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 Da: Corriere del Ticino, 9.4.08, pag 11

Tribunale, arrocco Zali-Lardelli
Scambio dei posti in attesa dell’inchiesta sul giudice penale


Cambia provvisoriamente la composizione del Tribunale penale – Il giudice Claudio Zali, indagato in un procedi­mento per un caso di piccolo cabotaggio, sarà sostituito dal collega della Seconda Camera civile Franco Lardelli


Arrocco al Tribunale d’ Appello in attesa dell’esito dell’inchiesta penale a carico del giudice Clau­dio Zali. Quest’ultimo sarà tempo­ran­eamente sostituito al Tribuna­le penale dal collega della Secon­da Camera civile Franco Lardelli, che prima di approdare alla mas­sima istanza giudiziaria era stato procuratore pubblico e giudice del­­l’istruzione e dell’arresto. La deci­sione è stata presa dal Tribunale d’ Appello stesso, dopo che il Con­siglio della magistratura aveva ri­tenuto non opportuna la presiden­za delle Corti d’assise da parte di Zali. «Si tratta di uno spostamento transitorio» spiega il presidente del Tribunale d’ Appello Raffaello Ba­lerna. «Formalmente, però, dob­biamo prendere atto che quando un giudice viene assegnato ad una Camera, diventa membro della stessa. Chi è attribuito ad un com­pito esercita la carica a tutti gli ef­fetti. Il procedimento penale con­cernente il giudice Zali seguirà il suo iter e potrebbe durare un cer­to tempo ». Il presidente del Trib­u­nale d’appello ricorda poi che il 31 maggio scadranno i mandati del­le cariche di giudice, che dovran­n­o essere rinnovati dal Gran Con­siglio (cfr. articolo a fianco). «A quella data sarà importante vede­re a che punto è il procedimento penale:se è concluso o se è desti­nato a durare. A quel momento, prenderemo le decisioni per il fu­turo e saranno formate le Camere per due anni».
Quello reso noto ieri, aggiunge Ba­lerna,
è stato il primo provvedi­mento adottato dal Tribunale, per­ché il Consiglio della Magistratura non ha sospeso la persona interes­sata al procedimento. « L’unica competenza che ci restava era quella di provvedere ad uno spo­stamento in modo tale da gara­nti­re l’efficienza del Tribunale pena­le cantonale e delle altre Camere ». Il giudice Raffaello Balerna spiega ancora che si tratta di un trasferi­mento concordato quello deciso ieri e che ha dato origine agli avvi­cendamenti. «Tra la rosa di perso­ne più quali­ficate ad assumere im­mediatamente il ruolo sino ad ora ricoperto da Zali è stato individua­to il giudice Franco Lardelli. Que­sti ha una grossa esperienza in campo penale», rammenta Baler­na. Pure il giudice Zali, aggiunge, aveva lavorato dal momento della sua elezione sino al passaggio al Tribunale penale cantonale, alla Seconda Camera civile. Si tratta perciò di spostamenti che non do- vrebbero creare problemi di sorta ai due interessati. In pratica il Tri­bunale penale sarà così composto: Agnese Balestra-Bianchi (presi­dente), Giovanna Roggero-Will (vi­ce- presidente), Mauro Ermani e Franco Lardelli. Quest’ultimo sa­rà sostituito dallo stesso Zali alla Seconda Camera civile e alla Ca­mera di cassazione civile, mentre alla Corte di cassazione e di revi­sione penale gli subentrerà, con la funzione di vice-presidente, Ema­nuela Epiney Colombo.
Dal canto suo, il giudice Zali si pre­p­ara a fare temporaneamente i ba­gagli. Conferma la sua fiducia alla giustizia e confida in una sollecita definizione della sua posizione con l’abbandono del procedimento a suo carico prima del rinnovo dei mandati. A giorni, infine, il presi­dente della Camera dei ricorsi pe­nali (
CRP)Mauro Mini dovrà pro­nunc­iarsi sull’istanza di ricusa pre­sentata dal giudice Zali nei con­fronti del procuratore generale Bruno Balestra. gi.ga./e.ga.




GIUDICE Già procuratore pubblico e GIAR, Franco Lardelli passerà da venerdì al Tribunale penale. (foto Demaldi e Maffi)

 

Da: Il caffé della domenica, 06.04.08  

Il senatore ppd evita il carcere: “Il giudice mi ha dato fiducia”

Lombardi condannato
...ma "riperdonato"


Mauro Giacometti

È stato condannato, per la seconda volta e per lo stesso tipo di reato, violazione del codice della strada. Ma il politico Filippo Lombardi, l’imprenditore Filippo Lombardi, l’uomo Filippo Lombardi non andrà in carcere. Quattro parole tra le tante pronunciate dal giudice Marco Krausahar ieri, sabato, al momento di leggere la sentenza, gli hanno evitato il tracollo, politico e personale: “Non revoca della condizionale”. E quando ha sentito questa frase uscire dalla bocca del giudice, Lombardi, seduto davanti a lui, ha alzato con un dito gli occhiali e s’è asciugato un lacrima. “Ero teso ed emozionato, lo ammetto.  In quel momento si è spezzata una spada di Damocle sulla mia testa. Dopo il mio partito e gli elettori, anche il giudice ha avuto fiducia in me”, ha dichiarato il senatore, visibilmente soddisfatto all’uscita dell’aula della pretura penale di Bellinzona.
L’impianto accusatorio contro Lombardi e la richiesta di condanna della procuratrice Maria Galliani, però, sono stati confermati dalla sentenza: 60 giorni di carcere per falsità in documenti (le tirature ‘taroccate’ del Giornale del popolo nel ) e guida in stato di spossatezza (l’incidente di Horgen nel 2005). Una pena come vuole il nuovo ordinamento giudiziario, convertita, in ‘aliquote’ da 480 franchi al giorno, cioè quasi 29’000 franchi da pagare per evitare il carcere. Krausahar, nel suo giudizio, non solo non ha tenuto conto della precedente condanna a Lombardi per violazione del codice della strada (a Berna, nel 2001), ma gli ha riconfermato la sospensione condizionale della nuova pena per altri cinque anni. Il senatore Lombardi, seppure con la fedina penale sporca, insomma, non passerà nemmeno alla cassa, fatta eccezione per i 3’000 franchi di multa per l’incidente di Horgen e le spese giudiziarie.
Tuttavia i soldi sono l’ultimo pensiero di Lombardi. “Il giudice nella sua motivazione ha chiaramente fatto riferimento ad un impegno morale nei suoi confronti che io voglio rispettare - dice il senatore -. E d’altra parte, subito dopo l’incidente di Horgen, consegnai volontariamente la patente”. “È vero - ha detto il giudice leggendo le motivazioni della sentenza - che a questo punto l’imputato potrebbe richiedere la patente o guidare senza averla, ma a garanzia che non lo farà c’è da una parte il periodo di prova di cinque anni legato alla condizionale, e dall’altra l’impegno pubblico che il senatore ha preso ripetutamente con i ticinesi”.
Impegno con i ticinesi e con il suo partito. Lombardi aveva trovato un accordo con il Ppd: se si fossero aperte le porte del carcere si sarebbe dimesso  e avrebbe abbandonato la poltrona di consigliere agli Stati. La condanna con la condizionale, invece, lo rilancia dal punto di vista politico. “Sono stati tre anni difficili, però la mia attività politica non si è mai fermata. Adesso spero che non si tiri più fuori la storia della mia fedina penale ogni qualvolta si vuole attaccare me o il mio partito”, commenta Lombardi.
E la procuratrice Maria Galliani, in quello che è stato probabilmente il suo ultimo processo dopo le annunciate dimissioni dalla magistratura? All’uscita dall’aula bellinzonese anche lei è sembrata sollevata. In completo scuro e con passo svelto, davanti ai giornalisti, le è sfuggito un “…sono contenta”, commentando la sentenza, anche se poi ha aggiunto che vuol richiederne e leggerne le motivazioni. L’impressione è che Maria Galliani e Filippo Lombardi, tramite il suo legale Luigi Mattei, faranno passare tranquillamente i cinque giorni senza opporsi alle decisioni del giudice Krausahar. Un giudizio salomonico, insomma, una sentenza che ha accontentato tutti. m.g.

Da: Mattino della domenica, 06 aprile 2008

 
Scritto da Giuliano Bignasca - MDD   

 
Il casotto in ballo sui mercati finanziari e le perdite che le nostre banche stanno incamerando ci spinge a chiederci chi, in Svizzera, controlla l’operato delle banche. Ebbene, di controllori ce ne sono tanti, ma l’impressione è che il loro potere di controllo si limiti alle cose piccole, mentre su quelle grandi non possono batter ciglio.
Chi controlla allora le banche in Svizzera? Ebbene, questo è un vero rompicapo perché, di fatto, le banche si controllano da sole. Lo fanno innanzitutto attraverso i loro Consigli di amministrazione dove siedono i loro uomini pagati profumatamente. Lo fanno da sole attraverso i loro controllori e revisori interni. Ve lo immaginate un revisore interno che dice all’Ospel di turno che la banca non deve investire in mutui subrime? Ma c’è di più, perché le banche si controllano ancora da sole con i revisori esterni che vivono allegramente la loro vita (nel senso che guadagnano l’ira di Dio) grazie al fatto che per il loro lavoro si fanno pagare (dai controllati). In questo caso i controlli sono talmente capillari che in evidenza vengono messe le piccole cose mentre le grandi vicende vengono ignorate. Non per niente non c’è stato un revisore esterno che abbia alzato un dito dicendo che investire montagne di miliardi di soldi propri e di soldi di clienti in mutui ipotecari a rischio avrebbe potuto essere pericoloso.
Di esterno a controllare, ma purtroppo solo di facciata, vi è poi la Commissione federale delle banche (CFB), che è una specie di strano ibrido. In effetti la CFB vigila su banche, commercianti di valori mobiliari, fondi d’investimento, borse, sulle offerte pubbliche di acquisto e sugli istituti di titoli ipotecari. Tutto bene dunque? Non proprio, perché il problema è che la Commissione federale delle banche è, per statuto e definizione, un’autorità amministrativa indipendente della Confederazione ed è aggregata al Dipartimento delle finanze solo dal profilo amministrativo. Basti pensare che i costi di 30 milioni di franchi l’anno per pagare i 164 dipendenti sono messi a disposizione dagli istituti vigilati. Quando lo abbiamo saputo siamo andati “in schiena”. Tradotto in parole povere la paga di questi pseudo funzionari delle Confederazione è generosamente fornita dalle banche controllate. Come dire che il gruppo antidroga della Confederazione è pagato attraverso i versamenti amichevoli dei grossi spacciatori.
Da un “calcolo della serva” risulta poi che se i controllori della CSB sono 164 e i soldi a disposizione sono 30 milioni, calcolando che in questi generosi versamenti vi sono anche spese dell’operatività del gruppo dei rambo della CSB, risulta che questa gente si porta a casa stipendi niente male e mediamente superiori ai 150 mila franchi l’anno. Ora provate a fare un ragionamento molto semplice e molto pratico: siccome i salari normalmente sono proporzionali alla funzione di comando e siccome la media è di 150 mila franchi è facilmente ipotizzabile che il capo dei capi della Commissione federale delle banche si metta in tasca un gruzzoletto che sicuramente si avvicina al mezzo milioncino di franchi o giù di lì. Ora fate ancora uno sforzo e chiedetevi se con un salario così (in pratica pagato dalle banche) il responsabile della CFB si mette a fare le pulci sull’operato delle banche che gli garantiscono lo stipendio? Facendo “due + due” si incomincia a capire perché la Commissione delle banche non abbia fatto nemmeno un “cip” sul rischio in cui le banche d’investimento incorrevano acquistando obbligazioni a rischio, prestando miliardi con leve della madonna a fondi hedge e fondi private equity e cosette del genere.
Giusto per intenderci, leviamoci dalla testa che la Banca Nazionale Svizzera abbia qualche potere di controllo sulle banche. La BNS non controlla niente e nessuno e si dice estranea a quello che le banche intraprendono. In pratica la BNS si occupa principalmente di mantenere alto il valore della moneta combattendo l’inflazione. Si occupa della politica monetaria (su e giù dei tassi d’interesse e altre cosette) dando ogni tanto un’occhiata anche alla congiuntura. Si occupa di stampare, distribuire, ritirare e contare le monete fisiche in circolazione. Si occupa di gestire le sue immense riserve finanziarie di 130 miliardi di franchi. La BNS opera dunque in qualità di “gestore” dell’intero sistema finanziario e non come controllore delle singole banche o degli istituti finanziari.
Non sarebbe forse ora (come intendono fare negli Stati Uniti) di cambiare le carte in tavola e dare un potere maggiore di controllo sull’attività delle banche alla nostra banca d’emissione?

Da: Mattino della domenica, 06 aprile 2008

Scritto da Giuliano Bignasca - MDD   

domenica 06 aprile 2008
Sei soli procuratori, competenti e pagati bene, e gli altri tutti sostituti! Creare una carriera in magistratura! Tornare all’elezione popolare di giudici e procuratori in modo che non debbano nulla ai partiti ma che rispondano solo agli elettori!

Visto che tra qualche mese si tratterà di decidere se rinnovare ancora per un anno i procuratori pubblici in vista dell’entrata in vigore del nuovo codice penale federale, e su questa eventuale proroga saremo chiamati a votare, e visto che se non ci sarà la proroga il Gran consiglio dovrà comunque rieleggere il Ministero pubblico nell’autunno prossimo, è bene mettere giù qualche paletto preventivo!
Abbiamo preso atto della decisione della procuratrice generale aggiunta Maria Galliani di lasciare il Ministero già in luglio e del fatto che un altro procuratore generale aggiunto, Marco Villa, ha concorso per diventare giudice d’appello (ma sia chiaro che non andrà al posto di Zali al Tribunale penale, se questo è il progetto che sta dietro l’operazione di delegittimazione di quest’ultimo!)! Non è inoltre escluso che altri procuratori decidano di lasciare il Ministero!
Prendiamo quindi atto che, al di là della legittima libertà di cambiare professione che ognuno ha, anche al Ministero pubblico ci sono parecchi problemi! Come ci sono alla Polizia cantonale e come ci sono al Penitenziario, guarda caso tutte istituzioni amministrate dal Dipartimento di Luigi Pedrazzini!
Ci chiediamo perché mai, nonostante dell’ipotesi si discuta da anni, non si sia introdotta una carriera per i procuratori, con margini di crescita salariale e professionale! È demenziale che un giovane fresco di laurea sia pagato come un magistrato che ha vent’anni di esperienza! Eppure è così! Alla faccia della motivazione!
Ci chiediamo inoltre a cosa serva, e se serva, la Commissione di esperti che esamina preventivamente i candidati alla Procura, visto che poi sono ancora e sempre i partiti a decidere eletti e trombati, non senza qualche inciucio tipo “io ti sostengo questo ma tu mi sostieni quell’altro”!!!
Ci chiediamo anche se è normale che in questa Commissione sieda un avvocato penalista come John Noseda che poi si trova a lavorare come controparte con i procuratori che ha ritenuti idonei alla nomina!
E qui torniamo al nostro cavallo di battaglia: i magistrati, giudici o procuratori che siano, vanno eletti dal popolo, come si faceva una volta, così non avranno da rendere favori a nessuno, ma dovranno rispondere delle loro decisioni unicamente agli elettori! E dovranno anche ascoltare la sensibilità popolare: capire quali sono le priorità della gente anche in fatto di giustizia! E di sicuro le priorità della gente non sono le rogatorie che arrivano dai vari Woodcok e dalle Procure di Milano, Agrate Conturbia, Castellammare o Potenza!!! Sia chiaro che di mitomani alla Woodcok in Ticino non ne abbiamo bisogno!!!
Un’altra cosa: di procuratori, per far via i casi davvero importanti di questo Cantone, ne bastano 6! Ripetiamo in lettere: sei!!! Che siano davvero capaci, competenti ed equidistanti dai partiti e che abbiano una guida forte e sicura nel procuratore generale, al quale non spetta il compito di produrre carta ma di gestire la Procura! E questi sei procuratori pubblici bisogna pagarli davvero bene! Più di adesso! A loro vanno affiancati 12 sostituti, che devono occuparsi dei reati minori, ma non di correre dietro alle voci su presunti reati del giudice Zali o al Nano che spara a salve dalla terrazza di via Monte Boglia o che mette una taglia sui radar!!!
Chiaro il concetto? È ora che i procuratori la piantino di giochicchiare! Noi, e con noi crediamo la maggioranza dei ticinesi, vogliamo una magistratura efficiente e spoliticizzata! C’è da chiedersi, per esempio, come mai si apre un’inchiesta d’ufficio sul sottoscritto che spara a salve dal balcone il giorno della storica votazione di Marco Borradori e della Lega, ma non si apre d’ufficio su Marina Masoni che si porta via da Palazzo quintali di documenti che appartengono al Cantone! Se proprio si vuole correr dietro a queste storie, che almeno lo si faccia senza guardare l’appartenenza politica degli interessati!!

Da: La regione, 5.4.08, pag 4

Bassi
Abbiamo scoperto che vi sono dei magistrati del Tri­bunale di Appello di serie A (quelli che si occupano di penale) ed altri di serie B (quelli delle altre sezio­ni). Se così non fosse come mai si permette al giudice
Claudio Zali di autosospendersi e di essere tempo­raneamente trasferito ad altra sezione vista l’inop­portunità di celebrare processi con una promozione dell’accusa in corso, mentre può giudicare in altri ambiti? Inopportunità a geometria variabile fram­mista a debolezza del Consiglio della Magistratura!

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