Da: Mattino della domenica, 4.4.10 pag 7
Curatele, remunerazioni e autocertificazioni
Non carichiamo sui genitori costi insostenibili
Parlare di genitori non
affidatari significa parlare spesso di situazioni di disagio dalle cause più
svariate. Qualche settimana fa si è parlato di commissioni tutorie e dei
problemi con cui si trovano confrontati i curatori nell’esercizio delle loro
funzioni.
Adesso cambiamo punto di
vista per passare a quello dei genitori che spesso si trovano confrontati con
dei curatori educativi che vengono accollati ai figli. Non è raro che sia il
genitore non affidatario ad avere il rapporto più problematico con l’eventuale
curatore educativo.
Questi curatori vengono
pagati o dal genitore affidatario, o da entrambi. Non è poi così raro che i
curatori pagati da entrambi vengano in effetti pagati a metà perché l’uno o
l’altro genitore, ritenendo a torto o a ragione che il curatore sia schierato
con la controparte, rifiuta di pagare. E se il curatore fa un precetto
esecutivo nei confronti del debitore, viene immediatamente ricusato, avendo una
causa giudiziaria in corso con una delle due parti. In questi casi sarebbe
opportuno che fosse la commissione tutoria ad anticipare la remunerazione, per
poi recuperarla dai genitori. Così però non non è la regola, almeno per il
momento: ogni commissione tutoria agisce come meglio crede.
No all’istituzionalizzazione
Pur cosciente di questa ed
altre difficoltà che incontrano i curatori, l’Associazione genitori non
affidatari (AGNA) ritiene che non siano accettabili le richieste della
categoria di una maggiore istituzionalizzazione, di fatto la trasformazione del
curatore educativo in quasi funzionario pubblico.
“Tanto per cominciare –
rileva l’avv. Paolo Tami, segretario di AGNA – a questo passo si oppone il
diritto federale, in base al quale la curatela educativa è un mandato e non un
contratto di lavoro, questo perché il legislatore ha voluto assicurare
indipendenza e autonomia ai curatori, istituendo solo degli obblighi di
diligenza e non un legame di subordinazione nei confronti dell'autorità”.
Quanto alla remunerazione,
che si vorrebbe aumentare, secondo AGNA un aumento sarebbe fuori luogo. Il
curatore educativo è oggi pagato 40 Fr all’ora. “Solo in pochi casi si tratta
di un’attività professionale a tutti gli effetti, più spesso quella di curatore
è un’attività accessoria per “arrotondare” – rileva l’avv Tami -. 40 Fr all’ora
sono pochi se paragonati alle tariffe di un professionista? Bisogna considerare
che questa cifra, però, è quasi interamente di guadagno perché il curatore non
ha pressoché alcuna spesa. Non ha nemmeno bisogno di un ufficio perché questo
può essere messo a di-sposizione dai comuni sede delle commissioni tutorie.
Sicché un curatore che lavorasse 40 ore alla settimana guadagnerebbe 6400 Fr al
mese, che è comunque uno stipendio ben superiore alla media svizzera. E’ vero
che è stato introdotto un tetto massimo 3000 Fr annui per mandato. Ma questo
significa che con 15 curatele, un curatore guadagna 45mila Fr annui, con un
impegno lavorativo di poco più del 50%”.
Professionisti e curatori
Particolarmente spinosa,
secondo AGNA, la questione dei professionisti che sono anche curatori. Nel caso
un avvocato sia anche curatore, se esegue una prestazione specialistica (ad
esempio un’istanza) per il suo pupillo, questa prestazione non viene fatturata
alla tariffa di curatore ossia 40 Fr all’ora, ma a quella di avvocato. Una
regola che, ovviamente, vale per tutte le categorie professionali. E che in
particolare può porre grossi problemi con gli psicologi che sono anche
curatori. Chi decide per quante ore il curatore-psicologo ha svolto lavoro di
psicologo (ad esempio psicoterapie al tariffario di 110 o 120 Fr/h) e per
quante invece quello di “semplice” curatore, per il quale può pretendere solo
40 Fr/h?
“A fare stato – osserva l’avv
Tami – è in genere l’autocertificazione del singolo professionista, che viene
quasi sempre presa per buona dalla commissione tutoria. AGNA è a conoscenza del
caso di una curatrice educativa che è anche psicologa che, nel seguire un
pupillo, ha fatturato tutto il proprio tempo lavorativo alla tariffa di
psicologa quando invece parte dell’attività svolta non aveva nulla a che vedere
con la “psicologia” (per esempio presenziare ad un trasloco quando il pupillo
non era nemmeno presente). Ma
La richiesta di aumentare a
60 Fr l’indennità oraria dei curatori (mantenendo oltretutto la facoltà di
fatturare prestazioni specialistiche) è per questo ritenuta, da AGNA, fuori luogo:
“Come detto, già con i 40 Fr all’ora i curatori dispongono comunque di uno
stipendio superiore alla media – osserva l’avv Tami- . Noi riteniamo che le
curatele devono sì venire remunerate dignitosamente, ciò che è già ora il caso,
ma che non debbano diventare un business. Deve trattarsi di un’attività svolta
anche per spinta ideale e non per mero interesse finanziario. Quindi, se si
tratta di indicizzare la tariffa di 40 Fr orari ai costi della vita, (sulla
base dell'indice a gennaio 2000 data di introduzione del tariffario) va bene.
In altre parole: indice gennaio 2000 = 105,7 e gennaio 2010 = 115.6, per cui
aumento del 9.3% quindi da Fr 40.- a Fr 44.-
all'ora circa, arrotondato per eccesso
(fonte ICV maggio 1993 = 100, ufficio statistica Bellinzona). Ma
aumentarla da
Lorenzo Quadri