È stato condannato, per la seconda volta e per lo stesso tipo di reato,
violazione del codice della strada. Ma il politico Filippo Lombardi,
l’imprenditore Filippo Lombardi, l’uomo Filippo Lombardi non andrà in
carcere. Quattro parole tra le tante pronunciate dal giudice Marco
Krausahar ieri, sabato, al momento di leggere la sentenza, gli hanno
evitato il tracollo, politico e personale: “Non revoca della
condizionale”. E quando ha sentito questa frase uscire dalla bocca del
giudice, Lombardi, seduto davanti a lui, ha alzato con un dito gli
occhiali e s’è asciugato un lacrima. “Ero teso ed emozionato, lo
ammetto. In quel momento si è spezzata una spada di Damocle sulla mia
testa. Dopo il mio partito e gli elettori, anche il giudice ha avuto
fiducia in me”, ha dichiarato il senatore, visibilmente soddisfatto
all’uscita dell’aula della pretura penale di Bellinzona.
L’impianto
accusatorio contro Lombardi e la richiesta di condanna della
procuratrice Maria Galliani, però, sono stati confermati dalla
sentenza: 60 giorni di carcere per falsità in documenti (le tirature
‘taroccate’ del Giornale del popolo nel ) e guida in stato di
spossatezza (l’incidente di Horgen nel 2005). Una pena come vuole il
nuovo ordinamento giudiziario, convertita, in ‘aliquote’ da 480 franchi
al giorno, cioè quasi 29’000 franchi da pagare per evitare il carcere.
Krausahar, nel suo giudizio, non solo non ha tenuto conto della
precedente condanna a Lombardi per violazione del codice della strada
(a Berna, nel 2001), ma gli ha riconfermato la sospensione condizionale
della nuova pena per altri cinque anni. Il senatore Lombardi, seppure
con la fedina penale sporca, insomma, non passerà nemmeno alla cassa,
fatta eccezione per i 3’000 franchi di multa per l’incidente di Horgen
e le spese giudiziarie.
Tuttavia i soldi sono l’ultimo pensiero di
Lombardi. “Il giudice nella sua motivazione ha chiaramente fatto
riferimento ad un impegno morale nei suoi confronti che io voglio
rispettare - dice il senatore -. E d’altra parte, subito dopo
l’incidente di Horgen, consegnai volontariamente la patente”. “È vero -
ha detto il giudice leggendo le motivazioni della sentenza - che a
questo punto l’imputato potrebbe richiedere la patente o guidare senza
averla, ma a garanzia che non lo farà c’è da una parte il periodo di
prova di cinque anni legato alla condizionale, e dall’altra l’impegno
pubblico che il senatore ha preso ripetutamente con i ticinesi”.
Impegno
con i ticinesi e con il suo partito. Lombardi aveva trovato un accordo
con il Ppd: se si fossero aperte le porte del carcere si sarebbe
dimesso e avrebbe abbandonato la poltrona di consigliere agli Stati.
La condanna con la condizionale, invece, lo rilancia dal punto di vista
politico. “Sono stati tre anni difficili, però la mia attività politica
non si è mai fermata. Adesso spero che non si tiri più fuori la storia
della mia fedina penale ogni qualvolta si vuole attaccare me o il mio
partito”, commenta Lombardi.
E la procuratrice Maria Galliani, in
quello che è stato probabilmente il suo ultimo processo dopo le
annunciate dimissioni dalla magistratura? All’uscita dall’aula
bellinzonese anche lei è sembrata sollevata. In completo scuro e con
passo svelto, davanti ai giornalisti, le è sfuggito un “…sono
contenta”, commentando la sentenza, anche se poi ha aggiunto che vuol
richiederne e leggerne le motivazioni. L’impressione è che Maria
Galliani e Filippo Lombardi, tramite il suo legale Luigi Mattei,
faranno passare tranquillamente i cinque giorni senza opporsi alle
decisioni del giudice Krausahar. Un giudizio salomonico, insomma, una
sentenza che ha accontentato tutti. m.g. |