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  Da: CdT 9.10.08 pag 13

Processo HCL: «Così facevan tutti»
 Gli ex dirigenti spiegano alle Correzionali il meccanismo degli stipendi in nero

  Subito nel vivo ieri a Lugano il processo a carico degli allora vertici dell' Hockey Club Lugano sui salari non di­chiarati - Gaggini e Kaufmann: «Pratica diffusa» - Zali: «Giustificazione non fondata giuridicamente»
  «Sono situazioni che notoria­mente si presentano nel mondo sportivo». «È una prassi consoli­data ». «Volevamo solo il bene della squadra». «Un discorso giu­ridicamente sbagliato, la legge è uguale per tutti». È entrato subi­to nel vivo ieri alle Correzionali di Lugano il processo per truffa fiscale a carico degli ex dirigenti dell' Hockey Club Lugano non­ché di un funzionario di banca. Un primo tempo, si direbbe in gergo sportivo, seguito in aula dal pubblico delle grandi occasioni, al punto che, già mezz'ora prima dell'apertura del dibattimento, giornalisti, fotografi e camera­men si sono appostati nei luoghi strategici intorno a Palazzo di giustizia in attesa dell'allora pre­sidente dell' Associazione HCL, avvocato Fabio Gaggini, dell'ex presidente della SA bianconera Beat Kaufmann e del «tesoriere» Piergiorgio Rezzonico.
  Un avvio, dicevamo, che ha visto sia l'accusa sia i legali degli im­putati lasciare al presidente del­la Corte, giudice Claudio Zali, il compito di far chiarezza sui mec­canismi dei salari versati in nero a giocatori e allenatori. Come si ricorderà, l'atto d'accusa stilato dall'ex procuratrice generale ag­giunta Maria Galliani e portato in aula dalla collega Monica Gal­liker parla di 3,5 milioni di im­poste ordinarie e alla fonte non versati e di 1,5 milioni di franchi venuti a mancare alle casse del­­l' AVS (somma quest'ultima a cui vanno dedotti circa 800 mila franchi finiti nel frattempo in pre­scrizione). Gli importi sono sta­ti in buona parte rimborsati, mentre il periodo interessato va dal 1. gennaio 1996 al 31 dicem­bre 2005.
 I finanziatori riservati
 «Uno dei grandi misteri di que­sto incarto è quello di sapere chi sono i finanziatori riservati». Co­sì il giudice Zali dopo aver accer­tato i compiti e le responsabilità del terzetto all'interno del soda­lizio.
  Come spiegato nella fase istrutto­ria, il budget della prima squa­dra, destinato in buona parte al pagamento degli stipendi, è pas­sato rapidamente da 4 a 10-12 milioni circa di franchi. Il fondo veniva finanziato dagli spettato­ri, dalla pubblicità, da sponsoriz­zazioni e contributi istituzionali (Federazione, diritti televisivi, ec­cetera). Denaro che affluiva su un conto ufficiale all' UBS desti­nato al pagamento degli stipen­di dichiarati.
  Una voce a parte meritano per contro quelli che, appunto, sono stati definiti i «finanziamenti ri­servati ». Versamenti confiden­ziali che finivano su un secondo conto cifrato alla Banca Unione di Credito (BUC) da cui partiva­no i salari in «nero».
  «Già ai tempi in cui frequentavo il ginnasio - ha proseguito Zali - si sapeva chi c'era dietro l' HCL e chi metteva i soldi». Il nome esplicitamente chiamato in cau­sa dal giudice è quello di Geo Mantegazza. «Non necessaria­mente - ha precisato Zali rivol­gendosi agli imputati - la cosa ha rilevanza penale. Resta il fatto che nessuno di voi ne ha mai par­lato » .
 «Pratica diffusa»
 Il compito di portare avanti le trattative con i giocatori stranie­ri spettava a Kaufmann: «Biso­gnava fare così anche per rispar­miare e far fronte a una concor­renza agguerrita». Sia il 55.enne sia l'avvocato Gaggini hanno poi precisato che il mancato paga­mento degli oneri sociali e i ver­samenti in nero vanno inseriti al­l'interno di un contesto partico­lare, fatto di regole proprie. «So­no situazioni che si presentano nel mondo sportivo». Giustifica­zione, a detta del presidente del­la Corte, non fondata giuridica­mente. Senza dimenticare - ha aggiunto - che «sottraendosi al­l'obbligo di determinati tributi, la società tende a falsare le com­petizioni in rapporto a coloro che rispettano le regole».
  Da notare poi, come i contratti con i giocatori stranieri venisse­ro stipulati in lingua inglese, sen­za menzionare le cifre dell'ingag­gio, che venivano specificate in due distinte «postille», la prima con la parte dichiarata, la secon­da con il resto. Un modo di agi­re, hanno specificato i tre, non noto ad altri all'interno dell'or­ganizzazione. «I giocatori - han­no poi aggiunto - erano convin­ti che fosse tutto in regola».
  Il processo proseguirà in giorna­ta con la chiusura dell'istruttoria dibattimentale. Seguiranno la re­quisitoria dell'accusa e le arrin­ghe del collegio difensivo, com­posto dagli avvocati Luigi Mat­tei, Luca Marcellini e Raffaele Bernasconi.
 Giovanni Mariconda










GLI SCHIERAMENTI L'arrivo di Fabio Gaggini e Beat Kaufmann ieri a Palazzo di giustizia. Sopra, il collegio difensivo e la procura­trice pubblica Monica Galliker.
  (foto Fiorenzo Maffi)

 

Da: CdT 8.10.08 pag 21

Padre e zio non abusarono della bimba e la madre non violò i propri obblighi
 Non luogo a procedere nei confronti della mamma della piccola al centro di un'inchiesta chiusasi con decreti di abbandono per gli indagati: sulla donna pendevano so­spette violazioni del dovere di assistenza ed educazione

  La mamma della bambina del Mendrisiotto al centro di un'in­chiesta per presunti abusi da par­te di due parenti non ha manca­to nei propri doveri di genitore. Il procuratore pubblico Mario Branda, che non aveva aperto in­carti formali a carico della don­na ma aveva iniziato un'assun­zione di prove preliminari, le ha intimato un decreto di non luo­go a procedere. In dubbio era il rispetto del dovere di assistenza ed educazione sancito dalla leg­ge. Secondo il magistrato, alla lu­ce degli esiti d'inchiesta, la don­na non ha violato questo dovere; non è dunque penalmente per­seguibile. Alcuni giorni fa (vedi CdT del 3 ottobre scorso)Branda aveva già scagionato da pesanti sospetti il padre e lo zio della pic­cola. Si tratta dell'ex marito e del fratello della madre, che sono sta­ti indagati con l'ipotesi che aves­sero commesso atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale e vio­lenza carnale. I due uomini, di­fesi dagli avvocati Pascal Catta­neo e Alexander Henauer, erano stati arrestati a gennaio e avevano trascorso qualche settimana in detenzione preventiva. Sono sta­ti infine raggiunti da decreti di ab­bandono del procedimento a lo­ro carico. Mancavano infatti ri­scontri oggettivi delle presunte violenze; gli esami medici esegui­ti sulla bimba non evidenziava­no cioè lesioni che ci si poteva in­vece aspettare in seguito ad abu­si. Le audizioni della piccola, inol­tre, non hanno fornito elementi conclusivi tali da confermare le ipotesi di reato. Nel frattempo, già a inizio anno, la bambina e i suoi due fratellini sono stati allonta­nati dalla casa materna per esse­re affidati a istituti o famiglie d'ac­coglienza temporanea. Ancorché informale e preliminare, l'inda­gine a carico della loro mamma, difesa dall'avvocato Andrea Car­ri, costituiva il principale ostaco­lo al processo di ricongiungimen­to da lei auspicato. Fr.S. 

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