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Da: Corriere del Ticino, 4.4.08, pag 62

<>Separati e divorziati con tanti problemi


Scrivo per la seconda volta al Corriere perché ho ricevuto diversi riscontri da papà in difficoltà per le situazioni personali che si sono create per via della separazione. Ingiustizie e schiavitù delle attuali leggi in vigore per il divorzio e mantenimento con contributi alimentari. Se il matrimonio è un contratto, dove c’è scritto che il marito deve pagare le pene in questo modo? Il matrimonio è un vero contratto il quale non riporta scritto in piccolo le conseguenze della disdetta e tutto quello che non è pattuito resta libero. Allora introduciamo la forma scritta del matrimonio, così tanti problemi saranno risolti dall’inizio a protezione degli sposi e delle istituzioni, e chiaramente a scapito degli avvocati. Non è una buona idea?
Intendo raccogliere nominativi e indirizzi (anche e-mail) di papà in difficoltà economiche (precarie e sensate) per avere giustizia.
Scrivetemi:

Ringrazio il «Corriere del Ticino» per la pubblicazione delle mie lettere, data l’importanza - che sta emergendo - dei problemi denunciati.
Maurizio Gulino, Breganzona

Da: Corriere del Ticino, 4.4.08, pag 61

<>La manifestazione e la televisione


Vorrei ringraziare di cuore tutte le persone che si sono date appuntamento domenica a Bellinzona.
Scandaloso, per contro, il servizio della nostra TV; invece di filmare il corteo, per esempio sul viale Portone onde poter constatare la folta partecipazione, le riprese sono state eseguite davanti all’entrata delle Officine.
Così chi ha visto il servizio ha avuto l’impressione di una partecipazione di poche migliaia di persone, invece delle oltre 10.000 presenti in realtà.
Dei discorsi tenuti in Piazza Governo, non si è sentito nemmeno uno stralcio.
Sospetto: che ci sia stato qualche censore? Alle 22.30 sul canale SF1 ho visto il TG: pazzesco, se questa è informazione, bravi, bene, continuate.

Franco Anzola,
Paudo

Da: Corriere del Ticino, 4.4.08, pag 61

LETTERE AL CORRIERE
Stampa e Farera: lettera dal carcere

In merito a tutte le vicissitudini successe negli ultimi mesi, c’è forse qualcosa da chiarire specialmente per l’opinione pubblica che, purtroppo, sente solamente la campana del Governo e non quelle che alla fine sono lepiùvereeavolte, per certi versi, anche le più tristi. Forse qualcuno si dimentica che 16 anni or sono dal carcere della Stampa evasero dei detenuti armati fino ai denti e che in quell’occasione morì un agente di custodia; anche se complice, sicuramente non meritava di morire.
Chi scrive, quella mattina si è trovato davanti agli occhi tre lenzuola con altrettanti cadaveri sotto!
Ma qualcuno dice che alla Stampa non succede mai niente. Quello che è successo il 3 ottobre del 1992 basta per i prossimi 200 anni.
Ciò che vorrei cercare di far capire è che noi agenti di custodia, guardie oppure anche secondini se meglio credete, non siamo dei burattini né tantomeno degli analfabeti o dei ritardati mentali. Siamo persone umili con delle famiglie e dei figli e quindi meritiamo rispetto.
Quel rispetto che sempre più è venuto a mancare guarda caso da quando è stato costruito il nuovo carcere La Farera.
Avete pensato unicamente a far funzionare la nuova struttura, ma avete dimenticato che per «puntare la carriola» ci vogliono le braccia e se queste mancano la carriola rimane ferma.
Vi abbiamo chiesto più volte personale in più e voi invece, pur di non darcela vinta, avete chiesto il parere di una persona esterna. Cosa volete che ne sappia il signor Nuoffer del penitenziario della Stampa? Ci sarà venuto sì e no due volte in vent’anni.
Si è permesso di dire che non solo l’effettivo delle guardie è adeguato, ma che siamo addirittura in esubero.
Qualche mese fa alla Stampa è scoppiata una rissa generale all’interno del cortile dove i detenuti vanno a passeggio. Volete sapere quante guardie erano presenti a sedare la rissa? Quattro agenti, compreso un capo sorvegliante.
Tutto in ordine? Effettivi in esubero? Vi garantisco che quando si picchiano alla Stampa c’è d’aver molta paura.
E non tiriamo in ballo le malattie, perché quello che la gente ha letto sui quotidiani sono fandonie. Le malattie esistono da trent’anni e non dal 2007.
Avete voluto chiudere la sezione
femminile: per quale motivo? In Ticino le donne non commettono più reati?
Eravamo l’unico carcere in Svizzera che poteva accogliere detenute recidive primarie e giudiziarie. Nessuno ha ancora compreso il vero motivo. Così facendo le agenti sono state obbligate ad inserirsi nei gruppi maschili ed a operare 24 ore su 24 con detenuti maschili. Sia al Penale che alla Farera.
Assolutamente fuori luogo. La donna rimane sempre donna e qualche inconveniente si è verificato, per fortuna senza gravità.
Il signor Nuoffer, visto che la sua permanenza in Ticino durava una settimana, ha fatto in tempo a capire che nella nostra struttura manca completamente un piano antievasione e invasione e che vi è un forte pericolo di presa d’ostaggio; inoltre non esiste un sistema antifuoco. Dal 1968 ad oggi nessuno si è preoccupato di tutti questi problemi?
Ma il bello viene ora. Dopo il rapporto Nuoffer – che ci crediate o no – alla Stampa hanno cambiato tutte le porte in legno dei locali adibiti ai detenuti con porte antifuoco, nei corridoi dell’amministrazione hanno messo le lampade di emergenza ed il sistema antifumo. Hanno comperato una ventina di computer nuovi per le lezioni
di informatica dei detenuti e tutta una serie di materiale per la scuola (corsi di italiano, di inglese, di educazione visiva, ecc.).
Però per il sistema di allarme, che in teoria dovrebbe essere un tassello importante per una struttura carceraria, hanno deciso di tenere quello che c’era in via Pretorio negli anni Sessanta.
Per tutti questi lavori i soldi sono usciti dal cassetto, ma per assumere degli agenti in più no.
Dimenticavo: 16 mesi orsono è stato nominato dal Consiglio di Stato quale capo ufficio delle strutture carcerarie in classe 35 il signor Angeli-Busi. Ma chi l’ha visto? Cosa ha fatto oltre che fotografare tutti gli agenti e appendere le loro foto sulla parete del suo ufficio?
Per concludere: signori delle istituzioni, prima di aprire la Farera eravamo circa 70 agenti a far funzionare uno stabilimento; ora ne funzionano due con gli stessi effettivi. Si vocifera che si vogliono addirittura togliere degli agenti con i servizi notturni. Oltre al danno le beffe, visto che noi viviamo anche e specialmente con le indennità.
I 10 nuovi agenti che state formando non bastano neanche a colmare le partenze degli ultimi due anni. Vi costava tanto assumerne 10-15 in più?
La prossima volta che vorrete chiedere
aiuto a qualcuno, signori del Governo, fatelo a casa vostra. Se non sbaglio (e non sbaglio) nel Sopraceneri vive un certo signor Alex Pedrazzini. Vi dice qualcosa? Ex direttore del carcere della Stampa. Uno che non lasciava nulla al caso: forse un po’ rigido a volte, ma una persona che sicuramente valorizzava sempre il difficile compito di noi agenti.
Potrei scrivere ancora molto senza fermarmi per elencare molti e molti altri problemi di natura tecnica e organizzativa, ma finirei per ripetermi: quindi mi fermo qui.
Comunque sia, in tutta onestà, alla Stampa e alla Farera noi agenti stiamo vivendo un periodo veramente disastroso e per certi versi drammatico.
Nessuno ci ascolta e giorno dopo giorno tutto si sta sgretolando. Solo voi potete far sì che questo non accada. Cercate di non dimenticare mai il 1992.
Un grazie al direttore Armando Ardia per tutto quello che ha fatto o che non ha fatto in questi 20 anni ed un augurio per una meritata quiescenza.

Un agente di custodia

Per evidenti motivi non pubblichiamo nome e cognome dell’autore della let­tera.

Da: Corriere del Ticino, 4.4.08, pag 19

<>«Nessun elemento per imporre la sospensione del giudice Zali»


Il Consiglio della magistra­tura ha deciso per il mo­mento di non prendere al­cun tipo di provvedimento

Claudio Zali.


Importanti sviluppi nella vicen­da che vede coinvolto, in margine ad un caso penale di piccolo ca­botaggio il giudice Claudio Zali, contro il quale il procuratore ge­nerale Bruno Balestra aveva pro­mosso in febbraio l’accusa per ap­propriazione semplice. Decisio­ne – si legge in un comunicato – di cui il Consiglio della magistra­tura ha preso atto esaminando at­tentamente le risultanze dell’in­chiesta penale e «senza ravvisare elementi che impon­gano la so­spensione provvisiona­le del magi­strato ».
La risoluzio­ne giunge a due settima­ne dal­l’istanza di ricusa nei confronti del procuratore generale presen­tata dal difensore di Zali, avvoca­to John Noseda, alla Camera dei ricorsi penali.
Pertuttoilmesedimarzo,ilmagi­strato aveva deciso di non andare in aula svolgendo il normale lavo­ro di ufficio. Nei prossimi mesi – prosegue lo scritto – il giudice Za­li non presiederà comunque, di­battimenti ritenuto che lo stesso magistrato, consapevole dell’inop­portunità di celebrare processi mentre è pendente nei suoi con­fronti un’inchiesta penale, ha chie­sto di essere temporaneamente trasferito dal Tribunale penale cantonale ad un’altra sezione del Tribunale d’appello».
La vicenda, ricordiamo, risale al­l’inizio del 2006 quando il giudi­ce Zali fu interpellato da un’amica proprietaria di un piccolo eserci­zio pubblico. Quest’ultima gli ave­va chiesto consiglio nell’ambito di una vertenza con la precedente gerente. La donna riteneva infatti di aver acquistato a fine 2004 ol­tre al cosiddetto avviamento, an­che l’inventario del ristorante e so­lo in un secondo tempo avrebbe appreso che in realtà una parte importante degli oggetti apparte­neva ad una terza persona. Nel settembre 2006 la precedente pro­prietaria inoltrò una denuncia pe­nale per appropriazione indebita nei confronti della titolare del ri­storante, estendendola ad even­tuali «complici o istigatori».




MAGISTRATO

Da: Corriere del Ticino, 3.4.08, pag 53

Difesa degli animali e difesa degli uomini
Egregio signor Lupi, la ringrazio per aver commentato il nostro ultimo trafiletto ma le facciamo notare che non era diretto a Lei. Con Lei certamente non vale la pena discutere essendo i nostri punti di vista diametralmente opposti e dato che la sua coscienza, in caso di incidente a persone, si sente a priori assolta. Esso era diretto ai nostri consiglieri di Stato che si sentono responsabili verso gli animali indifesi, ma che finora non hanno dimostrato di esserlo verso gli uomini, specialmente i bambini. In caso di incidente saranno senza dubbio responsabili e condannabili. Forse, essendo quasi tutti avvocati, avranno escogitato la procedura per scagionarsi davanti alla legge. Ciò non varrà davanti al popolo.

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