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Da: Mattino della domenica, 2.10.2011, pag 10, rubrica "papageno: in nome dei padri"

La legge è uguale per tutti… ma per la madre è "più uguale"!

pretore avv enrico pusterla avv rosella chiesa lehmann

Nella vita, per capire dove ci si trova, ci si dovrebbe mettere nei panni della controparte. Così avverrebbe qualche volta che la realtà supererebbe la fantasia! Protagonisti della storiella che vi raccontiamo sono l’avv. Enrico Pusterla, Pretore della Pretura di Mendrisio Sud, e l’avvocatessa Rosella Chiesa Lehmann con studio legale a Mendrisio.

Vuole la consuetudine che alla separazione della coppia di cui parleremo la casa unifamiliare e figli siano stati assegnati d’ufficio alla "ex". Alimenti per lei e i figli. Per il padre il minimo vitale: fr. 1’200 + cassa malati e appartamento. Separazione nel 2002, richiesta di divorzio nel 2004, ma oggi la coppia non è ancora divorziata! Nel frattempo i figli sono cresciuti: due sono maggiorenni, ancora adolescente il minore. Sentenza in vigore: alimenti fr. 1’371 per lei e fr. 1’327.50 per il figlio minorenne. Recentemente l’ironia della sorte vuole che il figlio decida di trasferirsi dal padre! Detto, fatto.

Il Pretore, ora, dovrebbe riconsiderare la situazione della coppia, il cui marito da 7 anni cerca di ottenere una sentenza di divorzio senza che debba mantenere a vita la "ex" : oggi ha 45 anni e lavora meno del 50% con un salario netto di circa fr. 1’250 al mese. Vivrebbe da anni con un convivente nella casetta "domestica"… ma loro negano.

Al presente, la signora "ex" dovrebbe poter godere dei privilegi dell’uguaglianza tra uomo e donna sancita dalla nostra costituzione. Ieri, con figlio da allevare e lavoro part-time, ricevendo dal marito ca. fr. 2’700 al mese.

Oggi, rimasta "sola" senza figli nella casa familiare (4 camere da letto…) ma con gran voglia di non essere autonoma economicamente. In questa "stravagante" (vergognosa?) visione esistenziale è sostenuta da 10 anni dall’avvocatessa Rosella Chiesa Lehmann, la quale da anni trascina la causa grazie all’assistenza giudiziaria (pagata con i soldi dei contribuenti) per ottenere alimenti a vita per la sua "cliente"…e che alimenti!

Oggi il padre che ha accolto il figlio nel suo appartamentino di 3 locali (condiviso da anni con una figlia maggiorenne agli studi) chiede al buon Pusterla di rifare i calcoli. Ci si aspetterebbe che, per simmetria, oggi il padre possa lavorare al 50% per occuparsi del figlio, la moglie lavori a tempo pieno e riceva dalla moglie gli alimenti per il figlio… e poi… no, questo proprio no, il padre non vuole farsi mantenere dalla moglie, ci mancherebbe!

Ed ecco la sorpresa. L’avvocatessa Lehmann si rivolge con un’istanza alla Pretura pretendendo ora per la sua cliente - dopo 9 lunghi anni di separazione - ben 2'333.45 fr mensili di alimenti (a vita)… e che gli alimenti per il figlio minorenne vadano a carico… del padre. Di un lavoro a tempo pieno per la sua "patrocinata", manco a parlarne.

Il magnanimo Pretore Pusterla, che ha già affermato nell’ultima udienza "Non è che se il figlio si sposta da una parte all’altra allora si ribalta la situazione! I calcoli non si fanno così!", dovrà valutare il caso e prendere una decisione: la responsabilità sarà solo sua! Del sacro principio "femminista" dell’uguaglianza tra uomo e donna se ne stanno facendo un baffo. Sembra probabile che il Pretore, facendo pieno uso del suo libero arbitrio (giuridicamente detto "libero apprezzamento del giudice"), si prepari a castigare con i crismi della legge il padre che si occupa del bene dei figli e ad accollargli vita natural durante l’ex moglie (a svantaggio dei figli, soprattutto i maggiorenni).

Morale della favola? Diverse le risposte possibili, tra le quali ne segnaliamo solo alcune:

a. Chi si sposa fa bene, chi non si sposa fa meglio, come afferma un esperto divorzista della piazza ticinese.

b. Il dipartimento federale e l’ufficio cantonale per la .... parità non hanno ancora raggiunto alcuni fondamentali obiettivi;

c. I Pretori sentenziano nei divorzi a loro piacimento;

d. Simpatia e antipatia condizionano fortemente le sentenze di divorzio;

e. Leggere il romanzo "Il processo" del noto scrittore Franz Kafka per capire quanto avviene nel diritto di famiglia svizzero - e non solo;

f. Viviamo in una società ostile ai padri (anche a quelli affidatari);

g. Il bene dei minori è subordinato all’intoccabile lifestyle della signora "ex".

h. La legge è uguale per tutti… ma per la madre è "più uguale".

Questo caso, prossimamente potrà essere seguito in "real time" all’indirizzo www.papagenonews.ch nella rubrica "Divorzio in diretta".

Invitiamo i lettori del Mattino (in particolare le madri che hanno avuto l’avvocatessa Lehmann come legale dell’ex marito o che ritengono di aver ricevuto dal Pretore Pusterla un "diverso trattamento" rispetto alla madre della nostra storia) ad esprimere i loro commenti e considerazioni, inviandoceli per e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , per sms ai numeri di tel. 079 – 240 40 51 & 079 – 376 83 39 o per iscritto a Movimento Papageno, c.p. 1827, Chiasso, oppure contattandoci direttamente.

Per approfondire il caso cliccare QUI

www.papagenonews.ch

Da: Mattino della domenica, "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri" 3.3.13 pag 28

Il Movimento Papageno raccomanda di respingere l'articolo costituzionale sulla politica familiare

Oltre il 60% dei matrimoni finisce con un divorzio; un quinto dei figli ha genitori non coniu-gati. Questi dati impongono una politica fami­liare e un diritto di famiglia e del di­vorzio al passo coi tempi. La bigenitorialità deve essere favorita al fine che i figli, nonostante la se­para- zione o il divorzio dei loro ge­nitori, continuino ad avere paritari rapporti con entrambi i geni-tori. Noi siamo convinti che un simile ar­ticolo darà maggiore potere ai ser­vizi sociali e allo Stato di entrare nelle famiglie e di trovare pretesti per disgregarle, per il presunto e de­cantato 'bene dei minori'. Rappre­senterà una porta aperta per far entrare completamente lo Stato nel­le famiglie; già ora si vedono i disa­stri e le scie di sangue che lasciano gli interventi dei servi-zi sociali e delle autorità di protezione nelle no­stre famiglie. Siamo già assoluta­mente contrari alla politica familiare attuale la quale preme per una pro­gressiva “esternalizzazione” della educazione e dell’accudimento dei bambini anche piccoli (0-3 anni), e pure contro la centra-lizzazione e l’aumento di potere decisionale.

Questo articolo costituzionale non farà che aumentare esponenzial­mente questa già marcata tendenza, e sarà di ostacolo alla custodia alter­nata dei figli di genitori separati e/o divorziati: le madri approfitteranno delle opportunità offerte loro dallo Stato di depositare i figli negli asili nido o negli istituti anziché permet­tere ai padri di occuparsene. I padri continueranno a pagare alle madri contributi alimentari spropositati coi quali queste ultime pagheranno le rette degli asili nidi. Per i padri, oltre il danno la beffa: i figli continue­ranno come oggi ad essere loro ne­gati dalle madri, col sostegno dei pretori e delle ARP! Inoltre, se andrà in porto la folle proposta della CF Simonetta Sommaruga di calcolare gli alimenti dei figli sulla base del loro fabbisogno e non sulle effettive entrate economiche dei padri, sarà decretata la fine per la pa-ternità!

I costi a carico della collettività lie­viteranno a favore degli operatori sociali e istituzionali coinvolti. Si darà inoltre l'opportunità a questi ul­timi di effettuare annunci spontanei alle auto-rità di protezione e ai ser­vizi sociali statali con la conse­guenza che si creerà maggior 'lavoro' alla fabbrica dei divorzi e delle separazioni (servizi sociali, psicologi, Autorità di protezione, curatori, avvocati, Preture, ecc.). Si instaurerà una spirale senza fine in cui il bene dei figli (come già spesso accade oggi) sarà la giustificazione per creare posti di lavoro nel sociale e nel contenzioso familiare. I costi materiali e le ripercussioni negative emotive e sociali per i cittadini sa­ranno enormi.

Fino a quando il diritto di famiglia e la giurisprudenza nei casi di sepa­razione e divorzio non cambieranno in direzione d'un più grande rispetto e d'una più alta considerazione del ruolo paterno, garantendo parità di trattamento fra uomo e donna, tra padre e madre, anche mediante un affido il più possibile paritetico e condiviso (per realizzare la 'Bigeni­torialità'), e l'osser-vanza dei trattati CEDU sottoscritti pure dalla Sviz­zera nel lontano 1989, è fortemente consi-gliabile non decidersi in fa­vore della paternità e dunque, quan­tomeno momentaneamente, ri-nunciarvi. Infatti, il padre che mette al mondo un figlio oggi, ha molte probabilità di non po-terlo veder crescere, accudirlo, educarlo, istruirlo, all'interno di una relazione sana, autentica, naturale e spontanea quale dovrebbe essere.

È imperativo che la politica fami­liare della confederazione venga in­teramente rivista dai poli-tici e che poggi su ben altre basi: la bigenito­rialità e la custodia alternata tra i ge­nitori separati o divorziati che rappresentano il 70% della popola­zione, per il vero bene dei minori!

Dunque: NO al nuovo articolo costi­tuzionale sulla politica familiare!

Contatto:





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