale migliora­mento delle finanze cantonali, dopo i disastri dei primi anni del decennio in corso, caratterizzati peraltro - e questo spiega in par­te le cifre rosse - dalla crisi eco­nomica durata dall’ultimo tri­mestre del 2001 fino a tutto il 2003. In quest’ultimo anno il de­ficit d’esercizio del Cantone era stato di 235 milioni di franchi; nel 2004 era salito a ben 294 mi­lioni
(record storico). Poi, con la ripresa economica, la limitazio­ne delle spese e il forte aumento dei gettiti fiscali, era sceso a 232 milioni di franchi nel 2005 (fa­cendo astrazione dall’incassso ec­cezionale derivante dall’oro del­la BNS), a 131 milioni nel 2006 e, nel 2007, ad un importo non molto lontano dal pareggio. Il ri­sultato del 2007 non è pertanto un dato isolato, eccezionale, ma si inserisce in una tendenza mol­to chiara.
Improvvisamente, nel nuovo qua­driennio, sia in base al Preventi­vo 2008, sia in base al Piano fi­nanziario di legislatura, la ten­denza peggiora drasticamente, sebbene l’ Esecutivo abbia stima­to un’evoluzione molto positiva dei gettiti fiscali (mai stati così elevati come in questi anni). È questo il nodo che attende tutti i chiarimenti del caso, perché non si può giocare, come invece si è fatto, con i milioni dei cittadini. Ed è per questo che occorreva la massima trasparenza sul consun­tivo provvisorio prima che il Par­lamento discutesse il Piano finan­ziario. La pubblicazione del mes­saggio sul Consuntivo 2007 sarà quindi un passaggio fondamen­tale per recuperare questa traspa­renza e uscire dall’opacità sui
conti pubblici.
Fabio Pontiggia

 

Da: Corriere del Ticino, 21.03.08, pag 11


Secondo il DFE c’è stata trasparenza sui conti 2007

La presa di posizione di ie­ri sui commenti critici del «Corriere del Ticino» e del «Giornale del Popolo»
In un comunicato diffuso ieri il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE)ha preso po­sizione sull’andamento dei conti cantonali nel 2007 e sulle entrate fiscali, in risposta anche all’arti­colo critico da noi pubblicato in prima pagina. «Nessuno gioca con i milioni dei cittadini» scrive il DFE, che conferma dapprima l’opposizione all’iniziativa popo­lare della Lega per una riduzione delle imposte (tema non trattato dal nostro articolo, ma dal «Gior­nale del Popolo»). Quanto al nostro commento di ie­ri, il comunicato del DFE sostie­ne che il Corriere «dimentica di informare i suoi lettori che il 7 marzo scorso il Consiglio di Stato ha spiegato alla Commissione del­la gestione e delle finanze i moti­vi per cui non si è ritenuto oppor­tuno presentare un preconsuntivo a poche settimane dalla pubbli­cazione dei dati definitivi del 2007». «Tale presentazione - ag­giunge il DFE -non è un obbligo». «Si è voluto valutare in modo pre­ciso il risultato complessivo dei conti e le cause del miglioramen­to di fronte a rivalutazioni di get­tito importati e alla grande incer­tezza relativamente al settore fi­nanziario. Ma soprattutto il Con­siglio di Stato ha informato i com­missari che “in base ai dati ora co­nosciuti, comunque parziali, è ve­rosimile che ci possa essere un nuovo sostanziale miglioramen­to, ma non tale da portare i conti del 2007 in pareggio”». «Tutto que­sto per un desiderio di informa­zione completa e trasparente».
La trasparenza è altra cosa

Deve esserci un po’ di nervosi­smo a Palazzo di fronte alle cri­tiche di chi ha evidenziato la mancanza di trasparenza sui conti cantonali. Nessuno ha mai scritto che pubblicare il consun­tivo provvisorio a inizio febbra­io sia un obbligo: ma il non pubblicarlo è tutto fuorché una scelta di trasparenza. È una bu­gia scrivere che il «Corriere» non ha informato circa la lettera del Governo alla Gestione: lo ha fat­to eccome, con un articolo det­tagliato pubblicato il 10 marzo (vedi foto). Ma il DFE, così so­lerte nel prendere posizione sul­le opinioni di chi commenta i fatti politici e così restio a infor­mare Parlamento e cittadini sui conti, dimentica di dire che la lettera governativa del 7 marzo aveva fatto seguito alle antici­pazioni del «Corriere» sul Con­suntivo 2007, pubblicate il 4 marzo. Senza quell’articolo ci sarebbe stata la lettera?

Fabio Pontiggia

 

 

Da: Corriere del Ticino, 20.03.08, pag 53

Il merlo ucciso e la magistratura
Come migliaia e migliaia di ticinesi, sono rimasto anch’io esterrefatto dalla notizia apparsa sul Caffè del 17 marzo e ripresa dal Blick secondo cui il procuratore pubblico Luca Maghetti è riuscito addirittura a decretare un non­luogo- a-procedere riguardo alla denuncia inoltrata al Ministero pubblico da un’esercente di Cadenazzo dopo la barbara uccisione del suo merlo parlante da parte di un «suo» avventore.
Non solo il pp Maghetti non ha considerato quali prove determinanti le dichiarazioni di due testi (come a dire che di fronte ad un reato non si può più provare la colpevolezza di niente), ma il pp Maghetti ha pure mancato dal rilevare che lo «strangolamento» del merlo (spennato e poi arso nel camino) costituisce pure un danneggiamento della proprietà altrui, tanto più che l’animale è costato all’acquirente ben 1.200 franchi.
Ma che dire? È ormai da tempo che ci si rende conto che nella «nostra» magistratura vi sono procuratori che non sono al loro posto e che denotano gravissimi limiti professionali. È vero che, in parte, simili sentenze sono il riflesso indecente del troppo lavoro accumulato che, spesso, porta a
preferire – pur di non far giustizia – di emettere dei decreti di non-luogo-a­procedere poiché non richiedono tante indagini e sono poi solitamente confermati (nel 95% dei casi) dalla Camera dei ricorsi penali (CRP), la quale – a sua volta – non si sa bene a cosa serva… Ma purtroppo è altresì vero che la magistratura impiega anni a sentenziare delle colpe evidenti: si ricorderà ad esempio che il pp Mario Branda impiegò circa due anni per determinare la colpevolezza di coloro che, rimanendo pure feriti, incendiarono il Ristorante Vittoria di Taverne… Ora, davanti a queste ingiustizie istituzionali (che – chissà perché? – neppure il Consiglio della magistratura ha il coraggio di affrontare), non rimane che una risposta convinta: rifiutare fermamente di credere ancora nella magistratura e nella CRP e denunciarle pubblicamente ogni volta (e quante volte!) ne è data l’occasione.
Chissà che forse, a furia di rasentare il ridicolo, qualcuno non proponga almeno un piccolo rimedio di facciata in seno alla magistratura.

Dante Davide Scolari,
Gordemo

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