Da: Mattino della domenica, 29.4.12 pag 15, Rubrica "Papageno: in nome dei padri"
La riduzione della violenza ai soli abusi e maltrattamenti sulla donna e sulla madre, è senz’altro un’operazione di semplificazione non priva di conseguenze e ripercussioni sociali e culturali. Voler considerare la violenza esclusivamente nelle sue declinazioni “al maschile”, sotto forma di reati di maltrattamento e di abusi che l’uomo commette contro la donna, la madre e i minori, è un’operazione di riduzione e sottovalutazione in rapporto alla reale ampiezza e gravità del tema “violenza”. La violenza di Stato, del sistema giustizia, quella domestica o dei mass-media, quella psicologica oltre che fisica, rappresentano un fenomeno assai più eterogeneo e complesso di quello che, generalmente, mezzi d’informazione, politica e alcune frange femministe, vorrebbero farci credere. La violenza ha invero mille declinazioni, mille sfaccettature, non ha colore, età, passaporto o sesso. Che senso può avere rivelarne e dare risalto solamente a qualche sua manifestazione e omettere invece le altre? Preferiamo fingere che le altre sue manifestazioni non esistano?