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Da: Corriere del Ticino, 3.4.08, pag 7

<>Il PS esige che Meyer restituisca i bonus salariali


Non si comprende la ra­gione di questi versamenti alla luce della situazione poco rosea dell’azienda


«I dirigenti delle FFS si sono di­mostrati insensibili alle critiche» sullo stipendio d’oro del direttore Andreas Meyer. Così inizia un co­mu­nicato del partito socialista sviz­zero, che «esige il rimborso di tutti i versamenti fatti al direttore che vanno al di là del salario ordinario». La gente infatti non comprende la ragione del versamento di tutti questi benefit ai quadri, alla luce soprattutto della situazione tutt’al­tro che ros­ea dell’azienda e calco­lando pure che al personale, mal­grado il riconosciuto notevole au­mento di produttività, nulla è sta­to dato. Anzi. Secondo il PS nelle imprese pubbliche i salari dei ma­nager «devono essere fissati sulla base all’ordinanza sui quadri». Una cosa che per Meyer il Cd A delle FFS evidentemente non ha fatto, «un affronto al proprietario che deve essere corretto». Quello che in par­ti­colare ha scioccato il partito è sta­to l’acquisto della villa che l’attua­le direttore possedeva in Germa­nia. Un atteggiamento «cinico» in un momento in cui si è deciso, sen­za alcuna misura di sostegno, di far traslocare molti dipendenti. « Inammissibile» è pure il versa­mento al secondo pilastro.

Da: Corriere del Ticino, 3.4.08, pag 4

<>File pedofili alla RSR: inchiesta indipendente


È stata affidata a un ex giudice – Su denuncia della ra­dio della Svizzera romanda un’inchiesta è pure stata aperta contro l’informatico che ha reso nota la vicenda


Il presidente del Consiglio d’amministrazione della RTSR, Jean-Francois Roth, e il direttore generale della SRG SSR idée suis­se, Armin Walpen, hanno affida­to all’ex giudice vodese Jacques Reymond il mandato di indaga­re e vagliare i fatti nella vertenza sulla Radio della Svizzera roman­da (RSR), riguardante fotografie dai contenuti controversi scari­cate da internet. Lo scopo del mandato affidato al giudice Reymond «è di fare chia­rezza sulle circostanze, sull’avvi­cendamento dei fatti e sul com­portamento delle persone coin­volte nella scoperta di fotografie dai contenuti controversi nel 2005» e sulle ripercussioni fino ad oggi. Il giudice inizierà subito la propria missione che si con­cluderà durante l’estate.
Secondo il Consiglio d’ammini­strazione della RTSR, l’attribuzio­ne del mandato a Jacques Rey­mond «è un provvedimento im­portante per ripristinare la fidu­cia e consentire al personale e ai quadri della RSR di tornare a con­centrarsi pienamente sul proprio lavoro».
Come annunciato all’inizio della settimana, da 120 a 150 dipenden­ti su un totale di circa 600 hanno partecipato ieri a una manifesta­zione per ottenere la riassunzione dell’informatico che nel 2005 ave­va denunciato la presenza di fo­tografie a contenuto pedofilo nei file di un quadro intermedio del­la RSR. Mentre questi è tuttora al­le dipendenze dell’emittente, l’in­formatico è stato licenziato inizio anno per violazione del segreto professionale.
Nel corso di un’assemblea lunedì scorso, il personale presente ha minacciato di ricorrere a uno scio­pero qualora l’informatico non dovesse essere reintegrato. Un ul­timatum in questo senso scade ve­nerdì. Lo sciopero potrebbe aver luogo settimana prossima.
Un’inchiesta è intanto stata aper­ta contro «ignoti» su denuncia della RSR. Secondo l’avvocato Je­an- Michel Dolivo riguarda l’in­formatico, sospettato di aver co­piato i file controversi per essere
in possesso di prove. La deten­zione di simili file è illecita.
Nel 2005 il suo assistito avrebbe scoperto due lotti di immagini: un primo di circa 1.100 fotogra­fie, contenenti 300 foto diverse in svariati esemplari, e un secondo di 336 e alcuni video. «Non sia­mo sicuri che l’integralità delle fotografie siano state comunica­te alla magistratura nell’ambito della prima indagine penale av­viata dalla giustizia vodese».
L’informatico è stato interrogato venerdì scorso quale indiziato, si è indignato l’avvocato, che ha l’in­tenzione di inoltrare un reclamo presso il Tribunale d’accusa con­tro «tali metodi istruttori inaccet­tabili ». Il legale ha pure chiesto la restituzione dei computer seque­strati dalla magistratura nell’abi­tazione del suo assistito.

Da: Corriere del Ticino, 2.4.08, pag 48

<>Quei giornalisti informano male


Ho scritto al direttore della trasmissione Falò e ai giornalisti autori del servizio, per chiedere che venisse riportata una mia breve presa di posizione che spiegava i motivi per cui ho deciso di non concedere la liberatoria per l’utilizzo delle mie immagini.
Ciò non è stato fatto e mi trovo quindi costretta a divulgare tramite la presente lettera ai giornali i motivi della mia assenza.
In verità sarei stata molto felice di contribuire alla realizzazione di un servizio in grado di fare chiarezza nel settore della logopedia, è tanto tempo che mi batto per questo.
Purtroppo il servizio è stato realizzato omettendo di riportare molte informazioni di fondamentale importanza.
I giornalisti di Falò disponevano dei pareri dei massimi esperti svizzeri in logopedia (dottori e professori di centri ed ospedali universitari), i quali unanimemente si sono espressi contro una limitazione dei tempi di terapia a 45 minuti per seduta.
Nemmeno uno di loro è stato intervistato ed i loro pareri non sono stati nemmeno citati. Per contro, hanno mostrato l’opinione della logopedista presidente dell’associazione di categoria ticinese (ALOSI), secondo cui, tra una terapia di 45 minuti ed una di 60, non vi sarebbe nessuna differenza. Ritengo
grave che un’affermazione di questo genere, totalmente infondata e che compromette il valore e la qualità della logopedia in Ticino, sia stata espressa pubblicamente proprio dalla presidente dell’ ALOSI.
È stato completamente omesso di dire che la prassi a livello svizzero prevede terapie di durata superiore ai 45 minuti. Anche il fatto che ciò fosse la norma in Ticino nel settore privato fino all’introduzione dell’ingiusta decisione, non è stato detto. E neppure il fatto che nel servizio pubblico, un bambino può ricevere terapie fino ad un’ora e mezza di durata.
Approfondire l’argomento finanziario era determinante per capire se la riduzione dei tempi di terapia fosse effettivamente immotivata come da me sostenuto. Gli autori del servizio si sono invece rifiutati di interpellare un economista indipendente e di mostrare il risultato di un’analisi in loro possesso. Hanno per contro trasmesso le dichiarazioni inesatte ed incomplete di un funzionario e di una logopedista.
Io chiedo l’annullamento di una decisione ingiusta perché immotivata e discriminatoria. Apparendo quale unica voce fuori dal coro, privata del sostegno di un’informazione completa e corretta, avrei contribuito a fornire un’immagine falsata del settore della logopedia in Ticino e la mia battaglia in difesa dei diritti dei bambini sarebbe certamente risultata incomprensibile all’opinione pubblica: per questo motivo ho preferito non apparire del tutto in questo servizio.

Alexandra Tizzano,
logopedista, Gravesano

Da: Corriere del Ticino, 2.4.08, pag 48

LETTERE AL CORRIERE
«Falò» disinforma sulla logopedia

Sono l’economista aziendale che ha prodotto, appositamente per la trasmissione Falò, un’analisi finanziaria riguardante il settore della logopedia in Ticino.
L’argomento finanziario era di basilare importanza per determinare se vi fossero i motivi per ridurre le terapie a danno dei bambini seguiti in privato.
I giornalisti del «settimanale d’inchiesta della TSI» non hanno minimamente mostrato i risultati del mio studio e si sono ostinatamente rifiutati di mostrare i dati in loro possesso o di interpellare al riguardo un economista neutrale.
Ben sapendo che il budget stanziato per la logopedia è sempre stato di gran lunga superiore a quanto speso, si sono limitati a mostrare l’aumento dei costi registrato nel settore.
Hanno tralasciato completamente di riportare l’analisi delle cifre che dimostra che il Cantone realizza in media un milione di franchi di utile all’anno, grazie al contributo versato dall’ UFAS.
Hanno permesso al funzionario del DECS di dire che la tariffa oraria ammonta a circa 90 franchi all’ora ed «ognuno è libero di fare il calcolo» (sic) ma si sono guardati bene dal dire che solo la metà del lavoro fornito può essere fatturato, che a causa di una convenzione sfavorevole le logopediste private guadagnano la metà rispetto a quelle assunte dal Cantone e che grazie all’impiego di queste ultime, il Cantone risparmia il 50% sui costi della logopedia.
A questo proposito mi permetto inoltre di suggerire all’anziana pioniera della logopedia ticinese, di rivolgersi ad un contabile, prima di esprimere pubblicamente affermazioni che potrebbero danneggiare l’intera sua categoria.
La matematica non è un’opinione.
Per un’operatrice privata l’attività fatturabile a tempo pieno (100%) ammonta a 888 ore, quindi, il reddito al netto dei costi d’esercizio, comparabile allo stipendio di una logopedista impiegata nel settore pubblico, si attesta approssimativamente a 3.500 franchi al mese. La redazione di Falò, aveva a disposizione gran parte delle cifre che il Governo ha sempre rifiutato di fornire, ma ha tralasciato di utilizzarle per la realizzazione del servizio. Si tratta a mio parere di una grave omissione d’informazione e, sinceramente, mi chiedo perché si voglia nascondere ostinatamente che una decisione discriminatoria e dannosa per i bambini non ha nemmeno una motivazione finanziaria.

Paolo Sturzenegger,
Sala Capriasca

Da: Corriere del Ticino, 2.04.08, pag 21

<><>Presunta lucciola assolta
Per il giudice è plausibile uno scambio di persona


In Pretura penale a Bellinzona è stato vagliato il caso di una ventisettenne brasiliana trovata un anno fa nell’ap­partamento intestato a un quarantacinquenne di Mor­bio Inferiore che dovrà rispondere di usura in tribunale


È stata prosciolta dalle accuse di esercizio illecito della prosti­tuzione e di soggiorno e attività illegali una delle due donne tro­vate dalla polizia nell’apparta­mento intestato a un quaranta­cinquenne di Morbio Inferiore che fu arrestato un anno fa per usura e che dovrà rispondere di questo reato davanti a una Corte d’ Assise correzionali.
Due passaporti validi

La donna, una ventisettenne bra­siliana, è stata processata ieri in Pretura penale a Bellinzona. Tra­mite il suo legale, l’avvocato Mar­co Garbani, si era infatti opposta al decreto d’accusa del procurato­re pubblico Luca Maghetti. Il suo caso è stato così discusso in au­la, in forma contumaciale, davan­ti al giudice Damiano Stefani.
Del merito delle imputazioni non si è neppure discusso perché l’ac­cusata, ora residente in Italia, non risultava essere la stessa persona fermata e interrogata in seguito
in un motel del Sopraceneri. Agli atti figurano infatti due passapor­ti diversi che, ha sottolineato Gar­bani, appartengono a due sorel­le. La donna interrogata nell’al­bergo per incontri a luci rosse ri­sulta essere la sorella maggiore dell’imputata, di sei anni più grande di lei e che ora si trova in Brasile. Damiano Stefani non ha potuto dirimere il dubbio e, va­lutando plausibile uno scambio di persona, ha mandato assolta la ventisettenne.
Condannate altre due donne

Il pretore penale Stefani ha giu­dicato ieri anche altre due pre­sunte prostitute brasiliane che fu­rono fermate in dogana a Chias­so: una ventottenne e una venti­cinquenne che neppure hanno partecipato al dibattimento. Le due donne avevano ammesso di abitare in un appartamento nel­la cittadina di confine nonostan­te fossero già state raggiunte da provvedimenti di divieto d’entra­ta
in Svizzera. Il giudice ha con­fermato le accuse formulate dal procuratore pubblico Nicola Re­spini di entrata illegale e di sog­giorno illegale nel nostro Paese. L’avvocato Garbani ha sottolinea­to che si trattava di violazioni di norme amministrative. Stefani, considerando la dottrina in mate­ria, non ha convenuto col legale difensore e ha inflitto alle due donne pene pecuniarie sospese con la condizionale. Fr.S.




PRETURA Il caso è stato discus­so a Bellinzona. (foto N. Demaldi)

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