"Il
problema è strapparli dalla strada". Fra Martino Dotta, da sempre in
prima fila nei progetti di solidarietà, ha le idee ben chiare: "Gli
asilanti arrivano qui e sono soli, fuggono da un passato fatto di fame,
guerre e miseria. Arrivano in una realtà che non conoscono, devono fare
i conti con una lingua che non conoscono. Bisogna creare strutture
d'occupazione, tenerli impegnati, altrimenti trascorrono le loro
giornate a girovagare e quando una persona non conosce nessuno si
aggrappa al primo che incontra. Spesso sbagliando, spesso venendo a
contatti con delinquenti". Il frate direttore di Sos Ticino sta già
lavorando in questa direzione. "L'ideale sarebbe avere locali dove gli
asilanti possano lavorare, magari un giardino, un orto da coltivare.
Tante volte sono loro stessi a chiederlo, a domandare di poter fare
qualcosa. Noi gli offriamo qualche alternativa e in realtà oggi esiste
anche una legge che ce lo permette". Sino al 2007 per un richiedente
l'asilo era impossibile lavorare. Dall'anno scorso può invece ottenere
un permesso N e svolgere, anche con una procedura d'asilo in corso, una
propria attività. "Sono Municipi, compreso quello di Lugano, società e
aziende municipalizzate, a offrire i posti. Ma sono pochi rispetto alla
domanda, complessivamente nel nostro cantone sono un centinaio, mentre
le domande sono tre, quattro volte superiori", aggiunge Fra Martino.
Ma
intanto vanno via dalla strada. "In più, oltre l'indennità
d'assistenza, hanno anche tre franchi all'ora. Una paga simbolica, uno
stimolo a lavorare, un segnale educativo che secondo me è importante.
Intanto con pochi soldi si possono evitare costi sociali altissimi, si
fa prevenzione perché con questo sistema vengono neutralizzati gli
effetti negativi del far niente, quando è facile cadere nella trappola
dello spaccio o della delinquenza", aggiunge ancora il direttore di Sos
Ticino. "Pochi stranieri che arrivano da noi lo sanno però, anche
perché la legge ha appena un anno. Comunque quando noi li accogliamo
gli spieghiamo che possono mettersi in lista d'attesa per un lavoro. E
gli raccomandiamo d'avere pazienza: i tempi sono lunghissimi".
Il
fattore educativo segnalato da Fra Martino è particolarmente
importante. "Se uno si abitua a non far nulla, lo so per esperienza,
poi è più difficile inserirlo. Dobbiamo pensare che spesso abbiano a
che fare con ragazzi giovani, che hanno i problemi e vivono le
contraddizioni della loro età, oltre a tutti i drammi che si portano
dietro".