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Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri" 30.9.12 pag 12

Berna: il Consiglio nazionale concede l’autorità parentale congiunta a tutti i genitori. Bellinzona: il Gran Consiglio ha votato una mini-rivoluzione nell’autorità tutoria cantonale (meno presidenti di CTR sparsi sul territorio ticinese, onere di lavoro almeno all’80%, nessuna sovrapposizione di cariche, nessun conflitto di interesse né concorrenza sleale, accorpamento dell’autorità di vigilanza al Tribunale d’Appello). Finalmente! Molti calici si saranno levati al cielo in segno di vittoria, di celebrazione, per quelle che solo di primo acchito potrebbero apparire come una serie di conquiste fondamentali. Non lo sono. I cambiamenti attinenti alle CTR non scalfiranno assolutamente l’attuale prassi dell’autorità tutoria in fatto di separazioni e divorzi. L’autorità parentale congiunta è fumo negli occhi: senza un’autorità di controllo e di vigilanza non serve a nulla.

Da: Mattino della Domenica, 24.06.2012, pag 17, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Da anni mi trovo ad offrire gratui­tamente ascolto e consulenza a ge­nitori separati o in fase di separazione. In gran parte si tratta di padri messi in difficoltà dal di­ritto sulla separazione e sul divor­zio.
Il ruolo di padre ha a che fare con il profondo senso di responsabilità verso i figli e non invece con biso­gni e necessità personali. Se il senso di responsabilità genitoriale non può essere vissuto spontanea­mente e dignitosamente, per esem­pio perché lo si vuol limitare con costrizioni ed obblighi determinati dal diritto sulla separazione, costri­zioni ed obblighi che di fatto impri­gionano il ruolo genitoriale a sue innaturali e disfunzionali carica­ture, allora significa che s’è creato una pratica paradossale, incoerente, perversa: una macchina infernale.

Da: Mattino della Domenica, 10.06.2012, pag 29, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"


N
el comunicato stampa del 23 aprile 2012, il Consiglio fede­rale (CF) informava che ha deciso di porre in vigore il 1 gennaio 2013 la modifica del Codice civile ( h t t p : / / w w w . a d m i n . c h /ch/i/as/2012/2569.pdf), adottata dal Parlamento il 30 settembre 2011, con­cretizzando la parità dei coniugi in materia di cognome e cittadinanza. Pertanto il cognome e la cittadinanza non cambieranno più in seguito al matrimonio. Quando contraggono il matrimonio, gli sposi possono tuttavia dichiarare di voler portare come co­gnome coniugale quello da celibe o nubile di uno dei due, mediante sem­plice dichiarazione da presentare al­l'Ufficio di stato civile. Il figlio di genitori sposati porterà il cognome coniugale oppure - se i coniugi hanno cognomi diversi - quello da celibe o nubile che
i coniugi hanno scelto come cognome dei figli comuni al momento del matrimonio.

Se i genitori non sono sposati, il figlio porterà il cognome da nubile della madre.
In caso di autorità parentale congiunta, i genitori possono dichia­rare che il figlio porterà il cognome da celibe del padre.

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