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Da: Corriere del Ticino, 7.04.08, pag 10

Condanna senza carcere per Lombardi
Il giudice non revoca la condizionale – Lui: «La questione politica è chiusa»


Il Consigliere agli Stati è stato ritenuto colpevole di falsità in documenti e guida in stato di inattitudine. La pena è unicamente pecuniaria. Prognosi favorevole per non aver più guidato negli ultimi tre anni. «Sono molto sollevato»


Scatenata da un articolo ap­parso sul quindicinale satirico «Il Diavolo» nel mese di marzo del 2004, la bufera giudiziaria su Fi­lippo Lombardi si è allontanata sabato mattina, quando al termi­ne di due intense giornate di di­battimento in pretura penale, il giudice Marco Kraushaar ha pro­nunciato la sentenza. Il consiglie­re agli Stati è stato ritenuto col­pevole per tutti i capi di imputa­zione formulati nel giugno scor­so dalla procuratrice generale ag­giunta Maria Galliani: falsità in documenti per le tirature gonfia­te del Gd P nel 1994, guida in sta­to di inattitudine e infrazioni al codice della strada per l’inciden­te stradale provocato sulla A3 al­l’altezza di Horgen la sera del 7 aprile del 2005. Ma la condanna penale non avrà effetti sulla car­riera politica, perché il il «sena­tore » popolare-democratico non dovrà espiare una pena detentiva. Contrariamente a quanto propo­sto dall’accusa, il giudice non ha revocato la sospensione condi­zionale di una pena a 15 giorni di detenzione, inflittagli nel 2001 da un tribunale di Berna per guida senza patente. Lombardi non an­drà in carcere e non dovrà nem­meno appellarsi all’accordo rag­giunto tre anni fa con i vertici del suo partito, di rassegnare le di­missioni in caso di condanna de­finitiva ad una pena da espiare. La pena è unicamente pecunia­ria. Kraushaar lo ha condannato al pagamento di 60 aliquote gior­naliere da 480 franchi (per un to­tale di 28.800 franchi), sospese per cinque anni, e ad una multa effettiva di 3.000 franchi per rea­ti minori. Dopo aver ascoltato la lettura della sentenza, non sen­za una punta di emozione quan­do il giudice ha dichiarato di non voler revocare la sospensione condizionale, Lombardi ha atte­so alcuni minuti prima di presen­tarsi davanti a giornalisti, came­raman e fotografi che lo attende­vano fuori dell’aula. «Sono mol­to sollevato che non vi sia una pe­na detentiva da scontare. È il pun­to che avrebbe provocato un pro­blema politico», dice, sottoline­ando che ora «la questione poli­tica è assolutamente chiusa. Que­st’ultima era stata motivata dal­la percezione che sarebbe stato sconveniente e inaccettabile per l’opinione pubblica che un par­lamentare federale in carica var­casse le soglie del carcere». Lom­bardi si è pure detto contento che dopo la fiducia riconfermatagli dagli elettori in ottobre e in no­vembre anche il giudice non gli abbia tolto la sua. «Adesso c’è un periodo di prova di 5 anni nei quali spero e saprò non tradire la fiducia del giudice e quella degli elettori».
Fu colpo di sonno

Il presidente della pretura pena­le ha confermato i capi d’accusa. La tesi di perdita di vigilanza do­vuta ad un colpo di sonno per l’incidente di Horgen è lineare e assolutamente sostenibile. Quel­la della sincope no, perché Lom­bardi non ha manifestato i sinto­mi e i postumi classici di quella patologia. Kraushaar ha pure rim­proverato ai periti di parte di aver
travisato i fatti. Quella sera Lom­bardi si mise alla guida in stato di inattitudine, al termine di una giornata lunga e stressante, e la presenza di alcol nel sangue (0,6 grammi per mille) gli impedì di cogliere i sintomi dell’appisola­mento imminente. Quanto alle tirature, l’attestato REMP (la so­cietà che controlla i dati sui gior­nali) manomesso è dotato di for­za probante accresciuta e quindi non può essere paragonato, co­me sostenuto dalla difesa, ad un semplice certificato senza valen­za penale.
A favore di Lombardi hanno gio­cato sia il lungo tempo trascorso dai fatti (1994) sia di aver capito la gravità di quanto accaduto il 7 aprile ad Horgen, con la conse­gna spontanea della licenza di condurre alla polizia sul luogo stesso dell’incidente. Contraria­mente all’accusa, il giudice ha ri­tenuto positiva la prognosi. Nei tre anni trascorsi dai fatti Lom­bardi non ha mai richiesto la pa­tente e ora ha altri cinque anni di prova, con l’impegno pubblico assunto anche in aula di non tor­nare a guidare. gi.ga.




SOLLEVATO
«La questione politica è assolutamen­te chiusa» ha dichiarato Lombardi fuori dell’aula, subito dopo la sentenza con la quale gli è stata inflitta una nuova condanna penale.
(foto Keystone/ K. Mathis)

 

 

LE REAZIONI
Né Galliani né Mattei sembrano intenzionati a presentare ricorso


Lombardieilsuoavvocato Lui­gi Mattei hanno cinque giorni di tempo per decidere se rivolgersi alla Corte di cassazione e conte­stare il verdetto del giudice Mar­co Kraushaar. Ma sulla base delle dichiarazioni carpite a caldo alle parti è probabile che il caso si chiuda con la crescita in giudica­to del giudizio di prima istanza. «Il giudice ha rinnovato la fiducia al mio cliente, decidendo di non revocare la condizionale per i fat­ti del 2001 e di infliggere dunque una condanna sospesa. Dal profi­lo tecnico e giuridico si potrebbe discutere sulla possibilità di un ri­corso. Ma dal profilo dei contenu­ti è forse meglio accettare questa sentenza», ha dichiarato Mattei. Anche la procuratrice generale aggiunta Maria Galliani – quello di Lombardi dovrebbe essere sta­to l’ultimo processo di rilievo con lei a sostenere la pubblica accu­sa – non sembra intenzionata a ri­correre. «A me sta bene così. Ho solo chiesto le motivazioni scritte, ma mi ritengo soddisfatta». Gal­liani, che lascerà la toga il 1. luglio dopo dodici anni in magistratu­ra, si è vista confermare dal giu­dice tutti i capi d’imputazione contenuti nel decreto d’accusa, tranne la revoca della sospensio­ne condizionale.

Da: Corriere del Ticino, 8.04.08, pag 18

Condanna in Pretura per alcool alla guida

Il giudice ha stralciato l’accusa di grave infrazione alle norme della circolazione perché non è stata sufficiente­mente provata la velocità di 220 km all’ora

«Due contravvenzioni non fanno un delitto». Con questa formula, il pretore Giorgio Bas­setti, ha smentito ieri la tesi del decreto d’accusa, redatto dal pro­curatore pubblico Antonio Peru­gini, contro un agente assicurati­vo quarantenne, prevenuto col­pevole d’infrazione aggravata al­le norme della circolazione stra­dale e di guida in stato di ubria­chezza. Il giudice, pur confer­mando quest’ultima parte del decreto d’accusa, ha ritenuto che gli elementi probatori della Pro­cura fossero invece insufficienti e caratterizzati da gravi imperizie per la prima parte, accogliendo così le richieste della difesa, rap­presentata dall’avvocato Corra­do Moretti. Durante il dibatti­mento, tenutosi ieri pomeriggio alla Pretura penale di Bellinzo­na, il quarantenne (assistito dal suo difensore), accusato di gui­dare la sua vettura a 220 km/h, la sera del 7 marzo 2007 sul tratto autostradale tra Monte Carasso e Gorduno in direzione di Bellin­zona Nord, contestava gli errori procedurali e formali contenuti nel rapporto di polizia (omissio­ni sulle distanze tra le vetture; im­precisioni ed incongruenze; mo­mento esatto del sorpasso, ecc.) nonché le modalità discutibili di certificazione della velocità stes­sa (tratto di rilevamento insuffi­ciente; margine di tolleranza non applicato) e chiedeva così di commutare l’infrazione aggrava­ta in infrazione semplice. La con­danna prevede così il pagamen­to di una contravvenzione di 800 franchi e il versamento delle spe­se processuali. Da Pa

 

Da: Corriere del Ticino, 8.04.08, pag 17

I politici e i sindacati di Friburgo sono delusi

L’accusa rivolta alle FFS è di usare due pesi e due mi­sure. Giovedì una manife­stazione pubblica

La lotta contro i tagli continua a Friburgo:i dipendenti del loca­le call center di FFS Cargo sono infatti «più che delusi» dalle Fer­rovie federali, accusate di «sleal­tà ». Il segretario generale del Sin­dacatodel personaledeitraspor­ti (SEV) Eric Levrat si è detto ieri amareggiato della politica «dei due pesi e due misure» applicata dalle FFS nei riguardi dei loro di­pendenti. I consiglieri di Stato Be­at Vonlanthen e Pascal Cormin­boeuf avevano ricordato venerdì scorso davanti al Gran consiglio che in gennaio FFS Cargo non prevedeva la chiusura del centro di servizio alla clientela; al con­trario, l'effettivo del call center avrebbe dovuto salire da 165 a 237 persone. I dipendenti mantengo­no tuttavia invariata la strategia osservata finora: rivendicano il mantenimento del centro e l'av­vio di discussioni con le FFS. Nes­suno sciopero però nell'immedia­to. Soltanto una grande manife­stazione giovedì prossimo. Levrat si mostra prudente: «Faremo il punto sulla situazione dopo la di­mostrazione di giovedì e l'incon­tro fra le FFS e il Consiglio di Sta­to di lunedì». Ats

 

Da: Corriere del Ticino, 9.04.08, pag 52

Filippo Lombardi e la condizionale


Ma non è possibile! Ancora una volta una sentenza incomprensibile, almeno per noi che «non abbiamo studiato».
Propongo al Corriere del Ticino una nuova rubrica che spieghi ai non addetti ai lavori come si sia giunti – per l’ennesima volta – ad una sentenza che lascia molto perplessi.
Perché il giudice non ha revocato la sospensione condizionale della pena inflitta nel 2001? Ma siamo sicuri che la legge sia uguale per tutti?
Una condanna del genere a cosa serve? Sono molto delusa e non sono sola.

Giovanna Lombardi,
Breganzona

 

Quella sentenza è uno scandalo


Questa sentenza del giudice su Filippo Lombardi è uno scandalo. Tanti automobilisti vengono condannati con il carcere per infrazioni minori.
Quale giudice può ancora con buon senso condannare un cittadino normale al carcere per una delle infrazioni spesso meno gravi? (come 5 volte il ritiro della patente e guida senza patente, ecc. ecc.).
Il signor Filippo Lombardi è riuscito ad evitare la reclusione, altre persone no.
La legge non è uguale per tutti?
I confederati guardano noi Ticinesi con un sorriso. Si può prendere ancora sul serio i problemi del Cantone Ticino con questo rappresentante a Berna?
Questa sentenza non aiuta nessuno (tranne che il signor Lombardi), nemmeno gli operai delle Officine di Bellinzona.

Noris e Urs Wyss-Casartelli,
Manno

 

Le lettere qui pubblicate esprimono sentimenti diffusi nella pubblica opinione. Esse richiedono tuttavia un complemento di informazione: quando è in gioco la giustizia, con il principio della parità di trattamento, è infatti più che opportuno avere a disposizione tutti gli elementi oggettivi per esprimere valutazioni non dettate  solo o prevalentemente dai sentimenti. Il consigliere agli Stati Filippo Lombardi non ha beneficiato di un trattamento di favore rispetto ai comuni automobilisti: il periodo di prova (rinnovo della sospensione condizionale della pena) appare al contrario più lungo di quello generalmente deciso dal medesimo tribunale. Sul sito cantonale che pubblica le sentenze (, diritto penale, circolazione stradale) il lettore potrà consultare numerosissime sentenze per reati della circolazione stradale con le quali il giudice di seconda istanza ha confermato la condizionale in casi più gravi di quelli che hanno visto coinvolto il senatore ticinese. Un esempio tra i molti (sentenza del 22 maggio 2007, n. 10.2006.503): un automobilista è stato colto nel luglio 2006 a guidare in stato di ubriachezza (1,8 per mille), dopo essere stato condannato due volte in precedenza (nel 2000 e 2005) per analoghi reati.
Oltre a ciò, la terza volta non si è fermato all’altolà dell’agente di polizia, obbligandolo anzi a scansarsi altrimenti lo avrebbe investito, e dandosi poi alla fuga; inoltre si è opposto intenzionalmente alla prova del sangue. In prima istanza gli era stata revocata la sospensione condizionale della pena. In seconda istanza, la Pretura penale (la stessa che ha giudicato Lombardi) ha invece deciso di mantenerla per un periodo di prova di due anni. Occorre quindi prudenza e maggior distacco emotivo nel giudicare la pena comminata al consigliere agli Stati, indipendentemente dalla simpatia o antipatia che il politico suscita e dal giudizio personale che ognuno di noi può esprimere nei suoi confronti.

Fabio Pontiggia 

 

Da: Corriere del Ticino, 9.04.08, pag 11

GIUSTIZIA
In maggio le nomine dei magistrati d’appello PP e GIAR tra un anno


Si tornerà presto a parlare di no­mine nella magistratura. Il 14 apri­le il Gran Consiglio si dovrà pronun­ciare sul prolungamento di un an­no del mandato dei magistrati pe­nali (procuratori pubblici, giudici dell’istruzione e dell’arresto, ma­gistrato dei minorenni e giudice dell’applicazione della pena), at­traverso l’inserimento di una nor­ma transitoria nella Costituzione. L’obiettivo è di far coincidere il rin­novo delle cariche dei magistrati con l’entrata in vigore delle nuove norme del codice di procedura pe­nale unificato. La votazione popo­lare, obbligatoria, avrà luogo il 1. giugno. Il Gran Consiglio inoltre, nella tornata del 5 maggio, dovrà eleggere i 22 giudici del Tribunale d’ Appello (uno in più a seguito del potenziamento del Tribunale am­ministrativo). Venti dei 21 uscenti si ripresentano (tranne Spartaco Chiesa, che andrà in pensione). I candidati nuovi sono 11.

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