TI-PRESS L’ex vicepresidente di BS  |
BancaStato chiederà i danni a Tuto Rossi per il buco milionario di cui è stato ritenuto corresponsabile lo scorso ottobre, quando il Tribunale federale (Tf) ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista assieme all’ex vicedirettore dell’istituto di credito cantonale Urs Betschart. Chiuso il capitolo penale, si apre dunque ora quello civile. Nell’ultimo mese il Consiglio di amministrazione della banca, di cui Rossi all’epoca dei fatti (era il 2001) era vicepresidente, ha deciso di intraprendere i passi necessari per attivare la richiesta di rimborso.
Quanto domanderà l’istituto di credito? Per ora la cifra non è ancora stata fissata, lo sarà entro l’estate. Il massimo dovrebbe aggirarsi attorno ai 13 milioni (più interessi per circa 450-650 mila franchi all’anno per dieci anni), ovvero la parte di buco patrimoniale attribuita, in sede penale, alle attività di Rossi. È comunque possibile che BancaStato riduca le proprie pretese per una questione di “praticabilità” dell’eventuale rimborso. Insomma: per non chiedere più di quanto si possa pretendere di incassare.
Rossi e Betschart erano stati condannati nel 2006 dalla Corte delle Assise criminali di Lugano, che li aveva riconosciuti colpevoli di amministrazione infedele qualificata. E ciò per aver causato, speculando con derivati senza la copertura necessaria, un danno a BancaStato per complessivi 21 milioni e mezzo di franchi. La condanna per amministrazione infedele qualificata è stata confermata dapprima dalla Corte di Cassazione e revisione penale (ridimensionata solo la pena inflitta in primo grado: da ventiquattro mesi a ventidue) e poi dal Tf, che nell’ottobre 2010 ha respinto il ricorso di Rossi. Verdetto definitivo. Nelle scorse settimane la Camera per l’avvocatura e il notariato ha radiato Rossi dal registro cantonale degli avvocati, privandolo quindi della possibilità di patrocinare dinanzi ai tribunali civili, penali e agli organi inquirenti. Interpellato dalla Rsi Rossi aveva manifestato l’intenzione di impugnare il provvedimento davanti alla Commissione di ricorso sulla magistratura. Un passo che, a quanto pare, non ha però compiuto.