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Da: www.caffe.ch; 5.7.09

La Svizzera è tra i Paesi con più separazioni

Patrizia Guenzi

Tutta “colpa” della donna. Più volitiva, forte, indipendente rispetto al passato. È lei a finire sul banco degli imputati, responsabile, secondo alcuni, dell’aumento del numero dei divorzi in Svizzera (sebbene negli ultimi due anni vi sia stata una lieve inversione di tendenza). Stando ad uno studio dell’Ufficio federale di statistica siamo infatti il secondo paese con più separazioni (oltre il triplo dal 1970 al 2005), preceduti solo dal Belgio.  E in prospettiva si prevede un divorzio su due matrimoni. Ma c’è chi già parla di due su tre. E si sfasciano anche unioni di vent’anni, sebbene la maggior parte delle separazioni avvenga nei primi dieci anni di matrimonio, e la “crisi” del settimo anno sembra essere ancora una valida ragione. C’è però anche una buona notizia: aumenta la durata media, 14 anni e mezzo. Il che compensa un poco la crescita dei divorzi. Chissà, forse grazie ad una maggior sopportazione o per la speranza di vita che continua ad aumentare (84,4 anni per lei, 79,7 anni per lui), come dire non è mai troppo tardi per lasciarsi. Ma torniamo a lei, alla donna, davvero tutta colpa sua? “Ha contribuito. Meno ricattabile di un tempo, meno dipendente economicamente dal maschio può permettersi di sganciarsi da un’unione che non la soddisfa più”, spiega Ivan Battista, psicoterapeuta, docente esperto presso la Scuola Medica Ospedaliera di Roma, autore di numerosi libri, l’ultimo “Specchio delle mie brame. Psicologia della chirurgia estetica” (Nuova Ipsa Palermo).

Stefano Cereghetti, psicologo sistemico e terapia di familiare con studio a Stabio, rincara: “È soprattutto più coraggiosa; se decide di dire ‘basta’ è perché ha raggiunto il limite della sopportazione”. Senza banalizzare troppo, un fatto certo è che il matrimonio diventa sempre di più un’istituzione fragile il cui scheletro da tempo mostra le corde. Sebbene si continui a salire l’altare: l’anno scorso sono state 41’500 le coppie unite in matrimonio, il 3% in più rispetto al 2007. L’età del primo “sì” in Svizzera è attorno ai 27-30 anni. 

Intanto, Cereghetti non le manda a dire: “Oggi, il concetto che va per la maggiore è quello di ‘coppia a leasing’. Quando le cose iniziano ad andare storto, le discussioni, i litigi minano l’armonia, si preferisce mollare tutto anziché combattere, discutere, capire, arrivare ad un compromesso risolutivo”. Già, un compromesso. Spesso, l’uovo di Colombo, che però quasi più nessuno prende in considerazione. Eppure, a volte basterebbe un po’ di impegno in più. Trovare la forza per capirsi, mettersi in discussione. “È proprio questa energia che manca al giorno d’oggi - spiega Cereghetti-. Nella loro fatica di vivere, i coniugi non hanno più forza per ritrovarsi, per tenere in piedi la loro unione”. Ma c’è anche un’incapacità di fondo ad accettare il concetto di rinuncia, di condivisione, di empatia…

A dire “è finita” è quasi sempre lei. Più determinata del maschio che, invece, tende a banalizzare, a pensare sia solo un fuoco di paglia. Salvo poi minacciare il suicidio quando prende coscienza della situazione. Insomma, “colpa” della donna, vedete? Figura forte, centrale di una coppia, quella che dà il là e prende l’iniziativa. “Oggi - aggiunge Battista - ha un posto ben preciso nella scacchiera della società, una sua centralità, nel lavoro, nella cultura, nella politica. Questa nuova riedizione femminile le ha dato l’opportunità di non più sottostare a situazioni gravose e poco gratificanti”. Infatti, le probabilità che un matrimonio finisca con un divorzio sono triplicate dagli anni Settanta. “Sempre meglio un bel divorzio di un cattivo matrimonio - conclude Battista -. Basta che i comportamenti restino civili”.

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(ascolta la canzone)

Il nostro anniversario non è sul calendario
perchè di matrimonio non si parla fra noi due
diverso il tuo cognome ma uguale abbiamo il nome
noi ci chiamiamo amore tutt'e due
amore senza data senza carta bollata
ti sposo ogni mattina e tu rispondi sempre si
il nostro anniversario è tutto il calendario
pieno di feste senza lunedì

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