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Da: CdT 25.09.08 pag 17

Non paga gli alimenti: presterà lavoro pubblico
  Dovrà prestare 360 ore di la­voro di pubblica utilità il 31.en­ne cittadino portoghese ricono­sciuto colpevole ieri di trascu­ranza degli obblighi di manteni­mento - non ha versato 8'500 franchi per la figlia - e reati le­gati alla circolazione stradale commessi a Bellinzona. Il giudi­ce Mauro Ermani ha conferma­to l'atto d'accusa del pp Anto­nio Perugini; l'imputato era dife­so dall'avv. Paolo Caratti. 

Da: www.azione.ch, 22 2008, pag 4

LESSICO FAMIGLIARE
Oggi (più) sposi

Aumenta il numero delle coppie che convolano


Raffaella Brignoni

Chi ha parlato di crisi del ma­trimonio deve ricredersi. Dati alla mano: in Ticino si registra un aumento di chi pronuncia il fatidico « Sì, lo voglio». Possi­bilmente « Per sempre» vista la diminuzione di chi si strappa la fede dal dito per buttarsela dietro alle spalle.
Non ci credete? Siete peggio di San Tommaso perché a dir­lo è l'Ufficio di statistica (Ustat) di Bellinzona, che ci spiega quanto il 2006 sia stato un anno eccezionale: record di matrimoni e divorzi in calo con «un saldo naturale positi­vo ». Siete ancora diffidenti? Dunque, dati alla mano: nel­l'anno in questione sono stati contratti ben 1646 matrimoni. Dal momento che le cifre da sole non dicono mai granché, basta - per rendere l'idea - ag­giungere che si tratta del mag­gior numero di fedi inanellate dall'inizio del Novecento a og­gi. Signori, in mezzo c'è un se­colo di storia, per cui il dato ha un suo valore. È pur vero - come ci rende attenti l'Ustat - che sarà necessario attendere i prossimi anni per capire se si è dinanzi a una vera e propria fase di crescita: comunque sia, anche il 2007 con le sue 1605 unioni siglate andrebbe a con­fermare il fenomeno.
I fiori d'arancio son dunque tornati di moda ma con carat­teristiche diverse rispetto al passato. In primis, sebbene il numero di matrimoni cresca, questo non avviene proporzio­nalmente all'aumentare della popolazione. Inoltre, si arriva all'altare sempre meno sbarba­telli, ma più maturi. Se i nostri genitori si sposavano ancora poco più che ragazzini, oggi prima di arrivare al «grande giorno» si aspetta, ci si pensa, ripensa, pondera decisamente di più. L'età media dello sposo è di 33,2 anni, se poi questi è alle seconde (quando non alle terze...) nozze si lievita a 47,4 anni. Per le donne il posticipo dell'evento sembra invece ral­lentarsi, con il 2006 che segna una leggera diminuzione alle prime nozze (dai 30,4 anni ai 30,3 anni), mentre resta ferma a 41,1 anni l'età media per le unioni successive. Insomma, non disperi chi è single, per­ché prima o poi ci si sposa...
Altro elemento interessante: il moderno Cupido se ne fa un baffo del vecchio proverbio «moglie e buoi dei paesi tuoi». Tenendo sempre come riferi­mento il 2006, che è stato un anno davvero significativo per questo tipo d'analisi, la quota di coppie miste, dove uno dei due coniugi è straniero, ha su­perato per la prima volta quel­la delle coppie formate da svizzeri. Dal 1969 in poi, le coppie miste hanno guadagna­to sempre più importanza e una situazione pressoché simi­le si era già presentata nel 2001, con un 43,9% di coppie svizzere e un 43,3% di coppie miste.
Ticino, terra di romanticoni. Almeno così sembrerebbe ana­lizzando l'evoluzione dei ma­trimoni nel resto del paese: se nel nostro cantone si è regi­strato un aumento del 2,2%, nel resto del paese c'è stato un calo generale dello 0,8%.




KEYSTONE

 

Da: Corriere del Ticino, 9.5.08, pag 23

Un 43.enne bellinzonese dovrà pagare una pena pecu­niaria di 550 franchi e una multa di 800 per aver trasce­so nel burrascoso periodo della separazione
 Un addetto informatico è sta­to condannato ieri in Pretura al­la pena pecuniari di 550 franchi e ad una multa di 800 per ingiurie, vie di fatto e violazione disobbe­dienza a decisioni dell'autorità.
L'imputato doveva rispondere a numerosi capi d'imputazione, correlati a tre decreti d'accusa se­parati, che sono stati congiunti durante l'udienza di ieri.
Ostilità, frequenti incomprensio­ni e piccole ritorsioni in famiglia. Tratti, quelli della vicenda che si è discussa ieri, fin troppo comu­ni per chi è confrontato con lace­ranti esperienze di separazione e divorzi.
Durante il periodo di separazione dalla moglie, tra fine 2006 e il lu­glio 2007, l'accusato ha insultato la donna, apostrofandola con epi­teti offensivi e il 26 maggio 2007 l'avrebbe strattonata, tirandole i capelli durante una furente di­scussione. In seguito a questi epi­sodi, l'accusato ha inoltre viola­to, in due occasioni ed in un las­so di tempo assai breve, un ordi­ne emesso dal procuratore pub­blico che le intimava di non avvi­cinarsi alla moglie e di evitare di contattarla, senza il consenso previo dell'interessata: la prima volta recandosi a pochi metri dal­l'abitazione comune, che la stes­sa condivide attualmente col nuovo compagno; la seconda ag­girandosi nei dintorni del nego­zio dove la stessa lavora, insul­tandola ripetutamente. Se nel pri­mo caso, l'imputato si è difeso so­stenendo di dovere scattare alcu­ne fotografie necessarie alla ven­dita dell'immobile e di essere sta­to inconsapevole della presenza della moglie, nel secondo egli ha ammesso serenamente i fatti.
Il decreto d'accusa originario, re­datto dal procuratore pubblico Moreno Capella e presentato ie­ri da Chiara Borelli prevedeva l'accusa di danneggiamento e di minaccia. In base alle dichiara­zioni rilasciate dalla moglie, l'im­putato le avrebbe bucato una gomma dell'auto e in un' altra oc­casione avrebbe minacciato la suocera. Ora, come ha precisato il giudice Giovanni Celio, nulla è stato provato e le testimonianze della donna erano spesso incon­grue. È stato così prosciolto.
Il pretore ha voluto premiare il sincero pentimento del 43.enne, favorirne la rinascita dopo le tur­bolenze degli ultimi anni e lo ha invitato a ottemperare ai suoi ob­blighi parentali. Ha riconosciuto come le coordinate dell'esisten­za dell'imputato siano state scon­volte in poco tempo, e come que­sto sia scivolato in un vortice di scoramento e solitudine.
Da Pa

Da: Corriere del Ticino, 13.3.08, pag 53

 

In caso di divorzio per lui sono guai


Perché, a causa di un divorzio, i mariti e papà devono pagare così tanto in alimenti da andare in fallimento?
Addirittura non si hanno quasi più diritti. Da 6 anni combatto per avere giustizia. Ciò vuol dire che pago regolarmente quello che devo, ma così facendo mi indebito di mese in mese, senza permettermi lusso alcuno e perfino senza avere nemmeno il minimo indispensabile.
Nel mentre gli avvocati gonfiano il loro portamonete, i rapporti coniugali si distruggono del tutto e ci vanno di mezzo anche i figli. Che vergogna!
Ma i papà, chi li aiuta? Ci sono solo istituzioni per le donne? È questa la parità dei diritti?

Maurizio Gulino,
Breganzona

 

Da: La Regione, 20.02.2008, pagina 15

 

Madri che tornano a lavorare, come fare per aiutarle di più?


Berna – In Svizzera, la proporzione di donne che lavorano a tempo parziale è superiore alla me­dia europea dato che numerose madri riprendono il lavoro dopo la maternità. Per discutere delle prospettive professionali delle madri di famiglia la Federazione svizzera per la formazione conti­nua (Fsea) ha organizzato una giornata di infor­mazione che si terrà il prossimo primo marzo. Nei Paesi dell’Ue solo una donna su tre lavora a tempo parziale, mentre in Svizzera sono il doppio, secondo l’Ufficio federale di statistica (Ust). Le madri con figli sotto i 15 anni che svolgono un’at­tività lavorativa parziale sono quattro su cinque. Solo l’11% deli uomini lavora invece a orario ri­dotto.
Per molte donne non è sempre facile conciliare famiglia e lavoro, ha affermato ieri a Berna Corin­ne Schärer, presidente della Fsea. In Svizzera mancano circa 50 mila posti nelle strutture d’ac­coglienza per i bambini. Per questo motivo il tasso d’occupazione delle madri è spesso molto basso.
Anche la formazione continua ha un ruolo fon­damentale per il reinserimento professionale del­le madri. Le offerte in tal senso sono però ancora insufficienti, sostiene la Fsea. La quarta giornata per le donne organizzata dalla federazione il pros­simo primo marzo permetterà loro di informarsi sulle prospettive professionali.
Circa il 70% delle donne che seguono un corso di reinserimento come dipendenti di commercio o nel mondo della sanità trovano un impiego sei mesi dopo la fine delle lezioni, precisa la Fsea. Questo reinserimento ha successo soprattutto quando le donne si avvalgono di una solida forma­zione professionale, sono coscienti delle loro com­petenze e hanno fiducia nelle loro potenzialità. Organizzata a Berna e posta sotto il segno del ri­torno nel mondo del lavoro, la giornata della Fsea mira a rispondere a questi obiettivi. Nel corso del­la mattinata esperti sul tema faranno brevi inter­venti. Nel pomeriggio sarà dato spazio al dibattito e allo studio di soluzioni.

 

 

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