KEYSTONE Sesta revisione dell’Ai, sin qui la maggioranza borghese l’ha avuta vinta su tutta la linea
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Berna – La sesta revisione dell’assicurazione invalidità (Ai),
che si ripropone di ridurre del 5% il numero delle rendite entro il
2018, ha superato anche l’esame del Consiglio nazionale. Il progetto
torna agli Stati per divergenze minori, ma la maggioranza borghese è
riuscita a far approvare le disposizioni più contestate. Circa 17 mila
persone perderanno quindi il diritto a una rendita e dovranno
reinserirsi nel mondo del lavoro. Le imprese però non saranno obbligate
ad assumere una quota di handicappati.
La sinistra ha tentato in tutti i modi di opporsi a questa
riforma che a suo avviso penalizza una volta ancora le persone con
handicap, non esige nessuno sforzo da parte dei datori di lavoro e
discrimina intere categorie di malati. Al voto finale il progetto è però
stato approvato con 115 voti contro 63.
La sesta revisione prevede che tutte le rendite vengano
sistematicamente riesaminate e che venga valutato il potenziale di
reinserimento di ogni beneficiario. Le persone che soffrono di dolori
cronici non dovuti a cause organiche, come la fibromialgia o patologie
simili, a cui è stata concessa una rendita prima del 2008, potrebbero
non avere più diritto all’Ai.
Per socialisti e Verdi questo provvedimento, che colpirebbe circa
4’500 persone, è iniquo. Non è colpa loro se l’Ai è finita nelle cifre
rosse, è inaccettabile che siano loro a pagare per gli sbagli dei
politici, ha detto Silvia Schenker (Ps/Basilea Città). Molti
oratori temono inoltre che questa misura crei un pericoloso precedente
che permetterà in futuro di escludere dall’Ai anche alcuni disturbi
psichici. La depressione, la schizofrenia, le psicosi, i disturbi della
personalità e altri disturbi non sono inclusi in questa disposizione, ha
assicurato il consigliere federale Didier Burkhalter. La misura è stata
accolta con 116 voti contro 63.
In totale si stima che da 16 a 18 mila persone perderanno il
diritto all’Ai e dovranno tornare nel mondo del lavoro. Per favorire il
loro reinserimento la commissione del Nazionale aveva proposto di
obbligare le grandi imprese con oltre 250 dipendenti ad assumere almeno
l’1% di handicappati la cui rendita sarà ridotta o soppressa a causa
della riforma. Solo introducendo una quota sarà possibile raggiungere
l’obiettivo ambizioso di sopprimere 12’500 rendite ponderate, ha
spiegato Ignazio Cassis (Plr), relatore della commissione. «Se
i datori di lavoro non fanno nessuno sforzo, i programmi di
reinserimento dell’Ai, per i quali è previsto un grosso investimento,
non serviranno a nulla» , ha aggiunto Christine Goll (Ps/Zurigo).
La maggioranza dei deputati borghesi però si è opposta
all’introduzione di quote. L’idea della commissione è così stata
bocciata con 114 voti contro 74, nonostante il fatto che all’ultimo
momento sia stata ritirata una proposta di minoranza più esigente che
prevedeva di riservare agli invalidi almeno il 2% del totale dei posti
di lavoro delle imprese con almeno 100 dipendenti.
La destra è riuscita ad imporsi anche in merito all’articolo che
prevede la possibilità di un periodo di prova di 180 giorni per
verificare se l’invalido possiede effettivamente le capacità di svolgere
un lavoro. In questo lasso di tempo continuerebbe a ricevere la rendita
Ai e le indennità giornaliere. I dipendenti hanno tutti i doveri,
compreso quello di effettuare ore supplementari, mentre i datori di
lavoro hanno tutti i diritti e non sono tenuti neppure a versare un
salario minimo, hanno sottolineato i deputati Verdi e socialisti.
Lo schieramento rosso-verde non è riuscito nemmeno nell’intento
di ampliare i criteri di attribuzione del “contributo di assistenza”.
Questa nuova prestazione permette agli invalidi di assumere un aiuto a
domicilio ed evitare così il ricovero in istituto, ma il Consiglio
nazionale ha deciso che non potrà essere utilizzata per indennizzare un
familiare che si prende cura di un handicappato. A nulla sono valsi gli
sforzi per ottenere un riconoscimento per il lavoro fornito
gratuitamente dalle famiglie. Bisogna risanare le casse dell’Ai, non
incrementare i costi, hanno risposto i deputati borghesi. Per compensare
i 50 milioni di spese in più dovuti all’introduzione del contributo di
assistenza, saranno ridotti della metà gli assegni per grandi invalidi
che vivono in istituto.