Al mezzo secolo
si riprova. Un nuovo partner,
un nuovo amore…
Sarà merito di una vita oggettivamente più lunga, di una
salute fisica più duratura, di sapienti ritocchi estetici, cure ormonali
e farmaci che rimediano “defaillance” altrimenti inevitabili. Mille
accorgimenti che ci fanno restare biologicamente giovani e belli… fatto è
che a cinquant’anni ci si può tutto sommato considerare ancora, come
dire?, sul mercato. E i dati parlano chiaro. Sempre più coppie
brizzolate si dicono addio e molte volte il motivo scatenante è un nuovo
partner, un nuovo amore. Ne sanno qualcosa gli avvocati divorzisti. Nei
loro studi, rispetto a venti-trent’anni fa, arrivano coppie over
cinquanta stanche e insoddisfatte, ma ancora con un cuore pimpante e
pronte a separarsi per… riprovarci.
Non per niente,
molti divorzi consumatisi nel nostro cantone nel 2008 hanno avuto come
protagoniste coppie piuttosto in là con gli anni. Mentre in oltre il 10
per cento dei matrimoni, sempre nel 2008, c’è almeno un over 50. Ovvero,
più di un fatidico “sì” su dieci avviene ben oltre gli “anta”. Di
questi, oltre il venti per cento, sia lui che lei, hanno già un
matrimonio alle spalle; una buona metà, invece, non è né vedovo(a) né
mai stato sposato(a). Come a dire che la freccia di Cupido, anche se
tardivamente, giunge a destinazione. Anche nell’ultimo libro di Camilla
Baresani, “Un’estate fa” (Bompiani), si narra la storia d’amore,
improvvisa e prepotente, di due adulti di successo: Erica, giornalista
milanese che si occupa di serial televisivi, è sposata con un
veterinario, e Arnaldo, produttore romano, convive stancamente con
Stella. Ne esce un ritratto degli uomini e delle donne di oggi, dei loro
amori fuggevoli a anche capaci di lasciare segni indelebili nell’animo.
Basta, quindi, pensare che a cinquant’anni le porte si chiudano e si
debba pensare solo a torte e nipotini.
Tuttavia, è
inevitabile non notare una costante fragilità che contraddistingue il
nostro tempo. Se una volta alla soglia degli anta ci si era ormai
liberati da patemi d’animo vari, oggi fior di ultracinquantenni si
ritrovano a fare i conti con insicurezze e debolezze quasi
adolescenziali. Sarà anche per questo che ci si butta a capofitto in
storie che all’inizio promettono gioie e soddisfazioni, ma troppo spesso
si rivelano smunte copie di liaison precedenti. C’è poi l’aumento del
numero di single che “spinge” molte donne, con figli grandi, a
riprovarci, con la speranza di trovare finalmente il compagno della loro
vita. Alcune, imitando i maschi, si buttano nelle braccia di un partner
molto più giovane.
Eppure, come racconta Baresani,
anche gli ultra quarantenni non sono immuni dal desiderio, dalla voglia
di nuovo, di fresco, di altro, di consumare, insomma, sino in fondo, le
occasioni che la vita offre. Un incontro, un aperitivo e si resta
agganciati l’uno all’altra. Sperando, liberi dai problemi dei figli,
dallo stress della carriera, dalle mille incombenze che stritolano
durante i primi decenni della vita e, soprattutto, facendo un uso saggio
dell’esperienza accumulata, sperando insomma di riuscire a vivere una
storia d’amore in un modo migliore rispetto agli anni verdi.
Chissà, forse “Un’estate fa” può anche aiutare a toglierci
svariati sensi di colpa se, alla soglia del mezzo secolo, stiamo
pensando di buttare tutto all’aria e ricominciare. Anche per non finire
col chiedersi, come la protagonista “perché per la frustrazione dei
desideri non ancora realizzati o irrealizzabili, perché ci diamo tanta
pena anziché approfittare per rinnovarsi e rinverdirsi?”.
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