Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Da: Il CdT, 19.05.08, pag 11


Lo scopo è di evitare pro­blemi quando nel 2010 en­trerà in vigore il nuovo co­dice di procedura unificato

 Dei sei oggetti, tre cantonali e tre federali, in votazione il 1. giu­gno, quello relativo al periodo di nomina dei magistrati penali è in assoluto il meno controverso. Il Gran Consiglio del resto lo aveva votato all'unanimità. Si tratta di prolungare di un anno il manda­to per far coincidere l'inizio del nuovo ciclo con l'entrata in vigo­re del codice di procedura pena­le unificato, prevista il 1. gennaio del 2010. In teoria il mandato sa­rebbe scaduto alla fine di que­st'anno, ma il Parlamento, d'ac­cordo con il Governo, ha ritenu­to opportuno rimandare tutto af­finché i cambiamenti del diritto federale coincidessero con il rin­novo delle cariche e non si creas­sero problemi nella fase di transi­zione. Governo e Parlamento po­tranno così organizzare gli uffici della magistratura penale tenen­do conto di queste innovazioni.
La proroga non ha sollevato nes­suna obiezione, ma la consulta­zione popolare è obbligatoria perché implica una modifica del­la Costituzione cantonale. I vo­tanti dovranno esprimersi su una norma transitoria, che chiede una deroga all'articolo relativo alla du­rata decennale del periodo di no­mina. I magistrati direttamente interessati sono i procuratori pubblici, i giudici della pretura penale, il giudice dell'istruzione e dell'arresto (GIAR) e il magistra­to dei minorenni.
Il nuovo codice di diritto proces­suale penale svizzero era stato ap­provato nel 2007 dall' Assemblea federale e rimpiazzerà i codici di procedura penale cantonali. Avrà un impatto sull'attività delle au­torità penali e influirà sull'orga­nizzazione giudiziaria. Tre in par­ticolare le novità: contro la sen­tenza del tribunale penale di pri­mo grado sarà dato il rimedio giu­ridico dell'appello in sostituzione del ricorso per cassazione; ci sarà una diversa ripartizione delle competenze fra la Camera dei ri­corsi penali e il GIAR; il Ministero pubblico, pur rimanendo l'auto­rità competente a condurre l'in­chiesta dall'inizio fino al dibatti­mento in aula, sarà toccato in nu­merosi ambiti della sua attività dai cambiamenti procedurali.
L'entrata in vigore, come detto, è prevista il 1. gennaio del 2010, ma questa è solo la data più proba­bile, perché da parte del Consi­glio federale non sono ancora giunte conferme. In caso contra­rio potrebbe slittare al 2011.

Da: La regione, 13.5.08, pag 7

Losanna - Migliaia di docu­menti confidenziali dell'Ufficio vodese esecuzioni e fallimenti e del Tribunale dei minori sono stati gettati nelle immondizie a Losanna senza essere preceden­temente distrutti. Tra questi, atti di carenza di beni e verbali di au­dizioni. La polizia locale è inter­venuta per raccogliere i docu­menti che fuoriuscivano da un cassonetto dei rifiuti posto da­vanti al Tribunale dei minori e scoperti da un passante. Lo ha in­dicato la Centrale d'intervento della polizia cantonale confer­mando una informazione del Matin Dimanche. Secondo il giornale i documenti sono molto dettagliati e vi compaiono nomi di persone perseguite con i moti­vi che gli vengono rimproverati. I chili di documenti dovranno es­sere verificati. La procedura esi­ge addirittura che tali documenti siano messi in contenitori di car­tone e portati all'inceneritore per essere bruciati sotto il con­trollo di un usciere. 

Da: Corriere del Ticino, 9.5.08, pag 23

Un 43.enne bellinzonese dovrà pagare una pena pecu­niaria di 550 franchi e una multa di 800 per aver trasce­so nel burrascoso periodo della separazione
 Un addetto informatico è sta­to condannato ieri in Pretura al­la pena pecuniari di 550 franchi e ad una multa di 800 per ingiurie, vie di fatto e violazione disobbe­dienza a decisioni dell'autorità.
L'imputato doveva rispondere a numerosi capi d'imputazione, correlati a tre decreti d'accusa se­parati, che sono stati congiunti durante l'udienza di ieri.
Ostilità, frequenti incomprensio­ni e piccole ritorsioni in famiglia. Tratti, quelli della vicenda che si è discussa ieri, fin troppo comu­ni per chi è confrontato con lace­ranti esperienze di separazione e divorzi.
Durante il periodo di separazione dalla moglie, tra fine 2006 e il lu­glio 2007, l'accusato ha insultato la donna, apostrofandola con epi­teti offensivi e il 26 maggio 2007 l'avrebbe strattonata, tirandole i capelli durante una furente di­scussione. In seguito a questi epi­sodi, l'accusato ha inoltre viola­to, in due occasioni ed in un las­so di tempo assai breve, un ordi­ne emesso dal procuratore pub­blico che le intimava di non avvi­cinarsi alla moglie e di evitare di contattarla, senza il consenso previo dell'interessata: la prima volta recandosi a pochi metri dal­l'abitazione comune, che la stes­sa condivide attualmente col nuovo compagno; la seconda ag­girandosi nei dintorni del nego­zio dove la stessa lavora, insul­tandola ripetutamente. Se nel pri­mo caso, l'imputato si è difeso so­stenendo di dovere scattare alcu­ne fotografie necessarie alla ven­dita dell'immobile e di essere sta­to inconsapevole della presenza della moglie, nel secondo egli ha ammesso serenamente i fatti.
Il decreto d'accusa originario, re­datto dal procuratore pubblico Moreno Capella e presentato ie­ri da Chiara Borelli prevedeva l'accusa di danneggiamento e di minaccia. In base alle dichiara­zioni rilasciate dalla moglie, l'im­putato le avrebbe bucato una gomma dell'auto e in un' altra oc­casione avrebbe minacciato la suocera. Ora, come ha precisato il giudice Giovanni Celio, nulla è stato provato e le testimonianze della donna erano spesso incon­grue. È stato così prosciolto.
Il pretore ha voluto premiare il sincero pentimento del 43.enne, favorirne la rinascita dopo le tur­bolenze degli ultimi anni e lo ha invitato a ottemperare ai suoi ob­blighi parentali. Ha riconosciuto come le coordinate dell'esisten­za dell'imputato siano state scon­volte in poco tempo, e come que­sto sia scivolato in un vortice di scoramento e solitudine.
Da Pa

 

Da: Corriere del Ticino, 2.5.08, pag 48

ANCHE DA NOI L ' INCESTO È COPERTO DA COMPLICITÀ
EROS COSTANTINI

L'

allucinante intreccio di menzogne, connivenze e ancor più di follia avve­nuto ad Amstetten, in Austria, do­ve un padre segrega la figlia per 24 anni, la violenta a suo piacere e le fa mettere al mondo ben set­te figli, rende quasi «normali» le tante, per lo più nascose storie di incesti che avvengono anche nel nostro Paese. Difficile parlarne perché non esistono statistiche certe e spesso i casi sono elusi per proteggere le vittime dell'atto. Si palesano quando sfociano in de­litti, o affiorano casualmente, o vengono denunciati dopo anni quando le vittime si liberano da paure e remore «morali-affetti­ve ». Sì, perché il bambino ama sempre i suoi genitori: come può concedersi il lusso della rabbia, del rancore e della denuncia? L'ultimo caso a destare raccapric­cio e a suscitare polemiche è avve­nuto nelle settimane scorse a Gi­nevra: un padre e una madre in­segnavano alla figlioletta dodi­cenne come intrattenere sessual­mente i loro amici o «clienti» di quel maneggio. Anche in questo caso come avvenuto in vari altri, i servizi sociali benché avvisati degli strani via vai e della faccia spaesata della bimba, non sono intervenuti attendendo una de­nuncia circostanziata e suffraga­ta da prove più consistenti come fotografie(?) oppure da urla che allarmassero la polizia. Era già successo, sempre a Ginevra, quando una bambina di pochi mesi venne lasciata morire affa­mata da una madre tossicodi­pendente arrestata e i servizi so­ciali la «dimenticarono». Capita così che in diversi cantoni l'effi­cienza di questi servizi, ma non solo la loro, viene messa in dub­bio (e già pare di udire le indigna­te proteste di chi nel settore qual­che volta lavora bene, ma non di rado alcuni ci campano soltan­to). Ovvio ricordarlo: l'incesto è unodeitabùpiùantichieunrea­to odioso quasi sempre commes­so su minori. Non è mai stato estinto, ma solo rimosso come ri­velano
le migliaia di casi rileva­ti annualmente in tutti i Paesi d' Europa, e dimentichiamo quel­li di altri continenti. A quelli cla­morosi di violenza perpetrati fra le mura domestiche che mettono in moto la giustizia, si affiancano sempre più quelli difficilmente quantificabili e occultati dalle fa­miglie. Ai nostri casi nazionali d'incesto si sono aggiunti quelli assai frequenti che avvengono in famiglie di immigrati, dove la de­nuncia coinciderebbe con il diso­nore dell'intera famiglia. Quin­di silenzio assoluto o maledizio­ne su chi parla. Chiamiamolo pu­re «fenomeno sommerso». Ma esi­ste. Come quasi ovunque era fre­quente nella Svizzera contadina dei secoli scorsi:ne accennava già nel 1850 il geniale e istintivo Ge­remias Gotthelf, autore de «Il ra­gno nero», in un suo drammatico racconto. Sempre per quanto con­cerne l'incesto in Svizzera, il raf­fermo cronista ricorda di essere rimasto impressionato in un ri­storante di Visp (VS) da orrende figure scolpite sulle pareti di le­gno. Un insegnante di scuola gli spiegò che ricordavano le mo­struosità nate quando, secoli ad­dietro, nel villaggio erano rego­lari l'incesto e le unioni fra con­sanguinei. Ma la pratica era con­suetudine anche nelle famiglie detenenti il potere, con l'ovvio sco­po di conservarlo. Con «Hohenfe­uer » (I falò»), film ch'ebbe il par­do d'oro a Locarno, il regista Fre­di Murer ha raccontato una drammatica storia d'incesto fra sorella e fratello su un alpe svizze­ro. Su un fronte sociale opposto, Visconti in «La caduta degli dei», fa interpretare a Helmut Berger lo stupro della madre Ingrid Thullin, definito da alcuni critici «un rito arcaico ebbro di un cre­scendo wagneriano». L'antropo­logo Lévi Strass scrive che la fine dell'incesto ha segnato nella sto­ria dell'umanità il passaggio dal­la natura alla cultura. Ma pare esistano ancora tante zone d'om­bra e finanche protette che appar­tengono forse alla preistoria. 

Da: Il mattino della domenica

Lettera aperta a Pedrazzini. Questa volta ha ragione il Gigio!

Scritto da Giuliano Bignasca, Rodolfo Pantani, Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 27 aprile 2008
Finalmente rotta l'omertà protezionistica dei Consiglieri di Stato nei confronti dei funzionari

Caro Gigio,
finalmente un Consigliere di Stato ha avuto il coraggio politico di esprimere il proprio disappunto sull'operato dei propri funzionari: "Mi sono rotto le scatole di dovermi assumere ogni colpa di quanto succede nel Dipartimento". Queste parole, pronunciate davanti al Gran Consiglio, hanno rotto l'omertà protezionistica che tutti, nessuno escluso, i Consiglieri di Stato hanno sinora adottato nei confronti dei vari funzionari, i veri responsabili di quello che succede in ambito amministrativo. L'abbiamo già detto in Gran Consiglio: i Consiglieri di Stato, se paragonati a dirigenti privati, hanno retribuzioni contenute. Un qualsiasi dirigente di un'azienda che fattura oltre 15 miliardi di franchi (il PIL ticinese), non prenderebbe nemmeno in considerazione una retribuzione come quella di un Consigliere di Stato e, nel caso che il dirigente privato non fosse in grado di amministrare l'azienda, se ne andrebbe con liquidazioni ultramilionarie (vedi Swissair e UBS).
L'esternazione del Gigio conferma che qualcosa sta cambiando. Bisogna rivedere una legge che permette l'assoluta impunità a funzionari incapaci di livello direttivo inseriti nell'Amministrazione cantonale solo ed esclusivamente per motivi politici. I casi Asfaltopoli, e Nevegate, non hanno insegnato niente? Ora arriva il caso "Polizia"; senza contare il Penitenziario, il Centro diagnostico di Camorino, il Mega Comando di Polizia, Amministrazione 2000, tutti i mandati per studio e progettazione, non escludendo le campagne pseudo-sanitarie che costano di più di quanto si vuole ottenere.
Fino a quando i Cittadini potranno tollerare simili sprechi di denaro pubblico?
Cambiare la Legge Organica dei Dipendenti dello Stato (LORD), non solo significherebbe poter inserire l'intercambiabilità del personale da un Dipartimento all'altro, ma permetterebbe anche di risparmiare una trentina di milioni per mandati di consulenza e progettazione affidati, dagli alti funzionari, agli "amici" (a proposito quando arriverà la lista dei mandati 2007?). È mai possibile che debbano essere avvocati esterni a ricevere mandati per inchieste amministrative, quando esistono almeno una cinquantina di avvocati ed esperti contabili (almeno dal curriculum) nell'amministrazione stessa? È mai possibile che, per fare i progetti di una riparazione di un ponte o un cavalcavia, come di una rotonda, lo studio debba essere affidato a studi d'ingegneria (talvolta senza esperienza per gli interventi richiesti), perché sono degli amici, mentre architetti ed ingegneri cantonali non hanno altro da fare che leggere i giornali?
Noi speriamo vivamente che questa tua esternazione sia una reazione che abbia a contagiare anche gli altri Tuoi colleghi di governo, affinché, tutti insieme possiate cambiare una legge cervellotica, ottenuta da una casta (funzionariato) creata da sindacati e sindacalisti che hanno tutto l'interesse di mantenere un potere politico e gestionale delle risorse pubbliche.
Ti ringraziamo dell'attenzione con la certezza del Tuo impegno a cambiare.

 

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli