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Il 18 febbraio 2009 gli attuali membri di comitato del Movimento Papageno hanno avuto il piacere di incontrare la Presidente del Tribunale d'Appello, Giudice Emanuela Epiney-Colombo.

Ringraziamo la Presidente Epiney-Colombo per la cordialità manifestataci, per il proficuo incontro di un'ora e mezza, come anche per le risposte che darà alle domande posteLe (per iscritto) anche a nome dei numerosi membri e simpatizzanti del nostro Movimento.

Per leggere il documento consegnatole cliccare QUI 

Da: Cooperazione edizione del 17.2.2009 pag 74 e 75

" E che ruolo avrà l'uomo? Scherzando, si può dire che presto negli uffici di stato civile dovrà esserci la scritta per gli uomini: «Attenzione, sposarsi può mettere in pericolo il vostro futuro». Attualmente, in caso di divorzio gli uomini sono sfavoriti. " 

La famiglia prossima ventura

Come sarà la famiglia del futuro?
Quale ruolo avranno donne e uomini in questo nuovo modello di società?
E i nonni?

Ne abbiamo parlato col futurologo lucernese Georges T. Roos. 

(link all'articolo: PAGINA 74 e PAGINA 75 )

Da: CdT 9.1.09 pag 44

[1] WASHINGTON Un medico chi­rurgo newyorkese che aveva do­nato un rene a sua moglie, do­po aver divorziato chiede ora di essere risarcito con un milione e mezzo di dollari. Il dottor Ri­chard Batista, 49 anni, sposato con Dawnell Batista, chirurgo al Nassau University Medical Cen­ter di New York, nel 2001 donò un rene alla moglie malata. La moglie si riprese. Ma nel 2005 la coppia divorziò e ora lui ha de­ciso di rivalersi sulla ex moglie tramite i suoi legali.

Da: CdT 29.12.08 pag 3

‘Trentamila franchi per sposarti'
 Una cittadina straniera offre a un ticinese la consistente somma di denaro per un matrimonio ‘combinato' I termini: metà subito, l'altra metà dopo cinque anni e una volta chiesto il divorzio


  Trentamila subito, gli altri fra cinque anni, a scadenza del periodo necessario per ottene­re la cittadinanza svizzera. È questa la proposta che si è sen­tito fare un cittadino bellinzo­nese, che qui chiameremo G.R. ( il nome è conosciuto alla re­dazione) da una signora brasi­liana desiderosa di ‘ regolariz­zare' al più presto la sua situa­zione sul territorio elvetico. Il tutto è nato grazie a cono­scenze comuni nell'ambito del mondo del lavoro ‘in nero' che ha ormai preso piede anche da noi e che coinvolge soprattutto persone provenienti dall'este­ro. « Abbiamo deciso di vederci dopo uno scambio di numeri di telefono ed un primo contatto promosso dalla persona che en­trambi conoscevamo. Senza im­pegni e senza stress, mi era sem­brato di capire » dice G.R. Solo una presa di contatto: per son­dare il terreno, per capire se c'erano dei margini di mano­vra e naturalmente per valuta­re eventuali pericoli e rischi. « All'inizio non avevamo parla­to di soldi - spiega il cittadino bellinzonese -. Si era posto l'accento esclusivamente sulla necessità della donna di lega­lizzare la sua posizione in Sviz­zera e sul fatto che a me non sa­rebbe dispiaciuto conoscere qualcuno con cui, chissà, in fu­turo intrecciare una relazione amorosa ».
  Una situazione che non rientra nei canoni del regolare corteggiamento e più si avvici­na alle strategie di una agen­zia matrimoniale. « Quando ho incontrato la ragazza eravamo soli: l'ho messa come condizio­ne. Subito ho però capito che lei aveva fretta di chiudere la trat­tativa e che non aveva voglia di tirarla per le lunghe. Mi disse: ‘Ti offro 30 mila franchi, metà subito e gli altri fra cinque anni, quando chiederemo il di­vorzio ».
  Una cifra ragguardevole. « Ma non sufficientemente alta per farmi prendere dalla voglia di convolare a nozze. Poi la ra­gazza ha messo subito delle re­gole: ‘Si vive sotto lo stesso tetto ma in camere separate, tu fai la tua vita, io la mia. Guadagni professionali rigorosamente se­parati, e fra cinque anni, dopo il periodo obbligatorio per riceve­re il domicilio svizzero, divor­ziamo. Non mi devi nulla e io ri­nuncio alla cassa pensione » . Aggiunge G. R.: « Il fatto che lei conoscesse la legge, mi ha in­dotto a pensare che tutto quello che diceva non era farina del suo sacco. Oltretutto parlava in un italiano molto approssima­tivo ».
  A questo punto il bellinzone­se le ha chiesto tempo per pen­sare. Una settimana. Anche se dentro di sè sapeva benissimo che non avrebbe accettato. Ma non voleva dirle subito no. Per gentilezza e chissà, forse per darle un'altra chance di essere meno venale. « Confesso che mi ha fatto tenerezza - continua G.R. -. La ragazza non è certo quella che si definisce una bel­lezza, anzi: direi che è bruttina ed è pure timida. Sapevo co­munque che non avrei mai ade­rito alle sue avances matrimo­niali ».
  A questo punto, il nostro in­terlocutore ha voluto andare oltre e conoscere meglio la donna: da dove viene e cosa fa? « È giunta in Ticino quasi un anno fa. Con una valigia in mano e tante speranze di poter guadagnare qualche soldo per costruirsi una casa a Bahia, la città dalla quale proviene. Invi­tata da un'amica sposata con un ticinese. All'inizio ha trova­to qualche difficoltà, poi dopo aver tentato senza successo di lavorare in un bordello, ha co­minciato a fare le pulizie a casa di amiche della sua connazio­nale.
 
Cinquanta franchi qui, cento franchi là e alla fine ha cominciato a guadagnare ».
  Un'avventura che sembrava desse dei buoni risultati. « Poi ha conosciuto un uomo sposato con cui ha intrapreso una rela­zione molto intensa. Sempre sul filo del rasoio, perché senza per­messo di soggiorno e senza pos­sibilità alcuna di vincolare le­galmente la sua posizione. Per questo motivo ha deciso di ‘com­prare' il matrimonio ».
  C'è da supporre che i 30 mila franchi glieli procuri il suo at­tuale compagno? « Non le ho chiesto nulla ma mi è parso di capire che le cose stiano così. Con un matrimonio in mano, lui avrebbe potuto continuare a fare la doppia vita e lei restarse­ne in Ticino senza problemi » . Già ma intanto esce un altro aspetto inquietante della sto­ria. Conclude G.R.: « Come lei ci sono altre donne che pur di re­stare in Svizzera seguendo un iter legale, sono disposte a pa­gare. Quelle che riescono sono a posto, le altre giocano sporco e si fanno mettere incinte. Me l'ha confessato proprio lei, di­cendomi: se non dovessi trovare uno che mi sposa, proverò ad avere un bambino con lui. Sai, non è poi così difficile ». ANTO




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